Sistemi elettorali e partecipazione
venerdì 7 agosto 2009a cura del Gruppo di ricerca socio-politica
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Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa:
- Capitolo 4 (I principi della DSC):
- Parte II (Il Bene comune), n. 164-169;
- Parte IV (Il principio di sussidiarietà), n. 186-188;
- Parte V (La partecipazione), n. 189-191;
- Parte VII (I valori fondamentali della vita sociale), n. 197;
- Capitolo 8 (La comunità politica):
- Parte II (Il fondamento e il fine della comunità politica), n. 384-385;
- Parte III (L’autorità politica), n. 393-397;
- Parte IV (Il sistema della democrazia), n. 406-413;
ACI, Progetto Formativo “Perché sia formato Cristo in voi”:
- Introduzione, 2: Cristiani dentro la vita
- Introduzione, 3: Dentro una Chiesa radicata in una terra
- 4.2: La responsabilità – Impegnati per la città degli uomini
- 6.2: Le esperienze formative – La vita associativa
Il tema della partecipazione presuppone e si perfeziona, all’interno di un ordinamento di tipo democratico, in quello più ampio della rappresentanza. Ed infatti la Costituzione italiana, dichiarando che «l’Italia è una Repubblica democratica [in cui] la sovranità appartiene al popolo» (art. 1, commi 1 e 2), attribuisce centralità al ruolo del cittadino, riconoscendogli il “diritto-dovere” di eleggere i propri rappresentanti mediante l’esercizio del voto.
Il meccanismo attraverso il quale il popolo attribuisce o delega il potere, che mediante l’esercizio del voto – quando democraticamente espresso – diviene legittimo, si definisce legge elettorale. Questa è una legge fondamentale, appartenente alle cd. leggi di sistema, di cui una democrazia di tipo rappresentativo non può fare a meno; sono i sistemi elettorali, infatti, a costituire il complesso delle regole che disciplinano i meccanismi di traduzione dei voti degli elettori in seggi. In buona sostanza, come non è immaginabile un nuovo Parlamento senza il ricorso a delle elezioni democratiche, così non sono immaginabili delle elezioni senza una legge elettorale che ne disciplini il funzionamento.
La Costituzione non contempla previsioni espresse circa il sistema elettorale per l’elezione dei due rami del Parlamento ma rinvia tale compito alla legge. Tuttavia, possono desumersi alcuni principi molto rilevanti in questa sede, aventi carattere generale, che sono contenuti negli artt. 48, 56 e 57. Si tratta di alcuni principi fondamentali, tra cui: il suffragio universale e diretto, il voto uguale (intendendosi in questo modo affermare la parità degli elettori tra di loro), il voto personale, la libertà del voto, il voto segreto, il voto inteso come dovere civico (seppure non sanzionabile sotto il profilo meramente giuridico). I sistemi elettorali si dividono in tre grandi famiglie: sistemi maggioritari, proporzionali e misti; ma, al loro interno, sia nel panorama italiano che in quello comparato, le loro sfumature sono molteplici e sono destinate a condizionare in modo significativo aspetti nodali di una moderna democrazia: innanzitutto la relazione tra rappresentanza e governabilità, ma anche la struttura dei partiti, il funzionamento dell’assetto politico-istituzionale e, in senso più ampio, la forma di governo.
Da tali considerazioni, ciò che si ricava, in particolare, è la stretta correlazione tra il tema della legge elettorale e quello della partecipazione dei cittadini alla vita pubblica. Non a caso il primo, come visto, è la regola attraverso la quale i cittadini, legittimando i propri rappresentanti del potere di rappresentarli, delegano e quindi partecipano alla vita politico-legislativa del paese. Ciò che assume quindi centralità è la persona ed i suoi diritti-doveri di cittadinanza. Il Compendio della DSC n. 189 definisce in chiave sistemica i valori che informano il significato stesso della partecipazione, qualificandola non soltanto come la diretta conseguenza della sussidiarietà ma anche come l’espressione di quelle «attività mediante le quali il cittadino, come singolo o in associazione con altri, direttamente o a mezzo di propri rappresentanti, contribuisce alla vita culturale, economica, sociale e politica della comunità civile». Ne emerge con straordinaria chiarezza in primo luogo la definizione di senso del termine democrazia ed in secondo luogo il riconoscimento del ruolo di primissimo piano svolto dal “cittadino-persona”, quale titolare di pieni diritti politici e quindi protagonista, diretto o indiretto, della vita politica. Nel primo ambito, infatti, si contemplano i casi cd. di democrazia diretta, nei quali il cittadino contribuisce in prima persona all’attività legislativa, secondo i modi e le forme previste dall’ordinamento (referendum, leggi di iniziativa popolare): «l’istituto della rappresentanza non esclude, infatti, che i cittadini possano essere interpellati direttamente per le scelte di maggiore rilievo della vita sociale» (Compendio della DSC n. 413). Nel secondo caso, invece, si contempla l’ipotesi della cd. democrazia indiretta o rappresentativa, mediante la quale il cittadino elegge i propri rappresentanti mediante l’esercizio del voto.
All’interno di questo contesto si pone la necessità di stabilire una mediazione tra cittadini e classi dirigenti, che si realizza essenzialmente nell’ambito dei partiti politici. Organizzazioni nate per rappresentare i bisogni dei cittadini e convertirle in scelte di Governo, le quali hanno assunto un ruolo fondamentale nell’ambito del processo di democratizzazione nazionale che ha condotto alla nascita della Repubblica. A definirne la portata, se da una parte è la stessa Costituzione italiana, all’art. 49, laddove contempla il diritto del cittadino di «associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale», dall’altra è lo stesso Compendio della DSC n. 413 a chiarire che i partiti politici dovrebbero saper «interpretare le aspirazioni della società civile orientandole al bene comune, offrendo ai cittadini la possibilità effettiva di concorrere alla formazione delle scelte politiche».
Oggi, sempre più spesso, si sente parlare di vero e proprio “sistema dei partiti”, considerate la natura degli stessi e le funzioni che hanno assunto nel corso del tempo, essendo talvolta regrediti a luoghi di aggregazione di interessi di corporazione. Ed infatti la “vocazione” democratica voluta dal legislatore costituente ed affermata anche dal Compendio della DSC «i partiti devono essere democratici al loro interno, capaci di sintesi politica e di progettualità» è rimasta talvolta vittima delle logiche della cooptazione, le quali hanno impedito «la partecipazione diffusa e l’accesso di tutti a pubbliche responsabilità». È il tema, all’interno del dibattito politico odierno delicatissimo, della democrazia interna ai partiti, nel quale si confrontano dialetticamente le istanze della conservazione con quelle del ricambio, inteso anche in chiave generazionale: questo ambito investe e condiziona il tema più ampio dei criteri di selezione delle classi dirigenti e la legittima aspirazione anche dei cd. out-sider di ambire a incarichi di leadership secondo logiche di merito.
Non va, inoltre, trascurata la dimensione morale della rappresentanza politica. Questa consiste principalmente «nell’impegno di condividere le sorti del popoli e nel cercare la soluzione dei problemi sociali», valorizzando «la pratica del potere con spirito di servizio (pazienza, modestia, moderazione, carità, sforzo di condivisione)». A questo specifico riguardo la Centesimus annus(richiamata nell’ambito del Compendio della DSC n. 406) esplicita che la «Chiesa apprezza il sistema della democrazia, in quanto assicura la partecipazione dei cittadini alle scelte politiche e garantisce ai governati la possibilità sia di eleggere e controllare i propri governanti, sia di sostituirli in modo pacifico […] un’autentica democrazia è possibile soltanto in uno Stato di diritto e sulla base di una retta concezione della persona umana […] mediante la creazione di strutture di partecipazione e di corresponsabilità». I due principali ambiti di riflessione che emergono sono da una parte il tema della partecipazione e dall’altra le procedure e le regole attraverso le quali la partecipazione si compie. Il Compendio della DSC n. 190 definisce la partecipazione alla vita della comunità non soltanto come una della principali aspirazioni del cittadino, «chiamato ad esprimere liberamente e responsabilmente il proprio ruolo civico con e per gli altri», ma anche come «uno dei pilastri di tutti gli ordinamenti democratici, oltre che delle maggiori garanzie di permanenza della democrazia». Ma si impone, inoltre, la necessità che i cittadini si riconoscano nei valori dello Stato democratico, così come descritti perché «un’autentica democrazia non è solo il risultato di un rispetto formale di regole, ma è il frutto della convinta accettazione dei valori che ispirano le procedure democratiche», che si possono riassumere nel rispetto della dignità della persona umana, nella tutela dei diritti dell’uomo, nell’assunzione del bene comune quale «fine e criterio regolativo della vita politica» (Compendio della DSC n. 407).
Come si è tentato di considerare, infine, il tema della cultura politica e della cittadinanza attiva si coniuga con quello delle regole, nel tentativo di tracciare un percorso virtuoso nel nome della più matura partecipazione dei cittadini alla vita della comunità. Appare quindi elementare l’auspicio che, proprio a partire dal meccanismo elettorale si possa incentivare l’inclusione e la partecipazione del cittadino alla vita delle istituzioni: innanzitutto prevedendo la possibilità per il cittadino di potere scegliere direttamente i propri rappresentanti. In tal modo ne uscirebbe rafforzato il concetto sopra accennato della relazione/mediazione tra governati e governanti, e tra territori e istituzioni, ma anche, e soprattutto, quello della responsabilità: non c’è dubbio, infatti, che la relazione fissata dalla scelta consapevole del cittadino (e non dalla nomina di una segreteria politica) incentivi il principio della responsabilità del mandato politico.
Si tratta di un tema, questo della scelta in particolare, che sembra certamente potere interpellare quello più concreto della responsabilità morale della rappresentanza. Che è tale quando origina dalla legittimazione democratica del popolo.
Indicazioni bibliografiche
- Casavola, F., Partiti e sindacati nella società complessa, in La politica educata, a cura di F. Casavola e G. Salvatori , Ave, 1989
- Campanini, G. Cittadini e partiti, quale partecipazione?, La scuola, 1982
- F. Lanchester, Sistemi elettorali e forma di governo, Il Mulino, 1981
- G. Sartori, Ingegneria costituzionale comparata, Il Mulino, 2004
- G. Sartori, Sistemi elettorali, in Elementi di teoria politica, Il Mulino, 1990
- Osservatorio sulle riforme – Istituto V. Bachelet, L’eredità della Costituzione, Ave, 1998
- Scoppola, La Repubblica dei partiti, Bologna, 1996









