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	<title>Dialoghi.net &#187; Fatto del giorno</title>
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	<description>Azione Cattolica e impegno culturale</description>
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		<title>Il creato, un dono da custodire</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 09:26:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>s.pattaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fatto del giorno]]></category>

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		<description><![CDATA[di Luigi Lopresti
<br/><br/>
Il 1° settembre la Chiesa in Italia celebra la 5ª Giornata per la salvaguardia del creato. “Custodire il creato, per coltivare la pace” è il tema del messaggio dei vescovi italiani per la Giornata 2010. L’aver voluto interpretare il “salvaguardare” con il “custodire”, [...]]]></description>
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di Luigi Lopresti</p>
<p>Il 1° settembre la Chiesa in Italia celebra la 5ª Giornata per la salvaguardia del creato. “<em>Custodire il creato, per coltivare la pace</em>” è il tema del messaggio dei vescovi italiani per la Giornata 2010. L’aver voluto interpretare il “salvaguardare” con il “custodire”, richiama il coltivare e il custodire della <em>Genesi</em>, il promuovere e il proteggere, e non solo la preoccupazione a non rovinare un qualcosa che ci è stato affidato.</p>
<p>«Il creato è dono di Dio per la vita di tutti gli uomini», ha commentato mons. Angelo Casile, direttore dell’Ufficio Cei per i problemi sociali e il lavoro  perciò «a motivare il nostro impegno per il creato è la passione verso l’uomo, la ricerca della solidarietà a livello mondiale, ispirata dai valori della carità, della giustizia e del bene comune, vissuti nella fede e nell’amore di Dio». La responsabilità per il creato della Chiesa consiste nel difendere «la terra, l’acqua e l’aria come doni della creazione appartenenti a tutti» e nel «proteggere soprattutto l’uomo contro la distruzione di se stesso». «Se si avvilisce la persona – sottolinea il direttore dell’Ufficio Cei per i problemi sociali e il lavoro , si sconvolge l’ambiente e si danneggia la società, è necessario quindi educarci ad una responsabilità ecologica che “affermi con rinnovata convinzione l’inviolabilità della vita umana in ogni sua fase e in ogni sua condizione, la dignità della persona e l’insostituibile missione della famiglia, nella quale si educa all’amore per il prossimo e al rispetto della natura”», come si legge nell’enciclica <em>Caritas in veritate</em>.</p>
<p>Il credente dunque deve guardare alla natura con riconoscenza e gratitudine verso Dio, per questo non la considera un tabù intoccabile o tanto meno ne abusa con spregiudicatezza. In sostanza, l’approccio cristiano mette Dio creatore al primo posto, l’uomo come prima creatura e il creato come dono di Dio all’uomo, perché nel creato l’uomo, ogni uomo, tutto l’uomo si sviluppi e faccia sviluppare il creato stesso in tutte le sue componenti: uomini, animali, piante; la visione cristiana è il camminare insieme dell’uomo e dell’ambiente verso Dio. Nel messaggio <em>Custodire il creato, per coltivare la pace</em> i vescovi italiani ci invitano ad “accogliere e approfondire, inserendolo nel agire pastorale, il profondo legame che intercorre fra la convivenza umana e la custodia della terra”. È un impegno prezioso per noi, per la nostra terra e per le future generazioni.</p>
<p>L’obiettivo generale è quello di promuovere un effettivo cambiamento di mentalità che ci induca ad adottare nuovi stili di vita, “nei quali la ricerca del vero, del bello e del buono e la comunione con gli altri uomini per una crescita comune siano gli elementi che determinano le scelte dei consumi, dei risparmi e degli investimenti”, come scriveva Giovanni Paolo II nella <em>Centesimus annus</em>. Obiettivi particolari si concretizzano: nel riflettere, aiutati da esperti teologi, sul rapporto vitale tra l’uomo, l’ambiente e Dio, nell’ottica della responsabilità di ciascuno; nella promozione di nuovi stili di vita che utilizzano con maggior sobrietà le risorse energetiche, per contenere le emissioni di gas serra, ma anche per la vivibilità delle nostre città; nella diffusione di studi sul miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici, anche per gli spazi delle nostre comunità; sulla possibilità di far avanzare la ricerca di energie alternative e la promozione dell’energia eolica, solare e geotermica per il riscaldamento e l’illuminazione; sul sostenere e praticare nelle nostre comunità la raccolta differenziata dei rifiuti, il riuso dell’usato.</p>
<p>Benedetto XVI nella <em>Caritas in veritate</em> invita ad “avvertire come dovere gravissimo quello di consegnare la terra alle nuove generazioni in uno stato tale che anch’esse possano degnamente abitarla e ulteriormente coltivarla”. L’espressione “dovere gravissimo” esprime una qualifica etico-teologica molto forte, che il Concilio Vaticano II usa per esprimere l’obbligo dell’educazione che i genitori hanno nei confronti dei loro figli, della solidarietà che le nazioni ricche hanno verso i popoli in via di sviluppo, della promozione della pace in tutti gli uomini. Perciò è necessario educarci e educare a una grande attenzione nei confronti del creato, pensando che esiste una grande reciprocità tra noi, il creato e Dio.
</div>
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		<title>Non so: dunque non sono</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 09:24:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>s.pattaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fatto del giorno]]></category>

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		<description><![CDATA[di Ettore Masina
<br/><br/>
“Sono informato e dunque sono”: è la storia a suggerirci questa constatazione. Ancor più evidente è la versione negativa. E cioè: “Non sono informato e dunque non sono, non esisto”. Penso ai milioni e milioni di persone che nel secolo scorso andarono a morire nel nome di ideali che in realtà erano traditi da chi li mandava al massacro: [...]]]></description>
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di Ettore Masina</p>
<p>“Sono informato e dunque sono”: è la storia a suggerirci questa constatazione. Ancor più evidente è la versione negativa. E cioè: “Non sono informato e dunque non sono, non esisto”. Penso ai milioni e milioni di persone che nel secolo scorso andarono a morire nel nome di ideali che in realtà erano traditi da chi li mandava al massacro: essi, i poveri soldati o i costruttori di opere faraoniche senza senso, o i lavoratori convinti che i padroni avessero sempre ragione e che dunque bisognava accettare salari di fame o che per andare in paradiso bisognava rassegnarsi alla miseria, tutti costoro furono vittime di mancanza di informazioni sulla realtà. La loro icona più celebre e più dolorosa è quella dei tre o quattro soldati giapponesi, che continuarono a vivere per trent’anni nelle giungle di qualche isola dell’Estremo Oriente, in una spaventosa solitudine e regrediti allo stato di uomini dell’età della pietra, perché mancavano di due informazioni essenziali; che il loro imperatore non era un dio invincibile e che la guerra era terminata.</p>
<p>Non sono soltanto realtà lontane negli anni e nei secoli. Milioni di esseri umani muoiono oggi perché le grandi imprese farmaceutiche negano informazioni sui farmaci che potrebbero salvarli. Milioni di esseri umani non sono in grado di sviluppare i loro talenti perché l’analfabetismo li priva delle necessarie informazioni sugli strumenti per svilupparli: a ragione Saint-Exupéry parlava di “piccoli Mozart assassinati”: un immenso giacimento culturale ed etico ridotto a cimitero.</p>
<p>Senza informazioni o con informazioni ridotte o con informazioni falsate non esistono vere democrazie. Non è possibile, infatti, valutare idee programmi persone, dunque non è possibile scegliere, non è possibile verificare i risultati delle proprie scelte. La mancanza di informazioni copre potere occulti, criminalità, massonerie, superstizioni. Chi manca di informazioni si aggira in un labirinto costellato di trappole, in cui la luce del sole non penetra mai.</p>
<p>Chi ci nega informazioni sta dicendoci: tu non sei degno di sapere, sei incapace di comprendere, sei un immaturo, sei una persona di serie B (o C o peggio); hai bisogno che ti dica io cosa devi sapere e dunque cosa devi pensare. Ogni censura è un coltello alla gola della nostra libertà. Chi ci nega informazioni è uno che cerca di diventare nostro padrone – o di rinsaldare il suo potere.</p>
<p>Non possiamo sperare di ricevere informazioni veritiere per sovrana concessione. Anche le notizie che ci vengono date o che abbiamo appreso non sono verità assolute. Abbiamo bisogno di verificare le fonti delle informazioni raccolte, di pesare le notizie confrontandole fra loro. Dobbiamo ricordarci che le voci di chi “non conta”, di chi è povero, di chi ha fame e sete di giustizia sono spesso esili o imbavagliate. Cercare informazioni è un lavoro difficile ma significa cercare la verità, che è la missione del giornalista ma anche di ogni uomo.</p>
<p><em>(Questo testo è tratto da una riflessione dello scrittore Ettore Masina sui rischi che corre la libertà di informazione nel nostro Paese: dalla questione dell’inasprimento delle tariffe postali, che colpisce in particolare la piccola editoria, ai diversi tentativi di limitazione del diritto di cronaca. Vedi: www.ettoremasina.it)</em></p>
<p>27 agosto 2010</p>
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		<title>Ora, più che mai, è tempo di dialogo</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 09:23:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>s.pattaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fatto del giorno]]></category>

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		<description><![CDATA[de Il Patriarca ecumenico Bartolomeo
<br/><br/>
C’è un’immagine simbolica che adorna l’ingresso degli uffici centrali del Patriarcato ecumenico a Istanbul. Si tratta di un magnifico mosaico che ritrae Gennadios Scholarios, il primo Patriarca ecumenico del periodo dell’occupazione ottomana. Il Patriarca riceve dal sultano Maometto II il «firmano», un documento legale che garantisce il proseguimento e la tutela della Chiesa ortodossa per il periodo del dominio ottomano. Ritrae l’inizio di una lunga coesistenza e di impegno interreligioso. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="dialogando">
<em>Il Patriarca ecumenico Bartolomeo</em></p>
<p>C’è un’immagine simbolica che adorna l’ingresso degli uffici centrali del Patriarcato ecumenico a Istanbul. Si tratta di un magnifico mosaico che ritrae Gennadios Scholarios, il primo Patriarca ecumenico del periodo dell’occupazione ottomana. Il Patriarca riceve dal sultano Maometto II il «firmano», un documento legale che garantisce il proseguimento e la tutela della Chiesa ortodossa per il periodo del dominio ottomano. Ritrae l’inizio di una lunga coesistenza e di impegno interreligioso.</p>
<p>Il Patriarcato ecumenico è sempre stato convinto del proprio ampio ruolo e della propria responsabilità ecumenica. Questo ispira i suoi sforzi indefessi per l’unità ortodossa nel mondo nonché i suoi sforzi pionieristici per il dialogo ecumenico. Fra gli aspetti più importanti di questo dialogo ricordiamo lo storico incontro fra il Patriarca ecumenico Atenagora e Papa Paolo VI nel 1964, che portò a una reciproca soppressione degli anatemi lanciati a partire dal 1054, e anche l’incontro, altrettanto storico, tra Giovanni Paolo II e il nostro predecessore, il Patriarca ecumenico Demetrios, nel 1979, che condusse all’annuncio di un dialogo teologico fra le nostre due Chiese. La visita di Benedetto XVI in Turchia nel 2006, in risposta al nostro invito a partecipare alla festa di sant’Andrea apostolo, ha portato a un rinnovamento dell’impegno per il dialogo.</p>
<p>Tuttavia non abbiamo mai limitato questi impegni solo alle confessioni cristiane. Il Patriarcato ecumenico, trovandosi al crocevia di continenti, civiltà e culture, è stato sempre un ponte di collegamento fra cristiani, musulmani ed ebrei. Dal 1977 promuove un dialogo religioso bilaterale con la comunità ebraica (su certi aspetti quali la legge, la tradizione e la giustizia sociale); dal 1986 è in dialogo interreligioso bilaterale con la comunità islamica (su pace, giustizia e pluralismo); e dal 1994 organizza una serie di incontri internazionali per approfondire il dialogo fra cristiani, musulmani ed ebrei (sulla tolleranza).</p>
<p>I rappresentanti religiosi hanno la particolare responsabilità di non provocare e di non ingannare. La loro integrità svolge un ruolo vitale nel processo di dialogo. Alla metà del XIV secolo, san Gregorio Palamas, arcivescovo di Tessalonica, si impegnò in dibattiti teologici con importanti rappresentanti dell’islam. Uno di essi auspicò l’avvento di un tempo in cui la comprensione reciproca sarebbe stata il tratto distintivo dei seguaci di entrambe le religioni. San Gregorio concordò, osservando che prima o poi quel tempo sarebbe giunto. Ora desideriamo con umiltà che quel tempo sia il nostro. Ora, più che mai, è tempo di dialogo.</p>
<p>Non siamo così ingenui da pensare che questo dialogo non abbia un prezzo o non faccia correre dei pericoli. Ha con sé sempre un rischio avvicinare un’altra persona, un’altra cultura e un altro credo. Non si sa mai cosa aspettarsi: l’altro sarà sospettoso? Penserà che voglio imporgli il mio credo o il mio stile di vita? Comprometterò o addirittura perderò ciò che è unico della mia tradizione? Qual è il terreno comune sulla cui base possiamo dialogare? E quali saranno i risultati del dialogo? Ci poniamo questi interrogativi quando tentiamo il dialogo. Ciononostante, riteniamo che se si aprono la mente e il cuore alla possibilità di dialogo avviene qualcosa di sacro. Quando la volontà di accogliere l’altro è autentica, al di là di qualsiasi timore o pregiudizio, scocca una scintilla mistica e prende il sopravvento la realtà di qualcosa, o di Qualcuno, che è molto più grande di noi. Dunque, riconosciamo che i benefici del dialogo superano i rischi. Siamo convinti che, nonostante le differenze culturali, religiose e razziali, siamo ora più vicini di quanto avremmo mai potuto immaginare.</p>
<p><em>(Venerdì 20 agosto il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo, ha ricevuto la laurea honoris causa all&#8217;Università cattolica «Giovanni Paolo II» di Lublino, in Polonia. Durante la cerimonia, il Patriarca ha pronunciato un discorso, intitolato L’imperativo del dialogo interreligioso nel mondo moderno, del quale pubblichiamo ampi stralci).</em></p>
<p>25 agosto 2010
</p></div>
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		<title>Diventiamo grandi insieme!</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 09:20:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>s.pattaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fatto del giorno]]></category>

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		<description><![CDATA[L’Ufficio centrale ACR
<br/><br/>
I ragazzi al centro: questo il fil rouge che lega l’esperienza dei campi nazionali dell’ACR all’incontro del 30 ottobre. Da Pietralba a Opi, dal Triveneto all’Abruzzo-Molise, i membri di equipe, i responsabili e gli assistenti diocesani e regionali, sono stati chiamati a fissare lo sguardo sui bambini e ragazzi che sono loro affidati e a riflettere sulle sfide e prospettive del nostro servizio educativo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="dialogando">
L’Ufficio centrale ACR</p>
<p>I ragazzi al centro: questo il fil rouge che lega l’esperienza dei campi nazionali dell’ACR all’incontro del 30 ottobre. Da Pietralba a Opi, dal Triveneto all’Abruzzo-Molise, i membri di equipe, i responsabili e gli assistenti diocesani e regionali, sono stati chiamati a fissare lo sguardo sui bambini e ragazzi che sono loro affidati e a riflettere sulle sfide e prospettive del nostro servizio educativo.</p>
<p>Per farlo si è cercato di leggere il protagonismo dei ragazzi alla luce delle mete del Progetto Formativo della nostra associazione e di riflettere sull’Iniziazione Cristiana, soprattutto all’inizio di un decennio dedicato all’educazione. L’ACR è, infatti, da sempre a servizio dell’IC, facendo riferimento in particolare all’iniziazione dei bambini, anche piccolissimi, dei ragazzi e dei preadolescenti. Introdurre i ragazzi, iniziarli, all’esperienza della vita in Cristo è ciò che l’ACR riconosce e sceglie come missione propria. L’AC, infatti, non si preoccupa di inseguire un suo progetto di educazione dei ragazzi, ma condivide la fatica che la Chiesa Italiana oggi sta facendo di comunicare il Vangelo alle nuove generazioni. Due sono le direzioni di questo impegno: da un lato la necessità di valorizzare maggiormente la dimensione esperienziale, dall’altro quella dell’attenzione alla persona.</p>
<p>Da questo deriva l’importanza per l’ACR di testimoniare la propria fedeltà al Vangelo insieme alla fedeltà ai ragazzi e alle ragazze delle nostre comunità… una doppia fedeltà che permetta all’ACR di raccogliere le questioni e la complessità dell’aiutare i ragazzi a diventare cristiani nella consapevolezza che la fede cristiana è per l’oggi e per il domani e, dunque, non solo per il passato. Un’ACR capace di vivere così il primo annuncio a misura di bambino: “quello che sei e che vivi è importante anche per noi, ciò che desideri ci sta a cuore e, proprio per questo, viviamo la pazienza di riconoscere ed interpretare tutto ciò alla luce della Parola del Signore”.</p>
<p>Una riflessione che non si ferma certo al tempo estivo, ma che conduce direttamente all’appuntamento straordinario di “C’è di più. Diventiamo grandi insieme!”, in cui i bambini e i ragazzi potranno dire alla Chiesa e alla città di Roma il loro desiderio di seguire il Signore della vita e di portare a tutti la bellezza dell’incontro con lui.</p>
<p>21 agosto 2010
</p></div>
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		<title>Alzare lo sguardo per rialzare l’umanità</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 09:18:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>s.pattaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fatto del giorno]]></category>

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		<description><![CDATA[di Gigi Borgiani
<br/><br/>
“Se, in positivo, tale percezione ve­de accresciuti, infatti, il riconoscimento e la promozione della dignità e della libertà di ciascuno, all’opposto è ferita da un indi­vidualismo che ci isola, ci divide ed esaspe­ra i conflitti. In un tempo di esaltazione dell’autonomia e della libertà individuale, impera sottova­lutato un pensiero unico, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="dialogando">
di Gigi Borgiani</p>
<p>“Se, in positivo, tale percezione ve­de accresciuti, infatti, il riconoscimento e la promozione della dignità e della libertà di ciascuno, all’opposto è ferita da un indi­vidualismo che ci isola, ci divide ed esaspe­ra i conflitti. In un tempo di esaltazione dell’autonomia e della libertà individuale, impera sottova­lutato un pensiero unico, diffuso dalla cultura della comunicazione nel suo intreccio con le esigenze del mercato e del consumo. A uscirne umiliata non è sol­tanto la corporeità, ma anche l’interiorità della persona. Questa deriva è riconoscibi­le nello spreco di vita, di tempo, di risorse e di possibilità, che si verifica quando ci si chiude nel circolo vizioso della smania di e­vasione, di piacere, di divertimento a tutti i costi, noncuranti dei drammi che si consu­mano dietro l’angolo, se non addirittura che si arrecano. Analogamente avviene quan­do, nella gestione della cosa pubblica, la lot­ta a difesa di interessi personali o di grup­po si trasforma in uno scontro di veti in­crociati, che paralizzano la ricerca del bene comune; o quando, nell’esercizio di una re­sponsabilità o nell’espletamento di un com­pito all’interno di un’organizzazione socia­le, il sottrarsi al proprio dovere vanifica pre­stazioni e servizi attesi e sperati. Sono, que­sti, solo alcuni casi tipici di un andazzo che rimpicciolisce il nostro cielo, rendendo ir­respirabile la convivenza”.</p>
<p>A queste parole del Segretario della CEI, fanno eco quelle pronunciate dall&#8217;arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi, durante l&#8217;omelia del Pontificale dell&#8217;Assunta in Duomo: &#8220;Il rischio che tutti corriamo &#8211; ha detto &#8211; è di guardare in basso, solo in basso, imprigionati e rovinati come siamo dal nostro io” . &#8220;Un io &#8211; ha proseguito &#8211; che ripiegandosi su se stesso tende ad assolutizzarsi, a configurarsi come un &#8216;idolo da adorare e per il quale si è disposti a sacrificare tutto. Ma un io così inquina il rapporto essenziale che ciascuno di noi ha con gli altri: siamo fatti per l&#8217;incontro e la relazione. Quando però prevale l&#8217;affermazione del proprio io, la sensibilità verso l&#8217;altro diviene indifferenza, l&#8217;impegno verso l&#8217;altro non è più percepito e vissuto come responsabilità&#8221;. Occorre quindi guardare agli altri senza rinchiudersi nell&#8217;individualismo, nell&#8217;egoismo, nell&#8217;io diffuso nella politica come nella famiglia, nel sindacato, nell&#8217;impresa, nella società. “Questo atteggiamento &#8211; ha continuato l&#8217;arcivescovo &#8211; è altrettanto grave e dagli effetti altrettanto devastanti quando è realizzato da coloro dai quali invece ci si attenderebbe un contributo decisivo alla costruzione del bene comune&#8221;.<br />
Quali risposte a questa situazione? Se da un lato Mons Crociata dice che:</p>
<p>“ Bisogne­rebbe innanzitutto intendere l’indole spiri­tuale del malessere che ci affligge: siamo poveri di idealità, di pensiero, di orizzonti, di speranza. Non bastano tecniche e pro­grammi, peraltro necessari; ci vogliono per­sone rinnovate, come ci ricorda Benedetto XVI: «Lo sviluppo è impossibile senza uo­mini retti, senza operatori economici e uo­mini politici che vivano fortemente nelle lo­ro coscienze l’appello del bene comune». ed invita ad imitare “<br />
 Maria, associata in modo unico e singolare alla vittoria del suo Figlio sul ma­le e sulla morte, è la prima cellula di una nuova umanità”, dall’altro il Card. Tettamanzi ha concluso l’omelia dicendo che ricostruire il rapporto con Dio &#8220;è la strada maestra da seguire per ricostruire il legame autentico con gli altri&#8221;. E quindi, &#8220;paradossalmente, solo lo sguardo in alto rende possibile lo sguardo verso gli altri e verso il basso, verso la terra e i suoi problemi&#8221;. E ancora questa affermazione trova un perfetta risonanza nella parole conclusive dell’editoriale di Mons Crociata :  “Solo un simile sguardo ci fa crescere, pro­piziando una mobilitazione interiore della persona e il superamento di ogni forma di isolamento, così da riconoscersi nella rete di solidarietà umana in cui siamo costitui­ti per nascita e destino”</p>
<p>Sono spunti che in questi gironi estivi possono aiutare le riflessione e , speriamo, suscitare rinnovato impegno nelle nostre associazioni che hanno molto da offrire perché la mentalità diffuso possa assumere dimensioni positive volte alla costruzione del bene comune.</p>
<p>17 agosto 2010
</p></div>
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		<title>In agenda: Anno Internazionale della Gioventù</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 09:15:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>s.pattaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fatto del giorno]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.dialoghi.net/?p=4437</guid>
		<description><![CDATA[di Gigi Borgiani
<br/><br/>
Ha preso il via in questi giorni a New York l’Anno Internazionale della Gioventù. In 365 giorni, fino all’11 agosto 2011, di cose se ne possono fare tante. Parola d’ordine però: Fatti non parole. Intorno a questioni fondamentali quali: pace, giustizia, rispetto dei diritti umani, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="dialogando">
Ha preso il via in questi giorni a New York l’Anno Internazionale della Gioventù. In 365 giorni, fino all’11 agosto 2011, di cose se ne possono fare tante. Parola d’ordine però: Fatti non parole. Intorno a questioni fondamentali quali: pace, giustizia, rispetto dei diritti umani, ridistribuzione delle ricchezze, solidarietà tra generazioni, tra culture, religioni e popoli di discorsi se ne sono fatti e se ne fanno tanti, ma questioni risolte (almeno in parte) poche.  L’Anno, che ha come tema “il Dialogo e la Comprensione reciproca”, oltre ad incoraggiare il dialogo tra le generazioni e di promuovere ideali alti per la convivenza umana esorta i giovani ad impegnarsi per lo sviluppo, compreso il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite, che cercano di ridurre entro il 2015 molti mali sociali, a partire dalla povertà estrema e la fame, passando per la mortalità materna e infantile, fino alla mancanza di accesso all’educazione e alle cure sanitarie. È importante quindi mettere in agenda iniziative di informazione e sensibilizzazione perché solo a partire da una presa di coscienza diffusa sarà possibile raggiungere, almeno parzialmente, gli obiettivi indicati. Ed è importante che siano i giovani a mobilitarsi per primi sia per la sensibilità e l’entusiasmo che li contraddistingue sia perché è in gioco il loro futuro. Futuro che in un mondo ormai interdipendente non è possibile immaginare al di fuori di una mentalità universale. Non esistono problemi e situazioni difficili e drammatiche di altri, ma nella prospettiva di creare un’unica famiglia umana la convivenza ed il progresso o saranno di tutti o di nessuno. È un’idea forte che ricaviamo dalla Caritas in veritate dalla quale abbiamo ben capito che lo sviluppo integrale della persona deve essere inteso come sviluppo globale.</p>
<p>Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon nel suo messaggio augurale ha scritto: «In un mondo nel quale diversi popoli e tradizioni si avvicinano gli uni agli altri, con contatti sempre più frequenti rispetto al passato, è cruciale che le giovani generazioni imparino come prestare ascolto, immedesimarsi negli altri, riconoscere opinioni divergenti, e siano in grado di risolvere i contrasti per questo è necessario includere i giovani nelle politiche, nei programmi e nei processi decisionali da cui il loro e il nostro futuro trarranno vantaggio». Questo è possibile solo se l’Anno non sarà solo celebrativo o di facciata ma sarà veramente occasione di dialogo costruttivo e di azioni concrete.</p>
<p>Nel corso di questo’anno quindi i governi, le organizzazioni giovanili, scuola ed università e società civile sono incoraggiati a organizzare attività che promuovano una maggiore consapevolezza dell’importanza e dei benefici derivanti dalla partecipazione giovanile in tutti i settori della società. Sono inoltre necessarie attività che aiutino i giovani a investire la loro energia, il loro entusiasmo e la loro creatività nello sviluppo e nella promozione della comprensione reciproca.</p>
<p>Molti eventi a livello internazionale sono già stati programmati nel corso dell’anno, tra questi la Conferenza mondiale dei giovani a Città del Messico dal 24 al 27 agosto e la prima edizione dei Giochi Olimpici della Gioventù, che si terrà a Singapore dal 14 al 26 agosto che ha come obiettivo quello di ispirare i giovani di tutto il mondo ad abbracciare, fare propri ed esprimere i valori olimpici di eccellenza, amicizia e rispetto.</p>
<p>A Città del Messico i giovani affronteranno questioni relative all’educazione, alla salute, alla globalizzazione, allo sviluppo, alla tecnologia, ai mezzi di comunicazione ma anche a quelle relative alla fame e alla povertà,  alla criminalità, all’abuso di  droghe. Sono questioni ubiquitarie, quotidiane sulle quali non solo dobbiamo riflettere ma agire con proposte di vita, di dialogo e comprensione. Nelle agende dei nostri gruppi (siamo nella stagione dei programmi) non possono quindi mancare attenzione e impegno perché l’Anno della gioventù non sia bruciato nel falò del qualunquismo, del generico ed inconcludente ma segni davvero l’inizio di un protagonismo appassionato che, a partire dai giovani, possa contagiare tutte le generazioni e aprire nuovi sentieri che rispondano all’accorato appello di Benedetto XVI che a Cagliari nel settembre del 2008 invitò ad «essere capaci di evangelizzare il mondo del lavoro, dell&#8217;economia, della politica» che &#8211; ha sottolineato &#8211; «necessita di una nuova generazione di laici cristiani impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile».</p>
<p>Opportunità di approfondimento, di informazione, di dialogo non mancano. Intanto  si potrebbe partire da una rilettura della Dichiarazione dei diritti umani, da una analisi della loro attualizzazione nel nostro paese e nel mondo, da un aggiornamento sullo stato degli Obiettivi di sviluppo Millennio collaborando con i gruppi che se ne occupano in modo specifico (Focsiv, Caritas, …), dal prevedere la partecipazione allo “Stand-up”(*) in programma a settembre, da un “ripasso” della Caritas in veritate e, perché no, da una maggiore  conoscenza e attenzione di quanto sta facendo il FIAC nei vari continenti… C’è da fare!</p>
<p>Gigi Borgiani</p>
<p>(*) Cos’è lo Stand-up?</p>
<p>E’ la più grande mobilitazione mondiale contro la povertà. Le persone in tutto il mondo compiono il gesto di ALZARSI IN PIEDI per ricordare ai governi l’impegno di raggiungere entro il 2015 gli otto Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Le quattro precedenti edizioni hanno visto una partecipazione straordinaria: solo nel 2009 oltre 173 milioni di persone si sono alzate ovunque nel mondo. L’Italia, con 820.800 partecipanti, è risultata la prima nazione in Europa. Essenzialmente fare Stand Up significa ALZARSI IN PIEDI CONTRO LA POVERTA’, un’affermazione simbolica di grande forza e un’assunzione di responsabilità comune.</p>
<p>Perché si fa a settembre?</p>
<p>Quest’anno lo Stand Up viene anticipato a settembre perchè dal 20 al 22 settembre a New York si riuniranno tutti i Capi di Stato e di governo che hanno promesso di raggiungere gli Obiettivi del Millennio per fare il punto della situazione e progettare i prossimi passi. Per questo nei giorni precedenti, dal 17 al 19 settembre, si svolgeranno le giornate di mobilitazione Stand Up. Per chiedere all’Italia e a tutti i governi di arrivare preparati a questo Summit e di impegnarsi nella lotta alla povertà</p>
<p>Quest’anno in Italia e nel resto del mondo si farà Stand Up dal 17 al 19 settembre. In qualsiasi momento della giornata. Chiunque può organizzare uno Stand Up nella propria scuola, ufficio, parrocchia, sinagoga o moschea, campo sportivo o negozio, al teatro, al cinema, al centro commerciale, nelle biblioteche… ovunque! Se vuoi invece partecipare a un evento già organizzato, visita il sito www.campagnadelmillennio.it per conoscere lo Stand Up più vicino. Le persone con disabilità possono manifestare la loro partecipazione attraverso un qualunque gesto o soltanto con la propria presenza.</p>
<p>Quest’anno chi fa Stand Up fa sentire il suo cuore che batte forte contro la povertà e a sostegno degli Obiettivi del Millennio. Durante le giornate di mobilitazione facciamo sentire il nostro battito e la nostra voce. Create un suono ispirato agli Obiettivi del Millennio, ricreate il suono del battito e inviatelo a standup@millenniumcampaign.it Nella sezione KIT STAND UP trovate il file mp3 del battito da usare e alcune idee per realizzare il battito.</p>
<p>15 agosto 2010
</p></div>
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		<title>Questa casa non è un albergo</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 09:10:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>s.pattaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fatto del giorno]]></category>

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		<description><![CDATA[di Maria Graziano
<br/><br/>
Perché nel cuore dell’estate 150 adulti, compresi gli assistenti, e 31 ragazzi delle famiglie partecipanti si riuniscono nella bella regione della Sicilia, a Linguaglossa, in provincia di Catania, diocesi di Acireale?

La risposta è scontata: [...]]]></description>
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di Maria Graziano</p>
<p>Perché nel cuore dell’estate 150 adulti, compresi gli assistenti, e 31 ragazzi delle famiglie partecipanti si riuniscono nella bella regione della Sicilia, a Linguaglossa, in provincia di Catania, diocesi di Acireale?</p>
<p>La risposta è scontata: il settore adulti nazionale ha riproposto l’esperienza intensa del campo adulti. Quest’anno il confronto è avvenuto su un tema tutt’altro che facile e scontato, <strong>la sfida educativa nei legami familiari</strong>, mettendo al centro della ricerca e delle riflessioni il grande compito dell’educazione e l’esperienza delle famiglie, delle nostre prima di tutto, ma anche di quelle che quotidianamente incrociamo nella vita, facendo emergere la traccia dell’esperienza di Dio nelle domande che più frequentemente ci poniamo.</p>
<p>Come sono le famiglie oggi? Che relazioni si vivono tra generazioni? Qual è il valore aggiunto dello sguardo evangelico con cui leggiamo e viviamo le esperienze familiari?</p>
<p>Con lo sguardo trasformato da una sapiente rivisitazione dell’icona biblica della famiglia di Nazareth, dei genitori Maria e Giuseppe che cercano il figlio Gesù (Lc, 2,33-35; 39-50), si guarda alla famiglia, a tutte le famiglie, come <strong>luogo dell’esercizio dell’amore</strong>, perché persino l’Amore “viene iniziato” ad amare nella ferialità, nella semplicità della vita di ogni giorno, in cui si apprende cosa significano un bacio, una carezza, il rimettersi in piedi dopo le cadute&#8230;. Da parte dei genitori, si sperimentano, oggi come ieri, l’angoscia affannosa e la consapevolezza che il compito, che scaturisce dalla propria responsabilità, consiste soprattutto in un <strong>coeducarsi</strong>, nella fatica che adulti e giovani generazioni sperimentano insieme nell’imparare ad amare.</p>
<p>Agli adulti si chiede non tanto di essere dei modelli (il perfezionismo etico messo in mostra potrebbe, anzi, indurre a penosi fallimenti dell’azione educativa…) quanto di corrispondere a quel desiderio di <strong>autenticità </strong>con entusiasmo, con gioia, con quella “leggerezza” che non contraddice la fatica del compito educativo, ma che consente ai ragazzi di toccare con mano che la nostra vita adulta è piena e perciò non proietta pesi o addirittura le proprie “ombre” sui “cuccioli”, sempre più fragili, anche quando ostentano sicurezza e sono costretti ad assumere ruoli che non competono loro, perché gli adulti confondono il loro agire con quello giovanile. Se i nostri ragazzi, come si afferma, danno valore all’autenticità dei sentimenti, il nostro impegno di adulti è di curare il passaggio da un’adesione puramente emotiva ad alcuni valori ad un’interiorizzazione degli stessi, perché la virtù si caratterizzi non come un fatto “da matusa”, ma come un orientamento di ciò che è desiderabile.</p>
<p>Cosa occorre recuperare per il tempo a venire nei legami familiari?</p>
<p>Sicuramente un’<strong>armonia di linguaggi</strong> che sostituisca quel “gap” tra genitori, nonni, zii…e figli, nipoti che spesso fanno fatica a parlarsi e a capirsi; è un passaggio da un “sistema analogico” di strutturazione delle conoscenze ad un “modo digitale” tipico dell’oggi, che occorre assumere mettendosi in discussione.</p>
<p>Poi, più che preoccuparsi del “cosa” fanno le giovani generazioni, noi adulti abbiamo bisogno di chiederci “perché” lo fanno…, nella consapevolezza che ogni epoca di veloce transizione, come la nostra, pensa di essere la più critica!</p>
<p>Si ha bisogno allora di sperimentare il valore aggiunto dello sguardo evangelico con cui leggiamo e viviamo le esperienze familiari attraverso un <strong>vissuto ecclesiale rigenerante</strong> col suo stile, che risvegli il desiderio delle persone di perseguire un “fine comune” da raggiungere insieme, piuttosto che di “fini uguali” che procedono parallelamente nella famiglia, nella comunità. S’impara così a vivere il giusto <strong>senso dell’autorità</strong> nel senso etimologico dell’“augere”, del crescere, di un potere a servizio della crescita, che ha una ricaduta sul vissuto sociale, nel promuovere relazioni e azioni orientate al bene comune.</p>
<p>Se è vero che quasi sempre il convivere è tenuto insieme dall’amore, è altrettanto vero che <strong>l’amore si educa</strong>, perché sia sempre più con la “A” maiuscola, gratuito, autorevole, disinteressato, generoso, disposto a giocarsi tutto fino in fondo per un fine comune… Questa è la famiglia, questi sono i legami familiari… Come “valore aggiunto”, la speranza cristiana mostra in modo particolare la sua verità proprio nei casi in cui l’esperienza della <strong>fragilità </strong>può minare questi legami (bambini e adulti disabili; cura di genitori anziani, rottura di rapporti coniugali…) non avendo bisogno di nasconderla, ma sapendo accoglierla con discrezione e tenerezza, restituendola, arricchita di senso, al cammino della vita.</p>
<p>12 agosto 2010
</p></div>
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		<title>Credenti e credibili</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 09:08:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>s.pattaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fatto del giorno]]></category>

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		<description><![CDATA[di Chiara Finocchietti e Marco Iasevoli
<br/><br/>
Dobbiamo ora porci come obiettivo urgente e categorico di formare le coscienze dei cristiani per edificare in loro un uomo interiore compiuto anche quanto all’etica pubblica, nelle dimensioni della veracità, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="dialogando">
di Chiara Finocchietti e Marco Iasevoli</p>
<p><em>Dobbiamo ora porci come obiettivo urgente e categorico di formare le coscienze dei cristiani per edificare in loro un uomo interiore compiuto anche quanto all’etica pubblica, nelle dimensioni della veracità, della lealtà, della fortezza e della giustizia. (Giuseppe Dossetti)</em></p>
<p>È tutta mia la città? O meglio, è tutta nostra? È, la città, luogo di forte identificazione e partecipazione? È vissuta in pienezza, nei limiti e nelle ricchezze? Suscita sentimenti, passioni e azioni di bene? In preparazione ad un anno associativo che pone al centro il bene comune e che ci chiede di essere “luce nel mondo”, i giovani di Ac hanno dedicato i campi nazionali ad un tema sempre più urgente e necessario, quello di qualificare la presenza sui territori e formare la coscienza ad una cittadinanza degna del Vangelo. Una tappa che prepara anche alla prossima Settimana sociale dei cattolici di Reggio Calabria (14-17 ottobre 2010), appuntamento che cade in un frangente delicato per il Paese, in cui più che mai si avverte il bisogno di nuove generazioni pronte a spendersi per il bene di tutti.</p>
<p>Il percorso dei due campi (svoltisi a Fognano e Subiaco) ha avuto come punto di partenza il metodo e lo stile del discernimento. Per riabituarsi a pensare e agire insieme, per uscire dal culto dell’eroe solitario, che concepire l’edificazione della città come opera di una comunità, e non di pochi appassionati. Un esercizio difficile, spesso bypassato anche nella Chiesa, perché richiede tempo, pazienza, sintesi, ascolto sincero, rimozione dei pregiudizi.</p>
<p>Eppure, il discernimento comunitario è patrimonio proprio dell’Azione cattolica, che dunque è chiamata a spenderlo generosamente al suo interno, negli organismi ecclesiali e civili, nelle reti con gli altri soggetti attenti al territorio e all’educazione. In particolar modo, i giovani sono interpellati a “pensare e agire insieme” rispetto a quelle istanze sociali che più direttamente riguardano il loro futuro. Istanze nelle quali finora sono stati tenuti alla finestra. Si tratta della piaga del precariato a vita, dell’assenza di meritocrazia e mobilità sociale, si tratta dello schiaffo che rappresentano nelle nostre città i poveri, delle sfide che la globalizzazione pone e alle quali si risponde con modi e contenuti provinciali.</p>
<p>Non si tratta di fare opinionismo, o di prendere posizioni fondate sul nulla. Sono questioni che interpellano la qualità dei percorsi formativi. Nei due campi lo hanno ribadito numerosi ospiti, vescovi e laici, direttamente e fattivamente impegnati nel campo dell’educazione, della giustizia, della solidarietà e della crescita globale. L’incontro con il presidente nazionale Franco Miano ha permesso di mettere a punto cosa significhi in Ac una formazione che motivi all’impegno per il bene comune: una formazione che abbia in sé esperienze vaste, eterogenee e continue di servizio, in cui i gruppi dedichino del tempo anche alla realizzazione di piccoli segni di bene visibili da tutti, in cui la cura della spiritualità si intrecci costantemente con le domande che provengono dagli altri giovani del territorio.</p>
<p>Prioritario diviene dunque lavorare sulla qualità dei gruppi giovani di Ac, luogo in cui concretamente si può esercitare il discernimento, raccogliere vocazioni e carismi diversi, seminare segni di speranza. Costruire un buon gruppo giovani è, in modo evidente, un contributo significativo alla bellezza dei territori. Un gruppo non astratto, che si senta attratto dalla meta della santità, che oggi passa anche per scelte significative e coerenti: stili di vita sostenibili ed essenziali, priorità ai poveri, relazioni autentiche, accoglienza dei bisogni degli altri giovani, competenza e informazione sui fatti sociali, testimonianza solida nei luoghi di studio e di lavoro.</p>
<p>Un impegno che si radica se vissuto nella comunità ecclesiale, e fondato su una solida vita spirituale: i campi sono stati occasione di incontro con i Pastori e l’associazione delle diocesi che hanno ospitato i partecipanti, e spazi per respirare la spiritualità del monachesimo benedettino, quella della Compagnia di Gesù, e di esperienze di vita contemplativa come quella della piccola Famiglia dell’Annunziata di Montesole.</p>
<p><em>I giovani – dice la Christifideles laici &#8211; non devono essere considerati semplicemente come l&#8217;oggetto della sollecitudine pastorale della Chiesa: sono di fatto, e devono venire incoraggiati ad esserlo, soggetti attivi, protagonisti dell&#8217;evangelizzazione e artefici del rinnovamento sociale . La giovinezza è il tempo di una scoperta particolarmente intensa del proprio «io» e del proprio «progetto di vita», è il tempo di una crescita che deve avvenire «in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini».<br />
</em><br />
È l’impegno assunto nei due campi nazionali, guidati da due testimoni come Giuseppe Dossetti e Rosario Livatino. Il quale, in una dei pochi scritti pubblici, così ci esortava: <em>Non ci sarà chiesto se siamo stati credenti, ma credibili.</em></p>
<p>09 agosto 2010
</p></div>
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		<title>Disarmiamo il mondo</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 09:06:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>s.pattaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fatto del giorno]]></category>

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		<description><![CDATA[di Jean Boulargin
<br/><br/>
30 luglio 2010 - Il Vaticano ha dato il suo sostegno ufficiale ad una campagna interreligiosa internazionale che chiede ai leader del mondo di ridurre il numero di testate nucleari e le “spese militari superflue”, e di destinare il denaro risparmiato a rispondere “in maniera efficace ai bisogni umani”. In una lettera inviata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="dialogando">
di Jean Boulargin</p>
<p>30 luglio 2010 &#8211; Il Vaticano ha dato il suo sostegno ufficiale ad una campagna interreligiosa internazionale che chiede ai leader del mondo di ridurre il numero di testate nucleari e le “spese militari superflue”, e di destinare il denaro risparmiato a rispondere “in maniera efficace ai bisogni umani”. In una lettera inviata al settimanale statunitense dei gesuiti, America , il presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, card. Peter Kodwo Appiah Turkson, dà il suo assenso ufficiale all’iniziativa, denominata Global Security Priorities Initiative e lanciata nel 2005. “Il Pontificio Consiglio Giustizia e Pace &#8211; scrive il porporato &#8211; approva questa iniziativa ben intenzionata e offre il suo pieno supporto” all’obiettivo della campagna di “ridurre le spese per gli armamenti nucleari e indirizzare i fondi risparmiati agli aiuti umanitari”. Per questo, conclude Turkson, il dicastero vaticano “non ha nessun problema nel promuovere la diffusione dell’appello”.</p>
<p>1 agosto 2010 – “Desidero esprimere vivo compiacimento per l’entrata in vigore, proprio oggi, della Convenzione sul bando delle munizioni a grappolo che provocano danni inaccettabili ai civili. Il mio primo pensiero va alle numerose vittime che hanno sofferto e continuano a soffrire gravi danni fisici e morali, fino alla perdita della vita, a causa di questi insidiosi ordigni, la cui presenza sul terreno spesso ostacola a lungo la ripresa delle attività quotidiane di intere comunità.</p>
<p>Con l’entrata in vigore della nuova Convenzione, alla cui adesione esorto tutti gli Stati, la Comunità internazionale ha dimostrato saggezza, lungimiranza e capacità nel perseguire un risultato significativo nel campo del disarmo e del diritto umanitario internazionale. Il mio auspicio e incoraggiamento è che si continui con sempre maggior vigore su questa strada, per la difesa della dignità e della vita umana, per la promozione dello sviluppo umano integrale, per lo stabilimento di un ordine internazionale pacifico e per la realizzazione del bene comune di tutte le nazioni” (Benedetto XVI, <em>Angelus</em>, domenica 1 agosto).</p>
<p>Due buone notizie, due occasioni per ripeterci che la perseveranza ottiene e che l’impegno costante per la giustizia e la pace può portare i frutti che desideriamo. Le parole del Papa esprimono quanto a tutti i livelli, comprese le purtroppo non sempre appoggiate campagne contro le armi o contro la miseria o a favore dei diritti, è stato fatto in molte parti del mondo. Benedetto XVI non ha mai perso occasione per richiamare l’attenzione degli Stati sulla questione della rincorsa agli armamenti e sulle condizioni che continuano a provocare conflitti.</p>
<p>“ Un quarto ambito che, dal punto di vista morale, merita particolare attenzione è la relazione esistente tra disarmo e sviluppo . Suscita preoccupazione l’attuale livello globale di spesa militare”: così scriveva il Papa nel Messaggio per la Giornata mondiale della Pace del 2009; e, nel 2008, aveva scritto: “Su un piano più generale, si deve registrare con rammarico l’aumento del numero di Stati coinvolti nella corsa agli armamenti : persino Nazioni in via di sviluppo destinano una quota importante del loro magro prodotto interno all’acquisto di armi. In questo funesto commercio le responsabilità sono molte: vi sono i Paesi del mondo industrialmente sviluppato che traggono lauti guadagni dalla vendita di armi e vi sono le oligarchie dominanti in tanti Paesi poveri che vogliono rafforzare la loro situazione mediante l’acquisto di armi sempre più sofisticate. È veramente necessaria in tempi tanto difficili la mobilitazione di tutte le persone di buona volontà per trovare concreti accordi in vista di un’efficace smilitarizzazione , soprattutto nel campo delle armi nucleari”. Nel corso dell’Angelus domenicale del 18 novembre 2007 Papa Benedetto XVI ha rivolto un appello alla Conferenza degli Stati contro le mine antiuomo , riunitasi in Giordania, “affinché questo strumento venga bandito per sempre, onde evitare numerose morti, tra le quali quelle sempre più spesso dei bambini”. Il Papa interpreta i bisogni dell’uomo, noi dobbiamo fare eco alle sue parole con un’attenzione ed un impegno costante e coerente verso le questioni che più affliggono l’intera umanità. Purtroppo l’informazione che ci viene somministrata riporta o le non edificanti (proprio nel senso che non costruiscono bene comune) peripezie della nostra politica o fatti di cronaca più o meno oscuri che distraggono dai veri problemi della gente e dei popoli. A noi il dovere di ricercare fonti adeguate e di diffondere quello che in genere viene detto e scritto a margine o addirittura taciuto ostacolando e inquinando la serena convivenza. A tal proposito non nuoce ricordare quanto Benedetto XVI scrisse nel suo primo messaggio per la Giornata mondiale della Pace 2006 (Nella verità, la pace): “ Alla menzogna è legato il dramma del peccato con le sue conseguenze perverse, che hanno causato e continuano a causare effetti devastanti nella vita degli individui e delle nazioni. Basti pensare a quanto è successo nel secolo scorso, quando aberranti sistemi ideologici e politici hanno mistificato in modo programmato la verità ed hanno condotto allo sfruttamento ed alla soppressione di un numero impressionante di uomini e di donne, sterminando addirittura intere famiglie e comunità. Come non restare seriamente preoccupati, dopo tali esperienze, di fronte alle menzogne del nostro tempo, che fanno da cornice a minacciosi scenari di morte in non poche regioni del mondo? L’autentica ricerca della pace deve partire dalla consapevolezza che il problema della verità e della menzogna riguarda ogni uomo e ogni donna, e risulta essere decisivo per un futuro pacifico del nostro pianeta”. Le opportunità per costruire bene comune globale non mancano!</p>
<p>06 agosto 2010
</p></div>
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		<title>A colloquio col presidente AC</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 09:04:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>s.pattaro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In preparazione alla 46ª Settimana sociale di Reggio Calabria, il presidente Franco Miano ripercorre, per la rivista Settimana, il cammino in 16 tappe per incontrare il “territorio”, le chiese locali, l’associazionismo, le istituzioni e la politica. E spiega l’attualità della “scelta democratica” e l’impegno educativo dell’associazione.]]></description>
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In preparazione alla 46ª Settimana sociale di Reggio Calabria, il presidente Franco Miano ripercorre, per la rivista Settimana, il cammino in 16 tappe per incontrare il “territorio”, le chiese locali, l’associazionismo, le istituzioni e la politica. E spiega l’attualità della “scelta democratica” e l’impegno educativo dell’associazione.</p>
<p>(<a href="http://www.dialoghi.net/wp-content/uploads/2010/08/settimana28-29_MIANO.pdf">Cfr il .pdf</a>)
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