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Solidarietà con Haiti

sabato 16 gennaio 2010
Nota della Presidenza Nazionale

L’Azione Cattolica Italiana condivide i sentimenti di dolore e solidarietà espressi in questi giorni da più parti riguardo alla terribile sciagura di Haiti. Si associa al Comunicato del Fiac e invita tutta l’associazione a rendere concreta la solidarietà. La recente esperienza del terremoto in Abruzzo ha visto l’associazione interprete non solo di gesti solidali di emergenza ma di forme di sostegno e di accompagnamento che si protraggono anche oggi. Forti di questa esperienza sollecitiamo l’associazione tutta a sostenere gli aiuti d’emergenza per la popolazione colpita e a farsi carico delle sollecitazioni che giungeranno puntualmente da Caritas Italiana al fine di non ridurre gli interventi alla sola fase di emergenza. In particolare invitiamo l’associazione ad aderire alla raccolta straordinaria che la Cei ha indetto per domenica 24 gennaio in tutte le parrocchie (le offerte dovranno essere inviate a Caritas Italiana con c/c postale n. 347013 specificando nella causale: “Emergenza terremoto Haiti” o tramite altri canali, vedi:
www.caritasitaliana.it
).

COMUNICATO DEL FIAC

Di fronte alla grave situazione che sta vivendo la popolazione in conseguenza del terribile terremoto che ha colpito la capitale Porte au Prince, come Forum Internazionale di Azione Cattolica vogliamo esprimere il nostro dolore e la nostra solidarietà con tutte le vittime, specialmente con coloro che hanno perso i loro cari.

Facciamo un appello a tutta la comunità internazionale a continuare l’opera di aiuti avviata e ad intensificarla. Ci rivolgiamo specialmente a tutti gli aderenti all’Azione Cattolica, affinchè, insieme alle proprie Chiese particolari e alle Caritas, offrano le proprie energie e i propri contributi in modo che giunga quanto prima un sollievo a tanti nostri fratelli che, in una situazione di povertà estrema, stanno soffrendo le conseguenze di questo colpo durissimo.

Ci uniamo in una preghiera continua in ciascuna delle nostre comunità affinchè la Vergine di Guadalupe, patrona dell’America, sostenga e incoraggi tutte le famiglie e le persone colpite dal sisma, illumini i responsabili ad orientare le decisioni al Bene Comune e dia forza ai volontari che stanno aiutando nell’emergenza.

Emilio Inzaurraga – Coordinatore del Segretariato

S.E. Mons. Domenico Sigalini – Assistente

Dall’Aquila ai Sud del mondo

mercoledì 29 luglio 2009

di Gigi Borgiani

Ci sono almeno due buone ragioni per non dimenticare L’Aquila: il terremoto e il G8. Due eventi straordinari che hanno suscitato sgomento (il primo) ed interesse (il secondo) in tutto il mondo, che in pochi mesi hanno reso L’Aquila famosa ed importante e che, in entrambi i casi, continuano a sollecitare la nostra attenzione ed il nostro impegno.

Da subito l’Azione Cattolica si è attivata per le popolazioni colpite dal terremoto; la solidarietà ha continuato a manifestarsi in mille modi. Il nostro apporto, così come quello di tante altre associazioni e tantissime persone, si sta concretizzando soprattutto nella ricostruzione delle relazioni e del tessuto sociale tra gli aquilani, ormai da quattro mesi costretti a vivere nelle tendopoli e divisi tra chi è rimasto vicino alle case e chi è andato sulla costa.

La ricostruzione materiale non compete a noi, ma non possiamo certo non sostenere la gente dell’Aquila nelle richieste più urgenti. La nostra presenza quindi significa partecipare alla sollecitazione per la costruzione di alloggi più sicuri in vista dell’autunno, e sostenere la volontà di ripresa in modo da sostituire un paesaggio fatto di disagio, solitudine e isolamento con quello di una città che può e deve rivivere. In questi mesi sono più di ottanta le diocesi che attraverso l’AC hanno preso contatto per le azioni di volontariato e hanno inviato gruppi di volontari nelle varie zone colpite dal sisma. L’iniziativa che ha coinvolto il numero maggiore di diocesi è stata quella del “Grest” – nella zona di Pettino – , azione che per tutta l’estate coinvolgerà i ragazzi e i giovani della zona. Altri gruppi sono stati indirizzati ai “campi gemellati” con le regioni di appartenenza, in collaborazione con la Caritas.

Un’altra iniziativa che come AC abbiamo avviato con successo è quella di un accordo di collaborazione stipulato con la Direzione Politiche Agricole e di Sviluppo Rurale della Regione Abruzzo per il rilancio della microeconomia. Il mercato tradizionale dei piccoli negozi del tipico, della ristorazione, del turismo enogastronomico e naturalistico, con l’evento sismico è stato completamente azzerato. Le piccole aziende, oltre ai danni diretti sulle strutture, hanno quindi subito danni anche indiretti legati al crollo della propria economia. Ad oggi, nonostante il periodo estivo, sono 21 le diocesi che hanno risposto all’iniziativa. Ogni giorni giungono richieste di pacchi che il Consorzio Parco Abruzzo provvede a consegnare in tutta Italia. Una forma di solidarietà per molti nuova, che indica un forte attaccamento agli aquilani e la volontà di un impegno destinato a continuare.

Così come è destinato a continuare l’impegno per far sì che quanto è stato proclamato al G8 non resti una serie di belle parole pronunciate in un luogo martoriato, che ha goduto di un po’ di pubblicità, ma che rischia di essere dimenticato o per lo meno trascurato. Si ripresenta ancora una volta il discorso della responsabilità e della solidarietà. L’Aquila, non certo per sua scelta, è diventata simbolo di distruzione, di povertà e di abbandono, quella povertà e quell’abbandono che affligge i Paesi che non conoscono lo sviluppo, che non conoscono le più elementari forme di dignità. Le promesse non pagano se non sono sostenute dalla sincera volontà di essere mantenute.

Tocca a noi tenere accesi i riflettori sulle questioni che di solito hanno la durata di un giorno o poco più. Attraverso la presenza e il sostegno alla gente e alla terra di Abruzzo possiamo farci promotori di una solidarietà più ampia, che dia respiro alle attese di chi è vicino ma anche di chi è lontano. L’entusiasmo e la disponibilità di chi è capace di rinunciare a ferie e vacanze per condividere qualche giorno nelle tendopoli possono essere prolungate da una costante azione di informazione, educazione e sensibilizzazione per far crescere quello stile di fraternità e gratuità che Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in veritate indica quale fondamentale strumento di promozione e di sviluppo integrale di tutta la famiglia umana.

Abruzzo, gesti di solidarietà

giovedì 18 giugno 2009

di Gigi Borgiani

Ci sono diversi modi per continuare il nostro impegno di solidarietà e condivisione con la gente di Abruzzo. Sono numerosi i gruppi di giovani che si stanno organizzando e si alterneranno in alcune zone dell’Abruzzo per un servizio di animazione (verso giovani, ragazzi e adulti) e sostegno pastorale alla Chiesa aquilana. In accordo con gli amici aquilani abbiamo infatti individuato alcuni “campi” (tendopoli) in cui in maniera prioritaria concentreremo la nostra presenza anche rispondendo a precise richieste. In particolare, i gruppi si impegneranno per una attività estiva (Grest) nella zona di Pettino, al campo S. Elia, a Torninparte, Paganica e Bagno dove tra l’altro si perfeziona la collaborazione con Caritas.

Ma si può fare qualcosa anche restando a casa.

Partendo da una sollecitazione pervenuta dalla Direzione Politiche agricole e di Sviluppo rurale della regione Abruzzo, l’AC, il Movimento Lavoratori di AC e la Delegazione regionale di AC Abruzzo-Molise hanno stipulato un accordo di collaborazione per il rilancio della microeconomia agro-zootecnica della provincia de L’Aquila. Questa iniziativa è legata al fatto che il mercato tradizionale dei piccoli negozi del tipico, della ristorazione, del turismo enogastronomico e naturalistico, con l’evento sismico è stato completamente azzerato. Le piccole aziende, oltre ai danni diretti sulle strutture, hanno subito danni anche indiretti legati al crollo della propria economia. Attraverso segnalazioni e un’indagine diretta sul campo, con l’aiuto e l’assistenza delle Organizzazioni professionali agricole, sono state censite una serie di aziende che hanno segnalato la disponibilità di prodotti da esitare su un mercato da reinventare.

Il Consorzio PARCO PRODUCE. Anversa degli Abruzzi (AQ) propone la vendita a distanza di pacchi famiglia con prodotti tipici abruzzesi ed è garante della qualità di prodotti che possono essere richiesti e recapitati agli acquirenti. Con questa iniziativa si offre a tutti una grande opportunità: passare dalla solidarietà di emergenza ad una fase di vera sussidiarietà che permetterà a molte piccole aziende di recuperare “normalità”, di non dipendere da aiuti – che prima o poi finiscono e sfumano anche nei meandri della burocrazia e degli interessi – e di riprendere una vita dignitosa. Nello stesso tempo le famiglie singole o in gruppi possono sperimentare la formula dei gruppi di acquisto solidale che favoriscono il cambiamento profondo del nostro stile di vita. Come tutte le esperienze di consumo critico, infatti, attraverso questa scelta è possibile orientare il mercato verso un’economia che metta al centro le persone e le relazioni.

Guarda caso abbiamo di fronte un’idea che collima con il tema associativo del prossimo anno, e che concorrere a migliorare le relazioni in associazione e può crearne di nuove allargate alle tante persone che si aspettano gesti concreti da coloro che tanto parlano di bene comune, di responsabilità, condivisione, e che si propongono come momento e strumento di educazione e, quindi, anche educazione ai valori che sottendono l’iniziativa proposta.

Iniziativa alla quale aderisce la presidenza nazionale dell’AC che ha scelto di acquistare un quantitativo di pacchi per la residenza (o “pensionato”) e alla quale dobbiamo dare la più ampia diffusione.

Informazioni dettagliate su supportabruzzo.azionecattolica.it

Chi resterà in Abruzzo?

martedì 9 giugno 2009

di Paola Springhetti

La catastrofe creata nei paesi asiatici dallo Tsunami ha dato vita al primo esempio di solidarietà globalizzata: le immagini delle devastazioni di quel 26 dicembre 2005 provocarono un’emozione che sfociò in una quantità di donazioni che forse non si era mai vista prima. Solo attraverso gli sms, lo Stato italiano si trovò a disposizione oltre 47milioni di euro per l’emergenza. E aiuti furono promessi da ogni parte del mondo.

Ma qualche mese dopo si vide con chiarezza che un conto è l’emergenza, un conto la ricostruzione. Intendendo con questa parola non solo riedificazione di case, ma il rimettere in moto le attività economiche e soprattutto il ridare vita al tessuto sociale.

Passata l’emergenza spesso si scopre che alcuni interventi “urgenti” erano sbagliati (a Sumatra alcuni pescatori erano stati dotati di barche di cattiva qualità e pericolose), o addirittura dannosi (gli aiuti provocarono rialzo dei prezzi, aumento della corruzione e resero più difficile per l’economia locale mettersi in moto). E dopo poco più di un anno riscoppiò con molta più violenza di prima il conflitto tra il Governo (che gestiva i fondi degli aiuti) e le tigri Tamil: gli interventi di emergenza non avevano risolto i problemi preesistenti. Inoltre, secondo Marco Da Ponte di Action Aid International, il gap tra fondi promessi e fondi realmente erogati fu del 50%.

A due mesi dal terremoto in Abruzzo, non è male ricordare questa storia, che poi è più o meno la storia di tutte le emergenze. Anche in questo caso la generosità della gente è stata grande: moltissimi hanno donato, spesso senza chiedersi a chi (quanti sanno che le raccolte via sms andavano alla Protezione civile del Consiglio dei ministri, non al volontariato?). Gli interventi d’urgenza hanno complessivamente funzionato, anche grazie alla collaborazione del volontariato con la Protezione civile (anche se l’informazione di questo ha parlato poco o niente). Ma adesso bisogna pensare a lungo termine.

Il presidente di Caritas italiana, mons. Vittorio Nozza, lo ha dichiarato subito: vogliamo stare con la gente abruzzese anche dopo l’emergenza, per «realizzare scuole e centri di comunità, come pure progetti di sviluppo e promozione lavorativa sul territorio», ha spiegato sul numero scorso di Segno. Ma per fare questo ci vogliono idee, un modello di società e di sviluppo cui ispirarsi.

Con la lunga esperienza accumulata in questi anni, le ong e il volontariato sanno che, per intervenire con efficacia in situazioni difficili, è necessario che si coordinino tra sé e collaborino con le istituzioni. Ma spesso la collaborazione si trasforma in una specie di militarizzazione: le direttive governative (che rispondono a esigenze anche politiche) stanno strette a chi agisce senza interessi propri e ha una propria idea di sviluppo. Non a caso, nel caso dello Tsunami chi realmente è riuscito a dare un contributo serio per la ricostruzione è stato chi sul posto era radicato: le ong e i missionari.

Vale anche per l’Abruzzo. Il volontariato (parecchio proveniente dall’Ac) e la Chiesa c’erano già. Conoscono i luoghi, le persone, il linguaggio, le esigenze. Soprattutto, sanno coinvolgere le comunità locali, senza il cui apporto non è giusto progettare il futuro. Sono le comunità locali che devono stabilire le priorità e controllare il corretto utilizzo dei fondi.

Solo chi è radicato sul territorio è capace di progettualità a lungo termine, che affronti anche i problemi che c’erano già da prima del terremoto: lavoro, giovani, famiglie, immigrati.

A fine giugno le elezioni (con relative passerelle dei politici) saranno passate, i media troveranno altre notizie, gli italiani andranno in vacanza. Chi resterà, in Abruzzo? Aiutiamo il volontariato e la Chiesa, che sicuramente ci saranno ancora.

(Questo articolo è un’anticipazione dal numero 6/2009 del mensile SEGNO in uscita)

Ritorna in campo il lavoro

giovedì 30 aprile 2009

di Giuseppe Masiero

I volti dignitosi e le mani operose dei cittadini abruzzesi che si muovono tra le macerie, lasciando le tende fangose per abbracciare papa Benedetto XVI, sono l’icona e la parabola vivente in questo 1° maggio, di un lavoro spesso maltrattato e svuotato del suo valore, oltre che della sua necessità impellente per milioni di persone e famiglie.

Il Santo Padre ha incoraggiato e benedetto nell’emergenza, l’inizio della progettazione e della stabile, rapida ricostruzione.

Il raggio di speranza su di un popolo che alza la testa e si mette in cammino, è lo stesso che raggiunge ed anima il mondo del lavoro travolto dallo tsunami mondiale della crisi economico-finanziaria con le sue preoccupanti ricadute nella vita di famiglie intere e delle nuove generazioni.

Fatica a sentire e percepire questa angoscia su un domani incerto e difficile, riscontrabile anche in molte realtà produttive dei nostri territori, chi passa disinvoltamente dalla commozione manifestata di giorno alle popolazioni terremotate, all’esuberante allegria notturna accompagnata da dispendiosi regali di compleanno.

Ma è il lavoro con il suo patrimonio di fatica e civiltà costituito da professionalità, arte, cultura e spiritualità, a ritornare in campo come nuovo baricentro di una economia risanata, in grado di sostituire gli effetti nefasti della finanza tossica.

Tra pochi mesi ci sarà proprio accanto alla tendopoli dei terremotati il G8 e l’Italia avrà l’occasione di proporre, perché l’uscita dalla crisi non sia la semplice chiusura di una parentesi per tornare come prima, una nuova regolamentazione internazionale del lavoro, quale espressione di politiche attive di solidarietà e sviluppo.

È inaccettabile che all’inizio del terzo millennio ci siano ancora milioni di bambini che lavorano in condizioni di schiavitù o sono costretti ad imbracciare il fucile nel terribile mestiere di babysoldato. Se sapremo costruire un lavoro dignitoso, decente ed umanizzante in ogni angolo del mondo, anche in quel microcosmo del pianeta rappresentato dagli immigrati, riusciremo a far decollare per la prima volta nella storia uno sviluppo «personale, integrale e globale» (Populorum progressio). Per il cristiano questa prospettiva ha il respiro e l’energia pasquale delle Beatitudini evangeliche.

Rappresenta un segno concreto di vicinanza operosa nei confronti di chi perde o non ha lavoro, come reazione all’impoverimento crescente, l’impegno rilevante e solidale di tutte le diocesi italiane e della Conferenza Episcopale Italiana. Vengono così alleviate senza atteggiamenti assistenzialistici con la disponibilità di un credito concesso sulla fiducia, le conseguenze pesanti di una crisi che investe persone e famiglie legate all’esclusivo reddito proveniente dal lavoro.

Mentre la crisi in questo momento può diventare occasione di ripensamento per quanto riguarda modelli di vita e di ricentramento etico con una progettazione solidale dell’intera società, nasce prima di tutto uno stringente appello all’azione.

Nel secolo scorso il conflitto orientato all’eguaglianza, alla redistribuzione del reddito e alla rappresentanza sindacale, è stata la regola e la prassi delle relazioni industriali. Oggi, con un lavoro non necessariamente ancorato ad un luogo o ad ambiente specifico, è sempre più componente e condizione essenziale della qualità e successo di un’impresa «comunità di persone e capitale» (Centesimus annus), un orizzonte nuovo di partecipazione e di corresponsabilità. È quello che in questi giorni sta succedendo nel salvataggio da parte della Fiat con anche la partecipazione sindacale, del colosso automobilistico americano Chrysler sulla soglia del fallimento.

Di questa cultura della convergenza a partire dal lavoro si è fatto carico con l’AC, il Movimento Lavoratori, riscontrando l’interesse e la disponibilità ad agire insieme da parte di tutte le Associazioni cristiane operanti nel mondo agricolo, operaio, imprenditoriale e cooperativistico. Esiste un solido tessuto aggregativo nella comunità ecclesiale e nel territorio che agisce simultaneamente alla formazione, in maniera intraprendente su aree che diversamente sarebbero emarginali ed un costo rilevante per le istituzioni.

La rappresentanza di tale esperienza sociale e produttiva non è sufficientemente valorizzata sia dal versante politico che dall’azione sindacale.

Probabilmente queste Associazioni saranno chiamate a preparare e ad immettere specialmente nel mondo dei precari, dei giovani in cerca di lavoro o al primo impiego, nuovi leaders sociali capaci di rinnovare dal basso, dalla società civile sia le organizzazioni sindacali tentate dalla tutela esclusiva di occupati e pensionati, come le categorie professionali ed imprenditoriali sollecitate a fare sempre più sistema, coniugando concorrenza e convergenza nell’ottica del bene comune.

Ac e Caritas, per l’Abruzzo

giovedì 23 aprile 2009

Con un comunicato congiunto, L’Azione Cattolica Italiana e Caritas Italiana hanno stabilito di operare insieme per i fratelli dell’Abruzzo nel breve e nel medio-lungo periodo. L’Ac desidera, con questa scelta, aiutare gli amici colpiti dal terremoto non attraverso azioni isolate e solitarie, ma in comunione con tutta la Chiesa. La Presidenza nazionale Ac, inoltre, incontrerà venerdì 24 aprile la delegazione regionale dell’Abruzzo-Molise per valutare ogni possibile ulteriore apporto che l’associazione può fornire alle comunità colpite dal sisma.

Ecco il testo del comunicato congiunto:

Accordo di collaborazione tra
Azione Cattolica Italiana e Caritas Italiana
per azioni di solidarietà nei confronti
delle popolazioni colpite dal terremoto del 6 aprile 2009

L’Azione Cattolica Italiana e Caritas Italiana, vista la gravità della situazione provocata dal terremoto che ha colpito l’Aquila e la sua provincia nella notte del 6 aprile, condividendo la necessità di un impegno che, al di là dell’emergenza della prima ora, si concretizzi in una presenza duratura nel breve-medio periodo, intendono definire una collaborazione al fine di progettare un’azione ordinaria di sostegno umano e materiale per la fase post-emergenziale e per la ricostruzione del tessuto civile ed ecclesiale.

In particolare, volendo valorizzare la dimensione diocesana e regionale delle rispettive organizzazioni e vista la suddivisione del territorio colpito dal sisma in otto zone omogenee, ciascuna delle quali è stata “gemellata” con una o più Delegazioni regionali Caritas, invitano le Delegazioni regionali di Azione Cattolica e Caritas a definire in ciascuna regione forme di collaborazione per una presenza di servizio nelle zone terremotate. L’Azione Cattolica metterà a disposizione volontari per il supporto ai sacerdoti per la riorganizzazione della vita comunitaria, per l’animazione liturgica, per ascolto e accompagnamento degli anziani e animazione dei bambini e giovani; nel periodo estivo i gruppi di Azione Cattolica diocesane e parrocchiali si renderanno disponibili ad accogliere ragazzi e giovani presso le strutture ove si svolgono le tradizionali attività estive.

Ai suddetti referenti regionali si chiede di definire al più presto una prima programmazione per almeno un semestre al fine di mettere in campo azioni concrete di animazione delle comunità, di vicinanza con le famiglie vittime del sisma e di aiuto alle persone più vulnerabili.

Roma, 22 aprile 2009

Il terremoto, l’armi e i soldi che mancano

giovedì 16 aprile 2009

di Antonio Martino

Quanto costerà ricostruire ciò che di materiale il terremoto d’Abruzzo ha distrutto, lo sapremo solo fra qualche anno, se va bene, o fra qualche decennio, se va male. Di certo, per ora ci sono le prime stime fornite dal ministero degli Interni: più o meno l’entità di una manovra finanziaria, circa 12 miliardi di euro, che guarda caso è circa la cifra che le Commissioni Difesa della Camera e del Senato hanno deciso di spendere per l’acquisto entro fine anno di oltre cento cacciabombardieri F35, aerei da attacco con la possibilità di trasportare armi nucleari.

Tralasciando ogni commento sulla natura di questo genere di armamento e ogni domanda in merito a che cosa ne dobbiamo fare di tali gingilli, a quali missioni di pace saranno destinati, una modesta proposta per il governo (per carità, ingenua) sarebbe quella di stornare, almeno in buona parte, una fetta di questi miliardi per destinarli non a bombardare ma a ricostruire scuole, ospedali, case dello studente, uffici pubblici, infrastrutture eccetera: insomma, tutto ciò che serve alle genti d’Abruzzo e all’Italia tutta, che – detto sommessamente – a quanto ci risulta è ancora ufficialmente un Paese che «ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». Non solo. Senza voler citare l’intera Carta costituzionale italiana, insieme all’art. 11 ci permettiamo di ricordare l’art. 2, che fa proprio al caso: «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale». Non c’è bisogno di essere dei costituzionalisti per capire che i soldi della collettività dovrebbero tornare alla medesima, magari sotto forma di pilastri antisismici, e non decollare verso l’industria degli armamenti.

In questi stessi giorni, mai smentita, si è fatta avanti l’ipotesi del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, di consentire la destinazione del 5 per mille all’emergenza terremoto, di fatto “promuovendo” «una guerra tra poveri», come giustamente denunciato dal presidente dell’Associazione delle Ong italiane, Sergio Marelli: «Togliere il 5 per mille all’associazionismo, anche se per una causa condivisibile e nobile come questa, è una politica miope, che mina le possibilità di finanziamento del volontariato. Tutti sanno, istituzioni e Governo compresi, che oggi in Italia il nostro Stato sociale non sarebbe sostenibile senza la massiccia e significativa azione del volontariato e delle associazioni non governative. Non è possibile pensare di chiedere ai poveri di finanziare la ricostruzione per altri poveri, che oggi sono le persone che hanno perso tutto sotto le macerie d’Abruzzo». Pensate alle migliaia di volontari che in queste ore continuano a dare il loro contributo all’Aquila e alla sua martoriata provincia, e pensate se a questi stessi volontari, alle loro associazioni, venissero tolte le risorse economiche che oggi consentono alla generosità e all’altruismo di farsi azione civile efficace e puntuale.

Anche in questo caso (altrettanto, ingenuamente) ci permettiamo di suggerire qualche alternativa. Non esaustive, ma di diverso approccio. Fatte proprie già da diverse associazioni di volontariato. Una, in particolare, non dispiacerà allo stesso ministro Tremonti, visto che di recente ne ha fatto menzione in una sua audizione al Senato: una tassa sulle speculazioni finanziarie, le stesse che stanno a monte della grave crisi economia mondiale. E poi: un’addizionale sui redditi elevati; mettere da parte, almeno per ora (visto che ne abbiamo benissimo fatto a meno per secoli) il ponte sullo stretto; la reintroduzione dell’Ici sulla prima casa dei più abbienti; l’accorpamento, election day, amministrative-referendum del prossimo giugno (c’è ancora tempo per farlo); la vendita di una quota delle enormi riserve auree nazionali (il nostro Paese è al quarto posto nel mondo); potenziare la lotta all’evasione fiscale: e qui il contributo degli italiani rasenterebbe il miracolo; specie se tutti accettassimo un po’ di più l’idea che pagare le tasse è la prima forma di solidarietà civile. Quella che si richiede sempre, quotidianamente, e non solo in presenza di un evento drammatico com’è il terremoto.

Voci da Tornimparte

martedì 14 aprile 2009

di Marco Iasevoli

In undici siamo stati a Tornimparte la domenica di Pasqua e il lunedì in albis. Riporto le mie sensazioni  date dall’incontro con le famiglie nella tendopoli di Palombaia e con don Danilo Priori, assistente diocesano de L’Aquila. Nel gruppetto c’erano Claudio Guarnaccia e Francesco Biguzzi, incaricati regionali dei Giovani di Campania e Emilia-Romagna.

Per gli sfollati ogni giorno ha le sue domande. Girando tra le tende del campo di Palombaia, che raccoglie la gente di Tornimparte, emerge come una progressione di interrogativi e dubbi. Nelle prime ore dopo il sisma, raccontano le persone incontrate, ciascuno si chiedeva: “Sono davvero vivo? E perché?”. E poi, a cascata: “Sono vivi i miei cari? Sono vivi i miei amici?”. Poi, nei giorni immediatamente successivi, a questa domanda se n’è aggiunta un’altra: “Come sta la mia casa? Potrò rientrarci un giorno? E quando?”.

Il funerale di venerdì è stato per molti come una sorta di spartiacque psicologico. Si è tornato, per quanto possibile, a pensare all’ordinario. Nei due giorni in cui siamo stati in Abruzzo, dunque, le domande diventavano sempre più complesse e articolate. “Riprenderà la mia vita di sempre? E quando? Potrò continuare l’università? Potrò dare l’esame che avevo preparato? Tornerò al lavoro? Dove? Mi sposteranno? Quando riprenderanno ad andare a scuola i miei figli?”. Domande talmente avvolte dalla nube dell’incertezza che quasi gli adulti sono costretti a scacciarle via, per poi riprenderle una alla volta. Anche i bambini hanno sete di normalità. Manca il gioco, manca l’intimità con i genitori, manca la classe, manca l’incontro di catechismo.

In questo clima gli anziani tornano un riferimento indispensabile: la loro saggezza, spesso accantonata, torna irrinunciabile per tutti; la loro pazienza guida le comunità; il loro senso di affidamento al Signore riconsegna la fede. Se avessero gambe forti a sostenerli sarebbero loro a girare tenda per tenda a portare parole di conforto.

Se alle richieste essenziali, riguardanti la cura della vita, la fame, la sete e un posto per dormire si è data pronta risposta, per soddisfare queste esigenze più articolate, che col tempo peseranno come un macigno sull’umore delle persone, occorrerà un tempo ora indefinibile. E’ in questo tempo indefinibile che si dovrà organizzare la fedeltà al popolo abruzzese, è la compagnia al tempo dell’attesa e dell’incertezza il grande e prezioso servizio che si potrà rendere. Una sensazione suffragata anche dall’incontro con gli uomini della Protezione civile e con la Caritas nazionale e locale.

In questa direzione si stanno muovendo già i parroci. Prossimi che più prossimi non si può, ascoltano tutti, tutti convocano, mettono in rete mezzi e risorse delle popolazioni locali. In una parola ricostruiscono la comunità. Ma hanno, e avranno, bisogno di grande aiuto. Anche loro sono provati. Don Danilo Priori, parroco di Tornimparte, dove siamo stati in questi giorni, ha un mal di testa permanente, frutto di notti insonni, vento, freddo, spostamenti continui.

Il nostro gruppetto, nei due giorni in Abruzzo, ha animato le messe pasquali e del lunedì in albis a Palombaia e nel campo di Sant’Elia, e ha animato la domenica pomeriggio dei bambini di Tornimparte. Lunedì mattina, invece, un sottogruppo ha aiutato don Mauro Ossù a svuotare la sua parrocchia, totalmente sventrata, di tutti gli arredi sacri: paramenti, via crucis, organo, la grande croce in legno affianco all’altare. C’erano anche le pubblicazioni di matrimonio, per fortuna ancora intatte. Ricordiamo con commozione il sorriso triste con il quale don Mauro ha “salutato” la sua parrocchia e si è trasferito in roulotte.

Abbiamo dormito in una piccola tendopoli non totalmente utilizzata, ricevendo dalla popolazione locale un’accoglienza commovente. Nella notte abbiamo sentito solo una piccola scossa: in realtà ce ne sono state di più, e la gente del posto le ha sentite tutte, spesso confondendole con la forza impietosa del vento e della pioggia. E’ questo l’effetto di una paura permanente.

L’esperienza a Tornimparte non è ovviamente esaustiva dell’intera situazione in Abruzzo. Dove siamo stati le case sono tutte in piedi e si attendevano con ansia le perizie di agibilità. Già a Sant’Elia, dove gli effetti del sisma sono più evidenti, la situazione è molto diversa, e il contatto con le persone, che hanno perso casa e affetti, è molto più complesso. Il fattore comune è nell’abbondanza di viveri e indumenti, e nella massiccia presenza di realtà assistenziali istituzionali, laiche e cattoliche. Ma, come detto, occorre cominciare a pensare al compito più lungo e difficile: la vicinanza umana costante e sincera.

I primi passi dell’Ac regionale dell’Abruzzo-Molise, delle associazioni diocesane vicine e di tutta l’Ac nazionale vanno, senza esitazioni, tutti in questa direzione.

Ci fu un terremoto anche la mattina della prima e definitiva Pasqua

giovedì 9 aprile 2009
di Domenico Sigalini

Il volto tragico di una città distrutta e di una comunità civile torturata dall’incertezza e dalla disperazione, dalla paura e dalla morte, si riempie in questi giorni di umana solidarietà, di dedizione coraggiosa e di speranza consolante. L’uomo è un amico e un sostegno; il cuore umano è fragile, ma sa scavare dal suo interno il cuore buono che Dio gli ha scritto dentro fin dalla creazione. Il risveglio al mattino fuori dalla propria casa, in tenda, con un dolore insopportabile, con la solitudine per gli strappi improvvisi e crudeli dai propri cari, rimasti sotto le macerie, può contare sulla nostra partecipazione, la nostra preghiera, il nostro umano sentire. Vorremmo tutti essere lì a condividere, a pregare, a cantare con i bambini ancora canzoni di gioia, a dire ai giovani che lo studio va ripreso con forza, che l’università deve rinascere, che la casa dello studente deve vivere di nuovo e ospitare vite sicure e sogni di futuro.

Vorremmo essere lì per leggere assieme nel vangelo di un altro terremoto, quello che udirono sotto la croce i pochi rimasti ad accompagnare al supplizio della croce l’indifeso, il sanguinante, il torturato Gesù. Possibile che tutto sia finito così? Che le speranze siano state barattate con banali previsioni sbagliate, con esiti distruttivi della vita? Questo ultimo terremoto che viene a chiudere la vita di Gesù è la conferma della disperazione dell’umanità o è un invito ad andare ancora più in profondità?

Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, sentito il terremoto e visto quel che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: “Davvero costui era Figlio di Dio! “.

Il centurione ha risposto con la fede e noi pure ci vogliamo aiutare gli uni gli altri a sorreggere la nostra fede in Dio, nella sua bontà infinita in quella alleanza che non tronca mai. Non ci permetteremo mai di dubitarne.

Ma c’è un altro terremoto ancora più definitivo che ci toglie da ogni disperazione. Ne parla ancora il vangelo:

Passato il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria andarono a visitare il sepolcro. Ed ecco che vi fu un gran terremoto: un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa.

Questo terremoto ci consola, questo terremoto vogliamo chiedere a Dio. E’ il terremoto della vita che dà inizio alla costruzione di un nuovo mondo, che noi vogliamo augurare a tutti, che imploreremo con forza da Dio per tutti i martoriati di questa immane tragedia, di questo terremoto che ancora non conosce quello della risurrezione.

O Dio,

stanotte abbiamo avuto paura,

stanotte abbiamo visto la nostra estrema fragilità

stanotte sono state strappate vite ai nostri affetti

stanotte siamo rimasti impietriti dall’impotenza

stanotte la nostra casa non era più il rifugio per la nostra intimità

stanotte abbiamo gridato di paura

stanotte siamo stati risparmiati.

Ricordati di noi Signore

Non guardare la nostra superbia

Accogli tra le tue braccia i nostri fratelli rimasti sotto le macerie

I nostri giovani cui sono stati distrutti i sogni

I bambini che non siamo stati capaci di difendere

Dacci un segno che il tuo amore non ci abbandona

Facci nascere nel cuore solidarietà

Non ci abbandonare a noi stessi

Ascolta le suppliche che nostra madre Maria ti rivolge per noi

Sii sempre tu la nostra forza

Avvolgici nella tua risurrezione

Terremoto in Abruzzo.
Il cordoglio e l’impegno immediato dell’Azione Cattolica Italiana

lunedì 6 aprile 2009

La Presidenza nazionale dell’Azione Cattolica Italiana esprime la sua totale vicinanza e partecipazione al dolore di quanti sono stati colpiti dal terremoto che questa notte alle ore 3.32 ha investito l’Italia centrale, e in modo particolare la città dell’Aquila e numerosi paesi limitrofi.

Alle famiglie che hanno perso i loro cari assicuriamo la nostra preghiera affinché Dio accolga i defunti nella sua casa e doni loro il conforto della fede, nella speranza della vita nuova e della pace che viene dal Signore.

Alle comunità civili e alle Chiese locali assicuriamo il nostro sostegno concreto e immediato affinché da subito si curino le ferite lasciate dal sisma e ci si adoperi per una pronta azione di ricostruzione non solo materiale.

La Presidenza nazionale dell’AC chiede alle associazioni parrocchiali e diocesane di tutto il Paese, e a ciascun socio, di farsi promotori e di adoperarsi a sostegno di iniziative volte ad aiutare concretamente quanti in queste ore buie patiscono le conseguenze del sisma.

Giulio Saraceni, delegato regionale dell’Azione Cattolica dell’Abruzzo e Molise ci segnala che tanta gente di AC delle zone terremotate già da questa notte si è attivata per offrire soccorso e soprattutto ospitalità a quanti hanno perso casa e averi.


Testimonianza di don Danilo Priori, assistente diocesano di Ac e parroco nei paesi epicentro della scossa:

“Siamo disperati, la gente è in strada oppure accostata alle porte. Ci dicono di non muoverci. Non vediamo passare più i soccorsi, forse i viadotti sono pericolanti. Dicono che ci sia un morto nella mia parrocchia, ma non posso nemmeno sapere chi sia, non posso muovermi. Mi dicono che nell’altra mia parrocchia è tutto raso al suolo, ma non posso raggiungerla. Al momento non sappiamo nemmeno di cosa abbiamo bisogno. Stateci vicini, stateci vicini davvero”.


L’aiuto che possiamo offrire

La presidenza nazionale è in contatto costante con Caritas italiana, la quale ci invita a fare ogni sforzo nell’immediato, ma anche e soprattutto a progettare una forte azione di sostegno per il dopo, quando i riflettori caleranno, quando ci sarà bisogno di assistenza umana e psicologica, quando occorrerà mostrare una vicinanza fisica ordinaria alle persone che soffrono, quando occorrerà ricostruire il tessuto civile ed ecclesiale.

Siamo anche in strettissimo collegamento con la delegazione regionale dell’Abruzzo-Molise, e attraverso di essa con tutte le diocesi della regione. Davvero importante è la vicinanza umana che l’intera rete associativa sta mostrando. Invitiamo a restare fedeli a questo stile di comunione e di preghiera.
A brevissimo termine, invitiamo a sostenere gli sforzi di Caritas italiana. Per supportare gli interventi in corso (causale “TERREMOTO ABRUZZO”) si possono inviare offerte tramite C/C POSTALE N. 347013 o tramite UNICREDIT BANCA DI ROMA S.P.A. IBAN IT38 K03002 05206 000401120727

Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui:

  • Intesa Sanpaolo, via Aurelia 796, Roma – Iban: IT19 W030 6905 0921 0000 0000 012
  • Allianz Bank, via San Claudio 82, Roma – Iban: IT26 F035 8903 2003 0157 0306 097
  • Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma – Iban: IT29 U050 1803 2000 0000 0011 113
  • CartaSi e Diners telefonando a Caritas Italiana tel. 06 66177001 (orario d’ufficio)

Sappiamo che molti avrebbero desiderio anche di dare una mano più concreta. Al momento però è deleterio raggiungere i luoghi colpiti dal sisma senza fare riferimento al coordinamento della Protezione civile. Consigliamo dunque a gruppi che desiderano rendersi operativamente disponibili di contattare la Protezione civile della loro regione e di non agire in modo isolato (contatti delle sedi regionali: http://www.protezionecivile.it/links/index.php?&id=45).

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