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Archivio della Categoria 'Dialogando'

Libertà religiosa, via per la pace

sabato 1 gennaio 2011

1 gennaio 2011

Libertà religiosa, via per la pace

di Anselmo Grotti

1 gennaio 2011, 44° giornata mondiale per la pace. Benedetto XVI intitola il suo messaggio alla libertà religiosa, via per la pace. Oggi un’autobomba fa strage ad Alessandria d’Egitto, davanti a una chiesa. Più di venti morti vanno ad aggiungersi a una drammatica sequenza di eventi. Forse un kamikaze all’origine dell’attentato, che ha causato anche il ferimento di alcuni musulmani, coinvolti nel danneggiamento della moschea vicina alla chiesa. Ventitrè cristiani erano state assassinati nel 2010 per motivi religiosi.

Nel 2010 c’erano stati anche eventi di speranza. San Suu Kyi, premio Nobel per la pace nel 1991 era  stata finalmente liberata. Nata nel 1945, era stata definita “l’arpa birmana”, perché per lunghi anni l’unico segno della sua presenza erano le note del pianoforte lasciate uscire dalla finestra aperta nella casa di Rangoon. Aveva due anni quando suo padre, Aung San, eroe nazionale, venne assassinato nel 1947. è cresciuta in India e in Inghilterra. A Oxford ha sposato un docente di orientalistica, ne ha avuto due figli, oggi di 35 e 33 anni. Non li ha visti per 15 anni. Il marito è morto di cancro lontano da lei. Nel 1988 andò in Thailandia, nel 1990 vinse le elezioni ma i militari la arrestarono.  “Adesso fate molto rumore, ma ci sono momenti per il silenzio e momenti per il rumore. Verrà il tempo in cui vi chiederò di fare molto rumore”.

Ieri si è svolta ad Ancona la 43° marcia per la pace, in ricordo anche dei vent’anni passati da quel 1991 che vide un gruppo di credenti andare in pellegrinaggio a Sarajevo, martoriata da una guerra feroce. In mezzo a loro don Tonino Bello, vescovo di Molfetta e ormai molto malato. Partì da Ancona con 500 volontari, incompreso da molti e deriso da illustri intellettuali. Scriverà poi nel suo diario: “All’ora della partenza sul molo si diedero convegno per un saluto alcuni amici e un’unica autorità: l’arcivescovo di Ancona, Festorazzo”. Un giornalista televisivo gli chiese: “Ma lei che sta già male cosa va in cerca di altri guai a Sarajevo?”.

A Rotterdam si è svolto l’incontro europeo dei giovani promosso dalla Comunità di Taizè. Nella città di Erasmo, che costituisce un punto di riferimento per una comprensione secondo verità, giustizia e misericordia

Sono 25 gli anni passati dall’incontro interreligioso di Assisi, 1986, voluto fortemente da Giovanni Paolo II. Anche per lui molte furono le incomprensioni e le critiche. Aveva cominciato a disinnescare con un quarto di secolo di anticipo gli odi seguiti all’11 settembre 2001. Cosa sarebbe successo se la “crociata” lanciata da un certo Occidente contro il mondo musulmano si fosse connessa con una “giustificazione” religiosa, come pretendeva Bush?

Le “rivelazioni” di Wikileaks non sono strabilianti quando riportano i giudizi dati in forma riservata su questo o quel capo di Stato. È chiaro che la diplomazia non può che smussare ufficialmente le posizioni dei vari Stati. Si sa che Putin ha qualche problema con il concetto di democrazia, o che tutti i presidenti del consiglio europeo (tranne uno) ritengono il presidente della Bielorussia poco raccomandabile.

Wikileaks ha fatto molto di più in precedenza, quando ha svelato i rapporti sulle vittime civili in Iraq e in Afghanistan, sulle violenze commesse dalle truppe, sulle sofferenze degli stessi soldati occidentali. Si è capito quanto fosse folle e controproducente una risposta duramente militare a un problema reale ma di altro genere. E quanto sia stato controproducente, perché si è canalizzato l’odio verso l’Occidente e verso il cristianesimo.

La Fondazione Giovanni Paolo II sta costruendo in Palestina il primo e unico ospedale pediatrico, aperto a cristiani, ebrei, musulmani. In Palestina l’età media è inferiore ai 21 anni, il 60% ha meno di 14 anni. E finora non c’è un solo ospedale. Il G8 del 2005 aveva previsto che i Paesi ricchi destinassero alla cooperazione allo sviluppo lo 0,56% del Pil.  L’Italia nel 2010 si è fermata allo 0,18%. Nel frattempo risorse molto maggiori sono state dilapidate in armamenti

Trascendenza del linguaggio

martedì 14 dicembre 2010

di Anselmo Grotti

14 dicembre 2010

La prescrizione rabbinica vuole che la Torà sia scritta con le sole consonanti. La cabbala ne fa derivare la presenza di una serie infinita di strati di senso nel testo: essi sono come nascosti in una sorta di virtualità che li rende singolarmente esplorabili ma complessivamente inaccessibili. Nei “milioni di mondi “ dove gli esseri creati percepiscono la rivelazione di Dio, la Torà si presenta in una infinita “pienezza di sensi”. Se nella scrittura fossero presenti anche le vocali, questa ricchezza sarebbe andata perduta. Al contrario essa è l’interpretabile per eccellenza, secondo un’idea di infinita ermeneutica del testo.

In principio anche la lingua umana aveva un carattere sacro. La tracotanza degli uomini che a Babele decisero di “farsi un nome” provoca la confusione delle lingue, derivata dalla pretesa di appropriazione magica del linguaggio. Persa la memoria della lingua originaria, sono nate le lingue profane, con il loro aspetto convenzionale e, per così dire, “demotico”. Tuttavia, nel linguaggio rimane pur sempre, anche quando è profano, traccia del divino – purché il linguaggio non sia solo manipolazione di valori convenzionali e formalizzati, ma esprima anche un contenuto irriducibile alla formulazione a all’utilizzo pratico. Altrimenti si cade nella magia, nella teurgia, nell’utilizzo per propri scopi di una realtà sacra. Per questo secondo gli ebrei il Nome di Dio è il Nome essenziale, principio di ogni lingua. Un Nome che non si riferisce a nessuna attività, non ha, nel senso corrente ed utilitaristico, alcun significato: un appello – o un’invocazione.

Precedenti interventi sul tema del linguaggio:

Un appello per la difesa dell’affido, 14 novembre 2010 – ADERISCI ANCHE TU!

Continua l’appello

domenica 14 novembre 2010

di Anselmo Grotti

14 novembre 2010

Un appello

Siamo genitori naturali, adottivi, affidatari e membri di Associazioni da tempo seriamente impegnate nella difesa del diritto di ogni bambino ad una famiglia; alcuni di noi non sono ancora genitori e si stanno preparando ad esserlo.

Sentiamo il dovere di intervenire in seguito alle notizie di questi giorni relative alla decisione dell’affido di una minorenne da parte della Questura di Milano alla signora Minetti,  signora che ha preso in affido la ragazza marocchina riconducendola poi immediatamente in uno stato di abbandono e disinteressandosi di lei.

Ci chiediamo: come sarebbero intervenute le autorità competenti (Tribunali minorili, Servizi sociali) se un qualsiasi altro genitore affidatario avesse avuto lo stesso comportamento?

La vicenda mette in cattiva luce l’istituto dell’affido di minori che è una forma istituzionalizzata di accoglienza di un minore per offrirgli e garantirgli lo spazio affettivo ed educativo di cui necessita mantenendo il legame con la famiglia di origine.

Riteniamo che quanto è avvenuto sia di estrema gravità e non solo per la sorte della minorenne in questione: raramente infatti i media si occupano in maniera chiara e completa di affido e l’immagine che la diffusione di questa notizia ha dato oscura l’impegno e la generosità fatta di gesti quotidiani di tanti genitori affidatari che fanno percorsi impegnativi per essere idonei a tale compito.

Per questo come cittadini, genitori e rappresentanti di associazioni impegnate quotidianamente nella difesa dei diritti dei minori denunciamo la gravità di questo episodio invitando tutti ad una riflessione e con la speranza che non si possa più ripetere.

Chiediamo a quanti si riconoscono in questo appello di aderire utilizzando l’apposito spazio qui sotto.

Firme per adesione

Rossana Ragonese insegnante, consulente familiare, genitore adottivo e affidatario

Anselmo Grotti, Dirigente Scolastico, genitore adottivo e affidatario

“Nomi propri”

domenica 7 novembre 2010

di Anselmo Grotti

7 novembre 2010

“Nomi propri”

Il più famoso dei nomi ebrei di Dio è il tetragramma: quattro consonanti che all’origine hanno il difficile e paradossale compito di “dire” Dio contemporaneamente riconoscendone l’assoluta trascendenza. Ciò che fa essere tale l’uomo, secondo la Bibbia, non è tanto l’anima, posseduta anche dagli animali, quanto piuttosto il linguaggio. In Genesi 2,7 si legge che l’alito divino rese l’uomo “un essere vivente”: ma la traduzione usata nel servizio religioso della sinagoga è invece “uno spirito parlante”.

Nei primi secoli dopo Cristo la cabbala ebraica parla di 32 “prodigiosi sentieri della Sophia”, costituiti dai 10 numeri primordiali (le Sefiroth) e dalle 22 lettere dell’alfabeto, che poi sono le consonanti. I numeri dal 5 al 10 corrispondono alle sei direzioni dello spazio, che Dio ha misurato con le tre permutazioni delle consonanti J H W: ripetendo la H abbiamo il tetragramma, i quattro sigilli apposti alla creazione e che la proteggono dal disfacimento. È grazie a questa convinzione che – come si è detto sopra – gli ebrei escono dal tempo ciclico dell’alternanza caos/cosmos: nessun caos potrà più distruggere il cosmos. Secondo l’analogia tra microcosmo e macrocosmo inoltre queste lettere sono affidate ai cinque organi del linguaggio articolato: gola, palato, lingua, denti, labbra. Complessi calcoli inoltre fanno ottenere dalle 22 consonanti  231 combinazioni, vere e proprie “porte” da cui esce il creato.

L’alfabeto è l’origine della lingua e dell’essere. Secondo un mistico del XIII secolo, l’intera Torà è costituita da un lunghissimo elenco di “nomi propri”, venendo ad essere così più una invocazione che una comunicazione. Il profondo rapporto tra parola e cosa è indicato anche dal termine ebraico dawar, in grado di rendere entrambe le realtà: l’espressione linguistica ma anche la cosa rappresentata. Dio non è solo il parlante infinito, ma anche lo scrivente archetipico. Il linguaggio dei mistici è fatto di nomi propri, senza grammatica. Ma il linguaggio umano, riflesso di quello divino, ha nella grammatica un luogo rivelatore: Schlegel diceva che i filosofi dovrebbero essere dei grammatici.

“Vedere” e “Ascoltare”: linguaggio e comunicazione

sabato 23 ottobre 2010

Dialogando – di Anselmo Grotti

24 ottobre 2010

“Vedere” e “Ascoltare”: linguaggio e comunicazione.

Le scritture più antiche sono scritture ideografiche: l’immagine gioca un ruolo decisivo. Quando i Greci usano la scrittura alfabetica, rimangono fedeli al primato conoscitivo della vista: tutto lo sciame semantico delle parole che indicano sapere proviene da questa sorgente (con rare eccezioni per la provenienza arcaica di nous da fiutare): Idea, Teoresi, ecc. “Ascoltare” invece ha un certo senso peggiorativo: ad esempio i postulanti della scuola di Pitagora devono limitarsi ad ascoltare il maestro, senza poterlo vedere (e per questo sono detti acusmatici, dal verbo “ascoltare”). Ben diversa la situazione presso gli Ebrei.

“Ascolta Israele” recitano le Scritture e ogni pio ebreo che espone ai figli la Legge divina. Invece che la tematica della luce – tipica della tradizione greca – abbiamo la tematica del linguaggio, tipica della tradizione ebraica. La rivelazione è innanzitutto un fenomeno acustico, un suono, il suono della parola di Dio che opera la creazione del mondo. “Guardare” la realtà infatti presuppone, anche nel caso in cui la luce provenga da una alterità, una sorta di suo “possesso”. “Ascoltare” la realtà non la pone come oggetto, ma come Soggetto. Dio non è qualcosa di cui si parla, ma piuttosto Qualcuno a cui si può parlare perché egli per primo ci ha “rivolto la parola”.

“Voi non avete visto alcuna immagine- solo una voce” (Deuteronomio 4,12).   Secondo la tradizione cabalistica ebraica la parola di Dio è percepibile come suono e come scrittura. C’è un nesso ineliminabile tra il concetto di verità della rivelazione e quello di linguaggio. Il linguaggio non è soltanto lo strumento della comunicazione, ma ha una dimensione più profonda, simbolica: ha il compito paradossale di comunicare un non-comunicabile. Abbiamo visto come nella funzione geroglifica del linguaggio fosse presente una forte valenza magica. La Bibbia invece intende operare una decisa de-magizzazione della realtà, linguaggio compreso. Mentre i riti pagani sono pieni di formule magiche, geroglifiche, il sacerdote ebreo impartisce a voce una solenne e famosa benedizione: dopo di che esegue tutte le sue pratiche e i suoi sacrifici senza parlare. Scrivere il nome di Dio  coinvolge profondamente il sacro, tanto che chi ha cominciato a tracciarne le parole non può rispondere, prima di aver terminato, neppure al saluto del re. Progressivamente tale nome diviene impronunciabile, specialmente dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme.

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Precedenti interventi:


Linguaggio e notizie

lunedì 11 ottobre 2010
Dialogando

di Anselmo Grotti

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Linguaggio e notizie

10 ottobre 2010

Ci è capitato più volte in questo periodo di fare riferimento al linguaggio, e del modo che si ha di usarlo nel confronto politico, culturale, dell’informazione.

In molti casi c’è da essere molto preoccupati. Il linguaggio non è uno strumento neutro e semplicemente pragmatico. Struttura il nostro modo di percepire noi stessi, il rapporti con gli altri, la realtà nel suo complesso. Il linguaggio è ciò che ci fa pienamente umani. L’uomo è un animale che parla, che è in grado di sviluppare complessi ragionamenti e di esprimere una vasta gamma emotiva attraverso parole che sono sì rivolte agli altri, ma che costituiscono anche il modo per rendere visibile a se stessi il proprio io, per rendersi consapevole al soggetto il soggetto stesso.

La mancanza di linguaggio, la sua povertà, la sua manipolazione e il suo imbarbarimento generano violenza. L’uso spregiudicato della volgarità, della menzogna, del massacro mediatico mina alla base le fondamenta stesse del vivere civile, avvelena i pozzi del villaggio, vaporizza i legami di solidarietà nella città.

Sappiamo di dover necessariamente convivere con una zona grigia nella comunicazione, sappiamo di dover necessariamente affinare e mai dimenticare la competenza dell’interpretazione, del confronto critico, della ricerca laica e onesta della verità in un mondo civile e politico che cambia e che va continuamente riletto. Ma questo è ben altra cosa dalla sistematica e preventiva negazione di ogni riferimento comune, di ogni rispetto reciproco. Fa impressione vedere tutta una serie di giornali, alcuni anche dal nome antico e prestigioso, aprire ripetutamente per giorni, settimane, mesi con i titoli cubitali a nove colonne su un solo argomento, email riportate a occupare totalmente la prima pagina, stillicidi di dossieraggi e diffamazioni. Non solo perché si tratta con tutta evidenza di accanimenti selettivi, ma anche perché significa spegnere le luci su tutto il resto. L’informazione ha sempre un contesto, un paradigma con cui legge i fatti. Ma per l’appunto a questo soccorre la pluralità delle fonti e l’esercizio della capacità di discernimento critico. Ma che ne è dei fatti quanto vengono tutti dimenticati per inseguire uno scopo clamorosamente di parte? Davvero non c’è null’altro di importante da dire rispetto a quanto succede in Italia e nel mondo? Popoli che lottano per uscire dalla fame, la pace e la guerra, il lavoro e la scuola, le famiglie e la vita, la cultura e l’economia, tutto questo non esiste?

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Politica e parolacce

20 settembre 2010

Nello scorso marzo avevo segnalato una interessante ricostruzione della Treccani sull’ingresso del turpiloquio nelle trasmissioni televisive (del 1981 è il neologismo “telerissa”). Allora era ancora primavera, ma l’estate che ci lasciamo alle spalle è stata purtroppo particolarmente segnata anche dalla volgarità dei linguaggi e dei comportamenti di molti politici.

Gian Enrico Rusconi ha parlato di una “Repubblica fondata sul turpiloquio”. Ma soprattutto è stato Claudio Magris a scrivere sul “Corriere” del 20 agosto una garbata e intelligente analisi di quanto sta accadendo – linguisticamente e non solo – nella politica italiana.

Scriveva:

In un famoso film, in cui interpretava il ruolo di Giovanna d’Arco, un’incantevole Ingrid Bergman diceva a un capitano francese, rude soldataccio valoroso dal linguaggio colorito e sboccato, specie in battaglia: «Se proprio non potete farne a meno, capitano, dite “per le mie staffe”». Oggi difficilmente potrebbe rivolgere lo stesso invito a quei rappresentanti del popolo italiano il cui banale turpiloquio sta trasformando il mondo cosiddetto politico non in una caserma, ambiente ruvido ma dignitoso, bensì piuttosto in uno studio di registrazione di quei rumori che Dante, nell’Inferno, fa emettere a qualcuno dei suoi diavoli. Gli avversari che si scambiano laide contumelie non assomigliano a robusti ancorché rozzi uomini d’arme, ma piuttosto agli anonimi autori di sconci disegni sui muri. Qualcuno — l’onorevole Stracquadanio—auspica di adottare nei confronti degli avversari «il metodo Boffo», che disonora chi se ne serve, e si potrebbero citare molti analoghi esempi.
Anche le cosiddette parolacce fanno parte del linguaggio e dell’essere umano e talvolta si può e si deve usarle, come Dante insegna. C’è uno sdegno, un disprezzo e un coraggio che, in certe circostanze e soprattutto dinanzi al pericolo o a un’infamia intollerabile, le nobilita e le rende necessarie. Altrimenti esse sono soltanto eruttazioni ed è improbabile che un’eruttazione costituisca un ragionamento politico. C’è un’abissale differenza tra la parola «merda» che Cambronne — secondo una tradizione forse leggendaria— grida in risposta all’invito degli inglesi ad arrendersi, quando la sera scende sulla disfatta napoleonica a Waterloo, e la stessa parola «merda » che la signora Daniela Santanchè ha usato riferendosi all’onorevole Fini, presidente della Camera. Difficilmente Victor Hugo potrebbe scorgere qualcosa di alto e di sublime in questo termine adottato dalla signora, che egli celebrava invece nella parola di Cambronne
”.

Molto interessante la replica della signora chiamata in causa da Magris:


Sono innanzitutto stupita che uno scrittore, che dicono aver sfiorato il premio Nobel, invochi la censura e il ripristino dell’inquisizione, il tribunale che nel Medioevo infiggeva pene corporali nei confronti di chi fosse stato sorpreso a pronunciare parole indicibili. Magris però distingue. Ci sono parolacce d’autore che hanno diritto di cittadinanza, quelle pronunciate, scritte e urlate dalla casta che lui rappresenta, cioè quella degli intellettuali. Le stesse, però, in bocca al popolo (l’unica casta alla quale mi sento di appartenere) diventano volgarità da punire. Le prime sono addirittura espressione di nobiltà perché – scrive – l’intellettuale è in grado di usarle come reazioni innanzi a pericoli o infamie intollerabili”.

Dunque Magris, parlando da intellettuale, non farebbe che difendere un privilegio di casta: sarebbero gli intellettuali ad auto concedersi il diritto alla parolaccia, diritto indegnamente e ingiustamente vietato a tutti gli altri. Occorrerebbe – sempre secondo la signora – procedere a una immediata consegna al “popolo” (cui la medesima apparterrebbe…) il turpiloquio. E conclude elegantemente e dottamente:

“alla larga, perché, come scrive Magris, a una certa età ognuno è responsabile della sua faccia. E la sua non mi piace. Rivendico la mia libertà di espressione e la mia dignità, perché, come scrisse John H. Jackson, padre della moderna neurologia, «colui che per la prima volta ha lanciato all’avversario una parola ingiuriosa invece di una freccia è stato il fondatore della civiltà»”.

Il turpiloquio invece resta normalmente un modo per attaccare l’interlocutore e non i suoi argomenti, distrarre e compiacere il pubblico. E rimane pesante vedere ministri che in Parlamento alzano diti medi, che urlano sconcezze, che si credono magari popolar mentre sono soltanto volgari.

Non è vero che solo gli intellettuali possano usare impunemente la parola “merda”, mentre i politici no. Dipende come sempre dalle circostanze.

Il 5 agosto una frana ha imprigionato decine di minatori a 700 metri di profondità. Quando il 22 agosto è stato possibile mettersi in contatto con loro, scoprire che erano vivi, sperare in un possibile piano di salvataggio, il presidente cileno ha esclamato: “Viva Chile, mierda!”.

Ebbene, credo che quel “mierda” sia stato un momento di altissimo linguaggio, altro che parolaccia. Ha espresso il misto di dolore per queli uomini, rabbia per l’incidente, gioia per la scoperta che erano vivi, determinazione nel tentare tutti i mezzi per portarli in salvo, speranza per la buona riuscita, senso di solidarietà di tutta una nazione.

Sì, tutto questo in quel “mierda”. Lontano anni luce dalla parolacce sconce e dai gesti di politici che dovrebbero rappresentare la dignità delle istituzioni e di un popolo.

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Prendere un respiro

1° settembre 2010

Prendere un respiro. Fermarsi un momento. Mantenere alle parole il loro significato, alla sintassi le sue regole, allo strepitio mediatico un contatto con la realtà. Non è facile. Succedono strane cose, non riusciamo a tenere il filo.

Si soffia sul fuoco della paura, si denuncia il pericolo, anzi la certezza, del terrorismo islamico. Si rifiutano ai musulmani luoghi per riunirsi, celebrare il culto. Si dichiara tradimento ogni tentativo di dialogo, di confronto, di apertura. Si portano a passeggio maiali su terreni da rendere così immuni dal “pericolo moschea”.

Mentre si demonizza l’islam sinceramente religioso, consapevole che la vera religione non può non aprire all’amore dell’altro, mentre si deride l’islam moderato, si accetta invece che un “predicatore” assai poco credibile sia accolto nel nostro Paese con tutti gli onori. Anzi, non con tutti gli onori, ma con manifestazioni da circo.

Non si avverte l’assurdità di un “predicatore” che parla a folle di ragazze pagate per essere lì? Scelte da agenzie professionali in base all’avvenenza, al vestito, alla disponibilità al silenzio? Sembra che non sia avvertito l’oltraggio alla fede, a quella religiosa, a quella islamica o di altra natura, al buon senso, al rispetto della persona e al rispetto della dignità femminile. È questa la prospettiva di lavoro che offriamo ai ragazzi, alle ragazze, di un Paese che dovrebbe essere all’avanguardia nella società della conoscenza? Sgambettare davanti a una telecamera, ascoltare compiacenti un ricco signore straniero con più di un peso sulla coscienza e con capelli molto tinti, applaudire e magari “convertirsi”.

Che triste spettacolo che l’amata e gloriosa Arma dei Carabinieri sia stata coinvolta in una manifestazione così imbarazzante per il prestigio del Corpo e del nostro stesso Paese.

Ci sono riprese cinematografiche del periodo di Salò in cui si vedono reparti militari di motociclisti che sono costretti ad esibirsi davanti al Duce in coreografie da circo: due motociclisti affiancati e un terzo in piedi appoggiato a entrambi, un motociclista e due militari ai lati in grande equilibrio…

Uno spettacolo triste, uno spettacolo crepuscolare, uno spettacolo che avremmo voluto per sempre consegnato agli archivi dell’Istituto Luce.

Prendiamo un respiro. Ne abbiamo bisogno.

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Evasione fiscale e mafie

21 agosto 2010

L’evasione fiscale è una vera e propria economia sommersa, che non solo costituisce un vero e proprio furto, ma altera la percezione della realtà economica e sociale di un Paese. Secondo le stime Istat siamo a circa 250 miliardi di euro, vale a dire il 17% della ricchezza nazionale italiana. Ogni altra considerazione svanisce di fonte a questi dati: le varie “manovre” governative, i “risparmi” dei ticket, il guadagno legittimamente raggiunto attraverso produttività ed efficienza. Si veda, appena pubblicato da Il Mulino (9,80 €) L’evasione fiscale di Alessandro Santoro.

Pochi giorni fa la Dia ha scoperto che nella piccola città di provincia da cui scrivo erano arrivate a due banche 300 miliardi di dollari (denaro sporco) per l’acquisto di due tonnellate d’oro.

Il volume d’affari delle ecomafie è stimato in 20,5 miliardi di euro. Sono scomparsi nel nulla in un anno 31 milioni di tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi. Potrebbe costituire una montagna larga tre ettari e alta 3.100 metri.

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Immobilità diffusa

8 agosto 2010

L’Australia ha creato una struttura orientata al settore della conoscenza, con un settore specificatamente rivolto aprodurre e vendere istruzione terziaria nel mercato internazionale, con una quota dell’export totale pari al 6% dell’intero export, e all’1,1% del Pil. Sempre in Australia il 42% degli immigrati ha un titolo di istruzione terziaria(2008). Per ogni “cervello” che parte ne arrivano in Australia 12  (5 in Canada; 20 negli Usa).

Il capitale umano rappresenta una risorsa che abbiamo sin troppo trascurato nel nostro Paese. Ne fa le spese la scuola, che presenta ritardi e diseguaglianze molto forti. Ma che presenta anche punte di eccellenza: si veda Piero Cipollone e Paolo Sestito, Il capitale umano, Il Mulino 2010.

Siamo un Paese nel quale la mobilità sociale è molto bassa. La situazione familiare (titolo di studio, occupazione e ricchezza dei genitori) predetermina in molti casi il destino dei figli: dal rendimento scolastico alla probabilità di abbandonare gli studi e all’ingresso nel mondo del lavoro. Dovrebbe essere compito della scuola e in generale della Repubblica (come dice la Costituzione) “rimuovere gli ostacoli” al miglioramento culturale e sociale, dando davvero spazio a una autentica concezione di libertà (non predeterminata dalle condizioni di partenza). Daniele Checchi (Immobilità diffusa. Perché la mobilità intergenerazionale è così bassa in Italia, Il Mulino 2010) mette bene in evidenza come esistano due priorità fondamentali: combattere la povertà nell’infanzia, che genera esclusione, e incoraggiare i giovani nel periodo della formazione. O è meglio avere generazioni passive, poco acculturate, manipolabili?

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Lucignoli, pinocchi e omini di burro

25 luglio 2010

Emergenza educativa, disoccupazione giovanile, crisi economica e calo della nostra competitività. Ci sarebbero altre voci connesse, ma già queste possono bastare.

È vero che in giro ci sono molti Lucignoli, e che per ogni Lucignolo già transitato al paese dei balocchi c’è almeno un Pinocchio intenzionato ad andarci. Le statistiche sul numero di giovani che non studiano, non lavorano né cercano un impiego stanno a dimostrarlo.

Ma dovremmo anche parlare dell’Omino di Burro. Che in tutto questo ci guadagna, eccome. Mandando in pezzi alcune generazioni, e il Paese.

L’Italia è stato il primo Paese a costruire sistemi di collegamento telefonico via satellite (Telespazio, Piana del Fucino). Il terzo Paese a inviare satelliti nello spazio (il San Marco, dopo Usa e Urss). Il primo Paese a produrre un calcolatore con interfaccia a segnali luminosi (Elea 9000, della Olivetti, design di Sottsass, 1959). Siamo stati all’avanguardia nella chimica, la fisica, l’ingegneria…

Negli ultimi trenta anni abbiamo perso una posizione dopo l’altra. Ci sono state “industrie” che hanno avuto successo, prodotto soldi e potere. Ma non benessere per il Paese. I soldi si sono fatti comprando telefilm americani e format vari, gestendo l’etere e l’immaginario delle persone, ubriacando di pubblicità la televisione. Si sono generate caste che vivono di favori reciproci per poter essere nel “giro”. E si è sviluppata la necessità di un “parco” di persone che non devono né studiare né lavorare per poter mantenersi nello stato di trance televisiva e consumare.

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Scelte di vita

18 luglio 2010

Daniela Tobagi, figli di Walter, il giornalista del “Corriere della Sera” ucciso il 28 maggio 1980 dai terroristi di sinistra “Brigata XXVIII marzo” ricorda  (Come mi batte forte il tuo cuore, Einaudi 2010) i toni astiosi usati in quel periodo da una  allora giornalista di estrema sinistra. L’allora giornalista scriveva su “Il Manifesto” e accusava duramente Tobagi, per la sua precedente esperienza al quotidiano “Avvenire”, di essere come il Cardinal Richelieu un abile tessitore di alleanze tra Craxi e Montanelli.

Daniela Tobagi fa notare che questa persona era giornalista politicamente molto schierata su di un fronte estremo come “Il Manifesto”, mentre poi la si ritroverà in “Forza Italia”.

Ora, ciascuno è naturalmente libero di cambiare idea durante il suo percorso di vita. Ma ciascuno è anche libero di riflettere sulle modalità di questi cambiamenti, specialmente quando non sono limitati a pochi casi.

Il caso ricordato da Daniela Tobagi è tutt’altro che isolato, ma molto esemplare. Ecco una breve sintesi: negli anni Settanta quella che scriveva contro Tobagi era di sinistra estrema, di quelli che ritenevano  traditore il Pci di Berlinguer. successivamente entra nelle istituzioni facendosi eleggere con la lista Antiprobizionisti sulla droga. Nel 1992 è eletta alla Camera con Rifondazione Comunista. Nel 1993 è candidata sindaco di Milano con una lista civica appoggiata dai Radicali. Non raggiunge neppure il 3% e una improvvisa conversione sulla via di Damasco la porta nel 1994 a farsi eleggere con Forza Italia. Un percorso fatto da molti altri.

Tutto legittimo, per carità. Qualche dubbio rimane per non pochi personaggi: sia sulla solidità delle adesioni a gruppi estremisti che hanno anche flirtato con l’uso della violenza, sia sull’approdo a sponde bene accoglienti verso transfughi da variegate esperienze politiche, pronti a un candido lavaggio delle vesti e a divenire implacabili custodi del padrone di turno.

A confronto dà molto maggiore senso di serenità il fatto che Benedetta Tobagi abbia potuto fare, come molti altri studenti delle superiori, incontri con persone affidabili:

“un buon insegnante può cambiarti la vita, e io ho incontrato un professore di filosofia che mi aiutato a dare forma ai miei pensieri che mi si agitavano dentro in maniera confusa fin dalla prima adolescenza. Ero affamata di padre e fu una vera fortuna trovare un maestro così… La complessità del mondo può essere spaventosa, ma l’esercizio del pensiero permette di tessere sottilissime reti d’oro da gettare sulla realtà per poterla abitare”.

Tutto legittimo appunto, ma certamente  non tutto eguale. Scelte di vita.

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Interventi precedenti in

http://www.dialoghi.net/index.php/attualita/#dialogando

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Politica e parolacce

domenica 19 settembre 2010

Dialogando – di Anselmo Grotti

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Politica e parolacce

20 settembre 2010

Nello scorso marzo avevo segnalato una interessante ricostruzione della Treccani sull’ingresso del turpiloquio nelle trasmissioni televisive (del 1981 è il neologismo “telerissa”). Allora era ancora primavera, ma l’estate che ci lasciamo alle spalle è stata purtroppo particolarmente segnata anche dalla volgarità dei linguaggi e dei comportamenti di molti politici.

Gian Enrico Rusconi ha parlato di una “Repubblica fondata sul turpiloquio”. Ma soprattutto è stato Claudio Magris a scrivere sul “Corriere” del 20 agosto una garbata e intelligente analisi di quanto sta accadendo – linguisticamente e non solo – nella politica italiana.

Scriveva:

In un famoso film, in cui interpretava il ruolo di Giovanna d’Arco, un’incantevole Ingrid Bergman diceva a un capitano francese, rude soldataccio valoroso dal linguaggio colorito e sboccato, specie in battaglia: «Se proprio non potete farne a meno, capitano, dite “per le mie staffe”». Oggi difficilmente potrebbe rivolgere lo stesso invito a quei rappresentanti del popolo italiano il cui banale turpiloquio sta trasformando il mondo cosiddetto politico non in una caserma, ambiente ruvido ma dignitoso, bensì piuttosto in uno studio di registrazione di quei rumori che Dante, nell’Inferno, fa emettere a qualcuno dei suoi diavoli. Gli avversari che si scambiano laide contumelie non assomigliano a robusti ancorché rozzi uomini d’arme, ma piuttosto agli anonimi autori di sconci disegni sui muri. Qualcuno — l’onorevole Stracquadanio—auspica di adottare nei confronti degli avversari «il metodo Boffo», che disonora chi se ne serve, e si potrebbero citare molti analoghi esempi.
Anche le cosiddette parolacce fanno parte del linguaggio e dell’essere umano e talvolta si può e si deve usarle, come Dante insegna. C’è uno sdegno, un disprezzo e un coraggio che, in certe circostanze e soprattutto dinanzi al pericolo o a un’infamia intollerabile, le nobilita e le rende necessarie. Altrimenti esse sono soltanto eruttazioni ed è improbabile che un’eruttazione costituisca un ragionamento politico. C’è un’abissale differenza tra la parola «merda» che Cambronne — secondo una tradizione forse leggendaria— grida in risposta all’invito degli inglesi ad arrendersi, quando la sera scende sulla disfatta napoleonica a Waterloo, e la stessa parola «merda » che la signora Daniela Santanchè ha usato riferendosi all’onorevole Fini, presidente della Camera. Difficilmente Victor Hugo potrebbe scorgere qualcosa di alto e di sublime in questo termine adottato dalla signora, che egli celebrava invece nella parola di Cambronne
”.

Molto interessante la replica della signora chiamata in causa da Magris:

“Sono innanzitutto stupita che uno scrittore, che dicono aver sfiorato il premio Nobel, invochi la censura e il ripristino dell’inquisizione, il tribunale che nel Medioevo infiggeva pene corporali nei confronti di chi fosse stato sorpreso a pronunciare parole indicibili. Magris però distingue. Ci sono parolacce d’autore che hanno diritto di cittadinanza, quelle pronunciate, scritte e urlate dalla casta che lui rappresenta, cioè quella degli intellettuali. Le stesse, però, in bocca al popolo (l’unica casta alla quale mi sento di appartenere) diventano volgarità da punire. Le prime sono addirittura espressione di nobiltà perché – scrive – l’intellettuale è in grado di usarle come reazioni innanzi a pericoli o infamie intollerabili”.

Dunque Magris, parlando da intellettuale, non farebbe che difendere un privilegio di casta: sarebbero gli intellettuali ad auto concedersi il diritto alla parolaccia, diritto indegnamente e ingiustamente vietato a tutti gli altri. Occorrerebbe – sempre secondo la signora – procedere a una immediata consegna al “popolo” (cui la medesima apparterrebbe…) il turpiloquio. E conclude elegantemente e dottamente:

“alla larga, perché, come scrive Magris, a una certa età ognuno è responsabile della sua faccia. E la sua non mi piace. Rivendico la mia libertà di espressione e la mia dignità, perché, come scrisse John H. Jackson, padre della moderna neurologia, «colui che per la prima volta ha lanciato all’avversario una parola ingiuriosa invece di una freccia è stato il fondatore della civiltà»”.

Il turpiloquio invece resta normalmente un modo per attaccare l’interlocutore e non i suoi argomenti, distrarre e compiacere il pubblico. E rimane pesante vedere ministri che in Parlamento alzano diti medi, che urlano sconcezze, che si credono magari popolari mentre sono soltanto volgari.

Non è vero che solo gli intellettuali possano usare impunemente la parola “merda”, mentre i politici no. Dipende come sempre dalle circostanze.

Il 5 agosto una frana ha imprigionato decine di minatori a 700 metri di profondità. Quando il 22 agosto è stato possibile mettersi in contatto con loro, scoprire che erano vivi, sperare in un possibile piano di salvataggio, il presidente cileno ha esclamato: “Viva Chile, mierda!”.

Ebbene, credo che quel “mierda” sia stato un momento di altissimo linguaggio, altro che parolaccia. Ha espresso il misto di dolore per quegli uomini, rabbia per l’incidente, gioia per la scoperta che erano vivi, determinazione nel tentare tutti i mezzi per portarli in salvo, speranza per la buona riuscita, senso di solidarietà di tutta una nazione.

Sì, tutto questo in quel “mierda”. Lontano anni luce dalla parolacce sconce e dai gesti di politici che dovrebbero rappresentare la dignità delle istituzioni e di un popolo.

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Prendere un respiro

1° settembre 2010

Prendere un respiro. Fermarsi un momento. Mantenere alle parole il loro significato, alla sintassi le sue regole, allo strepitio mediatico un contatto con la realtà. Non è facile. Succedono strane cose, non riusciamo a tenere il filo.

Si soffia sul fuoco della paura, si denuncia il pericolo, anzi la certezza, del terrorismo islamico. Si rifiutano ai musulmani luoghi per riunirsi, celebrare il culto. Si dichiara tradimento ogni tentativo di dialogo, di confronto, di apertura. Si portano a passeggio maiali su terreni da rendere così immuni dal “pericolo moschea”.

Mentre si demonizza l’islam sinceramente religioso, consapevole che la vera religione non può non aprire all’amore dell’altro, mentre si deride l’islam moderato, si accetta invece che un “predicatore” assai poco credibile sia accolto nel nostro Paese con tutti gli onori. Anzi, non con tutti gli onori, ma con manifestazioni da circo.

Non si avverte l’assurdità di un “predicatore” che parla a folle di ragazze pagate per essere lì? Scelte da agenzie professionali in base all’avvenenza, al vestito, alla disponibilità al silenzio? Sembra che non sia avvertito l’oltraggio alla fede, a quella religiosa, a quella islamica o di altra natura, al buon senso, al rispetto della persona e al rispetto della dignità femminile. È questa la prospettiva di lavoro che offriamo ai ragazzi, alle ragazze, di un Paese che dovrebbe essere all’avanguardia nella società della conoscenza? Sgambettare davanti a una telecamera, ascoltare compiacenti un ricco signore straniero con più di un peso sulla coscienza e con capelli molto tinti, applaudire e magari “convertirsi”.

Che triste spettacolo che l’amata e gloriosa Arma dei Carabinieri sia stata coinvolta in una manifestazione così imbarazzante per il prestigio del Corpo e del nostro stesso Paese.

Ci sono riprese cinematografiche del periodo di Salò in cui si vedono reparti militari di motociclisti che sono costretti ad esibirsi davanti al Duce in coreografie da circo: due motociclisti affiancati e un terzo in piedi appoggiato a entrambi, un motociclista e due militari ai lati in grande equilibrio…

Uno spettacolo triste, uno spettacolo crepuscolare, uno spettacolo che avremmo voluto per sempre consegnato agli archivi dell’Istituto Luce.

Prendiamo un respiro. Ne abbiamo bisogno.

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Evasione fiscale e mafie

21 agosto 2010

L’evasione fiscale è una vera e propria economia sommersa, che non solo costituisce un vero e proprio furto, ma altera la percezione della realtà economica e sociale di un Paese. Secondo le stime Istat siamo a circa 250 miliardi di euro, vale a dire il 17% della ricchezza nazionale italiana. Ogni altra considerazione svanisce di fonte a questi dati: le varie “manovre” governative, i “risparmi” dei ticket, il guadagno legittimamente raggiunto attraverso produttività ed efficienza. Si veda, appena pubblicato da Il Mulino (9,80 €) L’evasione fiscale di Alessandro Santoro.

Pochi giorni fa la Dia ha scoperto che nella piccola città di provincia da cui scrivo erano arrivate a due banche 300 miliardi di dollari (denaro sporco) per l’acquisto di due tonnellate d’oro.

Il volume d’affari delle ecomafie è stimato in 20,5 miliardi di euro. Sono scomparsi nel nulla in un anno 31 milioni di tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi. Potrebbe costituire una montagna larga tre ettari e alta 3.100 metri.

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Immobilità diffusa

8 agosto 2010

L’Australia ha creato una struttura orientata al settore della conoscenza, con un settore specificatamente rivolto aprodurre e vendere istruzione terziaria nel mercato internazionale, con una quota dell’export totale pari al 6% dell’intero export, e all’1,1% del Pil. Sempre in Australia il 42% degli immigrati ha un titolo di istruzione terziaria(2008). Per ogni “cervello” che parte ne arrivano in Australia 12  (5 in Canada; 20 negli Usa).

Il capitale umano rappresenta una risorsa che abbiamo sin troppo trascurato nel nostro Paese. Ne fa le spese la scuola, che presenta ritardi e diseguaglianze molto forti. Ma che presenta anche punte di eccellenza: si veda Piero Cipollone e Paolo Sestito, Il capitale umano, Il Mulino 2010.

Siamo un Paese nel quale la mobilità sociale è molto bassa. La situazione familiare (titolo di studio, occupazione e ricchezza dei genitori) predetermina in molti casi il destino dei figli: dal rendimento scolastico alla probabilità di abbandonare gli studi e all’ingresso nel mondo del lavoro. Dovrebbe essere compito della scuola e in generale della Repubblica (come dice la Costituzione) “rimuovere gli ostacoli” al miglioramento culturale e sociale, dando davvero spazio a una autentica concezione di libertà (non predeterminata dalle condizioni di partenza). Daniele Checchi (Immobilità diffusa. Perché la mobilità intergenerazionale è così bassa in Italia, Il Mulino 2010) mette bene in evidenza come esistano due priorità fondamentali: combattere la povertà nell’infanzia, che genera esclusione, e incoraggiare i giovani nel periodo della formazione. O è meglio avere generazioni passive, poco acculturate, manipolabili?

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Lucignoli, pinocchi e omini di burro

25 luglio 2010

Emergenza educativa, disoccupazione giovanile, crisi economica e calo della nostra competitività. Ci sarebbero altre voci connesse, ma già queste possono bastare.

È vero che in giro ci sono molti Lucignoli, e che per ogni Lucignolo già transitato al paese dei balocchi c’è almeno un Pinocchio intenzionato ad andarci. Le statistiche sul numero di giovani che non studiano, non lavorano né cercano un impiego stanno a dimostrarlo.

Ma dovremmo anche parlare dell’Omino di Burro. Che in tutto questo ci guadagna, eccome. Mandando in pezzi alcune generazioni, e il Paese.

L’Italia è stato il primo Paese a costruire sistemi di collegamento telefonico via satellite (Telespazio, Piana del Fucino). Il terzo Paese a inviare satelliti nello spazio (il San Marco, dopo Usa e Urss). Il primo Paese a produrre un calcolatore con interfaccia a segnali luminosi (Elea 9000, della Olivetti, design di Sottsass, 1959). Siamo stati all’avanguardia nella chimica, la fisica, l’ingegneria…

Negli ultimi trenta anni abbiamo perso una posizione dopo l’altra. Ci sono state “industrie” che hanno avuto successo, prodotto soldi e potere. Ma non benessere per il Paese. I soldi si sono fatti comprando telefilm americani e format vari, gestendo l’etere e l’immaginario delle persone, ubriacando di pubblicità la televisione. Si sono generate caste che vivono di favori reciproci per poter essere nel “giro”. E si è sviluppata la necessità di un “parco” di persone che non devono né studiare né lavorare per poter mantenersi nello stato di trance televisiva e consumare.

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Scelte di vita

18 luglio 2010

Daniela Tobagi, figli di Walter, il giornalista del “Corriere della Sera” ucciso il 28 maggio 1980 dai terroristi di sinistra “Brigata XXVIII marzo” ricorda  (Come mi batte forte il tuo cuore, Einaudi 2010) i toni astiosi usati in quel periodo da una  allora giornalista di estrema sinistra. L’allora giornalista scriveva su “Il Manifesto” e accusava duramente Tobagi, per la sua precedente esperienza al quotidiano “Avvenire”, di essere come il Cardinal Richelieu un abile tessitore di alleanze tra Craxi e Montanelli.

Daniela Tobagi fa notare che questa persona era giornalista politicamente molto schierata su di un fronte estremo come “Il Manifesto”, mentre poi la si ritroverà in “Forza Italia”.

Ora, ciascuno è naturalmente libero di cambiare idea durante il suo percorso di vita. Ma ciascuno è anche libero di riflettere sulle modalità di questi cambiamenti, specialmente quando non sono limitati a pochi casi.

Il caso ricordato da Daniela Tobagi è tutt’altro che isolato, ma molto esemplare. Ecco una breve sintesi: negli anni Settanta quella che scriveva contro Tobagi era di sinistra estrema, di quelli che ritenevano  traditore il Pci di Berlinguer. successivamente entra nelle istituzioni facendosi eleggere con la lista Antiprobizionisti sulla droga. Nel 1992 è eletta alla Camera con Rifondazione Comunista. Nel 1993 è candidata sindaco di Milano con una lista civica appoggiata dai Radicali. Non raggiunge neppure il 3% e una improvvisa conversione sulla via di Damasco la porta nel 1994 a farsi eleggere con Forza Italia. Un percorso fatto da molti altri.

Tutto legittimo, per carità. Qualche dubbio rimane per non pochi personaggi: sia sulla solidità delle adesioni a gruppi estremisti che hanno anche flirtato con l’uso della violenza, sia sull’approdo a sponde bene accoglienti verso transfughi da variegate esperienze politiche, pronti a un candido lavaggio delle vesti e a divenire implacabili custodi del padrone di turno.

A confronto dà molto maggiore senso di serenità il fatto che Benedetta Tobagi abbia potuto fare, come molti altri studenti delle superiori, incontri con persone affidabili:

“un buon insegnante può cambiarti la vita, e io ho incontrato un professore di filosofia che mi aiutato a dare forma ai miei pensieri che mi si agitavano dentro in maniera confusa fin dalla prima adolescenza. Ero affamata di padre e fu una vera fortuna trovare un maestro così… La complessità del mondo può essere spaventosa, ma l’esercizio del pensiero permette di tessere sottilissime reti d’oro da gettare sulla realtà per poterla abitare”.

Tutto legittimo appunto, ma certamente  non tutto eguale. Scelte di vita.

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La famiglia. Come?

11 luglio 2010

La scrittrice Flannery O’Connor ha detto che chiunque abbia vissuto in una famiglia dopo il settimo anno di età ha certamente qualcosa di cui scrivere.

“Casa è dove qualcuno si accorge della tua assenza” (Vladimir Brik, protagonista de Il progetto Lazarus, di Aleksander Hemon.

Occorre valorizzare la convivialità e il dialogo tra generazioni. Tutti hanno da imparare da tutti. È bello offrire esempi e consigli, avere esperienze da scambiarsi, aprirsi, confidarsi, accogliersi nelle case. Troppi giovani vivono nel più piatto presente. Mancano di radici e progetti. Non conoscono neppure le storie dei loro nonni, dei bisnonni. Non ne conoscono neanche il nome. La conoscenza del passato è fondamentale per un’esistenza equilibrata” (don Mario Picchi, da una lettera a FC scritta pochi giorni prima della morte) FC 24 2010

Secondo Alessandro Manzoni, ne I Promessi Sposi, Renzo e Lucia sono due giovani ventenni. Lui ha un lavoro stabile ed entrambi sono pronti a convolare a nozze ed anche –sia pur senza averlo desiderato – in grado di affrontare complesse prove che la vita sta per mettere loro di fronte.

Nella versione musicale messa in scena allo Stadio Meazza di Milano e a settembre su Rai Uno Lucia è interpretata da Noemi Smorra, 27 anni, e da Graziano Galatone, 37 anni.

Sarà un segno dei tempi. È dunque vero che oggi si rimane “precari” molto più a lungo.

Prendere un respiro

giovedì 2 settembre 2010

Dialogando – di Anselmo Grotti

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Prendere un respiro

1° settembre 2010

Prendere un respiro. Fermarsi un momento. Mantenere alle parole il loro significato, alla sintassi le sue regole, allo strepitio mediatico un contatto con la realtà. Non è facile. Succedono strane cose, non riusciamo a tenere il filo.

Si soffia sul fuoco della paura, si denuncia il pericolo, anzi la certezza, del terrorismo islamico. Si rifiutano ai musulmani luoghi per riunirsi, celebrare il culto. Si dichiara tradimento ogni tentativo di dialogo, di confronto, di apertura. Si portano a passeggio maiali su terreni da rendere così immuni dal “pericolo moschea”.

Mentre si demonizza l’islam sinceramente religioso, consapevole che la vera religione non può non aprire all’amore dell’altro, mentre si deride l’islam moderato, si accetta invece che un “predicatore” assai poco credibile sia accolto nel nostro Paese con tutti gli onori. Anzi, non con tutti gli onori, ma con manifestazioni da circo.

Non si avverte l’assurdità di un “predicatore” che parla a folle di ragazze pagate per essere lì? Scelte da agenzie professionali in base all’avvenenza, al vestito, alla disponibilità al silenzio? Sembra che non sia avvertito l’oltraggio alla fede, a quella religiosa, a quella islamica o di altra natura, al buon senso, al rispetto della persona e al rispetto della dignità femminile. È questa la prospettiva di lavoro che offriamo ai ragazzi, alle ragazze, di un Paese che dovrebbe essere all’avanguardia nella società della conoscenza? Sgambettare davanti a una telecamera, ascoltare compiacenti un ricco signore straniero con più di un peso sulla coscienza e con capelli molto tinti, applaudire e magari “convertirsi”.

Che triste spettacolo che l’amata e gloriosa Arma dei Carabinieri sia stata coinvolta in una manifestazione così imbarazzante per il prestigio del Corpo e del nostro stesso Paese.

Ci sono riprese cinematografiche del periodo di Salò in cui si vedono reparti militari di motociclisti che sono costretti ad esibirsi davanti al Duce in coreografie da circo: due motociclisti affiancati e un terzo in piedi appoggiato a entrambi, un motociclista e due militari ai lati in grande equilibrio…

Uno spettacolo triste, uno spettacolo crepuscolare, uno spettacolo che avremmo voluto per sempre consegnato agli archivi dell’Istituto Luce.

Prendiamo un respiro. Ne abbiamo bisogno.

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Evasione fiscale e mafie

21 agosto 2010

L’evasione fiscale è una vera e propria economia sommersa, che non solo costituisce un vero e proprio furto, ma altera la percezione della realtà economica e sociale di un Paese. Secondo le stime Istat siamo a circa 250 miliardi di euro, vale a dire il 17% della ricchezza nazionale italiana. Ogni altra considerazione svanisce di fonte a questi dati: le varie “manovre” governative, i “risparmi” dei ticket, il guadagno legittimamente raggiunto attraverso produttività ed efficienza. Si veda, appena pubblicato da Il Mulino (9,80 €) L’evasione fiscale di Alessandro Santoro.

Pochi giorni fa la Dia ha scoperto che nella piccola città di provincia da cui scrivo erano arrivate a due banche 300 miliardi di dollari (denaro sporco) per l’acquisto di due tonnellate d’oro.

Il volume d’affari delle ecomafie è stimato in 20,5 miliardi di euro. Sono scomparsi nel nulla in un anno 31 milioni di tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi. Potrebbe costituire una montagna larga tre ettari e alta 3.100 metri.

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Immobilità diffusa

8 agosto 2010

L’Australia ha creato una struttura orientata al settore della conoscenza, con un settore specificatamente rivolto aprodurre e vendere istruzione terziaria nel mercato internazionale, con una quota dell’export totale pari al 6% dell’intero export, e all’1,1% del Pil. Sempre in Australia il 42% degli immigrati ha un titolo di istruzione terziaria(2008). Per ogni “cervello” che parte ne arrivano in Australia 12  (5 in Canada; 20 negli Usa).

Il capitale umano rappresenta una risorsa che abbiamo sin troppo trascurato nel nostro Paese. Ne fa le spese la scuola, che presenta ritardi e diseguaglianze molto forti. Ma che presenta anche punte di eccellenza: si veda Piero Cipollone e Paolo Sestito, Il capitale umano, Il Mulino 2010.

Siamo un Paese nel quale la mobilità sociale è molto bassa. La situazione familiare (titolo di studio, occupazione e ricchezza dei genitori) predetermina in molti casi il destino dei figli: dal rendimento scolastico alla probabilità di abbandonare gli studi e all’ingresso nel mondo del lavoro. Dovrebbe essere compito della scuola e in generale della Repubblica (come dice la Costituzione) “rimuovere gli ostacoli” al miglioramento culturale e sociale, dando davvero spazio a una autentica concezione di libertà (non predeterminata dalle condizioni di partenza). Daniele Checchi (Immobilità diffusa. Perché la mobilità intergenerazionale è così bassa in Italia, Il Mulino 2010) mette bene in evidenza come esistano due priorità fondamentali: combattere la povertà nell’infanzia, che genera esclusione, e incoraggiare i giovani nel periodo della formazione. O è meglio avere generazioni passive, poco acculturate, manipolabili?

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Lucignoli, pinocchi e omini di burro

25 luglio 2010

Emergenza educativa, disoccupazione giovanile, crisi economica e calo della nostra competitività. Ci sarebbero altre voci connesse, ma già queste possono bastare.

È vero che in giro ci sono molti Lucignoli, e che per ogni Lucignolo già transitato al paese dei balocchi c’è almeno un Pinocchio intenzionato ad andarci. Le statistiche sul numero di giovani che non studiano, non lavorano né cercano un impiego stanno a dimostrarlo.

Ma dovremmo anche parlare dell’Omino di Burro. Che in tutto questo ci guadagna, eccome. Mandando in pezzi alcune generazioni, e il Paese.

L’Italia è stato il primo Paese a costruire sistemi di collegamento telefonico via satellite (Telespazio, Piana del Fucino). Il terzo Paese a inviare satelliti nello spazio (il San Marco, dopo Usa e Urss). Il primo Paese a produrre un calcolatore con interfaccia a segnali luminosi (Elea 9000, della Olivetti, design di Sottsass, 1959). Siamo stati all’avanguardia nella chimica, la fisica, l’ingegneria…

Negli ultimi trenta anni abbiamo perso una posizione dopo l’altra. Ci sono state “industrie” che hanno avuto successo, prodotto soldi e potere. Ma non benessere per il Paese. I soldi si sono fatti comprando telefilm americani e format vari, gestendo l’etere e l’immaginario delle persone, ubriacando di pubblicità la televisione. Si sono generate caste che vivono di favori reciproci per poter essere nel “giro”. E si è sviluppata la necessità di un “parco” di persone che non devono né studiare né lavorare per poter mantenersi nello stato di trance televisiva e consumare.

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Scelte di vita

18 luglio 2010

Daniela Tobagi, figli di Walter, il giornalista del “Corriere della Sera” ucciso il 28 maggio 1980 dai terroristi di sinistra “Brigata XXVIII marzo” ricorda  (Come mi batte forte il tuo cuore, Einaudi 2010) i toni astiosi usati in quel periodo da una  allora giornalista di estrema sinistra. L’allora giornalista scriveva su “Il Manifesto” e accusava duramente Tobagi, per la sua precedente esperienza al quotidiano “Avvenire”, di essere come il Cardinal Richelieu un abile tessitore di alleanze tra Craxi e Montanelli.

Daniela Tobagi fa notare che questa persona era giornalista politicamente molto schierata su di un fronte estremo come “Il Manifesto”, mentre poi la si ritroverà in “Forza Italia”.

Ora, ciascuno è naturalmente libero di cambiare idea durante il suo percorso di vita. Ma ciascuno è anche libero di riflettere sulle modalità di questi cambiamenti, specialmente quando non sono limitati a pochi casi.

Il caso ricordato da Daniela Tobagi è tutt’altro che isolato, ma molto esemplare. Ecco una breve sintesi: negli anni Settanta quella che scriveva contro Tobagi era di sinistra estrema, di quelli che ritenevano  traditore il Pci di Berlinguer. successivamente entra nelle istituzioni facendosi eleggere con la lista Antiprobizionisti sulla droga. Nel 1992 è eletta alla Camera con Rifondazione Comunista. Nel 1993 è candidata sindaco di Milano con una lista civica appoggiata dai Radicali. Non raggiunge neppure il 3% e una improvvisa conversione sulla via di Damasco la porta nel 1994 a farsi eleggere con Forza Italia. Un percorso fatto da molti altri.

Tutto legittimo, per carità. Qualche dubbio rimane per non pochi personaggi: sia sulla solidità delle adesioni a gruppi estremisti che hanno anche flirtato con l’uso della violenza, sia sull’approdo a sponde bene accoglienti verso transfughi da variegate esperienze politiche, pronti a un candido lavaggio delle vesti e a divenire implacabili custodi del padrone di turno.

A confronto dà molto maggiore senso di serenità il fatto che Benedetta Tobagi abbia potuto fare, come molti altri studenti delle superiori, incontri con persone affidabili:

“un buon insegnante può cambiarti la vita, e io ho incontrato un professore di filosofia che mi aiutato a dare forma ai miei pensieri che mi si agitavano dentro in maniera confusa fin dalla prima adolescenza. Ero affamata di padre e fu una vera fortuna trovare un maestro così… La complessità del mondo può essere spaventosa, ma l’esercizio del pensiero permette di tessere sottilissime reti d’oro da gettare sulla realtà per poterla abitare”.

Tutto legittimo appunto, ma certamente  non tutto eguale. Scelte di vita.

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La famiglia. Come?

11 luglio 2010

La scrittrice Flannery O’Connor ha detto che chiunque abbia vissuto in una famiglia dopo il settimo anno di età ha certamente qualcosa di cui scrivere.

“Casa è dove qualcuno si accorge della tua assenza” (Vladimir Brik, protagonista de Il progetto Lazarus, di Aleksander Hemon.

Occorre valorizzare la convivialità e il dialogo tra generazioni. Tutti hanno da imparare da tutti. È bello offrire esempi e consigli, avere esperienze da scambiarsi, aprirsi, confidarsi, accogliersi nelle case. Troppi giovani vivono nel più piatto presente. Mancano di radici e progetti. Non conoscono neppure le storie dei loro nonni, dei bisnonni. Non ne conoscono neanche il nome. La conoscenza del passato è fondamentale per un’esistenza equilibrata” (don Mario Picchi, da una lettera a FC scritta pochi giorni prima della morte) FC 24 2010

Secondo Alessandro Manzoni, ne I Promessi Sposi, Renzo e Lucia sono due giovani ventenni. Lui ha un lavoro stabile ed entrambi sono pronti a convolare a nozze ed anche –sia pur senza averlo desiderato – in grado di affrontare complesse prove che la vita sta per mettere loro di fronte.

Nella versione musicale messa in scena allo Stadio Meazza di Milano e a settembre su Rai Uno Lucia è interpretata da Noemi Smorra, 27 anni, e da Graziano Galatone, 37 anni.

Sarà un segno dei tempi. È dunque vero che oggi si rimane “precari” molto più a lungo.

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La Costituzione è un impaccio?

4 luglio 2010

In un pianeta del nostro sistema solare vive un Presidente del Consiglio che ritiene di non avere a disposizione sufficienti poteri per governare, per colpa di una Costituzione che prevede (molto stranamente in effetti) che una disposizione di legge, una volta nata nella mente del Capo, debba poi attraversare una noiosa serie di passi parlamentari.

Alcuni storici sostengono, non sappiamo quanto a ragione, che in quello stesso Pianeta siano vissuti statisti che lo hanno governato con la stessa Costituzione, nonostante le maggioranze parlamentari molto più ridotte, il clima internazionale di scontro per la guerra fredda, un partito comunista molto forte, nostalgici della monarchia, terroristi di destra e di sinistra. Questi statisti, sostengono alcuni storici, avrebbero fatto riemergere quel Paese da una dittatura sciagurata, da una guerra mondiale disastrosa, da conflitti sociali molto forti, avviando la ricostruzione, un miracolo economico, l’avanguardia nella tecnologia, la scuola di massa.

La democrazia è nata come necessità da parte del potere di occuparsi di cosa pensano i cittadini Per qualcuno va interpretata come la necessità da parte del potere di occuparsi di cosa far pensare ai cittadini..

Evasione fiscale e mafie

domenica 8 agosto 2010

Dialogando – di Anselmo Grotti

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Evasione fiscale e mafie

21 agosto 2010

L’evasione fiscale è una vera e propria economia sommersa, che non solo costituisce un vero e proprio furto, ma altera la percezione della realtà economica e sociale di un Paese. Secondo le stime Istat siamo a circa 250 miliardi di euro, vale a dire il 17% della ricchezza nazionale italiana. Ogni altra considerazione svanisce di fonte a questi dati: le varie “manovre” governative, i “risparmi” dei ticket, il guadagno legittimamente raggiunto attraverso produttività ed efficienza. Si veda, appena pubblicato da Il Mulino (9,80 €) L’evasione fiscale di Alessandro Santoro.

Pochi giorni fa la Dia ha scoperto che nella piccola città di provincia da cui scrivo erano arrivate a due banche 300 miliardi di dollari (denaro sporco) per l’acquisto di due tonnellate d’oro.

Il volume d’affari delle ecomafie è stimato in 20,5 miliardi di euro. Sono scomparsi nel nulla in un anno 31 milioni di tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi. Potrebbe costituire una montagna larga tre ettari e alta 3.100 metri.

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Immobilità diffusa

8 agosto 2010

L’Australia ha creato una struttura orientata al settore della conoscenza, con un settore specificatamente rivolto a produrre e vendere istruzione terziaria nel mercato internazionale, con una quota dell’export totale pari al 6% dell’intero export, e all’1,1% del Pil. Sempre in Australia il 42% degli immigrati ha un titolo di istruzione terziaria (2008). Per ogni “cervello” che parte ne arrivano in Australia 12  (5 in Canada; 20 negli Usa).

Il capitale umano rappresenta una risorsa che abbiamo sin troppo trascurato nel nostro Paese. Ne fa le spese la scuola, che presenta ritardi e diseguaglianze molto forti. Ma che presenta anche punte di eccellenza: si veda Piero Cipollone e Paolo Sestito, Il capitale umano, Il Mulino 2010.

Siamo un Paese nel quale la mobilità sociale è molto bassa. La situazione familiare (titolo di studio, occupazione e ricchezza dei genitori) predetermina in molti casi il destino dei figli: dal rendimento scolastico alla probabilità di abbandonare gli studi e all’ingresso nel mondo del lavoro. Dovrebbe essere compito della scuola e in generale della Repubblica (come dice la Costituzione) “rimuovere gli ostacoli” al miglioramento culturale e sociale, dando davvero spazio a una autentica concezione di libertà (non predeterminata dalle condizioni di partenza). Daniele Checchi (Immobilità diffusa. Perché la mobilità intergenerazionale è così bassa in Italia, Il Mulino 2010) mette bene in evidenza come esistano due priorità fondamentali: combattere la povertà nell’infanzia, che genera esclusione, e incoraggiare i giovani nel periodo della formazione. O è meglio avere generazioni passive, poco acculturate, manipolabili?

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Lucignoli, pinocchi e omini di burro

25 luglio 2010

Emergenza educativa, disoccupazione giovanile, crisi economica e calo della nostra competitività. Ci sarebbero altre voci connesse, ma già queste possono bastare.

È vero che in giro ci sono molti Lucignoli, e che per ogni Lucignolo già transitato al paese dei balocchi c’è almeno un Pinocchio intenzionato ad andarci. Le statistiche sul numero di giovani che non studiano, non lavorano né cercano un impiego stanno a dimostrarlo.

Ma dovremmo anche parlare dell’Omino di Burro. Che in tutto questo ci guadagna, eccome. Mandando in pezzi alcune generazioni, e il Paese.

L’Italia è stato il primo Paese a costruire sistemi di collegamento telefonico via satellite (Telespazio, Piana del Fucino). Il terzo Paese a inviare satelliti nello spazio (il San Marco, dopo Usa e Urss). Il primo Paese a produrre un calcolatore con interfaccia a segnali luminosi (Elea 9000, della Olivetti, design di Sottsass, 1959). Siamo stati all’avanguardia nella chimica, la fisica, l’ingegneria…

Negli ultimi trenta anni abbiamo perso una posizione dopo l’altra. Ci sono state “industrie” che hanno avuto successo, prodotto soldi e potere. Ma non benessere per il Paese. I soldi si sono fatti comprando telefilm americani e format vari, gestendo l’etere e l’immaginario delle persone, ubriacando di pubblicità la televisione. Si sono generate caste che vivono di favori reciproci per poter essere nel “giro”. E si è sviluppata la necessità di un “parco” di persone che non devono né studiare né lavorare per poter mantenersi nello stato di trance televisiva e consumare.

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Scelte di vita

18 luglio 2010

Daniela Tobagi, figli di Walter, il giornalista del “Corriere della Sera” ucciso il 28 maggio 1980 dai terroristi di sinistra “Brigata XXVIII marzo” ricorda  (Come mi batte forte il tuo cuore, Einaudi 2010) i toni astiosi usati in quel periodo da una  allora giornalista di estrema sinistra. L’allora giornalista scriveva su “Il Manifesto” e accusava duramente Tobagi, per la sua precedente esperienza al quotidiano “Avvenire”, di essere come il Cardinal Richelieu un abile tessitore di alleanze tra Craxi e Montanelli.

Daniela Tobagi fa notare che questa persona era giornalista politicamente molto schierata su di un fronte estremo come “Il Manifesto”, mentre poi la si ritroverà in “Forza Italia”.

Ora, ciascuno è naturalmente libero di cambiare idea durante il suo percorso di vita. Ma ciascuno è anche libero di riflettere sulle modalità di questi cambiamenti, specialmente quando non sono limitati a pochi casi.

Il caso ricordato da Daniela Tobagi è tutt’altro che isolato, ma molto esemplare. Ecco una breve sintesi: negli anni Settanta quella che scriveva contro Tobagi era di sinistra estrema, di quelli che ritenevano  traditore il Pci di Berlinguer. successivamente entra nelle istituzioni facendosi eleggere con la lista Antiprobizionisti sulla droga. Nel 1992 è eletta alla Camera con Rifondazione Comunista. Nel 1993 è candidata sindaco di Milano con una lista civica appoggiata dai Radicali. Non raggiunge neppure il 3% e una improvvisa conversione sulla via di Damasco la porta nel 1994 a farsi eleggere con Forza Italia. Un percorso fatto da molti altri.

Tutto legittimo, per carità. Qualche dubbio rimane per non pochi personaggi: sia sulla solidità delle adesioni a gruppi estremisti che hanno anche flirtato con l’uso della violenza, sia sull’approdo a sponde bene accoglienti verso transfughi da variegate esperienze politiche, pronti a un candido lavaggio delle vesti e a divenire implacabili custodi del padrone di turno.

A confronto dà molto maggiore senso di serenità il fatto che Benedetta Tobagi abbia potuto fare, come molti altri studenti delle superiori, incontri con persone affidabili:

“un buon insegnante può cambiarti la vita, e io ho incontrato un professore di filosofia che mi aiutato a dare forma ai miei pensieri che mi si agitavano dentro in maniera confusa fin dalla prima adolescenza. Ero affamata di padre e fu una vera fortuna trovare un maestro così… La complessità del mondo può essere spaventosa, ma l’esercizio del pensiero permette di tessere sottilissime reti d’oro da gettare sulla realtà per poterla abitare”.

Tutto legittimo appunto, ma certamente  non tutto eguale. Scelte di vita.

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La famiglia. Come?

11 luglio 2010

La scrittrice Flannery O’Connor ha detto che chiunque abbia vissuto in una famiglia dopo il settimo anno di età ha certamente qualcosa di cui scrivere.

“Casa è dove qualcuno si accorge della tua assenza” (Vladimir Brik, protagonista de Il progetto Lazarus, di Aleksander Hemon.

Occorre valorizzare la convivialità e il dialogo tra generazioni. Tutti hanno da imparare da tutti. È bello offrire esempi e consigli, avere esperienze da scambiarsi, aprirsi, confidarsi, accogliersi nelle case. Troppi giovani vivono nel più piatto presente. Mancano di radici e progetti. Non conoscono neppure le storie dei loro nonni, dei bisnonni. Non ne conoscono neanche il nome. La conoscenza del passato è fondamentale per un’esistenza equilibrata” (don Mario Picchi, da una lettera a FC scritta pochi giorni prima della morte) FC 24 2010

Secondo Alessandro Manzoni, ne I Promessi Sposi, Renzo e Lucia sono due giovani ventenni. Lui ha un lavoro stabile ed entrambi sono pronti a convolare a nozze ed anche –sia pur senza averlo desiderato – in grado di affrontare complesse prove che la vita sta per mettere loro di fronte.

Nella versione musicale messa in scena allo Stadio Meazza di Milano e a settembre su Rai Uno Lucia è interpretata da Noemi Smorra, 27 anni, e da Graziano Galatone, 37 anni.

Sarà un segno dei tempi. È dunque vero che oggi si rimane “precari” molto più a lungo.

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La Costituzione è un impaccio?

4 luglio 2010

In un pianeta del nostro sistema solare vive un Presidente del Consiglio che ritiene di non avere a disposizione sufficienti poteri per governare, per colpa di una Costituzione che prevede (molto stranamente in effetti) che una disposizione di legge, una volta nata nella mente del Capo, debba poi attraversare una noiosa serie di passi parlamentari.

Alcuni storici sostengono, non sappiamo quanto a ragione, che in quello stesso Pianeta siano vissuti statisti che lo hanno governato con la stessa Costituzione, nonostante le maggioranze parlamentari molto più ridotte, il clima internazionale di scontro per la guerra fredda, un partito comunista molto forte, nostalgici della monarchia, terroristi di destra e di sinistra. Questi statisti, sostengono alcuni storici, avrebbero fatto riemergere quel Paese da una dittatura sciagurata, da una guerra mondiale disastrosa, da conflitti sociali molto forti, avviando la ricostruzione, un miracolo economico, l’avanguardia nella tecnologia, la scuola di massa.

La democrazia è nata come necessità da parte del potere di occuparsi di cosa pensano i cittadini Per qualcuno va interpretata come la necessità da parte del potere di occuparsi di cosa far pensare ai cittadini.

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I telegiornali e la realtà

27 giugno 2010

Troppi TG nel nostro Paese si stanno occupando solo di meteo e di spiagge.

Ha scritto Maria Luisa Busi:

“L’informazione del TG1 è diventata di parte… ignora il Paese, le donne della vita reale, privilegiando la propaganda alla verifica… Le donne devono aspettare mesi per avere una mammografia, se non possono pagarsela… fanno fatica ogni giorno ad andare avanti perchè negli asili nidi non c’è posto per i figlio;… i quarantenni precari a 800 euro al mese non possono comperare neanche un divano, figuriamo mettere al mondo un figlio… centinaia do aziende chiudono, ci sono imprenditori che si tolgono la vita perché falliti. Dov’e questa Italia che abbiamo il dovere di raccontare? Quest’Italia esiste, ma il TG1 delle 20 l’ha eliminata”.

Contemporaneamente si è dimessa dal TG1. Ma il problema riguarda molti altri TG. Ci meritiamo tutti qualcosa di meglio.

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Il diritto all’informazione e alla privacy

20 giugno 2010

La FIEG (Federazione Italiana Editori Giornali) ha scritto:

“La FIEG esprime la ferma protestab per l’approvazione del ddl intercettazioni da parte del Senato. Il testo licenziato dal Senato non realizza l’obiettivo dichiarato di tutelare la privacy, ma ha semplicemente un effetto intimidatorio nei confronti della stampa… Non è possibile né pensabile, se solo si conosce l’organizzazione di un giornale, che l’editore intervenga sui contenuti degli articoli o sulle fonti delle notizie. Poco o nulla contiene il ddl in funzione di prevenire la propalazione delle notizie riservate con strumenti oggettivi e validi per tutti. Gli editori denunciano all’opinione pubblica la gravità che tale intervento assume”.

Da una intervista di Baggio a Radio Vaticana: “Chi accetta un ruolo importante nella società, deve ‘rassegnarsi’, per il bene della democrazia e della funzione di controllo, a vedere la propria privacy ridotta” e “deve dare esempio di virtù civili e di trasparenza”

I TG non possono diventare contenitori di gossip, notizie sul meteo, sport, incidenti stradali, opinioni della ‘ggente, cronaca nera e cronaca rosa. Una democrazia sana ha bisogno di una informazione libera, coraggiosa, indipendente e plurale. Il rispetto della legge e della privacy è sacrosanto, ma la privacy è cosa diversa dall’omertà e dalla censura. Che senso ha votare se non si è informati? E, a proposito di privacy, chi si occupa della privacy violata dal marketing telefonico, dalle indagini di mercato, dai sistemi di controllo della navigazione in internet? E, sempre a proposito di privacy, che si preoccupa della nostra privacy violata dalla marea di pettegolezzi su vip e vippini? Noi non vogliamo sapere nulla della loro privacy. Non vengano (loro e le tv) a disturbare la nostra.

Lucignoli, pinocchi e omini di burro

domenica 18 luglio 2010

Dialogando – di Anselmo Grotti

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Lucignoli, pinocchi e omini di burro

25 luglio 2010

Emergenza educativa, disoccupazione giovanile, crisi economica e calo della nostra competitività. Ci sarebbero altre voci connesse, ma già queste possono bastare.

È vero che in giro ci sono molti Lucignoli, e che per ogni Lucignolo già transitato al paese dei balocchi c’è almeno un Pinocchio intenzionato ad andarci. Le statistiche sul numero di giovani che non studiano, non lavorano né cercano un impiego stanno a dimostrarlo.

Ma dovremmo anche parlare dell’Omino di Burro. Che in tutto questo ci guadagna, eccome. Mandando in pezzi alcune generazioni, e il Paese.

L’Italia è stato il primo Paese a costruire sistemi di collegamento telefonico via satellite (Telespazio, Piana del Fucino). Il terzo Paese a inviare satelliti nello spazio (il San Marco, dopo Usa e Urss). Il primo Paese a produrre un calcolatore con interfaccia a segnali luminosi (Elea 9000, della Olivetti, design di Sottsass, 1959). Siamo stati all’avanguardia nella chimica, la fisica, l’ingegneria…

Negli ultimi trenta anni abbiamo perso una posizione dopo l’altra. Ci sono state “industrie” che hanno avuto successo, prodotto soldi e potere. Ma non benessere per il Paese. I soldi si sono fatti comprando telefilm americani e format vari, gestendo l’etere e l’immaginario delle persone, ubriacando di pubblicità la televisione. Si sono generate caste che vivono di favori reciproci per poter essere nel “giro”. E si è sviluppata la necessità di un “parco” di persone che non devono né studiare né lavorare per poter mantenersi nello stato di trance televisiva e consumare.

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Scelte di vita

18 luglio 2010

Daniela Tobagi, figli di Walter, il giornalista del “Corriere della Sera” ucciso il 28 maggio 1980 dai terroristi di sinistra “Brigata XXVIII marzo” ricorda  (Come mi batte forte il tuo cuore, Einaudi 2010) i toni astiosi usati in quel periodo da una  allora giornalista di estrema sinistra. L’allora giornalista scriveva su “Il Manifesto” e accusava duramente Tobagi, per la sua precedente esperienza al quotidiano “Avvenire”, di essere come il Cardinal Richelieu un abile tessitore di alleanze tra Craxi e Montanelli.

Daniela Tobagi fa notare che questa persona era giornalista politicamente molto schierata su di un fronte estremo come “Il Manifesto”, mentre poi la si ritroverà in “Forza Italia”.

Ora, ciascuno è naturalmente libero di cambiare idea durante il suo percorso di vita. Ma ciascuno è anche libero di riflettere sulle modalità di questi cambiamenti, specialmente quando non sono limitati a pochi casi.

Il caso ricordato da Daniela Tobagi è tutt’altro che isolato, ma molto esemplare. Ecco una breve sintesi: negli anni Settanta quella che scriveva contro Tobagi era di sinistra estrema, di quelli che ritenevano  traditore il Pci di Berlinguer. successivamente entra nelle istituzioni facendosi eleggere con la lista Antiprobizionisti sulla droga. Nel 1992 è eletta alla Camera con Rifondazione Comunista. Nel 1993 è candidata sindaco di Milano con una lista civica appoggiata dai Radicali. Non raggiunge neppure il 3% e una improvvisa conversione sulla via di Damasco la porta nel 1994 a farsi eleggere con Forza Italia. Un percorso fatto da molti altri.

Tutto legittimo, per carità. Qualche dubbio rimane per non pochi personaggi: sia sulla solidità delle adesioni a gruppi estremisti che hanno anche flirtato con l’uso della violenza, sia sull’approdo a sponde bene accoglienti verso transfughi da variegate esperienze politiche, pronti a un candido lavaggio delle vesti e a divenire implacabili custodi del padrone di turno.

A confronto dà molto maggiore senso di serenità il fatto che Benedetta Tobagi abbia potuto fare, come molti altri studenti delle superiori, incontri con persone affidabili:

un buon insegnante può cambiarti la vita, e io ho incontrato un professore di filosofia che mi aiutato a dare forma ai miei pensieri che mi si agitavano dentro in maniera confusa fin dalla prima adolescenza. Ero affamata di padre e fu una vera fortuna trovare un maestro così… La complessità del mondo può essere spaventosa, ma l’esercizio del pensiero permette di tessere sottilissime reti d’oro da gettare sulla realtà per poterla abitare”.

Tutto legittimo appunto, ma certamente  non tutto eguale. Scelte di vita.

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La famiglia. Come?

11 luglio 2010

La scrittrice Flannery O’Connor ha detto che chiunque abbia vissuto in una famiglia dopo il settimo anno di età ha certamente qualcosa di cui scrivere.

“Casa è dove qualcuno si accorge della tua assenza” (Vladimir Brik, protagonista de Il progetto Lazarus, di Aleksander Hemon.

Occorre valorizzare la convivialità e il dialogo tra generazioni. Tutti hanno da imparare da tutti. È bello offrire esempi e consigli, avere esperienze da scambiarsi, aprirsi, confidarsi, accogliersi nelle case. Troppi giovani vivono nel più piatto presente. Mancano di radici e progetti. Non conoscono neppure le storie dei loro nonni, dei bisnonni. Non ne conoscono neanche il nome. La conoscenza del passato è fondamentale per un’esistenza equilibrata” (don Mario Picchi, da una lettera a FC scritta pochi giorni prima della morte) FC 24 2010

Secondo Alessandro Manzoni, ne I Promessi Sposi, Renzo e Lucia sono due giovani ventenni. Lui ha un lavoro stabile ed entrambi sono pronti a convolare a nozze ed anche –sia pur senza averlo desiderato – in grado di affrontare complesse prove che la vita sta per mettere loro di fronte.

Nella versione musicale messa in scena allo Stadio Meazza di Milano e a settembre su Rai Uno Lucia è interpretata da Noemi Smorra, 27 anni, e da Graziano Galatone, 37 anni.

Sarà un segno dei tempi. È dunque vero che oggi si rimane “precari” molto più a lungo.

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La Costituzione è un impaccio?

4 luglio 2010

In un pianeta del nostro sistema solare vive un Presidente del Consiglio che ritiene di non avere a disposizione sufficienti poteri per governare, per colpa di una Costituzione che prevede (molto stranamente in effetti) che una disposizione di legge, una volta nata nella mente del Capo, debba poi attraversare una noiosa serie di passi parlamentari.

Alcuni storici sostengono, non sappiamo quanto a ragione, che in quello stesso Pianeta siano vissuti statisti che lo hanno governato con la stessa Costituzione, nonostante le maggioranze parlamentari molto più ridotte, il clima internazionale di scontro per la guerra fredda, un partito comunista molto forte, nostalgici della monarchia, terroristi di destra e di sinistra. Questi statisti, sostengono alcuni storici, avrebbero fatto riemergere quel Paese da una dittatura sciagurata, da una guerra mondiale disastrosa, da conflitti sociali molto forti, avviando la ricostruzione, un miracolo economico, l’avanguardia nella tecnologia, la scuola di massa.

La democrazia è nata come necessità da parte del potere di occuparsi di cosa pensano i cittadini Per qualcuno va interpretata come la necessità da parte del potere di occuparsi di cosa far pensare ai cittadini.

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I telegiornali e la realtà

27 giugno 2010

Troppi TG nel nostro Paese si stanno occupando solo di meteo e di spiagge.

Ha scritto Maria Luisa Busi:

L’informazione del TG1 è diventata di parte… ignora il Paese, le donne della vita reale, privilegiando la propaganda alla verifica… Le donne devono aspettare mesi per avere una mammografia, se non possono pagarsela… fanno fatica ogni giorno ad andare avanti perchè negli asili nidi non c’è posto per i figlio;… i quarantenni precari a 800 euro al mese non possono comperare neanche un divano, figuriamo mettere al mondo un figlio… centinaia do aziende chiudono, ci sono imprenditori che si tolgono la vita perché falliti. Dov’e questa Italia che abbiamo il dovere di raccontare? Quest’Italia esiste, ma il TG1 delle 20 l’ha eliminata”.

Contemporaneamente si è dimessa dal TG1. Ma il problema riguarda molti altri TG. Ci meritiamo tutti qualcosa di meglio.

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Il diritto all’informazione e alla privacy

20 giugno 2010

La FIEG (Federazione Italiana Editori Giornali) ha scritto:

La FIEG esprime la ferma protestab per l’approvazione del ddl intercettazioni da parte del Senato. Il testo licenziato dal Senato non realizza l’obiettivo dichiarato di tutelare la privacy, ma ha semplicemente un effetto intimidatorio nei confronti della stampa… Non è possibile né pensabile, se solo si conosce l’organizzazione di un giornale, che l’editore intervenga sui contenuti degli articoli o sulle fonti delle notizie. Poco o nulla contiene il ddl in funzione di prevenire la propalazione delle notizie riservate con strumenti oggettivi e validi per tutti. Gli editori denunciano all’opinione pubblica la gravità che tale intervento assume”.

Da una intervista di Baggio a Radio Vaticana: “Chi accetta un ruolo importante nella società, deve ‘rassegnarsi’, per il bene della democrazia e della funzione di controllo, a vedere la propria privacy ridotta” e “deve dare esempio di virtù civili e di trasparenza

I TG non possono diventare contenitori di gossip, notizie sul meteo, sport, incidenti stradali, opinioni della ‘ggente, cronaca nera e cronaca rosa. Una democrazia sana ha bisogno di una informazione libera, coraggiosa, indipendente e plurale. Il rispetto della legge e della privacy è sacrosanto, ma la privacy è cosa diversa dall’omertà e dalla censura. Che senso ha votare se non si è informati? E, a proposito di privacy, chi si occupa della privacy violata dal marketing telefonico, dalle indagini di mercato, dai sistemi di controllo della navigazione in internet? E, sempre a proposito di privacy, che si preoccupa della nostra privacy violata dalla marea di pettegolezzi su vip e vippini? Noi non vogliamo sapere nulla della loro privacy. Non vengano (loro e le tv) a disturbare la nostra.