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Cittadini degni del Vangelo. Ministri della sapienza cristiana per un mondo più umano

ACI – XIII Assemblea Nazionale
Cittadini degni del Vangelo. Ministri della sapienza cristiana per un mondo più umano
DOCUMENTO ASSEMBLEARE

I. 100e40 anni di Azione Cattolica: una storia che continua

1. La XIII Assemblea dell’Azione Cattolica Italiana si inserisce in un cammino orientato da alcune coordinate associative, ecclesiali e civili che ci offrono dei punti di riferimento provvidenziali e costituiscono la trama delle riflessioni condotte dalle nostre associazioni.

Le radici del nostro futuro

1.1 Come associazione abbiamo fatto memoria del 140° anniversario della fondazione dell’AC, cercando nel passato le radici del nostro futuro. È stata un’occasione preziosa per rileggere, in modo particolare, il rinnovamento conciliare dell’associazione, che può simbolicamente essere riassunto nella “scelta religiosa”. Celebrare i nostri 100e40 anni significa riferirci alla lunga storia di santità laicale e di amore per la Chiesa, una storia che ha segnato profondamente il tessuto ecclesiale e civile del nostro Paese, grazie ad una coraggiosa fedeltà al Vangelo e ad una testimonianza esemplare.
L’Azione Cattolica desidera fare della sua storia una profezia per ogni tempo, abitato da profonde trasformazioni, ma bisognoso, sempre e comunque, dell’annuncio gioioso e liberante della Risurrezione.

Nel cammino della Chiesa

1.2 In questo triennio, che si è aperto all’inizio del pontificato di Papa Benedetto XVI, ci siamo lasciati guidare dalla sua parola e dal suo invito “a divenire donne e uomini nuovi per poter essere veri testimoni del Risorto e in tal modo portatori della gioia e della speranza cristiana nel mondo” (Benedetto XVI, Discorso al IV Convegno nazionale della Chiesa italiana, Verona, 19 ottobre 2006).
Grati per il suo sguardo fiducioso, siamo pronti a far nostro il messaggio che ci sarà rivolto durante il prossimo incontro del 4 maggio in piazza San Pietro.
Ci siamo inseriti nel cammino segnato dagli orientamenti pastorali Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, ribaditi nella Nota pastorale “Rigenerati per una speranza viva” (1Pt 1,3): testimoni del grande “sì” di Dio all’uomo, alla luce del IV Convegno Ecclesiale Nazionale – significativo momento di discernimento comunitario –, al quale l’associazione ha contribuito attraverso un documento largamente condiviso e la nutrita partecipazione di molti soci come delegati diocesani.
Anche la celebrazione della 45° Settimana sociale dei cattolici italiani, dedicata ad un tema di notevole rilevanza (Il bene comune oggi: un impegno che viene da lontano), nella particolare ricorrenza del centenario, ha offerto ulteriori elementi di attenzione e corresponsabilità.

Nella vita del Paese

1.3 È necessario per noi guardare e partecipare, in modo attento e cordiale, alla vita del Paese, che appare sempre più attraversata da un allentamento di quella rete di legami condivisi, faticosamente ricostruiti nel dopoguerra attraverso un dialogo costruttivo fra territori, culture e ideologie diverse, al quale i cattolici italiani (e in particolare l’AC) hanno offerto un contributo importante. Oggi come allora ci sentiamo chiamati a riconoscere una nuova e a volte inespressa domanda di senso, a riscoprire e a onorare – attraverso un dialogo animato da sincera ricerca della verità – le ragioni del vivere insieme. In questa prospettiva è centrale la “questione antropologica” (Cfr. Nota pastorale “Rigenerati per una speranza viva” (1Pt 1,3): testimoni del grande “sì” di Dio all’uomo, n. 15), che diventa una decisiva chiave interpretativa per esercitare discernimento, anche alla luce degli ambiti del vissuto, privato e pubblico (vita affettiva, lavoro e festa, fragilità umana, tradizione, cittadinanza), riconosciuti al Convegno Ecclesiale di Verona come luoghi privilegiati dell’annuncio.

2. Sulla base di questo complesso intreccio di fattori abbiamo scelto di porre al centro dell’attenzione l’orizzonte umano e cristiano in cui essere, diventare, riconoscerci testimoni. Questo significa essere testimoni della vocazione spirituale dell’uomo, aperta a prospettive universali di fraternità, in nome delle quali è possibile edificare un mondo più umano, fondato su un patrimonio di valori irrinunciabili; nello stesso tempo, significa anche essere testimoni coerenti e credibili del Risorto e del mistero della salvezza offerta a tutti con la sua morte e resurrezione, vivendo questa missione non come un atto isolato, ma dentro una comunione ecclesiale alla quale siamo chiamati a portare lo specifico della nostra “singolare ministerialità laicale”.
Proprio in questa prospettiva l’AC, fedele alla Chiesa e attenta alla storia, ha voluto rinnovarsi, come testimoniano lo Statuto, ripensato alla luce del Concilio Vaticano II e ulteriormente modificato negli anni più recenti, e la proposta formativa, rilanciata dal nuovo Progetto formativo (Perché sia formato Cristo in voi): proposta che accompagna e sostiene oggi la crescita di laici fedeli al mandato dell’evangelizzazione.

II. Il primato della fede

3. Nella Chiesa di oggi come Azione Cattolica avvertiamo vivamente l’esigenza di ribadire il primato della fede, rilanciando il significato forte della “scelta religiosa”, da attualizzare guardando al suo significato per la Chiesa e il Paese, a servizio della fede e della costruzione del bene comune.
Come ha scritto il Presidente della Conferenza Episcopale, il Card. Angelo Bagnasco, nel suo recente messaggio all’AC: «Siete gli eredi […] di una lunga storia di amore per la Chiesa e di sacrificio, di impegno educativo e di evangelizzazione, in cui non è raro ravvisare intuizioni che si sono rivelate preziose anticipazioni di quanto è andato poi maturando come patrimonio comune sul fronte della pastorale e della testimonianza di fede. Di questo ha particolarmente bisogno oggi la Chiesa italiana da parte dell’Azione Cattolica: di una forza viva che, mentre accompagna il cammino quotidiano delle comunità, sperimenta vie nuove e non cessa di unire il pensiero all’azione» (Lettera all’Azione Cattolica Italiana, Roma, 17 settembre 2007).

4. La dichiarazione solenne di voler essere «cittadini degni del vangelo» (Fil 1,27) e «ministri della sapienza cristiana» (AA, 14) per un mondo più umano, scelta come titolo della nostra Assemblea, rispecchia questa prospettiva. Oggi la “scelta religiosa” ci chiede un doppio passo avanti: verso il primato della fede e la responsabilità della testimonianza. Un passo è segnato dall’incontro con il Signore, dalla piena comunione con Lui, che è il senso stesso della santità cristiana. L’altro passo ci spinge a stare da cristiani dentro la storia, con una testimonianza associativa coerente, attenta alla relativa autonomia delle realtà terrene. Saper distinguere – senza separare – questi due passi, in cui fede e ragione, Vangelo e vita devono armonizzarsi continuamente: è questo il compito che abbiamo davanti.

5. La “scelta religiosa” ci impegna ad assumere il Vangelo nella sua pienezza e a rischiare la nostra responsabilità di fronte a concrete opzioni temporali senza cadere in una loro equivoca sacralizzazione, nella consapevolezza di una provvisorietà che esige un continuo rimettersi alla scuola del Vangelo. «Con questo stile – abbiamo scritto nel nostro Manifesto al Paese – rinnoviamo il nostro servizio alla Chiesa, soprattutto nella sua dimensione diocesana, in una parrocchia sempre più missionaria, radicata nella sua terra, partecipe delle gioie e delle speranze, delle attese e dei problemi della gente. Vogliamo mettere la nostra storia al servizio di quest’incontro tra fede e intelligenza, tra l’altezza dell’infinito e l’ordinarietà del quotidiano».

6.1 Ci sentiamo profondamente inseriti nelle comunità cristiane, anche quelle più semplici, che costituiscono il popolo dei credenti, che rappresentano l’anima più viva e bella del cattolicesimo italiano, ma anche la più complessa, perché lì, oggi, si gioca l’annuncio del Vangelo e la popolarità del cristianesimo.
Vogliamo valorizzare questa dimensione a partire dalle associazioni parrocchiali e diocesane, arricchite dalla particolare e insostituibile presenza degli assistenti, segno del legame vivo e fecondo con la Chiesa locale: una ricchezza da custodire con riconoscenza e da coltivare con disponibilità e amicizia.

6.2 Il nostro inserimento pastorale è sia scelta irrinunciabile del nostro essere associazione, vero e proprio atto d’amore per la Chiesa, sia un punto delicato, a volte problematico e pertanto bisognoso di particolare cura.
La relazione tra l’Azione Cattolica e la Pastorale è infatti cartina di tornasole particolarmente sensibile che esprime potenzialità e difficoltà nel rapporto tra laici e clero, tra Chiesa e mondo. Per favorire una Chiesa sempre più sinodale e comunionale è importante favorire, tra l’altro: un esercizio non parziale del discernimento comunitario; una corresponsabilità non ridotta a sola collaborazione; un’organizzazione della pastorale non concorrenziale alla vita associativa.
Il criterio con il quale comporre in un’ottica di comunione, formazione associativa e servizio pastorale è da precisare in modo che l’Azione Cattolica possa continuare a concorrere e a edificare la Chiesa dentro la storia e non rischi di perdere il valore dell’essere associazione.
A proposito della relazione AC pastorale e AC-Pastori “c’è un equilibrio vitale tra formazione e servizio, che siamo chiamati responsabilmente a preservare”; se tale equilibrio non ci fosse “dell’AC resterebbero alcuni predicati, verrebbe meno il soggetto. Chiediamo ai nostri Pastori di aiutarci a tenere insieme il soggetto associativo e i suoi predicati pastorali, accanto ad altri predicati” (Relazione del Presidente Alici all’Assemblea 2008).

7. Ci sentiamo altrettanto profondamente inseriti nella storia, luogo decisivo della nostra salvezza, quindi dentro la vita del Paese e delle nostre città. Consapevoli della possibilità e della bellezza di una vita pienamente umana e cristiana, «vogliamo continuare ad essere scuola di vocazioni laicali, a spenderci in favore del bene comune, attraverso l’educazione alla responsabilità personale, all’impegno pubblico, al senso delle istituzioni, alla partecipazione, alla democrazia» (Manifesto al Paese).
Vivere così vuol dire essere testimoni coerenti e credibili del Risorto e del mistero della salvezza offerta a tutti con la sua morte e resurrezione. Laici “chiamati insieme”, che si incoraggiano, che sperimentano la comunione e la trasmettono: veri «ministri della sapienza cristiana» per un mondo più umano. In un momento in cui il senso stesso dell’umano sembra offuscarsi, come associazione vogliamo ribadire il valore e la dignità della persona umana, e insieme la sua capacità di vivere relazioni autentiche con il mondo, con gli altri, con Dio: è questo il contributo che intendiamo offrire alle sfide poste dalla “questione antropologica”.

8. L’inviolabilità della vita e della persona; il senso originario del legame interpersonale, che trova nella famiglia il suo nucleo sorgivo, esposto però, in maniera sempre più preoccupante, ad un processo di indebolimento che sembra coinvolgere anche tutte le altre strutture sociali; il bene comune, da promuovere nella sua dimensione universale di giustizia e di solidarietà; il primato educativo e formativo: ecco alcune di queste sfide, che oggi hanno bisogno di una «fede amica dell’intelligenza» (Benedetto XVI). In questo quadro, siamo chiamati ad offrire un’attenzione particolare ed un supplemento di cura formativa alle giovani generazioni, che sono una risorsa, e non un problema. Consapevoli che il dialogo intergenerazionale costituisce uno snodo vitale nella dinamica associativa, ci impegniamo a portare il nostro contributo alla nuova stagione di impegno educativo che si sta aprendo.

9. Consapevoli dei nostri limiti, ma ricchi del dono di Dio, vogliamo prenderci cura della persona umana in ogni condizione di vita. I nostri Movimenti, esperienza associativa che si radica nei diversi ambienti, rappresentano una risorsa particolarmente preziosa, e da sostenere, sulla strada di una nuova evangelizzazione. Crediamo che essere «cittadini degni del vangelo» e «ministri della sapienza cristiana» significhi proprio questo: testimoniare, a livello personale e associato, la possibilità di un’amicizia di fede e intelligenza, che accomuna l’umano e il cristiano, riconciliandoli nell’unità di un mondo liberato, che non è privilegio di pochi, ma un dono per tutti.

III. Le forme della missione

10. Fedeli alla nostra identità e consapevoli di quanto sia importante investire in contemplazione, comunione e missione (come ci ha ricordato Giovanni Paolo II a Loreto) per essere quello che siamo, riconosciamo fermamente la necessità di metterci in ascolto e al servizio delle persone di oggi.
Per fare questo, partendo dall’esperienza della vita associativa delle nostre diocesi, assumiamo per il prossimo triennio i seguenti obiettivi prioritari:
• l’impegno a suscitare percorsi di ricerca e riscoperta della fede;
• l’impegno a far crescere e maturare la fede;
• l’impegno per la promozione del bene comune;
ribadiamo le condizioni associative che ci consentono di conseguirli:
• la cura della formazione;
• la cura del legame associativo.

Obiettivi prioritari

10.1 L’impegno a suscitare percorsi di ricerca e riscoperta della fede

L’attenzione alla ricerca e riscoperta della fede incontra naturalmente la dimensione umana della vita. Ciò significa che tale attenzione non può non riferirsi continuamente alle domande di senso e ai bisogni concreti di ogni persona. La fede li accoglie, li orienta e li porta ad un compimento inaspettato. Alla luce di questo, l’impegno dell’AC e dell’intera comunità ecclesiale è quello di avere sempre “occhi e orecchie aperti” sulla realtà del mondo. Vivendo la quotidianità con attenzione e partecipazione, desideriamo condividere la ricerca e la riscoperta della fede di tanti giovani e adulti con i quali viviamo. Queste persone non possono essere relegate, in modo semplicistico, in una categoria: vari sono i motivi che li vedono lontani dalla fede. Chi vive questo percorso di ricerca e riscoperta della fede entra in un dinamismo che lo rende non semplice destinatario ma vero protagonista. La nostra associazione è chiamata a vedere la loro presenza come una risorsa e un’opportunità per vivere in modo più ricco il proprio servizio all’evangelizzazione.
Offrendo un senso nuovo alle tradizionali e consolidate forme di collaborazione alla pastorale ordinaria diocesana e parrocchiale, sentiamo importante rinvigorire tutta l’esperienza associativa con un forte e gioioso impulso missionario. Per questo l’AC è chiamata a pensare le modalità della vita associativa in modo che sia aperta sempre più al mondo e alla vita, mostrando il volto di una comunità educante, davvero accogliente e coerente, capace di creare spazi di confronto e di ricerca incessante. Per questo intendiamo sostenere, in tutte le realtà associative, la promozione di iniziative e percorsi – ordinari e straordinari – di primo annuncio del Vangelo, di ricerca e riscoperta della fede, di accompagnamento paziente e graduale.
A tale scopo ci sentiamo impegnati a creare le condizioni concrete per questa rinnovata opera di evangelizzazione, ricercandone insieme forme, metodi, linguaggi, percorsi, in piena sintonia con il cammino della Chiesa e con uno stile di ascolto e condivisione.
Il Laboratorio della formazione è per noi il luogo dove tutte queste attenzioni vengono elaborate e integrate nel cammino ordinario dell’associazione. Tra gli strumenti che potrebbero favorire l’annuncio e lo stimolo a cominciare un percorso di fede, ne riconosciamo alcuni più strettamente legati al primo annuncio e altri più collegati a una prima fase di accompagnamento.

A - Modalità e strumenti per un primo annuncio

a) Valorizzare l’ascolto delle domande di vita di ogni persona mediante strumenti e luoghi che aiutino a leggere la realtà.
b) Proporre esperienze missionarie che hanno l’obiettivo di abitare quei luoghi dove si gioca l’esistenza, far incontrare le persone e annunciare il Vangelo (Progetto “Nicodemo”, le “Settimane”, ecc.).
c) Abitare le situazioni e gli ambienti di vita animandoli con lo stile dell’AC, valorizzando in modo particolare l’esperienza e la proposta dei Movimenti.
d) Stimolare una riflessione attenta e intensificare le occasioni capaci di favorire realmente una feconda circolazione di idee e di esperienze del primo annuncio.
e) Condividere e dar forma a progetti comuni di solidarietà come occasione di incontro e scambio con realtà ecclesiali che vivono in contesti territoriali diversi dal nostro.
f) Sperimentare percorsi e linguaggi nuovi (storia, arte, cultura, scienza…) che permettano di suscitare la ricerca della fede, a partire dalle situazioni culturali concrete in cui avviene il primo annuncio.
g) Raccogliere e valutare tutte le sperimentazioni in atto e realizzare un sussidio che raccolga e rilanci un progetto associativo sul primo annuncio.

B - Modalità e strumenti per una prima fase di accompagnamento:

a) Costruire itinerari di riscoperta della fede proponendo innanzitutto i fondamenti dell’esperienza cristiana.
b) Predisporre percorsi per giovani coppie, orientati alla riscoperta del significato cristiano dell’amore coniugale, del sacramento del matrimonio e della vocazione educativa (Progetto “Nazaret”).
c) Favorire percorsi di riscoperta della fede per i genitori dei ragazzi e dei giovanissimi, anche per coloro che vivono situazioni di fragilità.
d) Far circolare e diffondere, con particolare cura, attraverso la stampa associativa, strumenti, idee ed esperienze elaborati a livello diocesano.

10.2 L’impegno a far crescere e maturare la fede

La fede è il grande dono di Dio che esalta il valore e la dignità della nostra vita, della nostra umanità. Da cristiani ed aderenti di AC sperimentiamo come la fede non toglie nulla alla nostra umanità, ma anzi le dà pienezza e compimento. La sua trasmissione e condivisione, anche tra generazioni diverse, è il servizio più prezioso che possiamo rendere all’uomo di oggi.
L’accoglienza della fede e la testimonianza di un’intensa vita da credenti sono compiti primari dell’Associazione. Per questo ci sentiamo impegnati a rigenerare la nostra fede, a ridirla con le parole semplici della vita quotidiana, nella lode a Dio e nell’aiuto generoso ai fratelli.
Ci sta a cuore accompagnare le persone lungo tutte le stagioni della vita verso la santità, attraverso percorsi formativi esigenti e diversificati per ogni età. Essi siano fondati sull’ascolto della Parola di Dio, alimentati da una vita liturgica e sacramentale piena, consapevole e attiva, e arricchiti dall’approfondimento del Magistero.
Non c’è percorso di santità senza amore alla Chiesa, quella concreta che abita nei nostri territori, nelle nostre parrocchie, che nella diocesi vive la comunione con la Chiesa universale.
Tale percorso passa attraverso la cura delle persone, in una parrocchia sempre più missionaria e dentro gli ambiti e le situazioni della vita.
Dedicati in modo permanente alla Chiesa locale, dove il Vangelo è accolto nella propria lingua in un tempo e luogo ben definiti, fedeli ad uno stile di servizio, desideriamo continuare a prenderci cura della fede di tutti, dai più piccoli agli anziani, perché la Chiesa sia sempre più Popolo di Dio. Questo è il nostro contributo alla crescita di una comunità cristiana caratterizzata da uno stile ed una mentalità plasmati dal Vangelo.

Modalità e strumenti

a) Riscoprire e valorizzare figure laicali cresciute in Associazione per fare dell’AC sempre più una casa e scuola di santità.
b) Diffondere la proposta di una “Regola di vita” che sostenga ogni socio nel personale cammino di formazione.
c) Rafforzare la proposta degli esercizi spirituali, di ritiri e giornate di spiritualità, anche durante i campi-scuola (“Progetto Osea”).
d) Promuovere la realizzazione di percorsi per la lettura personale della Parola di Dio per ragazzi, giovani e adulti, nei quali l’esperienza associativa ne sia cornice essenziale per la sua traduzione concreta nella vita quotidiana di ciascuno.
e) Valorizzare il Laboratorio Diocesano della Formazione come luogo e strumento di progettazione locale dei nuovi itinerari formativi.
f) Promuovere esperienze diffuse di discernimento comunitario.
g) Impegnarsi nella rivitalizzazione e progettazione della vita pastorale delle comunità attraverso contributi qualificati di pensiero e azione, dentro gli organismi pastorali.
h) Suscitare percorsi di vita spirituale che aiutino la famiglia nel suo ruolo primario di santificazione, educazione e trasmissione della fede (Progetto “Nazaret”).
i) Valorizzare i movimenti di AC come luoghi in cui si vive, si cresce, si crede, si annuncia con coraggio il Vangelo nelle situazioni storiche concrete e negli specifici ambienti di vita.
l) Garantire la presenza, in ogni diocesi, di gruppi giovani e adulti-giovani, parrocchiali o, dove questo non sia possibile, interparrocchiali per assicurare a ciascuno la possibilità di un percorso formativo strutturato, organico e permanente.

Questi e altri strumenti possono essere proposti nella convinzione che ormai “i tempi sono maturi perché l’Associazione possa darsi un ‘polmone spirituale’, da custodire come la pupilla dei propri occhi: una sorta di laboratorio dello spirito e della formazione, dove è perennemente accesa una luce di contemplazione, di studio, di maturazione vocazionale e formativa, capace di far incontrare la Parola e la coscienza” (dalla relazione alla XIII Assemblea nazionale dell’Azione Cattolica Italiana di Luigi Alici).

10.3 L’impegno per la promozione del bene comune

L’accogliere il mandato che deriva dal Convegno Ecclesiale di Verona ci impegna a conoscere, interpellare ed evangelizzare tutti gli ambiti di vita nei quali si costruisce quotidianamente il tessuto storico delle relazioni tra le persone all’interno di un territorio. Intendiamo rilanciare la prospettiva del bene comune, posto al centro dell’ultima Settimana Sociale dei cattolici italiani e fondamentale per coniugare partecipazione democratica, vita delle istituzioni e responsabilità nei confronti delle nuove generazioni. Questa prospettiva è per l’AC un obiettivo rilevante, ancorato ad una spiritualità incarnata, nutrito dell’insegnamento sociale della Chiesa, da tradurre nell’ordinarietà dei cammini formativi e da perseguire con lo stile del laboratorio per fare discernimento.
La nostra associazione, in sintonia con i principi della Carta Costituzionale, vuole spendersi nelle città e nella storia per un mondo più umano e per questo manifesta un’attenzione costante a quel patrimonio unitario di valori irrinunciabili (richiamati anche al punto 8 ) sul quale si edifica la convivenza. È indispensabile, pertanto, promuovere la cultura di una società aperta e che guardi ai valori umani senza erigere barriere di emarginazione fondate su ragioni economiche e/o sociali. A tale scopo, esercitarsi nel fare sintesi fra la dimensione locale, nazionale e mondiale del bene comune diventa via privilegiata per un servizio costruttivo che si nutre di dialogo e discernimento. Ci impegniamo a letture attente delle fragilità e delle risorse del sistema sociale, con particolare riferimento ai temi dell’educazione, della famiglia, del lavoro, della coscienza civica, della legalità, della tematica ambientale, dei flussi migratori, della solidarietà, dell’accoglienza e dell’integrazione delle diversità sociali, culturali e religiose.
Tutto questo nella consapevolezza che “la larghezza del visibile dipende dall’altezza dell’invisibile” e ci impegna “a scrivere parole di Vangelo nella carne della nostra vita con inchiostro indelebile e a scrivere parole di cultura cristiana nella città di tutti con gomma e matita“ (L. Alici, Relazione alla XIII Assemblea nazionale dell’Azione Cattolica Italiana).

Modalità e strumenti

a ) Rilanciare la “Settimana Sociale” di Azione Cattolica.
b) Promuovere e mettere in rete iniziative di tipo socio-politico a livello locale (Progetto “Sul sentiero di Isaia”).
c) Avviare, a livello nazionale, una proposta formativa specifica sui temi del Magistero Sociale della Chiesa – da valorizzare anche nei cammini formativi.
d) Suscitare forme di gemellaggi per lo scambio di esperienze di cittadinanza attiva, valorizzando il livello regionale come luogo di attenzione al territorio per il superamento di particolarismi.
e) Valorizzare il Centro Studi come luogo di progettazione e di raccordo fra gli Istituti “Paolo VI”, “Vittorio Bachelet”, “Giuseppe Toniolo” e la rivista “Dialoghi”, per favorire una lettura critica e propositiva dei mutamenti storici alla luce del Vangelo.
f) Investire in un sistema integrato di comunicazione (stampa e rete internet) capace di diffondere in modo incisivo, costante e capillare la elaborazione culturale dell’AC (Progetto “Dialoghi”).
g) Promuovere i movimenti come luoghi nei quali condividere e sperimentare la costruzione del bene comune attraverso l’impegno quotidiano negli ambienti di vita.

Condizioni associative

10.4 La cura della formazione

La responsabilità educativa, che oggi si manifesta in termini di “urgenza” e che sarà posta sempre più al centro anche delle scelte della Chiesa italiana, trova l’Azione Cattolica impegnata da sempre ad accompagnare gli uomini e le donne nel cammino di formazione di una coscienza laicale matura.
Oggi questo ci porta a misurarci, in dialogo critico e costruttivo, con una mentalità spesso dominata da inquietudine, precarietà, paura dell’altro e del futuro, nella quale tutti siamo immersi, imparando a leggere la storia, i bisogni profondi della vita, i segni di speranza e a creare luoghi per un incontro nuovo e conviviale.
A distanza di alcuni anni dalla pubblicazione del Progetto formativo “Perché sia formato Cristo in voi” e poi dalla pubblicazione delle Linee guida per gli Itinerari formativi “Sentieri di speranza” che ne specificano le scelte e le idee forza, avvertiamo l’esigenza di continuare ad attivare, nella vita associativa, processi volti a dare “forma alla vita”. Ribadiamo infatti l’importanza di una formazione che si costruisce attraverso una proposta ordinaria, popolare e permanente per soci di tutte le fasce di età. La cura formativa però non è scontata oggi e necessita di alcune condizioni e attenzioni nuove e strumenti precisi per garantire tale delicato servizio.

Modalità e strumenti

a) Investire sulla formazione e sulla crescita personale degli educatori associativi di tutte le fasce di età, individuando localmente quelle che in questo momento presentano maggiori criticità.
b) Confermare la scelta del laboratorio della formazione supportandone l’avvio e lo sviluppo a tutti i livelli associativi, anche attraverso l’individuazione di figure di specifici responsabili.
c) Sostenere, nella formazione ordinaria, l’attenzione ad accompagnare ciascuno nella scoperta della propria responsabilità educativa nel riconoscimento dei carismi di ciascuno.
d) Favorire lo studio del Magistero sociale della Chiesa come insegnamento per la vita quotidiana delle persone e per suscitare vocazioni all’impegno socio-politico.
e) Valorizzare la famiglia come luogo primario dell’educazione delle nuove generazioni e sostenerne il compito, soprattutto nei momenti di difficoltà e di fragilità.
f) Costruire in modo consapevole e propositivo reti con i diversi soggetti e agenzie educative (famiglia, scuola, altre associazioni e movimenti ecclesiali, associazioni sportive…) per giungere alla condivisione di un progetto educativo orientato alla crescita integrale della persona.
g) Intensificare la collaborazione con i Movimenti per arricchire i percorsi formativi attraverso contributi alla lettura sapienziale della realtà.
h) Sviluppare, all’interno degli itinerari formativi per gli adolescenti e i giovani, una particolare attenzione verso la legalità, il dialogo, la cooperazione, la gratuità e la giustizia, anche attraverso la proposta del servizio civile volontario e delle forme affini (Progetti sperimentali, …), occasioni per l’Associazione e per il territorio di vivere la missionarietà e l’impegno sociale.
i) Sviluppare la stampa associativa, in particolare SegnoPer, come spazio in cui coltivare la passione formativa dell’Associazione e sostenere gli educatori e gli animatori parrocchiali.
l) Integrare gli itinerari formativi, dedicando opportune attenzioni al tema dell’affettività per orientare scelte di vita coerenti e responsabili.

10.5 La cura del legame associativo

Ci sentiamo ogni giorno tutti coinvolti nella costruzione esigente della nostra identità associativa, che non può mai essere data per scontata e che è chiamata a misurarsi con una storia carica di profezia, di Vangelo e di “orme” di Dio, per farne tesoro e non per ripiegarsi su di essa. Vivendo tale identità, l’Associazione diviene soggetto protagonista nella comunione ecclesiale e nello sviluppo di buone relazioni sociali.
Per questo riscopriamo e valorizziamo tutte le potenzialità della nostra vita associativa, con il metodo del discernimento, la dinamica del laboratorio e lo stile della sinodalità. La vita ordinaria dell’Associazione, con le sue articolazioni e le tante occasioni di partecipazione, è sempre esperienza di formazione e di crescita spirituale.
Ci impegniamo a coltivare nella verità legami di comunione fra tutti gli aderenti e gli assistenti in un clima di familiarità e popolarità, attento alle persone e paziente con tutti, affinché tutta l’esperienza di vita in AC divenga pratica di fraternità.
Ci impegniamo anche a costruire un’associazione che pensa, vive e lavora assieme in una dimensione unitaria, con progetti comuni, e che, valorizzando l’apporto di tutti, vede ragazzi, giovani e adulti protagonisti a tutti i livelli della vita associativa.

Modalità e strumenti

a) Rilanciare e ripensare la scelta del gruppo, dimensione essenziale per la qualità dell’esperienza credente ed associativa, in dialogo costante con le esigenze e le mutate condizioni di vita delle persone.
b) Valorizzare il ruolo delle delegazioni regionali come luogo di sussidiarietà associativa interdiocesana e luogo di scambio e comunione.
c) Crescere in una forte corresponsabilità fra laici e pastori nella vita della Chiesa locale, contribuendo in modo convinto e decisivo al dialogo e alla convergenza tra le diverse aggregazioni laicali.
d) Condividere lo stile partecipativo e comunionale, sperimentato in associazione, con le persone, le realtà associative, le istituzioni presenti sul territorio.
e) Coltivare la dimensione internazionale dell’AC, sostenendo le attività del FIAC in quanto ampliamento della cura del legame associativo.

Roma, 3 maggio 2008

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  • anno VIII, n. 3, settembre 2008

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