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L’uomo delle otto beatitudini

venerdì 3 luglio 2009

di Paola De Lena

“Io sarò ingegnere minerario per poter ancora di più dedicarmi a Cristo tra i minatori”. Così scrive Pier Giorgio Frassati ad un amico sacerdote. Colpisce la determinazione di queste parole, la chiarezza degli intenti e, soprattutto, i criteri della scelta. In un tempo in cui la scelta dell’indirizzo degli studi o del lavoro è spesso dettata dal guadagno o dalla possibilità di fare carriera, colpisce la scelta di Pier Giorgio di dedicarsi ai poveri, agli ultimi. E anche se poi il padre lo indirizzerà all’amministrazione de La Stampa chiedendogli di rinunciare alla professione di ingegnere, rimane il fatto che per il giovane Frassati il Vangelo era l’alfa e l’omega, il principio e la fine (nonché il fine) di ogni sua azione. Per questo Giovanni Paolo II, ancora cardinale a Cracovia, non esita a definirlo, rivolgendosi ai giovani, “l’uomo delle otto beatitudini che reca con sé la grazia del Vangelo, della Buona Novella, la gioia della salvezza offertaci da Cristo, in se stesso per tutti i giorni; come un vero giovane uomo, studente, ragazzo, vostro coetaneo per queste tre generazioni. Andate, e osservate come era l’uomo delle otto beatitudini”.

Un modello di una santità possibile, dunque, di una santità del quotidiano che ci appare estremamente normale e per questo non irraggiungibile, un giovane che, nonostante sia vissuto quasi ottant’anni fa, continua ad affascinare le giovani generazioni con la sua vita allegra, gioiosa, dedita agli amici, alla famiglia e alla preghiera, centro nevralgico dal quale traeva forza per tutte le sue azioni. In un tempo in cui molti dicono che i giovani hanno pochi interessi, che non si dedicano alla politica e che coltivano solo il proprio orticello, la figura di Pier Giorgio continua a provocarci: il suo impegno andava dalla San Vincenzo de Paoli, alla Fuci, dall’Azione Cattolica all’Apostolato della Preghiera dei Gesuiti. Tutto viveva con impegno e fervore, trovando il tempo per coltivare relazioni sane e per promuovere la “Compagnia dei Tipi Loschi”, luogo di incontro e di amicizie fraterne fondato innanzitutto sulla preghiera reciproca.

Per l’Azione Cattolica, in una lettera ai soci del Circolo “Milites Mariae” del 1922, chiede: “la preghiera continua per ottenere da Dio quella grazia senza della quale le nostre forze sono vane; organizzazione e disciplina per essere pronti all’azione al momento opportuno ed infine sacrificio delle nostre passioni e di noi stessi, perché senza di esso non si può raggiungere lo scopo. “Preghiera, azione e sacrificio”: Pier Giorgio ha fatto suo il motto dell’Azione Cattolica e ha testimoniato l’amore per il Vangelo offrendosi ogni giorno ai poveri e andandoli ad incontrare nei quartieri più malandati della città. A chi gli chiede come fa a sopportare gli odori e la sporcizia, risponde: “Non dimenticare mai che se anche la casa è sordida tu ti avvicini a Cristo!”

C’è un filo rosso che unisce tutta l’esistenza di Pier Giorgio ed è la dedizione ai poveri: da quando piccolissimo scoppia in lacrime per il misero scacciato dal papà, che “forse è stato mandato da Gesù”, fino al biglietto tracciato sul letto di morte.

Un filo che spetta a noi oggi, incoraggiati dal suo esempio, continuare a dipanare.

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