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	<description>Azione Cattolica e impegno culturale</description>
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		<title>La storia di Paolo</title>
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		<pubDate>Sun, 06 May 2012 10:24:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>a.grotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dialogando]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>

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		<description><![CDATA[Cos’è una “rete”? È la capacità di creare relazione. E non c’è distinzione tra le modalità in cui si realizza la relazione. Il rapporto autenticamente umano innerva sia la conversazione faccia a faccia sia quella mediata dalla tecnologia, sia il rapporto amicale che quello professionale, sia quello finalizzato al raggiungimento di un obiettivo sia l’interazione quotidiana.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://youtu.be/Yvz-KDHAFu8"><img class="alignleft size-medium wp-image-6069" style="border-image: initial; margin: 10px; border: 1px solid black;" title="Paolo" src="http://www.dialoghi.net/wp-content/uploads/2012/05/Paolo-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a>Cos’è una “rete”? È la capacità di creare relazione. E non c’è distinzione tra le modalità in cui si realizza la relazione. Il rapporto autenticamente umano innerva sia la conversazione faccia a faccia sia quella mediata dalla tecnologia, sia il rapporto amicale che quello professionale, sia quello finalizzato al raggiungimento di un obiettivo sia l’interazione quotidiana.</p>
<p>Questa è la storia di Paolo, uno studente che nell’estate tra la quarta e la quinta liceo scientifico ha scoperto di avere una malattia severa.</p>
<p>Il <a href="http://youtu.be/Yvz-KDHAFu8" target="_blank">video </a>riporta una sessione di filosofia svolta con i suoi compagni durante la quarta liceo, a beneficio dei compagni delle classi terze. Proprio a lui era toccato di commentare i testi di Platone riferiti alla guarigione dell’anima attraverso il dialogo e la comunicazione. E a dire che tale guarigione dell’anima si intreccia con quella del corpo.</p>
<p>La classe quinta è stata frequentata per lo più in forma “virtuale”, attraverso un collegamento in videoconferenza e con altri ausili tecnologici. L’ambiente digitale può essere un ambiente perfettamente umano e umanizzante, se ben utilizzato. La scuola, pur nelle sue difficoltà, può trovare sostegno se si apre alle realtà del territorio. Tutti hanno fatto “rete” in questa storia: una rete tecnologica, umana, professionale, culturale e di amicizia.</p>
<p>Adesso Paolo è tornato a scuola, si prepara agli esami di Stato.</p>
<p>Vorremmo che anche questo piccolo contributo possa aiutare a rendere effettivo per tutti il diritto costituzionale allo studio, suggerisca a quanti ne hanno la responsabilità di cercare sempre il modo per creare delle “reti”, degli ambienti che permettono la crescita di tutti i soggetti coinvolti.</p>
<p><strong><a href="http://youtu.be/Yvz-KDHAFu8" target="_blank">GUARDA IL VIDEO</a></strong></p>
<p>**********************************************</p>
<p>(Dal documento <em>Connect to Redi</em>)</p>
<p>Il Consiglio di classe ritiene inoltre che tale progetto costituirà anche un’occasione di partecipazione di tutti gli altri alunni ad una situazione che, sul piano didattico-culturale e umano, potrà rivelarsi un arricchimento significativo.</p>
<p><strong>Obiettivi</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Per garantire il diritto allo studio dello studente impossibilitato a frequentare regolarmente, il progetto si propone i seguenti obiettivi:</p>
<ul>
<li>Partecipazione      alle attività didattiche;</li>
<li>Condivisione      con la classe del tempo scuola;</li>
<li>Mantenimento      della consapevolezza di far parte del gruppo classe;</li>
<li>Possibilità      di svolgere da casa, qualora sia compatibile con le necessità dello      studente, le verifiche insieme ai compagni;</li>
<li>Raggiungimento      degli obiettivi previsti dalla programmazione didattica.</li>
</ul>
<p><strong>Strumenti e Metodi </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Per realizzare il progetto educativo-didattico il Consiglio di classe ritiene di poter usare i seguenti strumenti:</p>
<ul>
<li>L.I.M.  (lavagna interattiva multimediale) con      la possibilità di poter scrivere esercizi e appunti da inviare      immediatamente all’ alunno collegato; qualsiasi annotazione si potrà      salvare e il file potrà essere inviato e letto anche in differita;</li>
<li>2      Pc portatili:</li>
</ul>
<p>-        uno da tenere a scuola per permettere all’alunno, che segue un corso Brocca Scientifico, di seguire il lavoro in laboratorio, parte integrante del suo curriculum scolastico</p>
<p>-        un secondo da dare in dotazione dell’alunno durante i periodi di ricovero in ospedale per permettergli di esercitare il proprio diritto allo studio in caso di impedimenti alla frequenza regolare;</p>
<ul>
<li>Collegamento      wireless con skype o VPN;</li>
<li>Collegamento      in iperbanda con parabola sul tetto del liceo, della casa dello studente e      sulla torre comunale per la triangolazione</li>
<li>Hard      disk portatile su cui poter trasferire le lezioni salvate in assenza      dell’alunno;</li>
<li>Videocamera      con microfono e altoparlanti;</li>
<li>Radiomicrofono      da giacca per il docente;</li>
<li>Tutta      la strumentazione utile al raggiungimento degli obiettivi culturali e di      partecipazione alla vita scolastica dello studente;</li>
<li>Utilizzo      di posta elettronica e di altri programmi in e-cloud per l’invio di      dispense scolastiche, abstrat di lezioni anche semplificate e tutto quanto      ritenuto utile alla preparazione dello studente.</li>
</ul>
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		<title>Due volte sotto l&#8217;atomica</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Apr 2012 08:59:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>a.grotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dialogando]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>

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		<description><![CDATA["A parte che la guerra è sempre criminale in sé e per sé; a parte che essa è sempre mostruosamente   sproporzionata; a parte che essa è sempre una trappola per la povera gente; a parte che essa è   sempre antiumana e anticristiana; a parte che essa è sempre "inutile strage"; quale è la guerra   giusta e la guerra ingiusta?” (Mazzolari)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dialoghi.net/wp-content/uploads/2012/04/hiroshima4.jpg" rel="lightbox[6017]"><img class="alignleft size-medium wp-image-6018" style="border-image: initial; margin: 10px; border: 3px solid black;" title="hiroshima4" src="http://www.dialoghi.net/wp-content/uploads/2012/04/hiroshima4-298x300.jpg" alt="" width="268" height="270" /></a>Akira Iwanaga è un nome che probabilmente non ci ricorda nulla. Eppure è un uomo che ha avuto un destino molto particolare, così incredibile da farci comprendere come mai gli antichi avessero identificato il Fato in una divinità capricciosa. Iwanaga era un tecnico della Mitsubishi, industria giapponese che magari oggi ricordiamo per le auto ma che ha avuto un ruolo molto importante nello sforzo industriale del Giappone durante la seconda guerra mondiale. A 25 anni, il 7 agosto 1945, ha un appuntamento di lavoro a Hiroshima. Per essere sicuro di arrivare puntuale, parte il giorno prima. E fa giusto in tempo ad essere presente in città  per il primo “sole artificiale” della storia: la bomba nucleare esplose su 250.000 abitanti. Rimase incolume, non si sa perché. Scappò da quell’inferno, e tre giorni dopo era a Nagasaki. Poco dopo mezzogiorno si ritrovò coinvolto nella seconda esplosione atomica. Sia pure ferito, sopravvisse. Assieme a un compagno, Tsutomu, è stato l’unico essere umano sopravvissuto a due esplosioni atomiche. È morto a 93 anni nel 2010.</p>
<p>Ha passato la vita a convincere i suoi interlocutori dell’irrazionalità della guerra al tempo del nucleare.</p>
<p>Una guerra definita dal Vaticano II “<em>alienum a ratione</em>”, fuoriuscita dal perimetro della razionalità.</p>
<p>Ha scritto Don Mazzolari:</p>
<p><em>&#8220;A parte che la guerra è sempre criminale in sé e per sé; a parte che essa è sempre mostruosamente   sproporzionata; a parte che essa è sempre una trappola per la povera gente; a parte che essa è   sempre antiumana e anticristiana; a parte che essa è sempre &#8220;inutile strage&#8221;; quale è la guerra   giusta e la guerra ingiusta?” </em></p>
<p>È finita la dottrina della “guerra giusta”? come difendere la pace da chi la minaccia? Ha un senso quella che chiamiamo “ingerenza umanitaria”?</p>
<p><strong><a href="http://youtu.be/g72SGugJmU4">GUARDA IL VIDEO</a></strong></p>
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		<title>Il sapore delle cose</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Apr 2012 09:56:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>a.grotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dialogando]]></category>

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		<description><![CDATA[Chi è il sapiente? Non è tanto  colui che “sa” le cose, ma colui per il quale le cose “sanno”: hanno cioè sapore. Non a caso il verbo latino sapio, sapis, sapere significa sia “eesere saggio” che “avere sapore”. Nella tarda latinità ha sostituito lo stesso verbo scire, legando ancor più i due significati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://youtu.be/Lpb0b2NcqP0"><img class="alignleft size-full wp-image-6011" style="border-image: initial; margin: 15px; border: 4px solid black;" title="Orpheus_&amp;_Euridice" src="http://www.dialoghi.net/wp-content/uploads/2012/04/Orpheus__Euridice.jpg" alt="" width="423" height="502" /></a>Chi è il <strong>sapiente</strong>? Non è tanto  colui che “sa” le cose, ma <strong>colui per il quale le cose “sanno”</strong>: hanno cioè <strong>sapore</strong>. Non a caso il verbo latino <em>sapio, sapis, sapere</em> significa sia “eesere saggio” che “avere sapore”. Nella tarda latinità ha sostituito lo stesso verbo <em>scire</em>, legando ancor più i due significati.</p>
<p>Davanti un libro, un bosco, un’opera d’arte, un macchinario, devo essere in grado di conoscere di che cosa si tratta per potervi ritrovare dei significati. La realtà che ci circonda va letta, interpretata, accolta con cura perché possa diventare significativa.</p>
<p>Il cibo ha bisogno di essere cotto, o almeno predisposto in determinate modalità, per essere più appetitoso, per avere maggior “sapore”. Anche il nostro rapporto con la realtà e con la vita ha la stessa necessità.</p>
<p>Sap<em>o</em>re e Sap<em>e</em>re: più imparentati di quanto si possa credere.</p>
<p>Educarci a saper leggere dentro la realtà i tanti significati che essa è in grado di suggerirci è un potente antidoto contro uno dei mali del nostro tempo: il senso di vuoto, l’impossibilità di trovare qualcosa su cui investire personalmente, qualcosa per cui valga la pena condividere con altri un progetto e un cammino. In mancanza della capacità di trovare “sapore” nelle cose, deleghiamo ad altri, per lo più a pagamento, questa incombenza. L’industria “culturale” – in realtà dell’intrattenimento alienante – ne è un esempio, ma potremmo arrivare anche a vedere nell’uso sempre più diffuso di sostanze chimiche un segno di questa delega.</p>
<p>Ci aiuta  riprendere per contrasto un antico mito, quello di Orfeo ed Euridice. Se una notte stellata, contemplando la costellazione della Lira, ci ricordassimo di alcune cose, avremmo già messo in crisi l’industria dello stordimento artificiale. Di quali cose? <strong><a href="http://youtu.be/Lpb0b2NcqP0" target="_blank">Per scoprirlo guarda il video</a></strong></p>
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		<title>&#8220;Non di solo pane&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Apr 2012 16:29:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>a.grotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dialogando]]></category>
		<category><![CDATA[Antropologia]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>

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		<description><![CDATA["Non di solo pane" non riguarda solo il detto evangelico, ma una verità profonda della nostra antropologia. Abbiamo certamente bisogno del "pane" (il cibo. le vesti, la pulizia, il calore), ma tutto questo non ci basta senza la relazione, senza l'accoglienza e la percezione dell'essere amati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’imperatore <strong>Federico II</strong>, all’inizio del 1200, tentò un crudele esperimento sui neonati, per scoprire quale fosse la lingua primitiva. Racconta<strong> Salimbene da Parma</strong> (Cronica, par. 1664-1665) che a tal fine i bambini venivano nutriti e lavati, senza che nessuno potesse parlare loro, né cullarli, né cantare nenie, ma l’esperimento fallì miseramente, perché i piccoli, lungi dal manifestare una “lingua spontanea”, morivano tutti.</p>
<p>&#8220;Non di solo pane&#8221; non riguarda solo il detto evangelico, ma una verità profonda della nostra antropologia. Abbiamo certamente bisogno del &#8220;pane&#8221; (il cibo. le vesti, la pulizia, il calore), ma tutto questo non ci basta senza la relazione, senza l&#8217;accoglienza e la percezione dell&#8217;essere amati.﻿</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=g_0JTv1IuQw"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5982" title="Mappe 24" src="http://www.dialoghi.net/wp-content/uploads/2012/04/Mappe-24-150x150.jpg" alt="" width="200" height="150" /></a></p>
<p>La verità di tali affermazioni discende dalla considerazione attenta della natura umana che viene dall’antropologia filosofica, e trova puntuale attestazione nei risultati della ricerca scientifica. Una conferma di questo dato giunge ad esempio da un corposo studio messo a punto dalla Commissione per i bambini a rischio creata dal <em>Dartmouth Medical School </em>(USA) e dall’<em>Institute for American Value</em>s, che nel settembre del 2003 ha pubblicato un rapporto dal titolo accattivante e pressoché intraducibile:<em> Hardwired to Connect. The New Scientific Case for Authoritative Communities.</em></p>
<p>Attraverso la terminologia informatica, l’espressione “<em>hardwired to connect</em>” indica che gli esseri umani sono “collegati per stabilire connessioni”, cioè strutturalmente “legati”, predisposti alla relazione con altri, al fine di interagire efficacemente con il prossimo, comunicando attraverso tutti i canali a disposizione. Un canale primario è rappresentato dal contatto fisico tra madre e bambino.</p>
<p><strong>Anselmo Grotti</strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=g_0JTv1IuQw">VIDEO</a></span></strong></p>
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		</item>
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		<title>La democrazia ai tempi di Internet</title>
		<link>http://www.dialoghi.net/index.php/2012/03/la-democrazia-ai-tempi-di-internet/</link>
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		<pubDate>Sat, 17 Mar 2012 16:51:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>a.grotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dialogando]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>

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		<description><![CDATA[La grande opportunità resa disponibile dalla rivoluzione digitale è legata a tre aspetti fondamentali:
-        la possibilità di accedere a una vasta gamma di contenuti;
-        la possibilità di stabilire relazioni;
-        la possibilità di produrre e condividere contenuti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La grande opportunità resa disponibile dalla rivoluzione digitale è legata a tre aspetti fondamentali:</p>
<p>-        la possibilità di accedere a una vasta gamma di contenuti;</p>
<p>-        la possibilità di stabilire relazioni;</p>
<p>-        la possibilità di produrre e condividere contenuti.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=t2ZZ5A0N28c"><strong>Guarda il video</strong></a></p>
<p><strong><a href="http://youtu.be/t2ZZ5A0N28c"><img class="alignleft size-full wp-image-5966" title="23" src="http://www.dialoghi.net/wp-content/uploads/2012/03/23.bmp" alt="" width="335" height="223" /></a><br />
</strong></p>
<p>Nel passato tutte e tre queste condizioni erano sottoposte a limiti e condizionamenti di varia entità ma in genere piuttosto consistenti.</p>
<p>Si pensi alla possibilità di accesso ai contenuti: il costo materiale del testo su pergamena era notevole, mentre era limitata la competenza necessaria per la sua lettura. L’espressione «sapere è potere» di fatto significava non l’aumento delle possibilità di realizzazione dell’uomo attraverso la conoscenza ma la rendita di posizione gestita dalle <em>élites</em> in grado di padroneggiare i contenuti conoscitivi a scapito di tutti gli altri. Le relazioni potevano essere stabilite solo all’interno di gruppi ristretti, con limiti dovuti sia a problemi strutturali (mancanza degli strumenti) che di natura culturale e politica.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Tikvà, la corda della speranza</title>
		<link>http://www.dialoghi.net/index.php/2012/03/tikva-la-corda-della-speranza/</link>
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		<pubDate>Mon, 05 Mar 2012 09:41:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>a.grotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dialogando]]></category>

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		<description><![CDATA[E' suggestivo che in ebraico "speranza" si dica con la parola che indica "corda", "filo". Sperare significa pensare che una corda mette in relazione il mio essere con qualcun altro, che un filo lega gli avvenimenti apparentemente caotici che avvengono. Da una piccolissima comunità di Berlino alle parole di intellettuali e filosofi sulla speranza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; suggestivo che in ebraico &#8220;speranza&#8221; si dica con la parola che indica &#8220;corda&#8221;, &#8220;filo&#8221;. Sperare significa pensare che una corda mette in relazione il mio essere con qualcun altro, che un filo lega gli avvenimenti apparentemente caotici che avvengono.</p>
<p><strong><strong><a href="http://youtu.be/l7QOyrorOrI">Da una piccolissima comunità di Berlino alle parole di intellettuali e filosofi sulla speranza:<strong> seguiteci su Tikvà</strong></a></strong></strong></p>
<p><strong><strong><strong>﻿<a href="http://youtu.be/l7QOyrorOrI"><img class="alignleft size-medium wp-image-5919" title="Tikvà" src="http://www.dialoghi.net/wp-content/uploads/2012/03/Tikvà-300x169.png" alt="" width="300" height="169" /></a><br />
</strong></strong></strong></p>
<p>La speranza é il sogno di chi é sveglio . ( Aristotele )</p>
<p><strong>È una illusione o una forza?</strong></p>
<ul>
<li>Finché c&#8217;è vita, c&#8217;è speranza. (Marco Tullio Cicerone)</li>
</ul>
<p><strong>Per alcuni autori è connaturata all’essere umano</strong></p>
<ul>
<li>Considero la speranza un elemento u­niversale, che precede il manifestarsi storico delle religioni. (Amos Oz)</li>
<li>Io vivo, dunque io spero, è un sillogismo giustissimo. (Giacomo Leopardi)</li>
</ul>
<p><strong>Per altri è un feroce inganno, e lo esprimono con parole di profondo scetticismo:</strong></p>
<ul>
<li>Eterna risorge sempre la speranza, come un fungo velenoso. (Charles Bukowski)</li>
<li>C&#8217;è molta speranza, ma nessuna per noi. (Franz Kafka) La speranza della vendetta rasserena il mio animo. (Pierre-Ambroise-François Choderlos de Laclos)</li>
<li>La speranza è un astuto traditore più perseverante perfino dell&#8217;onestà. (Søren Kierkegaard)</li>
<li>Non ho nessuna speranza. In quanto laico, vivo in un mondo in cui è sconosciuta la dimensione della speranza. (Norberto Bobbio)</li>
</ul>
<p><strong>Occorre prudenza </strong></p>
<ul>
<li>Il fidarsi troppo alle speranze non è da savio, né il trascurarle: il prudente deve considerare i pericoli che per lo più si nascondono sotto la scorza della speranza. (Papa Sisto V)</li>
<li>La speranza è buona come prima colazione, ma è una pessima cena. (Francesco Bacone)</li>
<li>Non c&#8217;è speranza senza paura, e paura senza speranza. (Papa Giovanni Paolo II)</li>
<li>Non sperare senza disperazione, non disperare senza speranza.Nec speraveris sine desperatione, nec desperaveris sine spe. (Lucio Anneo Seneca)</li>
</ul>
<p><strong>Perderla è una tentazione</strong></p>
<ul>
<li>Il peccato contro la speranza: il più mortale di tutti, e forse quello accolto meglio, il più carezzato. (Georges Bernanos)</li>
<li>Il ricordo è una pietra che ostacola il cammino della speranza. (Kahlil Gibran)</li>
</ul>
<p><strong>Lo dice un ministro</strong></p>
<ul>
<li>Avere speranza non vuol dire possedere una visione lucida di come sarà il domani. La speranza profonda viene dalla convinzione che la famiglia degli uomini e dei popoli non è stata abbandonata da un amore più grande. (Andrea Riccardi)
<ul>
<li>Se sperare contro ogni speranza è eroico, il non sperare è angoscia mortale. (Carlo Carretto)</li>
<li>Vivere l’insperato (Fr. Roger di Taizè)</li>
<li>Senza la speranza è impossibile trovare l&#8217;insperato. (Eraclito)</li>
</ul>
</li>
</ul>
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		</item>
		<item>
		<title>Come comunicare?</title>
		<link>http://www.dialoghi.net/index.php/2012/02/come-comunicare/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 15:02:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>a.grotti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Ha scritto Feynman, famoso fisico del ‘900: “Di rado l’insegnamento è veramente efficace, tranne in quei casi felici in cui è quasi superfluo”. 
Come si esce da questa impasse?
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>comunicazione </strong>è termine abusato ma decisivo. La filosofia antica ci dà un apporto fondamentale, speso ignorato: sia da coloro che la cancellano, convinti che si possa dire qualcosa di sensato ignorandola, sia da quelli che la incensano come un bell’oggetto da museo di cui compiacersi.</p>
<p>“<strong>Come comunicare</strong>” è già una domanda presente negli antichi. E già in loro – ovviamente tenuto conto delle inevitabili differenze – si poneva chiara la questione drammatica che ci tocca da vicino ancora oggi: da un lato la necessità di farsi capire, con il rischio di ribadire cose che l’altro sa già; dall’altro quello di dire cose nuove, con il rischio che l’altro non comprenda.</p>
<p>Ha scritto <strong>Feynman</strong>, famoso fisico del ‘900: “<em>Di rado l’insegnamento è veramente efficace, tranne in quei casi felici in cui è quasi superfluo</em>”.</p>
<p>Come si esce da questa <em>impasse</em>?</p>
<p>Le oscure parole dei <strong>filosofi più arcaici</strong> sono tali, oscure, non solo perché ne possediamo solo coriandoli di frammenti e testimonianze, ma anche perché la loro stessa programmata e voluta oscurità è il cane da guardia che blocca la superficialità, lo scivolamento nella chiacchiera. Come accade anche in Dante, che al lettore che si accinge a leggere la parte più ardua della sua Commedia dice esplicitamente di lasciar perdere e chiudere il libro.</p>
<p>L’altro lato è quello dei <strong>Sofisti</strong>. Se riesco a individuare quali sono le idee dei miei interlocutori, non devo far altro che compiacerle, confermarle, per ottenere il sicuro successo che deriva nel pubblico dal sentirsi così intelligente che l’oratore la pensa proprio come me. Confermare il pregiudizio, rafforzarlo, stare in quel circolo in cui la verità è talmente ovvia che non ha bisogno di essere argomentata.</p>
<p><strong>Platone</strong>, filosofo troppo spesso etichettato portavoce della dualità, fa uno sforzo sovrumano per trovare una strada alternativa a entrambe queste opzioni. E la trova nel <em>racconto</em> che introduce dapprima l’interlocutore in un contesto del tutto estraneo, salvo poi fargli scoprire in un lampo che <em> De te fabula narratur</em>: è di te che si parla in questa favola. (Orazio, <em>Satire</em>,). Si pensi al ben noto e non sempre adeguatamente compreso mito della caverna. <strong>Gadamer </strong>stesso insisteva sulla necessità di leggere Platone quasi come un autore teatrale greco, con una costante ricerca di comunicazione con l’interlocutore attraverso la dissonanza cognitiva capace di spezzare il preconcetto. Una modalità non dissimile da quanto raccontato nell’AT, quando il profeta <strong>Nathan </strong>non attacca direttamente il re David per aver provocato la morte del marito della sua amante, ma lo spiazza creando prima un racconto in cui apparentemente i personaggi sono ben lontani dalla realtà.</p>
<p>La comunicazione, la buona comunicazione, ha bisogno di uno <strong>spazio condiviso</strong> dove l&#8217;evento possa accadere.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Pubblicato il nuovo Dossier dell&#8217;Osservatorio sulle riforme dell&#8217;Istituto Bachelet, sul tema: &#8220;Politiche e riforme nella transizione euro-mediterranea&#8221;.Aggiornata la rubrica Emerografie: nuove segnalazioni sui temi &#8220;Famiglia&#8221;, &#8220;Educazione&#8221;, &#8220;Ecologia&#8221;, &#8220;Scuola&#8221;&#8230; A 150 anni dall&#8217;Unità d&#8217;Italia: nuovi suggerimenti di lettura nelle rubriche &#8220;Bibliografie&#8221; ed &#8220;Emerografie&#8221;Avvisiamo che ora è possibile scaricare l&#8217;RSS de &#8220;il Fatto del Giorno&#8221; solamente da questo indirizzo.</title>
		<link>http://www.dialoghi.net/index.php/2012/01/pubblicato-il-nuovo-dossier-dellosservatorio-sulle-riforme-dellistituto-bachelet-sul-tema-politiche-e-riforme-nella-transizione-euro-mediterranea-aggiornata-la-rubrica-emerografie-nuove-seg/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 10:29:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>s.pattaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[]]></content:encoded>
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		<title>La scuola e la metafora della &#8220;redazione&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 15:51:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>a.grotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dialogando]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[Il compito della scuola nel tempo non cambia: mettere in grado le nuove generazioni di essere autonome, di “entrare” nel mondo condividendo il paesaggio mentale del gruppo di appartenenza ma anche dell’umanità.
Sono le modalità con cui si esplica questo compito che cambiano in continuazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il compito della scuola nel tempo non cambia: mettere in grado le nuove generazioni di essere autonome, di “entrare” nel mondo <em>condividendo il paesaggio mentale</em> del gruppo di appartenenza ma anche dell’umanità.</p>
<p>Sono le modalità con cui si esplica questo compito che cambiano in continuazione. Potremo più facilmente sintetizzare l’argomento utilizzando delle metafore, che come sempre sono in grado di dire molto lasciando all’interlocutore il compito di svolgerle pienamente.</p>
<p>In un passato lontano la metafora predominante era quella della “bottega artigiana”. Nella <em>bottega</em> lo “studente” semplicemente vive e opera accanto al maestro, imparando da lui per “contatto” e sviluppando le sue competenze nel confronto immediato con il lavoro. Successivamente è divenuta predominante la figura della trasmissione universitaria: il sapere viene suddiviso in discipline, sistematizzato, presentato secondo ordine e metodo da maestro ad allievo.</p>
<p>Oggi abbiamo bisogno di nuove metafore; credo che una, molto interessante, sia quella della “<em>redazione</em>”. Che cosa è una redazione? È un ambiente dove ciascuno ha un “compito” da svolgere. Nessuno è lì semplicemente per <em>assistere</em>: ciascuno ha un suo proprio <em>ruolo</em> specifico, a ciascuno è richiesto un certo margine di inventiva e di capacità di <em>autonomia</em> (informarsi sui contenuti, elaborare un proprio stile, riconoscere i propri punti di forza), che deve allo stesso tempo convivere con delle <em>regole</em> ben precise. Si devono fare i conti con un <em>format</em>: quante battute scrivere, quante e quali immagini utilizzare, il pubblico cui ci si rivolge, i tempi di consegna, l’efficacia della comunicazione ecc. Nessuna cosa è più formativa e alla fine più “libera” che la capacità di esprimere la propria creatività tenendo conto dei vincoli imposti dal contesto.</p>
<p>Le tecnologie della comunicazione e l’attitudine <em>immersiva</em> delle nuove generazioni possono essere terreno fertile per sviluppare queste competenze. Ciascuna scuola, magari in collaborazione e in rete con altre scuole e altre realtà a vario titolo culturali e formative, potrebbe organizzare una “attività editoriale” a carattere multimediale: testi di vario genere, audio, video, streaming, podcast, modelli sincroni e asincroni ecc. La scuola della riforma pone molto l’accento sulla didattica di laboratorio e sulle competenze. A meno di non limitarci a ripetere parole come slogan, va presa in considerazione l’idea che la didattica laboratoriale riguarda tutte le discipline, non solo quelle che utilizzano provette o macchinari. Le competenze poi non sono una generica dichiarazione burocratica ma l’effettiva capacità di utilizzare le conoscenze in situazioni “reali”. Come fa un tema (letto solo dal proprio insegnante) a costruire delle competenze? Le competenze si costruiscono quando il prodotto è reale. È destinato cioè ad essere fruito da un gruppo più vasto di persone.</p>
<p>Il capitale umano rappresenta una risorsa che abbiamo sin troppo trascurato nel nostro Paese. Ne fa le spese la scuola, che presenta ritardi e diseguaglianze molto forti ma che presenta anche punte di eccellenza<a href="file:///K:/ag%20scritti/Scuola/La%20metafore%C3%ACa%20della%20redazione.doc#_ftn1">[1]</a>.</p>
<p>Siamo un Paese nel quale la mobilità sociale è molto bassa. La situazione familiare (titolo di studio, occupazione e ricchezza dei genitori) predetermina in molti casi il destino dei figli: dal rendimento scolastico alla probabilità di abbandonare gli studi e all’ingresso nel mondo del lavoro. Dovrebbe essere compito della scuola e in generale della Repubblica (come dice la  Costituzione) «rimuovere gli ostacoli» al miglioramento culturale e sociale, dando davvero spazio a un’autentica concezione di libertà (non predeterminata dalle condizioni di partenza). Daniele Checchi<a href="file:///K:/ag%20scritti/Scuola/La%20metafore%C3%ACa%20della%20redazione.doc#_ftn2">[2]</a> mette bene in evidenza come esistano due priorità fondamentali: combattere la povertà nell’infanzia, che genera esclusione, e incoraggiare i giovani nel periodo della formazione. O è meglio avere generazioni passive, poco acculturate, manipolabili?</p>
<p>Anselmo Grotti</p>
<p>Su questo tema, dello stesso autore, vedi:</p>
<p><strong><em>Comun </em>I Care<em>, Prendersi cura al tempo della rivoluzione digitale</em>, Ave, Roma 2011, 8 €</strong></p>
<hr size="1" /><a href="file:///K:/ag%20scritti/Scuola/La%20metafore%C3%ACa%20della%20redazione.doc#_ftnref1">[1]</a> P. Cipollone – P. Sestito, <em>Il capitale umano, </em>Il Mulino, Bologna 2010.</p>
<p><a href="file:///K:/ag%20scritti/Scuola/La%20metafore%C3%ACa%20della%20redazione.doc#_ftnref2">[2]</a> D. Checchi, <em>Immobilità diffusa. Perché la mobilità intergenerazionale è così bassa in Italia</em>, Il Mulino, Bologna 2010.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Una svolta antropologica</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Nov 2011 16:02:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>a.grotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dialogando]]></category>

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		<description><![CDATA[Adesso che vediamo volti di persone che conoscono quello di cui parlano, che sono misurate nelle espressioni, che conducono una vita normale possiamo forse percepire con maggiore nettezza il contrasto con il circo che ha dato spettacolo sino a pochi giorni fa. Un presidente del consiglio che si esprime in modo grigio, magari noioso, fa il suo dovere. Se cerchiamo la battuta di spirito, la barzelletta e l’ammiccamento è meglio rivolgersi ad altri luoghi che non il Parlamento o il Governo. Speriamo di aver chiuso con Ministri della Repubblica che usano più il dito medio del congiuntivo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="dialogando">
Una svolta antropologica</p>
<p>Anselmo Grotti</p>
<p>In questi giorni si presenta al Paese un nuovo governo. Non sappiamo quanto potrà durare, non sappiamo se prenderà le decisioni giuste per cominciare ad uscire dall’abisso della crisi economica, morale, politica nel quale siamo precipitati.</p>
<p>Ci auguriamo che sia il segno di una svolta possibile per questo Paese troppo martoriato. Una svolta antropologica prima ancora che politica. Davvero l’aria si era fatta irrespirabile, e deve essere motivo di attenta riflessione come sia stato possibile che si sia giunti a questo livello.</p>
<p>Adesso che vediamo volti di persone che conoscono quello di cui parlano, che sono misurate nelle espressioni, che conducono una vita normale possiamo forse percepire con maggiore nettezza il contrasto con il circo che ha dato spettacolo sino a pochi giorni fa. Un presidente del consiglio che si esprime in modo grigio, magari noioso, fa il suo dovere. Se cerchiamo la battuta di spirito, la barzelletta e l’ammiccamento è meglio rivolgersi ad altri luoghi che non il Parlamento o il Governo. Speriamo di aver chiuso con Ministri della Repubblica che usano più il dito medio del congiuntivo, più l’aggressione verbale da tecniche di persuasione che il ragionamento. Abbiamo visto delle donne vere in posti di enorme responsabilità, non delle Barbie adoranti; uomini con una credibilità internazionale, non adulatori e servidorame vario.</p>
<p>Quanto ci è costato l’ultimo anno di non governo propiziato dalla conversione sulla di via Damasco di un personaggio come Scilipoti? Come è stato possibile vederlo legittimato nella maggioranza del precedente presidente del consiglio? Eppure in tanti avevano segnalato ormai da molti anni l’inaffidabilità di un personaggio che ha modificato costantemente le regole, anche quelle del linguaggio e della semantica, a proprio favore. Che non ha saputo immaginare per se stesso altro che un super varietà televisivo all’ennesima potenza? Le regole formali della democrazia non sono sufficienti a vaccinare un Paese dalle ubriacatura populiste, volgari, superficiali;occorre un tessuto etico, culturale, un’attenzione al bene comune. Questo è clamorosamente mancato in Italia. C’è stata una spirale perversa tra la manipolazione mediatica e la complicità dei manipolati. Comportamenti che in Europa e in gran parte del mondo erano giudicati prima ridicoli, poi incredibili e poi insopportabili, da noi sono stati tollerati – se non (più spesso di quanto vorremmo pensare) ammirati.</p>
<p>Vorremmo un po’ di pulizia, di silenzio, di sobrietà. Non è una questione politica: la politica è una dimensione importante, nella quale è legittima la presenza di diverse opzioni. Ma l’ostinata difesa del proprio personale interesse ha travolto la politica, degenerandola in difesa della casta e aprendo la via a diversi tipi di esiti: dalla rivolta morale all’insofferenza qualunquista.</p>
<p>Abbiamo perso una guerra, abbiamo perso pezzi di sovranità nazionale. Come altre volte in passato, occorre ricostruire dalle macerie. Macerie che hanno coinvolto anche molte parti politiche. Le macerie riguardano la precedente maggioranza, che pur avendo il più alto numero di parlamentari rispetto alle opposizioni dell’intera storia repubblicana, si è impantanata in un immobilismo che ha enormemente danneggiato il Paese – pur di non perdere altri pezzi e pur di acquisire da altri partiti la peggior rappresentanza di personaggi impresentabili. Oppure ha giocato in maniera irresponsabile con la coesione nazionale, con lo spirito di appartenenza, con il senso di umanità verso le fasce deboli e gli immigrati.</p>
<p>Ma le macerie non risparmiano neppure la precedente opposizione. Settarismi, divisioni continue, desiderio di primeggiare, di cogliere vantaggi per la propria parte anche a prezzo di danni enormi per il bene comune, residui ideologici, hanno tolto forza ai rappresentanti migliori dei <em>civil servant</em> a favore di progetti personali e di strategie di corto respiro.</p>
<p>Anche i cattolici, in parte non indifferente, hanno troppo tollerato e troppo acconsentito. Adesso il vento è forse cambiato, l’aria si va un po’ purificando, come aveva auspicato il card. Bagnasco. Ci auguriamo che sia l’inizio di un cammino coerente, condiviso.
</p></div>
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