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	<title>Dialoghi.net &#187; Dalle diocesi</title>
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	<description>Azione Cattolica e impegno culturale</description>
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		<title>Acierrissimo: non solo ragazzi</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Jun 2009 06:26:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>s.pattaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dalle diocesi]]></category>

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		<description><![CDATA[di Chiara Benciolini
<br /></br><br /></br>
Occhi spalancati al vedere ballerini dalle teste enormi, sul tetto della Fabbrica del Cioccolato. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attualita">
<p style="text-align: justify;">di Chiara Benciolini (Presidente diocesana dell’AC di Padova)</p>
<p style="text-align: justify;">Occhi spalancati al vedere ballerini dalle teste enormi, sul tetto della Fabbrica del Cioccolato. Sorrisi distesi e luccicanti sui volti di mamme e papà che ritrovano vecchi amici. Un bimbo che esclama: “È il giorno più bello della mia vita!” E un papà che ribatte: “Ho 45 anni, ma una cosa così non l’ho mai vista!”.</p>
<p style="text-align: justify;">Istantanee, solo alcune delle moltissime che riempiono i miei pensieri da domenica 10 maggio 2009, quando nella diocesi di Padova abbiamo vissuto l’Acierrissimo 2009, la festa dell’Azione Cattolica di Padova che ha richiamato a Rubano, presso gli spazi del seminario minore, migliaia di persone di tutte le età. C’erano 124 bambini dai 3 ai 5 anni, 929 acierrini 6-8, 1186 9-11, 1006 12-13, accompagnati da 1564 educatori e da numerosissimi altri giovani e giovanissimi (con i loro gruppi) per l’animazione dei giochi e i servizi vari, 1054 genitori e nonni oltre a numerosi adulti impegnati nell’animazione. A Sarmeola negli spazi dell’Opera della Provvidenza di Sant’Antonio invece si sono incontrati 750 14enni con i loro 174 educatori per vivere 14all (one for all) la festa dedicata tutta a loro sulla soglia del passaggio ai giovanissimi.</p>
<p style="text-align: justify;">L’AC di Padova conta 15mila soci: dal palco centrale della Fabbrica del cioccolato ho potuto ammirare, con tanta soddisfazione, la gioia di 8000 persone in festa!</p>
<p style="text-align: justify;">L’Acierrissimo era ambientato dentro la Fabbrica del Cioccolato di Willy Wonka, la storia scritta da Roald Dahl e portata sul grande schermo da Tim Burton: attraversandone le stanze, accompagnati dai diversi personaggi, abbiamo scoperto “che bene che” si sta insieme quando si vuole realizzare il desiderio il bene di tutti. La festa, infatti, era l’apice di un anno associativo dedicato al bellissimo tema dei desideri da educare verso il bene comune. Questo è infatti l’obiettivo scelto dalla nostra Chiesa diocesana nei suoi Orientamenti Pastorali per il biennio 2008-2010 e dall’ACI nel documento conclusivo dell’ultima assemblea. In quest’anno associativo abbiamo deciso di lasciarci sollecitare da questa questione davvero attuale in un territorio dove sembra che la regola sia farsi gli affari propri. Un po’ controcorrente l’AC di Padova si è chiesta cosa vuol dire stare bene, se si può stare bene da soli, quanto è importante realizzare i nostri desideri insieme a quelli degli altri, tutti gli altri. Come AC ci siamo impegnati perché il bene comune diventi orizzonte e meta concreta dei nostri percorsi educativi per i ragazzi, i giovani e gli adulti che nei gruppi associativi hanno potuto riflettere sul tema, esplorarlo nei suoi fondamenti e tradurlo in proposte concrete, un percorso educativo che pensiamo possa dar frutto nella vita quotidiana di ciascuno perché non esaurito in una bella giornata, ma tessuto pazientemente nell’ordinaria vita associativa.</p>
<p style="text-align: justify;">La festa è stata voluta dalla presidenza diocesana che si è impegnata a darle un volto unitario fin dalla fase di progettazione: non è stato facile, ma le equipe che l’hanno messa in cantiere hanno lavorato insieme perché ci fosse spazio per tutte le persone dell’associazione e delle parrocchie. Così si è strutturata in quattro aree: l’acierrissimo baby, progettato e gestito da insegnanti e studenti di un liceo psicopedagogico, per permettere ai più piccoli di giocare e respirare l’AC, mentre i genitori vivevano l’acierrissimo adulti (“Che bene che stiamo in famiglia”) progettato e curato dal settore adulti; l’acierrissimo ragazzi (con i tre ambiti di gioco “Che bene che sto”, “Che bene che stai”, “Che bene che stiamo”) progettato e curato dall’ACR e 14all, la festa per i 14enni progettata e curata dal settore giovani.</p>
<p>L’Acierrissimo ha richiesto un grande lavoro per un anno e mezzo: si è trattato di tradurre la storia della Fabbrica del cioccolato in tempi, luoghi, scenari, giochi, musiche e sceneggiature che il 10 maggio si sono rivelate impeccabili e avvincenti per tutti a partire dall’accoglienza del mattino che ha visto attori giovani e adulti recitare insieme davanti agli occhi spalancati di migliaia di persone.</p>
<p style="text-align: justify;">La giornata dei ragazzi è stata dedicata al gioco, modalità tipicamente acierrina, per scoprire il messaggio del bene comune. I genitori hanno vissuto un tempo di riflessione personale o in gruppo, hanno costruito giochi da fare in famiglia per riprendere il messaggio della giornata e hanno visitato accompagnati dagli adultissimi le stanze della Fabbrica occupate dai ragazzi. I 14enni hanno inaugurato un centro commerciale tutto particolare, dove le caratteristiche e le qualità di ognuno si sono messe a disposizione di tutti per stare bene insieme nell’amicizia, nel gioco, nella preghiera, nello scambio di esperienze, nella voglia di realizzare i propri desideri e i propri sogni. Alla fine ci siamo incontrati tutti insieme nella Stanza delle Meraviglie per celebrare il vero Bene, Gesù nell’Eucaristia.</p>
<p style="text-align: justify;">L’impegno per la realizzazione della festa ha coinvolto tantissime persone durante l’anno: dalla presentazione nei 40 vicariati della diocesi alla richiesta di disponibilità varie per la preparazione dei materiali e delle scenografie, per l’animazione dei giochi, per la gestione del servizio d’ordine, delle segreterie, del web. Questo ampio coinvolgimento ha dato l’occasione a tantissimi giovani di assaporare maggiormente la dimensione diocesana dell’associazione costruendo amicizie, competenze relazionali e qualità associativa.</p>
<p style="text-align: justify;">All’Acierrissimo abbiamo vissuto esperienze indimenticabili: tanti e diversi linguaggi della comunicazione e della formazione, l’essere parte viva della Chiesa diocesana, come ci ha ricordato il vescovo venendoci a trovare a metà giornata, la fatica e la gioia di progettare, realizzare e stare insieme anche se abbiamo età diverse e veniamo da luoghi anche lontani, perché l’Azione Cattolica di Padova scommette quotidianamente sul dialogo e l’incontro tra generazioni, convinta che sia la via azzeccata per crescere insieme accogliendo la sfida educativa che oggi appare tanto urgente.</p>
<p style="text-align: justify;">Per saperne di più e vedere con i tuoi occhi <a href="http://www.acpadova.it/">www.acpadova.it</a>.</p>
</div>
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		<title>Abitare nella terra di mezzo</title>
		<link>http://www.dialoghi.net/index.php/2009/05/abitare-nella-terra-di-mezzo/</link>
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		<pubDate>Wed, 20 May 2009 10:18:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>s.pattaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dalle diocesi]]></category>

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		<description><![CDATA[di Carla Tilli
<br /></br><br /></br>
In questo nostro tempo dove la scienza e la tecnologia ci aprono nuove strade [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attualita">
<p style="text-align: justify;">di Carla Tilli</p>
<p style="text-align: justify;">In questo nostro tempo dove la scienza e la tecnologia ci aprono nuove strade che ci pongono davanti anche non facili discernimenti etici, mi sono trovata a vivere una relazione di prossimità che mi ha portato ad incontrare una realtà finora a me poco conosciuta. Certamente nel corso della mia vita ho assistito varie persone disabili, anziane, malate, ma adesso mi sono avvicinata a “quei reparti” di cui tanto la cronaca ci ha parlato negli ultimi tempi. Non è stata una scelta a freddo (forse non sarei stata capace) ma come sempre accade gli avvenimenti della vita,  se accompagnati da una formazione spirituale e dalla grazia di Dio, ti  abilitano a compiere gesti e fare scelte che pensavi impossibili.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa storia di amicizia inizia tanti anni fa durante i nostri campi scuola diocesani per adulti e famiglie. Lì infatti ho conosciuto A.M. una disabile dolcissima &#8211; in carrozzina a seguito di una polio infantile &#8211; ma vivace e attentissima. Come accade sempre ai nostri campi si stabilisce una corrente di fraternità che non finisce con l’esperienza estiva e intorno a questa ragazza si è stabilito un piccolo circuito di amore. Adesso, in seguito a varie malattie e incidenti è ricoverata in uno di quei reparti per pazienti attaccati alle macchine che li aiutano a respirare e così settimanalmente ho il <em>dono</em>, talvolta faticoso, ma sempre <em>dono</em>, di trascorrere una giornata con lei ma non solo con lei…</p>
<p style="text-align: justify;">Ho iniziato ad andarla a trovare qualche ora per volta, prima di arrivare a più tempo perché entrare in un reparto speciale come quello non è un’impresa banale. Sono ricoverati pazienti la cui esistenza è legata a vari tubicini che portano cibo e aria al loro corpo e la cui mente misteriosamente fluttua in zone a noi sconosciute. Sono presenti e assenti allo stesso tempo, abitano in questa “terra di mezzo” a noi sconosciuta. Ognuno di loro è un caso a sé. Con le sue difficoltà e le diverse capacità espressive. Ciascuno reagisce come può e come è nel suo carattere di persona unica al mondo che permane nella sua essenza nascosta anche nell’apparente incomunicabilità.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci si attrezza con il tempo, noi visitatori, amici e parenti a stare con loro. Si impara ad andare oltre la comunicazione verbale, a spiare gli impercettibili movimenti, attraverso battiti di ciglia, coloriti, interpretare i mutamenti, i miglioramenti e le sofferenze. Impresa non semplice per nessuno ma che talvolta aiuta a crescere e a comprendere che il confine tra vita e morte è veramente un mistero insondabile anche per la scienza.</p>
<p style="text-align: justify;">Vorremo avere risposte impossibili dai medici ed infermieri: “Ma ci sente? Ma soffre? Ma che cosa vedrà? In quale parte del mondo sarà la sua anima? Cosa percepisce di quello che lo/a circonda?. ..</p>
<p style="text-align: justify;">Così si scopre di essere capaci di amare in maniera nuova, senza nessun tipo di ritorno se non la struggente consolazione di accudire con amore un corpo carico di significato e di ricordi. Talvolta si è sgomenti e muti di fronte  ad un muro impenetrabile.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ una lotta mite e impari che si dibatte sempre fra la resa e la tenacia. In bilico sul crinale di un’incontenibile speranza e una celata disperazione.</p>
<p style="text-align: justify;">La persona che vado a trovare è fra le più “fortunate”. Infatti parla labiale, è in perfetta lucidità mentale, quindi il rapporto con lei  è facile e stimolante. Permangono certamente aspetti difficili ma superabili. Sono già quattro anni che una parte della sua stanza (sono in due) è la sua casa. Cerchiamo di attrezzarla, di renderla confortevole anche con qualche guizzo di estetica ma lo spazio è molto misurato. Vorremo fare di più e meglio ma ci sono da affrontare le inevitabili burocrazie, difficoltà logistiche da superare.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che stupisce è la spontanea collaborazione che nasce in questi ambienti. La solidarietà semplice e naturale. Ci si scambia favori piccoli ma che sono di grande sollievo per chi è nell’angoscia: &#8220;Non posso venire oggi, vai dal babbo con il cellulare così lo posso salutare?&#8221;, &#8220;Finisci tu di dargli lo yogurt così posso prendere il pullman?&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">Ci godiamo anche il primo sole, quando possiamo uscire con le carrozzine nel giardino e ci sembra quasi (per qualche tempo) di essere fuori da lì, in un mondo normale! Ci stiamo attrezzando per noi e loro insieme a coesistere nella perfetta dipendenza dall’altro senza molte prospettive, se non quelle di godere del tempo concesso. Senza rassegnazione ma neppure troppe illusioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Per noi comunque rimangono persone a tutti gli effetti e vorremmo anche organizzare cose che potrebbero portare un  sollievo non solo medico sia ai pazienti che ai visitatori. Abbiamo infatti celebrato (per chi è interessato) l’Eucarestia nei momenti forti dell’anno (è assicurato il servizio della possibilità di ricevere la  santa comunione una volta la settimana) ma anche nel campo dell’assistenza spirituale le idee sarebbero tante. Stiamo pensando di proporre delle brevi attività ludico/artistiche attraverso piccoli spettacoli, canzoni… Per alcuni pazienti e familiari la degenza è faticosamente protratta nel tempo…</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto è ancora da inventare. È la sfida dei nostri tempi che vede l’uomo con un di più di possibilità di vita e di sopravvivenza ma c’è una sensibilità tutta da sviluppare, un’attenzione da parte del mondo, anche cattolico, che pur difendendo giustamente la vita lo fa talvolta solo nei dibattiti pubblici.</p>
</div>
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		<title>30 anni di &#8220;futuri&#8221;</title>
		<link>http://www.dialoghi.net/index.php/2009/05/30-anni-di-futuri/</link>
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		<pubDate>Wed, 06 May 2009 09:43:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>s.pattaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dalle diocesi]]></category>

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		<description><![CDATA[di Fabio Dovis
<br /></br><br /></br>
La cura educativa verso i bambini e i ragazzi dell’AC passa anche attraverso una qualificazione degli educatori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attualita">di Fabio Dovis*</p>
<p style="text-align: justify;">La cura educativa verso i bambini e i ragazzi dell’AC passa anche attraverso una qualificazione degli educatori e dei responsabili dell’ACR. Da questo assunto di fondo, circa 30 anni fa i responsabili ACR della diocesi di Torino decisero di programmare un campo-scuola per quei giovani che volevano diventare educatori di gruppi ACR.</p>
<p style="text-align: justify;">Seppur cambiato e adattato nel tempo il “campo futuri educatori ACR”, da anni aperto alla partecipazione dei ragazzi di tutta la regione conciliare Piemonte e Valle d’Aosta, rappresenta uno dei momenti associativi più forti per coloro che vogliono iniziare un servizio educativo.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ un campo forte e impegnativo, sia per le tempistiche che per i contenuti, impostato in modo da stravolgere le attese di chi vi partecipa: con un percorso di 7 giorni si parte dalle motivazioni personali, per confrontarle con ciò che la Chiesa e il Concilio dicono della missione dei laici, per arrivare alla scoperta del mondo dei ragazzi e alla conoscenza degli itinerari formativi e infine delle tecniche di animazione. Il tutto legato da un percorso liturgico che si snoda nei momenti della liturgia delle ore e in una giornata di spiritualità.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno dei punti di forza del campo-scuola è certamente la sua impostazione esperienziale: ogni momento della giornata è utile alla luce di ciò che i ragazzi vivranno e chiederanno ai loro educatori. Ogni gioco, ogni tecnica usata nei momenti assembleari, ogni momento di preghiera fanno vivere un modo diverso di giocare, lavorare o pregare, che negli ultimi giorni del campo viene ripreso e commentato.</p>
<p style="text-align: justify;">Il campo è un impegno forte anche per l’equipe che lo gestisce, visto il lavoro su tutti i fronti per un’intera settimana, eppure chi vi ha partecipato lo ricorda in genere come un bell’esercizio di “stile associativo”.</p>
<p style="text-align: justify;">La necessità di modificare in parte la struttura del campo negli ultimi anni alla luce del Progetto Formativo e di Sentieri di Speranza, ci ha suggerito alcuni accorgimenti che si possono estendere a tutte le altre esperienze formative proposte dall’associazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo è certamente quello di insistere su esperienze che puntino a obiettivi alti. La formazione associativa deve avere al centro Cristo e la Chiesa e porre le tecniche di animazione nella giusta prospettiva di strumento per la realizzazione di un progetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, ciò che si è constatato negli ultimi anni è che la giornata sull’AC diventa spesso una giornata di scoperta di aspetti dell’associazione poco conosciuti e talvolta poco vissuti all’interno dei gruppi di appartenenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, ogni anno il campo è la constatazione di come la cura educativa passi attraverso la costruzione di un “ambiente” in cui si respira lo stile di impegno, di fatica, di preghiera, più che attraverso molte parole o tecnicismi. Questo richiede un’attenzione forte alla costruzione delle giornate, ai volti e agli stati d’animo di ognuno dei partecipanti. Insomma una cura dei dettagli che fa la differenza tra una proposta formativa e una bella esperienza di crescita.</p>
<p style="text-align: justify;">Un’ultima considerazione, che sembra importante anche per una più generale riflessione sulla formazione degli educatori, è che la consapevolezza del ruolo educativo non è un processo on-off, ma il frutto di un percorso. Per i ragazzi che vi partecipano e che hanno già avuto esperienze di animazione negli oratori, alle estate-ragazzi o come aiuto educatori dei gruppi, momenti forti di questo tipo assumono ancor più valore, perché diventano momenti di rilettura di un’esperienza, non solo una teoria, da scoprire in futuro.</p>
<p>* Consigliere Nazionale ACR</p></div>
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		</item>
		<item>
		<title>Un servizio integrato al territorio</title>
		<link>http://www.dialoghi.net/index.php/2009/04/un-servizio-integrato-al-territorio/</link>
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		<pubDate>Thu, 23 Apr 2009 09:57:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>s.pattaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dalle diocesi]]></category>

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		<description><![CDATA[di Antonello Ferrara
<br /></br><br /></br>
Siracusa, Noto, Caltagirone e Ragusa: due province, quattro diocesi, che nell’antichità gli arabi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attualita">
<p style="text-align: justify;">
di Antonello Ferrara*</p>
<p style="text-align: justify;">Siracusa, Noto, Caltagirone e Ragusa: due province, quattro diocesi, che nell’antichità gli arabi avevano riunito nella “regione amministrativa” del Vallo di Noto.<br />
Se dovessimo rimanere fermi alle suddivisioni delle province o delle diocesi, non riusciremmo a cogliere molte opportunità presenti in questa zona della Sicilia, che &#8211; se considerate insieme &#8211; costituiscono un valore aggiunto. Ad esempio:</p>
<ul>
<li>il polo chimico più grande d’Europa (fonte Confindustria Italia);</li>
<li>la zona della Sicilia con la maggiore raccolta bancaria e con il minor tasso di non restituzione (fonte Banca Etica);</li>
<li>la zona della Sicilia con il maggior turismo, stanziale e giornaliero; e con il monumento archeologico più visitato: il teatro greco di Siracusa (fonte BBCC Siracusa);</li>
<li>la rassegna teatrale del Dramma Antico più conosciuta, apprezzata e seguita al mondo (fonte Inda);</li>
<li>la zona al mondo con il più alto numero di siti dell’Unesco (fonte Unesco);</li>
<li>la maggiore realtà produttrice di agricoltura della Sicilia, la seconda in Italia (fonte Coldiretti);</li>
<li>la zona d’Italia con il volume economico più alto di import ed export (fonte Confindustria Siracusa);</li>
<li>la zona d’Italia con la maggiore raccolta di sangue (fonte Avis Italia).</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Ma il Vallo di Noto, che conta un milione di persone, ha anche notevoli problemi sanitari (è la seconda zona d&#8217;Italia per incidenza tumurale) e di infrastrutture (manca il collegamento autostradale).</p>
<p style="text-align: justify;">Partendo dai dati economici evidenziati, che vedono una realtà di insieme della Sicilia Sud-Orientale più forte delle singole province, il MLAC siciliano ha proposto alle diocesi del Vallo di Noto di guardare oltre i propri confini.<br />
La proposta del Movimento è stata infatti  quella di organizzare una Settimana Sociale che avesse un filo conduttore unico, tenendo conto che ogni realtà poteva ragionare e progettare con le altre realtà diocesane su aspetti critici del proprio territorio ma che naturalmente influiscono su quelli vicini.</p>
<p style="text-align: justify;">Le diocesi hanno deciso di ripartirsi questi argomenti da discutere:</p>
<ul>
<li>Siracusa: ambiente;</li>
<li>Ragusa: sviluppo economico;</li>
<li>Noto: immigrazione;</li>
<li>Caltagirone: sicurezza del lavoro.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">È stato anche importante che le diocesi si siano confrontate sul lavoro svolto dagli altri e abbiano messo in campo progetti e energie per realizzare gli eventi previsti.<br />
Esempio di questo modo di lavorare è stato il primo appuntamento che ha aperto la Settimana Sociale a Caltagirone: il “Progetto Elmettilo” sulla sicurezza negli ambienti di lavoro. L’AC diocesana di Caltagirone ha ritenuto di fare proprio un progetto presentato dalla diocesi di Potenza alla giornata della Progettazione Sociale del MLAC e adeguarlo alle proprie esigenze con l’ausilio un gruppo di animatori (adulti della diocesi di Ragusa) consorziati nella cooperativa “Nemo profeta&#8221;.<br />
Gli stessi giovanissimi sono stati coinvolti in un ciclo di riunioni dove hanno imparato a conoscere il testo unico sulla sicurezza del lavoro e si sono cimentati nel teatro sociale, scrivendo e mettendo in scena due drammatizzazioni per evidenziare alcuni errori di applicazione della norme. Al teatro sono intervenute circa 100 persone, che potevano sostituirsi agli attori e provare a cambiare in meglio il finale della storia. Questa dinamica ha ottenuto un forte coinvolgimento del pubblico e ha reso comprensibile il testo della Legge sulla sicurezza, come nessuna conferenza sarebbe stata capace.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo stesso lavoro di collegamento è stato realizzato a Noto sul tema dell’immigrazione, invitando a discutere Padre Carlo D’Antoni, che a Siracusa ha realizzato un centro di accoglienza per immigrati in attesa di asilo politico.</p>
<p style="text-align: justify;">A Ragusa è stato realizzato un momento più istituzionale: si è voluto discutere sul tema dello sviluppo, con il contributo di Paolo Trionfini (Vicepresidente dell’AC per il settore adulti) e del Responsabile sviluppo di Confindustria Ragusa Gianpiero Saladino.</p>
<p style="text-align: justify;">A Siracusa, dove proprio in questi giorni è in corso il “G8-Ambiente”, si è realizzato un percorso di tre incontri che consentiranno di rendere l’AC protagonista in città della riflessione su un tema molto importante per questo territorio: quale mediazione tra sviluppo industriale e qualità della vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti questi momenti sono stati affrontati con la precisa intenzione di evidenziare come le persone possono realizzare attraverso la propria quotidianità il bene comune. Difatti il titolo è stato “Con la gente del Vallo di Noto, per il bene comune”, proprio permettere in luce l’importanza dell’impegno di ciascuno.</p>
<p style="text-align: justify;">A conclusione di questo ciclo di incontri, la Settimana Sociale ha reso possibile ribadire il senso di appartenenza delle AC diocesane ad un territorio dalle molteplici sfaccettature, rendendo le nostre associazioni nuovamente protagoniste del dibattito sociale nelle diverse città.<br />
Infine l’utilizzo di nuove forme di espressione, come quelle del Teatro Forum, ci ha insegnato che è possibile coinvolgere diverse fasce di età diverse su temi importanti, anche perché è sempre più chiara la richiesta di discutere di temi sociali all’interno delle parrocchie.</p>
<p style="text-align: justify;">* Segretario regionale MLAC Sicilia</p>
</div>
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		</item>
		<item>
		<title>Un percorso per i genitori</title>
		<link>http://www.dialoghi.net/index.php/2009/04/un-percorso-per-i-genitori/</link>
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		<pubDate>Thu, 16 Apr 2009 10:42:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>s.pattaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dalle diocesi]]></category>

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		<description><![CDATA[di Maria Rosa Cazzaniga
<br /></br><br /></br>
Il percorso genitori è una delle proposte formative dell’AC [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attualita">
di Maria Rosa Cazzaniga (AC di Milano)</p>
<p style="text-align: justify;">Il percorso genitori è una delle proposte formative dell’AC. Il punto di partenza del percorso genitori è la constatazione che l’eccessiva fiducia nell’intervento estemporaneo di uno o più esperti debba essere superata, accettando di entrare in un percorso di formazione e autoformazione, in modo che i genitori da meri fruitori di corsi diventano soggetti di formazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Preferiamo parlare di “percorsi formativi con i genitori” piuttosto che di “scuole” o “corsi per” genitori, perché agli adulti spesso la parola “scuola” evoca una gamma di sentimenti che si riferisce all’esperienza personale e alle vicissitudini della propria esperienza scolastica e la scuola, spesso, si pone come spazio segnato dalla competizione e dalla valutazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei percorsi formativi offriamo ai genitori alcuni contenuti pedagogici e soprattutto offriamo uno spazio di contatto con se stessi, di accoglienza reciproca, di condivisione, di rielaborazione, di confronto delle loro pratiche educative. Lo scopo è quello di facilitare i processi di cambiamento volti a promuovere la qualità della vita personale, di coppia, familiare e comunitaria. Ampio spazio e tempo vengono dedicati alla fase progettuale alla quale partecipano alcuni rappresentanti dei genitori: attraverso l’ascolto dei bisogni si concordano le tematiche ed il filo conduttore del percorso. Riteniamo assai importante la compartecipazione dei genitori in fase progettuale che prima ancora di cominciare il percorso vero e proprio si vedono protagonisti di una proposta. Non ci poniamo quindi come detentori della verità, offrendo un “pacchetto formativo” già pronto ma fornendo strumenti conoscitivi e metodologici riscopriamo, insieme ai genitori, l’“educare” oltre che l’”istruire”.</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta interpretati ed elaborati i bisogni dei genitori si definisce il progetto d’intervento che deve esplicitare le proprie finalità prevedendo strumenti e modalità adeguate di realizzazione e di verifica.<br />
In questa fase, inoltre, vengono individuati i genitori disponibili ad essere animatori\moderatori dei gruppi di confronto che hanno una triplice funzione: facilitare la comunicazione, monitorare l’andamento del gruppo e riferire in assemblea i lavori di gruppo.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono vari e diversi gli obbiettivi che i percorsi formativi si propongono:</p>
<li>l’acquisizione di una maggiore consapevolezza da parte dei genitori delle dinamiche relazionali familiari, delle conseguenze dei propri comportamenti, dei modelli che influenzano il proprio agire ed infine i bisogni autentici dei propri figli;</li>
<li>la possibilità di guardare la realtà che ci circonda anche da altri punti di vista;</li>
<li>interrogarsi su di sé (dal far domande al farsi domande) che significa anche spostare la ricerca e la riflessione sul piano del capire cosa succede, piuttosto che chiedersi di chi è la colpa e in che cosa si è sbagliato;</li>
<li>il recupero della dignità, dell’autostima e delle competenze dei genitori;</li>
<li>creare una rete di rapporti: rompere l’isolamento delle famiglie;</li>
<li>favorire una maggiore alleanza educativa tra famiglie e parrocchia superando la logica della reciproca delega educativa;</li>
<li>favorire, infine, quando e dove è possibile, la creazioni di gruppi di confronto di genitori che possano continuare autonomamente il cammino iniziato insieme e che permetta il diffondersi di una cultura di condivisione, di solidarietà, di cambiamenti di stili di vita nel territorio.</li>
<p style="text-align: justify;">I percorsi formativi si sviluppano in più incontri, (il numero minimo è quattro appuntamenti) e ogni incontro, si struttura in tre momenti di circa di 30\40 minuti l’uno.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo momento è quello informativo e di presentazione di contenuti teorici. All’inizio degli incontri il relatore definisce gli aspetti salienti dell’argomento, delimita la tematica. In questa fase i genitori sono in una posizione di ascolto.</p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo momento è “il laboratorio”. Consegniamo ai genitori (suddivisi in gruppi di 10\12 persone) delle situazioni familiari reali, che chiamiamo “laboratorio”, situazioni che presentano concretamente gli spunti teorici espressi ed analizzati nel primo momento. Su queste situazioni i genitori devono riflettere ed elaborare tentativi di soluzione. Il caso in “laboratorio” non è il “caso” di nessuno dei partecipanti: tutti possono permettersi una certa distanza emotiva e lavorare con serenità. È poi naturale che il “laboratorio” evoca le proprie situazioni familiari. Diventa un “quadro di riferimento<br />
Dal punto di vista metodologico è importante il lavoro di gruppo perché permette a tutti di essere attivi nell’analisi e nella ricerca di soluzioni della situazione familiare loro presentata.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel terzo momento i nuclei si scambiano &#8211; insieme ai relatori e agli operatori &#8211; la sintesi del lavoro svolto nei piccoli gruppi. È questo il tempo di un apprendimento autentico, dopo la presentazione dell’argomento, la sua applicazione a situazioni concrete e “protette”.</p>
<p style="text-align: justify;">Al termine dei percorsi formativi, in un incontro di verifica, chiediamo ai partecipanti con modalità diverse, di “fare il punto” del percorso: questo permette anche a noi di avere un feed-back operativo e di apportare eventuali modifiche.</p>
</div>
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		<title>Cristiani Adulti</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Apr 2009 11:21:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>s.pattaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dalle diocesi]]></category>

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		<description><![CDATA[di Rosanna Bonauda e Alessandro Gastaldi
<br /></br><br /></br>
L’Azione cattolica è presente in tutte le 17 diocesi della regione conciliare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attualita">
L’esperienza di Piemonte e Valle d’Aosta</p>
<p style="text-align: justify;">di Rosanna Bonauda e Alessandro Gastaldi *</p>
<p style="text-align: justify;">L’Azione cattolica è presente in tutte le 17 diocesi della  regione conciliare; in ognuna di esse la componente adulta è di gran lunga superiore, numericamente, a quella degli altri settori.<br />
Le due diocesi in cui l’associazione si è ricostituita di recente contano, al momento, la sola presenza del settore adulti.<br />
La maggior parte delle realtà diocesane presentano un numero elevato di aderenti della terza età (in alcuni casi gli ultrasettantenni sono il doppio di quelli di età inferiore!).<br />
In alcune realtà diocesane e parrocchiali i gruppi adulti vivono intensamente il loro cammino formativo e spirituale, sono fonte di vitalità per l’intera comunità in cui operano riuscendo a coniugare tutti gli aspetti della vita adulta: la famiglia, la politica, l’intercultura, l’interreligiosità, ecc.<br />
Un particolare cenno meritano i gruppi di adultissimi presenti in forma organizzata nelle diocesi di Cuneo e di Saluzzo, dove la formazione costante e la preghiera assidua consentono una chiara lettura della realtà dell’anziano oggi, del suo ruolo e del suo impegno, spesso di sostegno e di supplenza alle giovani generazioni: basti pensare al prezioso compito educativo svolto da molti nonni nella cura dei nipotini loro affidati.<br />
Accanto a realtà positive si riscontrano situazioni di maggior fatica in cui la prassi abituale dell’incontro mensile di formazione, magari delegato totalmente all’assistente, ha portato o rischia di portare ad un affievolimento delle responsabilità da parte  dei membri del gruppo.<br />
Ad oggi, nella quasi totalità delle diocesi del Piemonte e della Valle d’Aosta, si assiste ad un&#8217;azione capillare di sostegno ai gruppi esistenti e di promozione per favorire la nascita di nuovi gruppi di adulti nelle comunità parrocchiali o unità pastorali, ad opera dei vicepresidenti e dei membri delle équipes diocesane.<br />
Inoltre la Conferenza episcopale piemontese, nella persona del vescovo incaricato per il laicato, ha espressamente rivolto alla nostra associazione l’invito per la cura della formazione degli adulti ed in specifico per adulti capaci di incontrare, accogliere ed accompagnare altri adulti nel proprio cammino di fede.<br />
La delegazione regionale, in risposta all’invito della CEP e a supporto dell’azione delle équipes diocesane, ha progettato un percorso a tappe per  sostenere la costituzione di gruppi adulti attraverso la  formazione di figure che possano seguire a loro volta, nella loro diocesi, il cammino degli animatori dei gruppi e favorire la nascita e/o l’attività del laboratorio diocesano della formazione.</p>
<p style="text-align: justify;">La proposta si sviluppa su due livelli: regionale e diocesano.<br />
A livello regionale, a seguito del monitoraggio delle realtà associative degli adulti, sono in programma 3 incontri di approfondimento della conoscenza delle tematiche e raccolta dei materiali inerenti all’itinerario formativo (tipologia dell’adulto oggi, la formazione dei laici cristiani, la formazione associativa: il gruppo, l’animatore, il cammino annuale, la metodologia).<br />
In questa prima fase ci si avvale del contributo di esperti e dell’apporto dei partecipanti.<br />
La scelta di dislocare gli incontri in diocesi diverse mira a favorire la partecipazione del maggior numero di persone e ad incontrare e, quindi, meglio conoscere le realtà diocesane.<br />
La delegazione regionale avrà cura ancora di predisporre, alla luce di quanto emerso negli incontri propedeutici, un corso destinato alle persone individuate in ogni diocesi  per la formazione dei gruppi di adulti (il corso potrebbe avere luogo nel settembre 2009)</p>
<p style="text-align: justify;">Alle diocesi si richiede, oltre all’apporto di esperienze e conoscenze, l’individuazione delle persone a cui sarà destinato il corso.<br />
Nel periodo d’Avvento 2009 si potranno muovere i primi passi dei nuovi gruppi con l’aiuto del formatore e dei componenti dell’equipe adulti diocesana  per giungere alla realizzazione di un corso per formatori diocesano e  porre le basi per un laboratorio diocesano della formazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra gli scopi del  progetto, che  ha preso il via il 25 marzo, si inserisce anche la prospettiva di creare una rete di conoscenza e di azioni condivise tra le diocesi della regione.</p>
<p style="text-align: justify;">* Incaricati Regionali del Piemonte e Valle d’Aosta</p>
</div>
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		<title>L&#8217;oro blu dell&#8217;Amazzonia</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Mar 2009 08:42:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>s.pattaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dalle diocesi]]></category>

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		<description><![CDATA[di Lucia Comaschi e Fabio Mazzocchi 
<br /></br><br /></br>
Quest’estate l’Azione Cattolica di Lodi proporrà ai giovani dai 20 ai 30 anni una gamma di esperienze diverse fra loro ma, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attualita">
<p style="text-align: justify;">di Lucia Comaschi e Fabio Mazzocchi – Vicepresidenti giovani AC di Lodi</p>
<p style="text-align: justify;">Quest’estate l’Azione Cattolica di Lodi proporrà ai giovani dai 20 ai 30 anni una gamma di esperienze diverse fra loro ma, nello stesso tempo, arricchenti dal punto di vista della formazione, della spiritualità, delle relazioni e della cultura.</p>
<p style="text-align: justify;">Per favorire una riflessione educativa sulla apertura all’”altro”, oltre ai campi nazionali (occasione unica per conoscere e vivere l’AC nella sua completezza e varietà), al campo educativo (momento di formazione a livello diocesano), al campo giovani (a Monaco-Dachau in collaborazione con l’Azione Cattolica della diocesi di Milano), quest’anno è stato programmato un viaggio in Amazzonia organizzato da Don Luca Maisano, Responsabile del Centro Missionario Diocesano di Lodi.</p>
<p style="text-align: justify;">Le motivazioni di questa scelta sono molteplici: innanzitutto offrire ai giovani la possibilità di vivere durante l’estate almeno un’esperienza significativa seguendo le loro inclinazioni e i loro gusti, favorire la collaborazione tra uffici/movimenti/associazioni presenti nel territorio o fuori diocesi. In particolare ci è sembrata un’ottima occasione per toccare con mano cosa significa essere missionari: l’AC ci insegna ad esserlo nei luoghi di vita, ma andare in missione è diverso!</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo il Consiglio Diocesano, la Presidenza e la Commissione giovani di AC hanno accolto la proposta del Centro Missionario di un viaggio a Gurupa in Amazzonia, a visitare la parrocchia di Don Giulio Luppi. Il campo avrà come tema fondamentale l’acqua, che è allo stesso tempo ricchezza e maledizione per le popolazioni che vivono sul Rio delle Amazzoni. Inoltre l’intera Diocesi di Altamira, di cui Gurupa è una delle parrocchie, è attivamente impegnata, sotto la guida del suo Vescovo Mons. Erwin Krautler Presidente del Cimi (Consiglio Indigeno Missionario), nella lotta per salvaguardare i diritti delle minoranze indigene, i diritti umani e la conservazione dell&#8217;habitat della foresta pluviale in Brasile e nell&#8217;intera regione amazzonica. Ai giovani è chiesto, oltre ad un grande spirito di adattamento, di tuffarsi nella realtà concreta della missione tramite incontri effettivi con la comunità locale e con il lavoro stesso, inserendosi in alcuni ambiti propri del luogo come la pesca, la coltivazione, la cucina e l’edilizia locale.</p>
<p style="text-align: justify;">Con un’esperienza così forte dal punto di vista ambientale, ai giovani viene offerta la possibilità di riflettere sulla loro realtà quotidiana e sulle loro abitudini: le esigenze delle popolazioni indigene nel cuore della foresta Amazzonica sono completamente diverse dalla frenetica Milano a cui siamo abituati… Vivere la missione vuol dire avere la possibilità di “toccare con mano” la diversità e le difficoltà del “Sud del Mondo” e per questo offre ai giovani l’occasione di pensare alle grandi e sempre discusse differenze sulla distribuzione delle ricchezze.</p>
<p style="text-align: justify;">Non solo, un viaggio organizzato per giovani, in una realtà missionaria e per di più dall’altra parte del mondo, può fa nascere tra le persone che vi partecipano un’intesa e una solidarietà che vanno oltre la concezione di gruppo-vacanza o di amicizia, oppure (e ce lo auguriamo) il desiderio di fare un’esperienza più prolungata di missione. Inoltre anche le nostre comunità possono arricchirsi di questa esperienza: tramite il racconto vengono trasmesse emozioni e le parole acquistano un significato importante per il quale chi ascolta viene conquistato dalle immagini e non può non esserne coinvolto.</p>
<p style="text-align: justify;">Il riflesso dal punto di vista educativo e formativo è enorme sia per la persona che per la collettività: è il tesoro che vogliamo trovare con questo viaggio nel cuore dell’Amazzonia.</p>
</div>
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		<title>Il Centro di Prossimità dell’Osservatorio del Bene Comune a Prato</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Mar 2009 11:02:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>s.pattaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dalle diocesi]]></category>

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		<description><![CDATA[di Francesco Fantauzzi *
<br /></br><br /></br>
È stato aperto a Prato il Centro di Prossimità dell’Osservatorio del Bene Comune, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attualita">
di Francesco Fantauzzi *</p>
<p>È stato aperto a Prato il Centro di Prossimità dell’Osservatorio del Bene Comune, pensato dai giovani per i giovani, al fine di rafforzare le loro motivazioni nell’impegno civico e di dedicare una maggiore attenzione per la comunità in cui vivono e maturano. Quello di Prato è uno dei tre Centri di Prossimità creati nell’ambito del progetto «Costruire la Comunità: Giovani Protagonisti in Rete», elaborato dall’associazione Toscana Impegno Comune all’interno degli interventi previsti dalla Regione Toscana nel settore delle Politiche Giovanili.</p>
<p>L’Azione Cattolica regionale ha, sin dai primi passi progettuali, aderito all’associazione TIC, ponendosi come interlocutore capace di mettere in rete la propria esperienza, le proprie modalità educative e al tempo stesso come parte ricettiva di nuove istanze, di azioni, di collaborazioni che possano valorizzare le diverse peculiarità. L’AC pratese ha accolto l’invito a “radicare sul territorio” questi Osservatori del Bene Comune nella convinzione che un’azione coordinata e “in rete” tra il mondo dell’associazionismo cattolico potesse offrire un servizio importante alla comunità cristiana e alla società civile. La scelta dell’Ac locale risponde al richiamo della Chiesa nel cercare un’unità nel campo prepolitico, dell’impegno sociale, nel lavoro per il bene comune, che «non consiste nella semplice somma dei beni particolari» come recita il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa. In questo senso la solidarietà diventa un impegno per il bene comune, ovvero di tutti e di ciascuno e l’educazione è allenamento dello sguardo d’attenzione nei confronti delle persone e delle relazioni. Obiettivo principale del progetto è, infatti, quello di educarsi, attraverso la condivisione delle esperienze e delle differenti sensibilità, a guardare oltre il proprio spazio ristretto, ciò che ci circonda attraverso l’occhio dell’altro.</p>
<p>Per essere efficace, formativo per i ragazzi, i veri protagonisti in rete, e per aderire al territorio, l’Osservatorio è costituito da un gruppo di giovani appartenenti a diverse realtà associative, che da circa due mesi ha cominciato a dialogare con le realtà locali, con i gruppi delle parrocchie, con coloro che già sono esempio di relazioni volte alla condivisione e alla partecipazione della costruzione del bene comune. Attualmente il Centro ha trovato nell’Oratorio di S. Anna, spazio di aggregazione giovanile, il punto di riferimento e di ‘osservazione’ del mondo circostante, secondo la prospettiva dello sguardo delle giovani generazioni, e sta avviando i processi della prima fase del progetto, che prevede un’azione di osservazione del territorio e acquisizione di informazioni e dati d’interesse per la comunità, cui seguirà una fase di analisi delle osservazioni raccolte e delle problematiche affrontate nel contesto territoriale mentre, a conclusione del percorso, si cercherà di realizzare azioni locali in grado di coinvolgere i diversi soggetti della comunità: società civile, associazioni e istituzioni.</p>
<p>Il coordinamento del Centro di Prossimità sta proponendo ai gruppi parrocchiali di giovani 16-30 anni l’organizzazione di incontri per proporre dei focus di riflessione secondo tematiche e interessi vicini alla realtà dei singoli, al fine di poter acquisire un bagaglio di esperienze e risposte da poter porre a fattore comune in un database informatico accessibile. Al termine di ogni incontro è infatti proposta la compilazione da parte dei partecipanti di una ‘scheda d’acquisizione dati’.</p>
<p>A Prato la discussione sociale e politica rispetto agli argomenti messi in campo dalla riflessione sul bene comune sta facendo sviluppare quel senso di ‘responsabilità’ della società civile che potrà educare le nuove generazioni non ad un astratto sapere ma, come intende proporre il progetto dell’Osservatorio, ad una sapienza che faccia sentire responsabili della propria comunità e del mondo in cui viviamo.</p>
<p>* Referente di Ac per il Centro di Prossimità di Prato (<a href="mailto:osbeco.prato@gmail.com">osbeco.prato@gmail.com</a>)</p>
<p>Al Progetto regionale di TOSCANA IMPEGNO COMUNE partecipano:</p>
<li>Acli &#8211; Presidenza Regionale Toscana</li>
<li>AGESCI</li>
<li>Azione Cattolica Italiana &#8211; Delegazione regionale Toscana</li>
<li>Associazione di Volontariato Solidarietà Caritas &#8211; ONLUS</li>
<li>Ass. Vol. Centro Internazionale Studenti “G. La Pira”</li>
<li>Confcooperative Toscana</li>
<li>Confederazione Nazionale Misericordie d&#8217;Italia</li>
<li>FISM Toscana</li>
<li>Fondazione Diocesana per il lavoro</li>
<li>MCL Regionale Toscana</li>
<li>Opera per la Gioventù “Giorgo La Pira”</li>
<li>Progetto Toscana</li>
<li>Centro Sportivo Italiano</li>
<p><a href="http://www.toscanaimpegnocomune.org/modx/index.php">www.toscanaimpegnocomune.org
</div>
<p></a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Un laboratorio diocesano per la formazione</title>
		<link>http://www.dialoghi.net/index.php/2009/03/un-laboratorio-diocesano-per-la-formazione/</link>
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		<pubDate>Wed, 18 Mar 2009 11:19:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>s.pattaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dalle diocesi]]></category>

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		<description><![CDATA[di R. Pinardi e S. Zotti
<br /></br>
<br /></br>
La questione educativa è sempre stata fondamentale per la nostra associazione diocesana, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attualita" style="text-align: justify;">di Roberto Pinardi (Presidente Diocesano AC di Imola) e Sabrina Zotti (Incaricato per la formazione AC di Imola)</p>
<p>La questione educativa è sempre stata fondamentale per la nostra associazione diocesana, tanto da inserire il servizio alla formazione come una delle priorità all’articolo 4 dell’Atto normativo diocesano. A convincerci di questa centralità è stata la visita che la presidenza e il consiglio diocesano hanno fatto a tutte le associazioni parrocchiali – si è svolta nel 2005 all’insegna dello slogan “Una scelta di vicinanza”.<br />
Questo osservatorio “più diretto” ci ha permesso di rilevare una serie di “nodi”:<br />
-	parroci anziani o molto impegnati che faticano a seguire in prima persona i cammini di iniziazione cristiana;<br />
-	giovani che si allontanano dalla chiesa o, se non seguiti, iniziano percorsi “fai da te” che non responsabilizzano e non fanno crescere in una corretta dimensione ecclesiale;<br />
-	adulti che non trovano risposte adeguate alle domande di fede e di vita, che si allontanano o restano lontani oppure frequentano le nostre chiese come “spettatori”;<br />
-	la necessità dei consigli parrocchiali di Ac e dei gruppi educatori.<br />
Abbiamo inoltre riconosciuto una importante risorsa: “coltivare” la dimensione diocesana garantisce associazioni e parrocchie più “solide”.</p>
<p>Le associazioni, in ambito parrocchiale, cercavano di fare fronte a questo panorama e a tutta la complessità del proprio servizio ecclesiale, con diverse iniziative formative, che portavano il segno di svariati limiti:<br />
-	passaggi di età (Acr/ giovanissimi /giovani/ adulti) poco curati;<br />
-	modesta formazione personale degli educatori, presente solo nelle realtà più organizzate;<br />
-	percorsi a volte improvvisati, poco “pensati” negli obiettivi;<br />
-	la proposta per famiglie e adulti poco incisiva e distante dalla vita;<br />
-	discontinuità nella presenza dei sacerdoti, che spesso non conoscono l’associazione;<br />
-	molti gruppi chiusi, poco aperti a percepire la dimensione diocesana della Chiesa e dell’AC.</p>
<p>Contestualmente alla visita alle parrocchie e provocati dal nuovo Progetto Formativo “Perché sia formato Cristo in voi”, si è individuato un Incaricato diocesano per la formazione e il Consiglio diocesano ha definito un “progetto”. Il Laboratorio diocesano per la formazione (LdF) inizialmente è stato pensato come luogo:<br />
-	<em>di studio</em> del Progetto Formativo e di questioni educative in senso ampio;<br />
-	<em>di riflessione</em> sulla qualità formativa delle nostre esperienze associative;<br />
-	<em>di elaborazione e sperimentazione</em> di proposte;<br />
-	<em>di cura</em> degli educatori.</p>
<p>Da allora di fatto il Laboratorio diocesano per la Formazione ha seguito questa “traccia”, anche se principalmente il lavoro è stato rivolto alla formazione di educatori ed animatori. Ad oggi l’esperienza fatta e la riflessione sulla stessa hanno portato all’elaborazione di un progetto annuale composito, che si prende cura di loro nel tempo e a livelli diversi:<br />
-	un modulo di base per educatori nuovi e avviati;<br />
-	un incontro a cadenza trimestrale per lo studio delle guide e la programmazione delle attività;<br />
-	una Scuola Educatori Responsabili Animatori (S.E.R.A.) per riflettere e attivare processi attraverso la modalità del laboratorio con contenuti associativi, pedagogici, catechistici, ecc.</p>
<p>Qualificare, sostenere, integrare e motivare sono i quatto verbi che riassumono l’impegno verso gli educatori (per approfondire: Pierpaolo Triani, “La formazione dei responsabili educativi: una strada aperta”, in Nuova Responsabilità, n. 4, maggio 2006).<br />
Per il prossimo futuro sarà importante, per l’accompagnamento degli educatori, il coinvolgimento dei presidenti parrocchiali, la ricerca di tutor per la formazione e la verifica sul reale funzionamento dei gruppi educatori.</p>
<p>Il Laboratorio in questi anni ha avuto un chiaro mandato della Presidenza ed ha sempre agito in piena sintonia con il Consiglio. Per questo motivo l’Incaricato per la formazione è cooptato in Presidenza ed il Laboratorio è composto da educatori membri del Consiglio diocesano e da persone con esperienza formativa, provenienti dai settori e dall’ACR. Nonostante questa chiara consapevolezza, non sempre la “macchina” del “chi decide” e “fa che cosa” è stata sufficientemente snella nel muoversi e su questo stiamo riflettendo. Faticoso è stato anche il tentativo di verificare alcuni nodi organizzativi e formativi riguardanti esperienze associative “storiche”, in quanto è difficile mettere in discussione pratiche consolidate, con tradizioni forti, come ad esempio quelle relative a campi scuola, ritiri, giornate di settore ecc.</p>
<p>A distanza di quattro anni dal suo avvio possiamo dire che il ruolo del Laboratorio diocesano per la formazione comincia ad essere compreso da tutti. E’ difficile dire cosa concretamente sia cambiato: probabilmente un certo atteggiamento più attento a <em>pensare la formazione</em> e ad avviare azioni caratterizzate da una maggiore <em>intenzionalità formativa</em> e questo per noi è già un passo importante.</div>
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		</item>
		<item>
		<title>Educare alla fraternità</title>
		<link>http://www.dialoghi.net/index.php/2009/03/educare-alla-fraternita/</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Mar 2009 07:08:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>s.pattaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dalle diocesi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.dialoghi.net/?p=1521</guid>
		<description><![CDATA[di Eugenio Vite
<br /></br>
<br /></br>
Correva l'anno 1234, quando Federico II istituì a Cosenza una fiera [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attualita" style="text-align: justify;">di Eugenio Vite*</p>
<p>Correva l&#8217;anno 1234, quando Federico II istituì a Cosenza una fiera per scambiare merce di vario tipo. In tempi così lontani, per una piccola città era l&#8217;occasione per entrare in contatto con mondi che sembravano lontani, quanto le giornate di cammino usate per misurare le distanze.<br />
Correva l&#8217;anno 2000. Una notte, di ritorno da una veglia fatta in Cattedrale proprio nei giorni della fiera, alcuni giovani di Azione Cattolica aprirono gli occhi sui tanti venditori ambulanti stranieri costretti a dormire per strada. Mancava loro un posto, una coperta, e soprattutto la buonanotte da parte di una intera città. Lontani, quanto la diversità di colore della pelle, di cultura, di religione e di destino usate oggi per misurare le distanze. Nel 2002, insieme ad altre associazioni che avevano aperto gli occhi su quelle stesse persone, iniziò l&#8217;avventura di FieraInMensa.<br />
Da questa piccola storia possiamo intravedere la scommessa formativa, letteralmente “osata” ogni anno attraverso FieraInMensa: vivere di persona l&#8217;accoglienza verso lo straniero, viverlo come fratello e come sorella, e non come minaccia. Viverlo come passaggio di Dio nella nostra vita. Come Abramo nella sua tenda, nell&#8217;ora più calda del giorno (Gen 18,1-4).  Per questo i soci della nostra associazione diocesana sono in prima linea nella preparazione dei pasti per la mensa, nel servire, nell&#8217;accoglienza degli ospiti. Ogni sera vengono serviti circa 600 pasti, un primo caldo, un secondo (offerto dalle famiglie delle parrocchie) e la frutta. In più, è offerta la possibilità di dormire al chiuso, assistenza sanitaria e legale, e servizi internet per mettersi in comunicazione con i propri cari. Ai volontari e alle volontarie viene espressamente chiesto di non limitarsi a servire il pasto, ma di entrare in relazione con l&#8217;ospite. Servire con il sorriso, chiedere il nome, da dove viene, la sua storia. La coperta da sola non basta a riscaldare, diceva don Tonino Bello, serve la buonanotte. A questa idea ci ispiriamo quando presentiamo il lavoro da svolgere. Lo stesso vale per le tantissime persone a cui FieraInMensa entra in casa. Moltissime famiglie, infatti, offrono dei pasti per la mensa, viene chiesto loro di farlo con cura, non usando carne di maiale, né aceto né vino. Al Sud quando accogliamo un ospite a casa prepariamo le cose che possono piacere di più, perché non fare lo stesso con i fratelli e le sorelle migranti? Accanto alla mensa, ci sono anche momenti offerti ai volontari prima del servizio: ogni sera si affronta con loro un tema, vengono invitati ospiti per aiutarci a riflettere. Il tutto prima, durante e dopo la mensa, è condito da un clima di festa dato dai suoni, dai colori e dalle voci delle tante persone che arrivano.<br />
L&#8217;altra scommessa è associativa, e ha a che fare con i confini. L&#8217;Azione Cattolica sin dall&#8217;inizio non è mai stata sola, anzi il dato importante da segnalare è che ciò che è stato descritto sopra è frutto di un lavoro corale fatto insieme a tante realtà, diverse tra loro: associazioni cattoliche e laiche insieme, studenti e studentesse a fare raccolta di cibo nella mensa universitaria, mamme e nonne delle parrocchie a cucinare a casa propria per le serate, tantissimi giovani coinvolti come volontari ogni sera. Ci si accorge che questa apertura arricchisce, ha la forza di minare alla base l&#8217;autoreferenzialità che uccide la missionarietà. È forza centrifuga che ci spinge verso gli estremi confini della terra, contro la forza centripeta che ci tiene stretti dentro i nostri piccoli confini. È l&#8217;orizzonte nuovo che è possibile scorgere solo se si rischiano sentieri nuovi.<br />
Proprio a partire dalle due scommesse descritte, possiamo accennare alle questioni che restano aperte.<br />
Per richiamare ancora il racconto biblico, mai come quest&#8217;anno, in tema di accoglienza, l&#8217;ora è calda. La diffidenza verso gli altri, le paure nei confronti degli stranieri, le strumentalizzazioni elettorali, i vecchi e nuovi razzismi, rendono questo tempo “l&#8217;ora più calda del giorno”, non per i conflitti e le tensioni, ma per la stanchezza che tutto questo genera. Perché remare faticosamente contro la corrente? La risposta è in quella “passione educativa” che non ci fa arrendere di fronte alle manipolazioni della realtà e ci fa sentire responsabili della crescita umana e cristiana di ogni socio e socia, ragazzo, giovane o adulto che sia. Ci fa sentire inoltre responsabili di una città e di una società che senza solidarietà non può avere futuro. Nonostante questo, ci si rende conto che in quella corrente di diffidenza ci siamo dentro. Oggi è più forte e remarvi contro è sempre più faticoso. Abbiamo deciso di farlo servendo e testimoniando.<br />
C&#8217;è poi la questione delle due forze, centrifuga e centripeta. La parola “missionarietà” riscuote molto successo dentro e fuori la nostra associazione, ma se si osservano le pratiche e gli strumenti della formazione il grado di apertura della nostra proposta risulta ancora molto basso. Spesso sembra prevalere l&#8217;abitudine: è difficile scostarsi da riunioni, ritiri e convegni. Una mensa come strumento formativo è nata, come abbiamo visto, da un percorso di discernimento. È più di una idea. È la prova che quando si aprono gli occhi sulla realtà del proprio territorio, gli strumenti “tradizionali” sono i primi ad essere scartati. Come tenere insieme vita di gruppo e nuove esigenze formative? In più, ha senso ancora una proposta diocesana del tutto simile a quella parrocchiale? Oppure serve indicare vie nuove, con strumenti e modalità nuovi?<br />
Quante cose in una semplice mensa! è il pensiero che ogni anno facciamo prima e dopo questo <a href="http://www.azionecattolica.it/aci/nazionale/Attivita/archivio/iniziative_2003/carita/Cosenza">“piccolo miracolo di pace”</a> che avviene nella nostra città.</p>
<p>*Vicepresidente del Settore Giovani ACI di Cosenza
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