Giorgio La Pira, Unire le città per unire le nazioni (1967)
di Giorgio La Pira
(tratto dall’intervento al VI Congresso mondiale delle città gemellate, Parigi, 1967)
… Cosa devono, dunque, fare le città di tutta la terra … e quali strade devono esse percorrere per pervenire alla terra nuova, inevitabile – se non si vuole la distruzione del genere umano e del pianeta – della pace totale?
Devono fare tre cose: primo, “vedere” quest’epoca nella sua novità essenziale, quella che la definisce e che la costituisce unica, senza confronti possibili (in un certo senso) con le epoche precedenti: scoprire, cioè, la novità di questa età che è apocalittica davvero, nel duplice, bivalente significato del termine! Età di pace totale o di distruzione totale! …
Scoprire la novità apocalittica – nel duplice significato, negativo e positivo che questa novità apocalittica importa – di questa epoca e fare partecipi di questa scoperta tutti i nostri popoli, cioè, idealmente, i popoli di tutto il pianeta. …
Le città sono consapevoli di essere il patrimonio del mondo, perchè in esse si incorporano tutta la storia e tutta la civiltà dei popoli: un patrimonio che le generazioni passate hanno costruito e trasmesso a quelle presenti – di secolo in secolo, di generazione in generazione – affinchè fosse accresciuto e ritrasmesso alle generazioni future.
Gli stati non hanno il diritto – con la guerra nucleare – di annientare per nessuna ragione questo patrimonio che costituisce la continuità del genere umano e appartiene al futuro.
Ecco la “seconda cosa” che va fatta … e che va ripetuta in modo organico ed efficace in tutte le città ed a tutti i popoli della terra: la scelta della pace millenaria! …
Dire “No” alla guerra nucleare significa dire “No” anche alla politica della dissuazione e dell’ “equilibrio del terrore” che le massime potenze nucleari stanno pericolosamente sviluppando. Se si va avanti di un metro – per così dire – “l’esplosione nucleare” della terra, anche per errore, diventa ogni giorno più possibile! …
“No” alla guerra nucleare; “No” alla politica della dissuasione; “No”, perciò, anche alle guerre locali che i popoli dell’opulenza conducono contro i popoli della fame che hanno sempre per presupposto il contesto nucleare della dissuasione e che possono, perciò, condurre all’esplosione nucleare del mondo; “Sì” al disarmo totale, strumento unico della pace: perchè la pace esige il metodo del profeta Isaia; esige, cioè, il disarmo e la conversione delle armi in aratri, delle spese di guerra in spese di pace.
Questo è il senso profondo della definizione di pace che chiude, come sigillo, la Populorum progressio di Paolo VI: lo sviluppo è il nuovo nome della pace! Convertire in potenziale di edificazione il potenziale nucleare pronto per la distruzione! …
Ma c’è una “terza cosa” – complementare alle prime due – che le città intendono fare … : collaborare alla unità del mondo, alla unità delle nazioni: esse vogliono unirsi per unire le nazioni; per unire il mondo. Vogliono creare un sistema di ponti – scientifici, tecnici, economici, commerciali, urbanistici, politici, sociali, spirituali – che unisca le une alle altre, in modo organico, le città grandi e piccole del mondo intero. Se l’unità delle nazioni non è ancora possibile – si pensi ai grandi vuoti esistenti nelle Nazioni Unite (la Cina!) – noi pensiamo che sia possibile l’unità delle città, il loro collegamento organico attraverso l’intero pianeta. …
(il testo è pubblicato integralmente in: Giorgio La Pira, Il sentiero di Isaia. Scritti e discorsi, 1965-1977, Firenze, Cultura nuova editrice, 1996, p. 109 – 116)