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Ambiente: imparare l’ABC

martedì 25 agosto 2009
di Andrea Re

Il 15 aprile 2009 un terzo delle città italiane aveva già oltrepassato il limite di legge annuale di 35 giorni di superamento giornaliero dei livelli di polveri sottili (fonte: Legambiente, 2009). Dal 1990 al 2005 l’Italia ha consumato il 17% del proprio suolo libero (fonte: Università della Calabria, 2007). La temperatura media in Italia è cresciuta dal 1961 il doppio che nel resto del mondo (fonte: APAT, 2007). Solo qualche numero per raccontare il nostro critico rapporto con l’ambiente e per avviare la riflessione del laboratorio “Educare all’ambiente” nell’ambito del Convegno Nazionale delle Presidenze Diocesane dello scorso 8-10 maggio, per provare a comprendere come l’Azione Cattolica possa raccogliere la sfida educativa sui temi ambientali.

Il degrado dell’ambiente è un dato di cui spesso le nostre comunità stentano a maturare consapevolezza. Anche nei contesti in cui il tema viene affrontato ogni riflessione seria sui propri stili di vita e di consumo appare complicata e impegnativa, in difficile equilibrio tra la necessità di rivedere un sistema socio-economico imperniato sul consumo e le conseguenze occupazionali che questa revisione può comportare.

In questo contesto è importante il ruolo educativo che l’Azione Cattolica può mettere in campo, sia dentro la Chiesa che in ambito civile. In assenza di una competenza specialistica diffusa in associazione sulle tematiche ambientali, l’azione dell’AC si può giocare al meglio sul piano dell’educazione alla responsabilità per il bene comune, allo sviluppo di uno sguardo critico nei confronti dei segnali che la Terra ci manda, alla sobrietà, dimensione essenziale dello sviluppo sostenibile. In questi cammini è essenziale curare l’integrazione e lo scambio di competenze con altre associazioni e gruppi, sia come occasione per proporre riflessioni qualificate, sia come opportunità di apertura al territorio e di promozione dell’AC.

Gli adulti rappresentano uno snodo cruciale del percorso educativo: da un lato essi appaiono talvolta un po’ lontani dai temi ambientali, dall’altro la loro esperienza passata di una vita che sapeva mantenere un equilibrio tra la terra e l’uomo è patrimonio da recuperare e riproporre.

Come fare per dare gambe concrete ad un progetto di educazione all’ambiente? Ecco alcune proposte.

Ogni dialogo si costruisce a partire dall’alfabeto. È importante allora proporre a educatori e animatori uno strumento formativo che consenta di disporre dell’ “alfabeto minimo” necessario per accompagnare i gruppi nei percorsi sulla difesa dell’ambiente e sulla salvaguardia del Creato.

Solo se sapremo far nascere una rinnovata sensibilità ambientale nei formatori potremo pensare di trasmettere nei percorsi formativi un’attenzione trasversale e continuativa all’uso responsabile di un pianeta che ci è dato in dono.

Il primo passo da compiere su questo sentiero è un approfondimento dei fondamenti spirituali e biblici del tema della Salvaguardia del Creato, grazie anche ad un contributo di qualità dei nostri assistenti.

Considerata poi la tangibilità dei problemi ambientali è essenziale accostare alla dimensione spirituale esperienze pratiche, per far capire come sia concretamente possibile consumare meno, riutilizzare, riparare.

Un nuovo percorso di “alfabetizzazione ambientale”, quindi, per un mondo più a misura d’Uomo.

(Questo articolo è basato sulla sintesi del Laboratorio “Ambiente” tenutosi al Convegno delle Presidenze diocesane ACI 2009).

Ripartire dai poveri

venerdì 24 ottobre 2008

di Antonio Mastantuono

Mentre tutti gli organi di informazione sono intenti a raccontarci le oscillazioni delle borse e le decisioni prese dai governi occidentali per evitare i tracolli finanziari, un “Rapporto sulla povertà e l’esclusione sociale” in Italia ci invita a guardare con attenzione non tanto ai palazzi della finanza e della politica ma per le nostre strade e nelle nostre case. Da mesi si sentiva ripetere che molte famiglie in Italia non arrivano alla fine del mese, che la pensione sociale non riesce neppure a consentire una vita al limite della vivibilità, eppure, immersi nei problemi delle grandi banche, si è continuato a far finta di nulla….

Il Rapporto curato dalla Caritas Italiana e dalla Fondazione Zancan, e pubblicato dal Mulino con il titolo Ripartire dai poveri, invece, mette in luce con forza che povero è, ancora oggi, il 15% della popolazione italiana, costretto a sopravvivere con meno di metà del reddito medio del Paese, ossia con meno di 500-600 euro al mese. Accanto ai poveri, poi, ci sono i “quasi poveri”, ossia persone che sono al di sopra della soglia della povertà per una somma esigua, che va dai 10 ai 50 euro al mese: con riferimento all’”Europa dei quindici” l’Italia presenta una delle più alte percentuali di popolazione a rischio di povertà.

L’Italia non è il posto dell’uguaglianza e nemmeno quello delle opportunità. Più di altri Paesi europei, essa presenta grandi differenze fra chi vive in un discreto benessere, chi tutti i giorni lotta per non oltrepassare la soglia della povertà e chi dentro la povertà ci sta da tempo e non intravede nulla di nuovo per il futuro.

Il desiderio e l’ambizione di fare il salto sociale, di passare da una condizione all’altra, è più difficile da realizzare da noi che altrove. L’Italia appare come un Paese vulnerabile, con tante, troppe fragilità: un’imbarazzante divergenza tra Nord e Sud che invece di diminuire aumenta, una tragica carenza di innovazione, ma anche elevate disuguaglianze sociali ed economiche. Il reddito non è distribuito in modo equo, si concentra ai vertici ed è diluito alla base.

In questo variegato mondo, due fasce di popolazione sembrano essere in maggiori difficoltà: le persone non autosufficienti e le famiglie con figli.

Nel nostro Paese risulta povero il 30,2% delle famiglie con 3 o più figli, e il 48,9% di queste famiglie vive nel Mezzogiorno (al 2006, ultimi dati disponibili). Si tratta di percentuali molto elevate: avere più figli, in Italia, comporta un maggior rischio di povertà, con una penalizzazione non solo per i genitori che si assumono questa responsabilità, ma soprattutto per i figli, costretti ad una crescita con minori opportunità. Eppure in altri Stati non è così. Effettuando un confronto con la Norvegia, ad esempio, si evidenzia come in quel Paese non solo vi sia un tasso di povertà notevolmente inferiore, ma, in fatto di figli, la relazione sia esattamente opposta, ovvero più bambini si hanno (a meno di averne più di tre), più basso è il tasso di povertà.

Per quanto riguarda poi la povertà degli anziani soli e/o non autosufficienti, si registra un aumento nelle regioni del Nord, in controtendenza rispetto al resto del Paese: dal 2005 al 2006, l’incidenza della povertà relativa (percentuale dei poveri sul totale dei residenti) in persone sole con 65 anni e più è passata da un valore di 5,8 a un valore di 8,2 (ultimi dati disponibili).

Ma il Rapporto non si ferma solo all’analisi, consapevole che la questione povertà non può essere affrontata con colpi di genio e ad effetto ma solo con un piano nazionale strutturato e permanente. Non bastano azioni settoriali e interventi palliativi. Di solito si opera in questo modo quando non c’è speranza di risolvere il problema e si cerca, per quanto possibile, di alleviarne le conseguenze, di ridurre il disagio. Si tratta, invece, di prendere in mano il problema complessivamente, evitando di farne un fatto marginale e settoriale. Dare alla questione povertà una rilevanza strutturale significa guardare oltre il breve periodo, operare facendo leva su soluzioni di sistema, assumere fino in fondo le dimensioni che lo caratterizzano.

Di qui due proposte di azione: il passaggio da trasferimenti monetari ai servizi e la gestione decentrata della spesa sociale.

La prima proposta nasce dalla constatazione che le risorse non sono finite. Le relativamente poche risorse (rispetto ad altri Paesi) che dedichiamo alla spesa per assistenza sociale possono dare un contributo significativo, se orientate e qualificate.

La seconda proposta nasce dalla transizione, in qualche modo storica, che vede il nostro Paese da anni interrogarsi sul proprio assetto istituzionale e costruire nel tempo condizioni federaliste per una più sostanziale condivisione di solidarietà, da parte delle istituzioni, a tutti i livelli, centrale e locale.

Ogni volta che si tiene tra le mani un rapporto si corre il rischio di perdersi tra le percentuali, le tabelle, i numeri… Ma è sufficiente dare ad ogni numero un volto e allora tutto cambia: i numeri diventano il volto del barbone che dorme sotto casa, del papà di famiglia che con vergogna viene a chiedere aiuto per pagare una bolletta perché da solo non ci riesce; del pensionato che contratta con il fruttivendolo un po’ di verdura… e vien voglia di chiedersi: perché? Cosa fare come comunità cristiana? Come laici credenti?

Il Rapporto lancia una sfida. Non nuova: ricordiamo il “ripartire dagli ultimi” del 1981…

In tempi come questi, lasciarsi interrogare e interrogare seriamente la politica è, forse, il primo compito affidato a noi credenti, perché ormai: “I poveri sono anonimi, faticosi e ci fanno vergognare. Per il Paese non sono più una voce di spesa. Riconoscerli imporrebbe un intervento. In tivù non esistono. La politica non ha interesse ad allargare lo spazio dei loro diritti…” (p. A. Valletti). Ma il Nazareno che ispira la nostra vita non ci ha forse detto: «Beati quelli che hanno fame e sette di giustizia…» (Mt 5,6)?

Le voci di Piazza San Pietro

martedì 6 maggio 2008

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I “Quaderni di Dialoghi”

venerdì 28 settembre 2007

La Collana “Quaderni di Dialoghi” intende affiancare la rivista “Dialoghi” nel suo percorso di elaborazione di una cultura cristianamente ispirata:

CONVEGNO DELLE PRESIDENZE DIOCESANE DI A.C.I. – COMUNICATO STAMPA, 30 APRILE 2007 (n.8)

lunedì 30 aprile 2007

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Comunicato n. 8

Convegno delle Presidenze diocesane di AC

Roma – Domus Pacis, 27/30 aprile 2007

«Le responsabilità pubbliche dell’amore: matrimonio, famiglia, educazione»

 

Luigi Alici:

«l’Azione Cattolica tra presente e futuro:

un “cantiere a cielo aperto”»

Si concludono questa mattina i lavori del Convegno nazionale delle Presidenze diocesane di Azione Cattolica che ha visto riuniti a Roma oltre 800 delegati provenienti da più di 150 diocesi italiane. Nel suo intervento, il Presidente nazionale dell’AC, Luigi Alici, nel ricordare i 140 della nascita dell’Associazione e nel ribadire l’attualità della Scelta religiosa voluta da Vittorio Bachelet, ha sottolineato che: «La popolarità come testimonianza di un cristianesimo visibile e condivisibile ci impegna come Azione Cattolica a costruire ponti fra le due sponde che identificano la nostra vocazione umana e cristiana: ricercando nel cuore dell’uomo la radice di quel bene comune, che riunisce in sé i valori universali e irrinunciabili della vita e della pace; raccogliendo l’invito del Signore: “Andate! Io sono con voi”, che ci chiama a rinnovare e consolidare gli itinerari di cura della fede, integrandoli con esperienze nuove di ricerca e riscoperta della fede. In questo modo», ha concluso Alici, « potremo edificare quel “cantiere a cielo aperto”, dove ognuno di noi può innalzare lo sguardo verso il mistero dello spirituale, sperimentare l’infinito nel quotidiano e annunciare ad ogni fratello e sorella: “Non sei lontano dal Regno di Dio!”».

Subito dopo l’intervento del Presidente nazionale è stato consegnato un Messaggio «di fiducia e speranza», rivolto a tutte le persone di buona volontà. In esso, l’Azione Cattolica sottolinea come parte integrante della propria organica partecipazione alla missione della Chiesa «un impegno convinto e positivo in difesa della vita e della famiglia. Tale impegno si manifesta cercando di promuovere concretamente una cultura della famiglia, come “società naturale fondata sul matrimonio”, di cui anche la Costituzione italiana riconosce i legittimi diritti, in quanto patrimonio irrinunciabile, originariamente inscritto nel cuore dell’uomo e fonte di relazioni umane primarie e umanizzanti. Nello stesso tempo, come discepoli dell’unico Signore della vita siamo chiamati ad onorare coerentemente la dignità sacramentale del matrimonio cristiano, che genera una comunità familiare abitata, nella sua “unicità irripetibile”, da un amore infinito (Benedetto XVI)».

Nel Messaggio si ricorda inoltre l’adesione dell’Azione Cattolica al Manifesto “Più Famiglia”: «In questo spirito, l’Azione Cattolica Italiana parteciperà alla “Festa della famiglia”, che avrà luogo a Roma il 12 maggio, insieme a tutte le maggiori aggregazioni laicali, e si spenderà a livello parrocchiale, diocesano e nazionale, in tutte quelle forme di sostegno alla famiglia che rispondono ad esigenze reali e diffuse, e che sono più consone alla nostra specifica vocazione formativa».

Il Messaggio finale

Roma, 30 aprile 2007

CONVEGNO DELLE PRESIDENZE DIOCESANE DI A.C.I. – COMUNICATO STAMPA, 29 APRILE 2007 (n.7)

domenica 29 aprile 2007

Comunicato n. 7

Convegno delle Presidenze diocesane di AC

Roma – Domus Pacis, 27/30 aprile 2007

«Le responsabilità pubbliche dell’amore: matrimonio, famiglia, educazione»

Riportiamo di seguito il testo del “Messaggio ai sindacati per la festa del lavoro” che l’Azione Cattolica Italiana, riunita a Roma per il Convegno delle presidenze diocesane, invierà ai segretari di Cgil, Cisl e Uil in occasione del prossimo 1 maggio.

Ai Segretari generali di CGIL, CISL e UIL

 Sigg.

Guglielmo EPIFANI

Raffaele BONANNI

Luigi ANGELETTI

1° maggio 2007, “L’Italia riparte dal lavoro”

L’Azione Cattolica Italiana, riunita per il Convegno delle Presidenze diocesane su “Le responsabilità pubbliche dell’amore”, vuole ribadire l’importanza del lavoro per la vita e la costruzione della famiglia.

Sempre più la famiglia, nucleo fondamentale della società, ha bisogno di certezze e di politiche che la rendano soggetto attivo in un mondo del lavoro in cui la centralità della persona umana, nelle sue aspirazioni e nei suoi affetti, deve ritornare ad essere priorità assoluta. Tale priorità si concretizza, in questo tempo, investendo sui giovani, come elemento propulsore di innovazione e costruzione di nuove reti solidali, e tutelando la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro, oggi troppo spesso minacciate.

L’Italia che riparte dal lavoro, fedelmente al dettato costituzionale, è quindi anche il Paese che riparte dalla famiglia.

Con questo spirito la Presidenza nazionale di Azione Cattolica e il Movimento Lavoratori di AC formulano alle organizzazioni sindacali i migliori auguri per la giornata del 1° maggio 2007.

Roma, 1 maggio 2007

CONVEGNO DELLE PRESIDENZE DIOCESANE DI A.C.I. – COMUNICATO STAMPA, 29 APRILE 2007 (n.6)

domenica 29 aprile 2007

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Comunicato n. 6

Convegno delle Presidenze diocesane di AC

Roma – Domus Pacis, 27/30 aprile 2007

«Le responsabilità pubbliche dell’amore: matrimonio, famiglia, educazione»

Franco Miano: «Nell’amore di “un io per tu” c’è l’amore per l’umanità intera»

La terza giornata dei lavori del Convegno nazionale delle Presidenze diocesane di Ac si è aperta con la celebrazione della S. Messa presieduta da mons. Francesco Lambiasi, Assistente generale dell’Azione Cattolica Italiana, che nell’omelia ha riproposto la figura del Buon Pastore, «mai scontato e retorico, il suo è sempre un parlare a lampi, un mettere in tensione parole e immagini antiche, spingendole verso il paradosso». Gesù, ha ancora ricordato monsignor Lambiasi, «non copia le scritture, le compie; non le ripete le riprende; se le attribuisce e le supera; le rinnova e le ricrea… Ecco cos’è il paradosso evangelico: è rottura, stupore, scandalo, fantasia, profezia». E questo perché, «gli otri vecchi dei soliti schemi triti e ritriti, le vecchie botti del buon senso comune e delle opinioni correnti non riescono a contenere il vino nuovo del nuovo patto». Nel ricordare la Scelta religiosa dell’Azione Cattolica, l’Assistente generale l’ha definita «una strada sicura, convincente e promettente. Su di essa, in comunione con i nostri pastori, ci auguriamo di trovare un numero sempre maggiore di compagni di strada».

Prima dei lavori di gruppo, Franco Miano, Vicepresidente nazionale per il Settore Adulti di AC, ha sottolineato nel suo intervento che: «Famiglia e formazione sono due parole che abbiamo legato insieme perché esse stesse sono legate nella profondità del vivere di ciascuno gli spazi di affetti e di città, gli spazi di crescita». La nostra proposta formativa, ha proseguito Franco Miano, «non solo non può prescindere dalla famiglia, ma esprime, per come è caratterizzata, il senso stesso di una formazione per la famiglia, perché sia scelta consapevolmente, perché sia vissuta intensamente, perché accetti le sfide del tempo. La nostra proposta formativa esprime inoltre il senso dell’essere famiglia associativa, cioè esprime stile, metodi, contenuti condivisi; lo stile dell’essere famiglia».

«Come ci ricorda Benedetto XVI nella Deus Caritas est al n. 17», a proseguito il vicepresidente dell’AC, «“È proprio della maturità dell’amore coinvolgere tutte le potenzialità dell’uomo e includere, per così dire, l’uomo nella sua interezza”». Per poi concludere che «se è senz’altro vero che possiamo affermare con Papa Ratzinger che “l’amore è responsabilità di un io per tu”, in questo tu delle persone che amiamo, per noi credenti, non può non esserci l’umanità intera; in questo senso anche ogni vero amore è assunzione pubblica di responsabilità; è custodire una più ampia consegna che rafforza e non subisce il nostro amore per la persona.

Nel pomeriggio, alle ore 16, i lavori proseguiranno con la tavola rotonda dedicata al tema “Famiglia e bene comune: l’impegno del laicato cattolico”, cui parteciperanno Anna e Alberto Friso del Movimento dei Focolari, Massimo Gargano della Coldiretti, Andrea Olivero delle Acli, Anna e Roberto Zoppellari dell’Agesci, Luigi Alici dell’Azione Cattolica.

Roma, 29 aprile 2007

CONVEGNO DELLE PRESIDENZE DIOCESANE DI A.C.I. – COMUNICATO STAMPA, 28 APRILE 2007 (n.5)

sabato 28 aprile 2007

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Comunicato n.  5

Convegno delle Presidenze diocesane di AC

Roma – Domus Pacis, 27/30 aprile 2007

«Le responsabilità pubbliche dell’amore: matrimonio, famiglia, educazione»

Proseguono i lavori del Convegno nazionale delle Presidenze diocesane di Azione Cattolica. Questa mattina gli oltre 800 delegati hanno ascoltato e discusso le relazioni su: «La famiglia, società naturale fondata sul matrimonio», tenuta dal prof. Francesco D’Agostino, docente di Filosofia del Diritto all’Università di Roma – “Tor Vergata”; «“Forte come la morte è l’amore». Amare per ri-generare la vita», tenuta da mons. Cataldo Zuccaro, docente di Teologia morale alla Pontificia Università Urbaniana e Assistente centrale del Meic; «Di generazione in generazione: la sfida dell’educazione, oggi», tenuta da Ivo Lizzola, docente di Pedagogia sociale e di Pedagogia della marginalità e della devianza all’Università degli Studi di Bergamo.

Il prof. Francesco D’Agostino ha sottolineato che: «La famiglia è una società naturale, o, per usare un’espressione diversa, ma nell’essenziale equivalente, un’istituzione di diritto naturale. Ne segue che la difesa e la promozione della famiglia sono compito specifico (e forse prioritario) del diritto positivo, anche se, ovviamente, secondo modi e forme dipendenti da variabili storiche e sociali. Le nuove dinamiche sociali, così come le nuove tecnologie riproduttive pongono al diritto problemi nuovi, ai quali vanno date chiaramente risposte nuove, secondo la forza inventiva che è propria del diritto: forza, però, che essendo appunto inventiva e non creativa di giusti assetti di strutture antropologiche, non deve mai esser posta in essere per alterarle o comunque deformarle. Questa prospettiva, ritenuta per secoli auto-evidente, è oggi ampiamente discussa. È perciò opportuno tornare a ripresentarla, liberandola da tutte quelle incrostazioni argomentative, che la rendono poco comprensibile da parte della cultura oggi dominante». Per poi aggiungere: «Fuori dalla familiarità, l’ uomo non può essere pensato e non può vivere; o potrebbe forse anche vivere, ma secondo modalità così povere, da inaridirne l’umanità e da renderlo irriconoscibile come essere umano. Pertanto, è fondato concludere che, garantendo la familiarità, il diritto garantisce un bene umano, in quanto garantisce la struttura istituzionale primaria di identificazione dell’io dell’uomo.

Mons. Cataldo Zuccaro ha ricordato che: «Il matrimonio è una «intima comunità di vita e d’amore», come lo chiama la Gaudium et spes. Innanzitutto gli sposi si accolgono come dono e sperimentano nell’amore una libertà che propria di chi non si sente ospite, ma si sente a casa, a suo agio. L’amore sponsale non solo apre alla generazione della vita della coppia, ma apre anche alla generazione della vita dei figli, attraverso la procreazione. È l’amore che ri-genera i figli già procreati e rende loro possibile una vita che va oltre la dimensione puramente biologica. Ma, come sappiamo, una volta generati, i figli ri-generano i genitori, nel senso che li fanno essere tali; così la nascita del figlio è un evento che investe tutta la famiglia».

Il prof. Ivo Lizzola ha evidenziato come: «L’attesa è al cuore dei legami tra donne e uomini: sentire su di sé un’attesa è richiamo al legame ed alla responsabilità, è valorizzazione del nome d’ognuno, della specificità d’ognuno nel dare sostanza alle relazioni. È sopportazione dei limiti e della vulnerabilità, e possibile riabilitazione. Senza attese, senza reciproche attese tra le donne e gli uomini, tra le generazioni, non c’è che legame sociale arido, fondato sulla forza e l’autoaffermazione. E non c’è buona progettazione sociale. Resta una convivenza fatta solo di rapporti di forza e di scambi tra soggetti dal diritto acquisito, preoccupati di difendersi, di affermarsi, di tenere a distanza. Senza attese resta la solitudine di individui segnati dal mito dell’autogenerazione e dell’autosufficienza, dimentichi che tutti siamo anzitutto figli. Che siamo affidati gli uni agli altri, e per questo siamo chiamati ad essere responsabilmente affidabili».

Nella sezione “Interventi” trovate le tracce complete delle tre relazioni

Roma, 28 aprile 2007

CONVEGNO DELLE PRESIDENZE DIOCESANE DI A.C.I. – COMUNICATO STAMPA, 28 APRILE 2007 (n.4)

sabato 28 aprile 2007

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Comunicato n. 4

Convegno delle Presidenze diocesane di AC
Roma – Domus Pacis, 27/30 aprile 2007
«Le responsabilità pubbliche dell’amore: matrimonio, famiglia, educazione»

“Un’Aureola per due”

Il recital-oratorio sui coniugi Beltrame Quattrocchi

torna a Roma alla Domus Mariae

Domenica 29 aprile, alle ore 21:30, presso la Domus Mariae, in via Aurelia 481, in occasione del Convegno delle Presidenze diocesane dell’Azione Cattolica Italiana, andrà in scena il recital-oratorio “Un’aureola per due” sulla vita di Maria e Luigi Beltrame Quattrocchi, i primi due coniugi elevati insieme agli onori degli altari da Giovanni Paolo II, il 21 ottobre del 2001. Il testo e la regia sono di Maffino Redi Maghenzani e le musiche di Giacomo Maria Danese. Dopo il debutto a Roma nel 2000 in occasione di un convegno promosso dall’Ufficio famiglia della CEI, il recital-oratorio “Un’Aureola per due” ha raggiunto una riconosciuta maturità artistica con un’accoglienza e un successo di pubblico al di là delle previsioni.

Il recital, che si avvale di una coppia di attori, una di cantanti e di un quartetto strumentale, si apre col racconto delle tappe essenziali della vita di Maria e Luigi, si snoda attraverso gli intensi dialoghi ricavati dalle loro lettere, per giungere alla testimonianza dei figli e delle figlie: piccoli quadri, i momenti forti, le scelte, gli addii. Le musiche s’intrecciano con le calde voci degli attori creando un unicum per rivivere con emozione l’epoca, il clima e le vicende della storia d’amore di Maria e Luigi.

Gli artisti, provenienti in gran parte dall’Abruzzo (oltre che da Verona e Trento) in una tournée nazionale che ha alle spalle 58 repliche, hanno incontrato migliaia di spettatori da Roma ad Assisi, Verona, Otranto, Treviso, Arezzo, Brescia, Savona, Napoli, Caserta, Trento, Padova e Sicilia…

Interpreti della rappresentazione alla Domus Mariae, gli attori Maria Rosaria Olori e Angelo Petrone, il tenore Nunzio Fazzini, la soprano Emanuela Formichella e i musicisti Luca D’Alberto viola, Mauro Baiocco flauto, Carla Ortolani violoncello e Giacomo M. Danese pianoforte e direzione musicale; la regia è firmata da Maffino Redi Maghenzani, aiuto alla regia di Elena Di Carlo, fonico Angelo Zanini.

Alla serata sarà presente la figlia dei beati, Enrichetta Beltrame Quattrocchi che risiede a Roma, mentre il fratello p. Paolino è monaco nella trappa di Frattocchie.

Roma, 28 aprile 2007

CONVEGNO DELLE PRESIDENZE DIOCESANE DI A.C.I. – COMUNICATO STAMPA, 28 APRILE 2007 (n.3)

sabato 28 aprile 2007

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CONVEGNO DELLE PRESIDENZE DIOCESANE DI AC
Roma – Domus Pacis, 27/30 aprile 2007
«Le responsabilità pubbliche dell’amore: matrimonio, famiglia, educazione»

“Il nostro impegno per la famiglia e per il bene del paese”

L’Azione Cattolica verso il “Family day”

Con l’intervento di Francesca Zabotti, vicepresidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana per il Settore Adulti, si sono aperti ieri a Roma, presso al Domus Pacis, in via di Torre Rossa 94, i lavori del Convegno nazionale delle Presidenze diocesane di Azione Cattolica, che vede riuniti più 800 delegati provenienti da oltre 150 diocesi italiane. L’incontro si pone all’interno di un percorso che ha visto l’associazione affrontare i temi legati alla famiglia, all’educazione e all’affettività sulla scia dell’appuntamento di Verona.

Un’altra data fa da riferimento a quest’appuntamento, è il cosiddetto “Family day” del prossimo 12 maggio. La vice presidente nazionale dell’AC ha detto nel suo intervento: «Abbiamo sottoscritto, il 19 marzo scorso, il manifesto “Più Famiglia” fortemente voluto dall’Ac che ha contribuito alla sua stesura con l’apporto qualificato e competente del presidente nazionale Luigi Alici. In esso si ribadisce che: Come cittadini di questo Paese avvertiamo il dovere irrinunciabile di spenderci per la tutela e la promozione della famiglia, che costituisce un bene umano fondamentale. Come cattolici confermiamo la volontà di essere al servizio del Paese, impegnandoci sempre più, sul piano culturale e formativo, in favore della famiglia. Come cittadini e come cattolici affermiamo che ciò che è bene per la famiglia è bene per il Paese. Perciò la difenderemo con le modalità più opportune da ogni tentativo di indebolirla sul piano sociale, culturale o legislativo. E chiederemo politiche sociali audaci e impegnative. Il nostro è un grande sì alla famiglia che, siamo certi, incontra la ragione e il cuore degli italiani». Per questo, ha proseguito Francesca Zabotti, «il 12 maggio l’Azione Cattolica Italiana parteciperà al “Family day” in spirito di leale corresponsabilità, insieme a tutte le maggiori aggregazioni laicali. La manifestazione, a cui invitiamo a partecipare i nostri soci e responsabili a tutti i livelli, è essenzialmente un atto di sostegno pubblico al Manifesto, non un punto d’arrivo, ma di partenza».

Sui temi che toccano matrimonio e famiglia, ha ribadito la vicepresidente di Ac, «il nostro Paese non ha bisogno di scontri, ma di un dibattito pubblico serio ed aperto, sottratto a semplificazioni e irrigidimenti ideologici, in modo tale che tutti i cittadini siano messi in condizione di comprendere la reale posta in gioco, nell’orizzonte di un’autentica cultura del bene comune. Come associazione siamo convinti che bisogna rifuggire dalla tentazione semplificatoria o moralistica, fatta di declamazioni, richiami a principi e valori, blanditi come armi più che testimoniati con coraggio e fedeltà nel quotidiano. Sia a livello parrocchiale, diocesano che nazionale, ci stiamo spendendo ed adoperando quotidianamente per tutte quelle forme di sostegno alla famiglia che rispondono ad esigenze reali e diffuse, e che sono più consone alla nostra specifica vocazione formativa».

Infine, va sottolineato che l’Azione Cattolica nelle sue diverse espressioni locali sta predisponendo, in vista della giornata del 12 maggio, una partecipazione popolare, mettendo a disposizione anche delle altre realtà laicali e parrocchiali la propria esperienza e organizzazione.

Roma, 28 aprile 2007

Il Fatto del Giorno | L'editoriale | L'intervista | Dialogando | L'aria che tira | Sul Sentiero d'Isaia
    Dialoghi, la rivista: Dialoghi n. 4 - 2009
  • anno IX, n. 4, dicembre 2009

    Vocazione: ritorno al futuro?

    Dono, chiamata, esercizio di libertà, atto di responsabilità: la vocazione è un appello che collega trascendenza e storia.

    Libri: Vittorio Bachelet - Testimone della speranza
  • L. Diliberto, G. Panozzo (a cura di)

    Vittorio Bachelet - Testimone della speranza (Ave, 2010)

    Un libro e un DVD per ricordare Vittorio Bachelet a trent'anni dal suo "martirio laico". Un testo ricco di fotografie e un documentario con testimonianze inedite.