Colui che è la vera Pace nel mondo
Martedì 6 Gennaio 2009di Mirko Campoli
Al termine delle feste natalizie, l’Epifania del Signore ci invita ancora una volta a considerare la forte centralità della piccolezza evangelica: “videro il bambino (…), si prostrarono e lo adorarono” (Mt 2,11). La manifestazione del grande Mistero dell’Incarnazione rappresenta dunque un’occasione tutta particolare per volgere ancora una volta il nostro sguardo su quel Bambino che a Natale nasce per noi nel più piccolo dei capoluoghi di Giudea… Betlemme.
Un piccolo, appena nato, comunica grande tenerezza; è come un germoglio che ha bisogno di tutto per vivere e per crescere. Ci si accosta a lui con dolcezza, senza far rumore, per non turbare il suo mondo fragile e delicato. Davanti ad un bambino così piccolo il cuore spesso si riempie di stupore. Lo si contempla come un mistero intangibile in cui brilla una luce tutta particolare che ci richiama quella di Dio. Lo scrittore francese Duhamel arriva a dire: «… è tra le ciglia di un piccolo che i giusti avvertono la presenza di Dio». Davanti ad una vita che nasce, poi, può capitare che in noi si agitino tante domande legate all’origine e al vero senso della nostra esistenza. Se è vero che ogni piccolo ci colma di stupore e suscita in noi tanti interrogativi, certamente questo avviene ancor di più davanti al piccolo Gesù. In Lui la luce divina, che splende in ogni bambino, è ancora più forte; in Lui la piccolezza si manifesta pienamente nel suo significato più autentico e pieno. È la ragione per cui molti pittori, rappresentando la scena della natività, hanno scelto che la luce nella grotta non provenga da una fonte esterna al Bambino, ma sia una luce interiore che si irradia proprio dall’immagine di quel Bambino.
Nel racconto biblico i magi arrivano al Signore, condotti dalla Sua stella… anche noi oggi siamo chiamati a fare lo stesso, condotti dal Suo Vangelo. Davanti a Lui, però, non possiamo non portare la nostra trepidazione per i fatti che stanno segnando questi primi giorni dell’anno appena iniziato. L’eterna lotta tra Israele ed Hamas che si consuma ogni giorno in modo sempre più assurdo proprio alle porte di quel piccolo luogo dove il Signore ci ha fatto dono della sua Incarnazione.
Ecco allora che la nostra contemplazione ci spinge a cercare di capire se là, dove tutta la storia della nostra fede è cominciata, la Parola di Dio abbia ancora un senso. Il pericolo che corriamo ci pare sia quello di vedere un’umanità che, perdendo lo spirito della propria infanzia, sperimenta il rischio di diventare incapace di riconoscersi nell’immagine di quel Bambino. Tutto questo tocca il nostro cuore quando scopriamo che soprattutto i piccoli, i più innocenti, gli indifesi cadono vittime di questi e di tanti altri conflitti.
Per questo, proprio oggi, desideriamo fare nostro l’invito che, nella recente udienza di Natale, il Santo Padre ha rivolto ai ragazzi dell’ACR: «Tu, Signore, ci apri gli occhi per accorgerci dei nostri compagni tristi e dei tanti bambini del mondo che soffrono la fame, la malattia e la guerra. (…) Tu ascolti sempre le nostre preghiere, che facciamo perché il mondo diventi più bello e più buono per tutti». All’inizio di questo mese che tutta l’associazione dedica alla Pace, vogliamo recuperare le parole che in quella occasione Benedetto XVI ci ha detto, esortandoci a pregare perché il Signore «cambi il cuore dei costruttori di armi, faccia rinsavire i terroristi, converta il cuore di chi pensa sempre alla guerra e aiuti l’umanità a costruire un futuro migliore per tutti i bambini del mondo».
Sant’Agostino in un antico sermone sull’epifania sottolinea come questa festa sia la manifestazione del Signore come “Colui che è la vera Pace nel mondo”: «Era nato Colui che è la pietra angolare, la pace fra provenienti dalla circoncisione e dalla incirconcisione, perché si unissero in Lui che è la nostra Pace e che ha fatto dei due un popolo solo. Tutto questo è stato prefigurato per i Giudei nei pastori, per i pagani nei Magi» (Sermone 201, 1; PL 38 1031). Dunque la manifestazione del Signore diventa per tutti noi l’impegno a vivere il grande dono della pace di cui il piccolo di Betlemme è l’immagine più autentica. In questi propositi ci accompagnano le stesse parole che i nostri ragazzi hanno rivolto al Papa durante gli auguri natalizi: «Sappiamo che seguire Gesù significa lasciarsi amare da Lui, che sa quali sono i desideri di bene per la nostra vita, anche se alcune volte il cammino può sembrarci difficile e pieno di ostacoli».
L’Epifania in mezzo ai doni dei magi ci porti presto quello della Pace che chiediamo al Signore.







