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Archivio della Categoria 'Aria che tira'

A casa della Casta…

mercoledì 18 marzo 2009

Bisogna essere invitati, mettere le pattine e possibilmente non fare fotografie…

Le case dei parlamentari, anche se si tratta di quelle usate per la villeggiatura e non delle abitazioni romane, in mancanza dell’autorizzazione della Camera di appartenenza, non possono essere perquisite dalle forze dell’ordine alla ricerca di indizi che provino l’avvenuto abuso edilizio. Lo sottolinea la Cassazione con la sentenza 11170 che ha annullato tutti gli atti ispettivi e la sentenza di condanna emessa a carico del vicepresidente del Senato Domenico Nania (Pdl) per aver ristrutturato, senza le prescritte autorizzazioni, la villa di famiglia, in provincia di Messina. Nell’abitazione di Nania – a seguito di una denuncia anonima – erano entrati i carabinieri il 19 dicembre 2003 per compiere un ‘accertamento a sorpresa’. In seguito, nella villa, entrarono anche, per due volte, i tecnici del comune di Barcellona Pozzo di Gotto. Gli accertamenti si conclusero con la redazione di verbali, rilievi tecnici e fotografici mentre non fu effettuato alcun sequestro in quanto i lavori erano risultati ultimati. Senza successo Nania aveva sostenuto davanti ai giudici di merito che ‘essendo egli senatore della Repubblica, gli accertamenti compiuti all’interno della sua abitazione, così come le testimonianze dei verbalizzanti che hanno riferito sugli esiti degli accertamenti stessi, erano inutilizzabili’. La Cassazione gli ha, invece, dato ragione rilevando che ‘nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare senza autorizzazione della Camera di appartenenza’ anche nel caso in cui dall’abitazione perquisita non sia stato prelevato nulla e si sia trattato, da parte dei pubblici ufficiali, di una ‘semplice visione dei manufatti’. È stata così annullata la sentenza emessa dalla Corte di Appello di Messina il 10 aprile 2007.

(ANSA 13/3/2009)

Quando un uomo senza pistola incontra un uomo (o un ragazzo) col fucile…

giovedì 12 marzo 2009

Negli Stati Uniti si spara, si sa…

Si chiamava Michael McLendon e aveva 27 anni l’uomo che, armato di fucile, ha ucciso dieci persone prima di togliersi la vita, in due comunità dell’Alabama, Samson e Kinston, al confine con la Florida. Lo ha riferito la Cnn. Tra le vittime ci sono la madre, i nonni e una coppia di zii del killer, oltre alla moglie e al figlio del vicesceriffo. Due delle vittime sono state freddate in due locali pubblici. L’omicida, dopo aver ingaggiato una sparatoria con la polizia in cui è rimasto ferito un agente, si è tolto la vita nel parcheggio del magazzino Reliable Products.

(AGI, 11/3/2009)

D’altra parte in Germania non sono da meno…

Sono 16 complessivamente le persone morte oggi vicino a Stoccarda, in Germania, come conseguenza dell’attacco ad una scuola da parte di un giovane. Lo ha reso noto la polizia precisando che nel bilancio è compreso anche l’autore della strage. Tra le vittime dell’attacco alla scuola a Winnenden nove sono studenti e tre i professori. Un’altra persona è stata uccisa dal giovane killer davanti ad un ospedale psichiatrico, nei pressi della edificio scolastico, durante la fuga. Nello scontro a fuoco con la polizia, in cui è rimasto ucciso il giovane, in un parcheggio nella localita’ di Wendlingen sono morti altri due passanti. Nella sparatoria inoltre due agenti sono rimasti gravemente feriti.

(ANSA, 11/3/2009)

E noi in qualche modo dobbiamo cercare di stare al passo…

Un’aquila reale imbalsamata in salotto. Un fucile in mano a un ragazzo di 16 anni, lo stesso a cui non si affida né un volante né una scheda elettorale. Le porte dei parchi aperte alle doppiette. L’uso senza limiti degli zimbelli, civette lasciate appese per le zampe ad agitarsi per ore, in modo da attirare con la loro sofferenza altre prede. È l’Italia della libera caccia, così come dovrebbe uscire dalla controriforma che ieri è arrivata in commissione Ambiente del Senato. Un terremoto che spazza via l’equilibrio faticosamente raggiunto con la legge quadro del 1992 e rischia di inasprire il contenzioso con l’Europa [...] visto che già l’ultima stagione venatoria è costata 42 morti e 85 feriti.

(repubblica.it, 11/3/2009)

Licenziare il boia

martedì 3 marzo 2009

Vabbè, uno spererebbe che certe decisioni possano essere prese in base a idealità più alte. Ma di questi tempi accontentiamoci di pensare che non tutti gli effetti della crisi vengano per nuocere…

25 febbraio 2009: in questi tempi di crisi economica generale, gli alti costi legati alla pena di morte potrebbero portare diversi Stati Usa alla sua abolizione.

Tra gli ultimi a ribadire la “non economicità” della pena capitale in tempi di crisi è stato il governatore del Maryland, il Democratico Martin O’Malley, che nei giorni scorsi ha spiegato come «Condannare a morte un omicida costa tre volte tanto che condannarlo al carcere».

Cattolico Democratico da sempre contrario alla pena di morte, O’ Malley ha citato uno studio dello Urban istitute su 1.227 casi di omicidi commessi nel Maryland dal 1978 al 1999, dopo che negli Stati Uniti è stata riammessa la pena di morte, abolita in precedenza dalla Corte Suprema. Secondo l’Urban Institute, le condanne di un assassino alla detenzione costarono in media 1 milione 100 mila dollari l’una; le condanne a morte richieste dal Pubblico ministero ma respinte dalla Corte costarono 1 milione 800 mila dollari e le condanne a morte ottenute costarono oltre 3 milioni di dollari. «Quando vi è di mezzo la sentenza capitale» ha osservato il Governatore «i processi, i ricorsi, la sorveglianza in carcere, tutto si moltiplica e diventa molto più caro».

Attualmente, la pena di morte è prevista in 36 dei 50 stati americani. Ma oltre che in Maryland, anche in Colorado, Kansas, Montana, Nebraska, New Hampshire e Nuovo Messico governatori e parlamenti locali hanno presentato dei disegni di legge per la sua abolizione.

Bill Richardson, il governatore del Nuovo Messico, ha dichiarato che se dopo la Camera anche il Senato voterà sì, firmerà subito la messa al bando delle sentenze capitali. «In questa era di austerità bisogna risparmiare» ha detto.

Richardson ha ammesso che vi sono anche altri motivi per cambiare la legge: «Il più grave è che a volte sono stati condannati a morte degli innocenti». Nel Kansas, la senatrice Carolyn McGinn, una Repubblicana, ha proposto che la pena di morte venga abolita a luglio «perché il bilancio statale è in deficit e risparmieremmo mezzo milione di dollari per ogni condannato».

Per saperne di piu’ : http://www.telegraph.co.uk/finance/financetopics/financialcrisis/4808438/Global-financial-crisis-could-put-an-end-to-the-US-death-penalty.html

(comunicato stampa di “Nessuno tocchi Caino)

L’orologio atomico!

giovedì 26 febbraio 2009

Entro la fine della legislatura sarà posata la prima pietra di una centrale nucleare in Italia. All’indomani del patto sul nucleare Italia-Francia firmato a Roma, il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, detta i tempi di realizzazione delle centrali nel nostro Paese. «Per costruire una centrale nucleare con tutti i permessi – ha spiegato il ministro a Panorama del Giorno – ci vogliono cinque anni, per avere tutte le autorizzazioni necessarie sono necessari tre-quattro anni. L’obiettivo nostro è di arrivare entro la fine della legislatura a posare la prima pietra di un gruppo di centrali nucleari . Il che vuol dire che, dal 2013 abbiamo cinque anni».

(da corriere.it, 25/2/2009)

Confessiamo di non essere a conoscenza dell’energia nucleare «di nuova generazione» di cui si parla in questi giorni: della «Generazione IV» si parla da tempo, ma, se tutto va bene, nascerà fra 15-20 anni e così pure se si parla dei reattori a neutroni veloci di nuova concezione. Perciò dobbiamo pensare che ci si riferisca in realtà all’attuale generazione di reattori, che tutto è tranne che nuova, visto che nasce nel 1942. Ma non è il solo dubbio che ci sentiamo di coltivare. Per esempio ci piacerebbe sapere che senso ha – in un periodo in cui l’emergenza energetica si aggrava semestralmente – immaginare un contributo nucleare che sarebbe attivo solo fra 8-10 anni (perché questo significa «porre la prima pietra fra 5 anni»). Se volessimo poi fare qualcosa per migliorare la qualità dell’aria e diminuire i gas clima alteranti, l’energia nucleare non sarebbe né la via più breve né la più efficace, pur non emettendo anidride carbonica. Per quest’ultima il vantaggio che si otterrebbe dall’efficienza e dal risparmio energetico è sempre superiore di quello ottenuto dalla produzione di elettricità per via nucleare. E costruire nuovi impianti costa sempre di più che investire in efficienza. Oltretutto si tratta di una fonte destinata ad esaurirsi come gli idrocarburi.

Ci piacerebbe anche sapere cosa significa che l’energia così prodotta sarebbe a buon mercato, quando l’installazione di una centrale nucleare è forse l’operazione industriale più costosa e più lunga che si rammenti, anche perché deve comprendere fin dall’inizio il decommissioning (lo smantellamento) che costa più o meno il doppio della costruzione. Facciamo un esempio concreto: la centrale di Maine Yankee (negli Usa) sarà smantellata alla cifra di 635 milioni di dollari, quando ce ne sono voluti 230 (trent’anni fa) per costruirla. Oggi la centrale finlandese di Olkiluoto costa 3 miliardi di euro, dai 2 inizialmente previsti, quattro volte una centrale a gas a ciclo combinato di pari potenza. Solo per decontaminare i siti italiani si spenderanno quasi 3 miliardi di euro, se ce la si farà, entro il 2020. Del resto, se il nucleare fosse davvero conveniente il mercato l’avrebbe premiato, e – invece – al mondo copre solo il 6,5% dell’intero fabbisogno di energia primaria ed è stato utilizzato solamente dove le economie potevano permettersi l’investimento (Stati Uniti e Giappone posseggono, da soli, quasi la metà dei reattori oggi in funzione) o dove era forte la mano statale (Francia e Paesi dell’ex-blocco sovietico).

Si ipotizza poi una convenienza per chilowattora dell’energia prodotta per questa via, ma anche su questo è lecito coltivare dubbi. Il kW nucleare sarebbe compreso fra i 3 e i 4 centesimi di euro, mentre, per esempio, quello da carbone costa 5 e da gas 6,5 (fino al 2006 i costi erano mediamente gli stessi). Ma qui non vengono considerati i costi sociali e ambientali occulti (le esternalità, esistenti anche per le altre fonti non rinnovabili) che qualcuno prima o poi dovrà mettere in conto, e che non sono a tutt’oggi noti per il semplice fatto che la verifica del costo effettivo potrà avvenire solo quando le scorie e le mura della prima centrale saranno ormai inoffensive, cioè, a occhio e croce, fra qualche decina di migliaia di anni. Dunque nessuno può sapere quanto costa in realtà l’energia nucleare, perché il ciclo non si chiude praticamente mai. E infine l’ultimo problema: non esiste ancora al mondo nemmeno un sito definitivo di stoccaggio delle scorie radioattive. Né il sito statunitense di Yucca Mountain né quello finlandese di Olkiluoto sono ancora considerati definitivi, perciò come si fa a costruire nuove centrali se non sappiamo ancora dove mettere il residuo delle vecchie? Farebbe piacere conoscere i siti indicati per le nuove centrali italiane, in maniera da poter preavvisare sindaci e cittadinanza. Un’ultima richiesta: ci si indichi in che lingua si dovrà scrivere sui bidoni di materiale radioattivo «attenti, pericolo radiazioni!», visto che i linguaggi umani cambiano ogni 5000 anni e le scorie superano agevolmente i 20.000.

(il geologo Mario Tozzi su La Stampa, 4/6/2008)

Mille (propoghe) e non più mille

mercoledì 25 febbraio 2009

Via libera definitivo dalla Camera al decreto milleproroghe che è così convertito. I voti a favore sono stati 281, i contrari 248, le astensioni due.

(ASCA, 24/2/2009)

È la tredicesima fiducia chiesta dall’Esecutivo. [...] Il testo sul quale è stata posta la fiducia è quello già approvato dal Senato. L’Esecutivo aveva fatto ricorso alla blindatura del testo anche a Palazzo Madama.

(ilsole24ore.com, 19/2/2009)

Queste le principali misure contenute nel decreto milleproroghe varato oggi in via definitiva dalla Camera.

  • CARTOLARIZZAZIONI: il patrimonio delle due operazioni di cartolarizzazione effettuate dalla Scip, con decreti ministeriali del 2001 e del 2002, è posto in liquidazione e gli immobili non ancora venduti torneranno agli enti che ne erano originariamente proprietari e che potranno rivenderli direttamente. Le passività accumulate sono pari a 1.735 milioni di euro.
  • TESTATE DI PARTITO: Le testate organo di partito o movimento politico che abbiano maturato al 31 dicembre 2005 il diritto ai contributi continueranno a riceverli, in deroga alla norma del 2000 che impone di avere almeno un rappresentante nel parlamento nazionale nell’anno di riferimento dei contributi.
  • TAXI: Sarà più difficile agli autonoleggiatori fare concorrenza ai taxi. Gli autonoleggiatori non potranno sostare nelle piazzole dei taxi. Per lavorare in un altro Comune, i titolari di licenza dovranno presentare n’autocertificazione e pagare un importo di accesso.
  • CLASS ACTION: L’entrata in vigore della disciplina sulle richieste di risarcimento collettive slitta al primo luglio 2009.
  • GIUSTIZIA: Ridotta al 10 per cento la quota del Fondo unico destinata a giustizia e sicurezza.
  • SICUREZZA SUL LAVORO: Slitta di due anni l’emanazione del testo unico sulla sicurezza sul lavoro.
  • AUTOSTRADE: Revocato per le concessionarie, autostradali e non solo, l’obbligo di gara per tutti i lavori.
  • TAGLIA ENTI: Gli enti in lizza per la soppressione avranno tempo fino al 30 giugno per un regolamento di riordino che ne eviti la chiusura.
  • PATENTI: L’entrata in vigore della nuova normativa sui neopatentati è rinviata di un anno al primo gennaio 2010.
  • SCUOLA: La riforma del secondo ciclo scolastico è rinviata all’anno 2010/2011.
  • AFFISSIONI ABUSIVE: Sanatoria in arrivo. Mille euro di multa l’anno e per provincia a chi, dal 2005 a oggi, ha affisso manifesti politici abusivi.

(AGI, 24/2/2009)

Buon compleanno, Helder!

martedì 17 febbraio 2009

Il 7 febbraio di quest’anno, dom Helder Camara, vescovo di Recife, in Brasile, avrebbe compiuto il secolo di vita. Purtroppo, dieci anni fa il suo grande cuore si è fermato, addormentandosi tra le braccia dell’unico, amorevole Padre.

Ci piace allora ricordare questo amico dei poveri, uomo del Dio della pace, con le sue paterne parole, in particolare quelle rivolte ai suoi diletti giovani, la cui forza e speranza ancora restano di grande attualità

Se mi chiedeste cosa conosco di più valido, di più forte, di più efficace come fermento di rivoluzione culturale, per ottenere quella rivoluzione strutturale di cui il mondo ha bisogno, risponderei senza vacillare: il cristianesimo autentico, così come è uscito dal Concilio Ecumenico Vaticano II.
Se desiderate un capo capace, come nessuno, di capire i giovani e incapace di deluderli, risponderò senza esitazione: il Cristo!

(Berlino, 25 giugno 1968)

È triste essere soggetto della storia ed in essa rimanere come oggetto per egoismo, inerzia o vigliaccheria. Miei giovani! È chiedervi troppo esortarvi ad allontanarvi dagli economisti di tutto il paese per tentare, in seguito, di unirvi agli economisti del continente e del mondo? È sperare troppo dagli economisti esortarli a consumarsi per aiutare ad imprimere un carattere di giustizia nelle relazioni tra i mondi? È chiedervi qualcosa d’assurdo esortarvi affinché, per il bene dell’economia, facciate dell’uomo il mezzo e il fine d’ogni economia? È abusare dei miei diritti d’oratore ufficiale invitarvi ad entrare, oggi stesso, in un movimento sovrapartitico, sopradenominazionale, soprarazziale, radicale negli obiettivi e democratico nei metodi, che conduca ad una rivoluzione creatrice che potrà essere chiamata senz’altro “Sviluppo ed umanesimo”?

(Belo Horizonte, 13 dicembre 1966)

Giovani di tutti il mondo: unitevi!
Non accontentatevi di ripetere: ‘Pace e amore ‘. Proclamate piuttosto: ‘Giustizia e amore ‘. Se vi uniste veramente, di strada in strada, di quartiere in quartiere, di città in città, di paese in paese, per esigere la giustizia e l’amore, aprireste la strada per una pace vera e permanente!

(Parigi, 7 marzo 1975)

La laurea con la quale mi onorate mi porta chiedere a dio che, a questo punto della mia vita, io non tradisca la fiducia dei giovani e mi consumi, fino alla fine, al servizio dell’uomo, come al mezzo più sicuro per dar gloria al Signore e Padre.
Dio voglia che simbolo della mia vita sia la candela che brucia, che si consuma, che sì da finchè ha cera da bruciare, Quando non rimarrà più nulla da consumare, che la mia fiamma ancora, per un istante, abbia il coraggio di rimanere viva e diritta, per cadere poi felice, nella convinzione che, un giorno, forse più rapidamente di quanto immaginiamo, la forza del diritto vincerà il preteso diritto della forza!

(Università di Harvard – USA, in occasione della consegna della Laurea Honoris Causa in Diritto, 13 giugno 1974)

Fatelo per i bambini: fumate!

venerdì 6 febbraio 2009

Il presidente americano Barak Obama ha firmato una legge per estendere la copertura sanitaria finanziata dal governo e garantire così l’assistenza ad altri quattro milioni di bambini statunitensi. Una mossa che, di fatto, amplia lo State Childern’s Health Insurance Programme a tutela dei piccoli. La firma del presidente è arrivata solo a poche ore dal via libera al provvedimento da parte dall’House of Representatives.

Includere altri 4 milioni di bambini non assicurati nel programma governativo (che attualmente coinvolge 7 milioni di piccoli) è un passo importante in vista del raggiungimento dell’obiettivo indicato dal presidente, che punta a cure sanitarie universali. Garantire la salute e il benessere dei bambini americani “è una delle nostre più alte responsabilità”, ha detto Obama. La maggior parte dei finanziamenti necessari per l’ampliamento del programma arriverà da un aumento della tassa federale sul tabacco.

(Adnkornos, 5/2/2009)

Cioè, si prendono soldi da chi si compra una cosa che fa male alla salute per garantire la salute ai più piccoli… Noooo, non mi dite che era così facile! E quello di prima non ci poteva pensare?!

E non per un ‘dio’, ma nemmeno per gioco…

giovedì 22 gennaio 2009

Sarà pure per il nervosismo, la tensione, lo stress, ma che c’entra il Padreterno? Sempre più presente in campo, sugli spalti, in panchina. Qualcuno protesta, qualcuno viene sgridato, pochissimi squalificati, molti ripresi in tv. Ma la bestemmia nel calcio c’è è si diffonde. Sulla carta si rischia l’espulsione, nella realtà molti chiudono le orecchie e tirano avanti. Tanto più che ora c’è anche l’imprimatur del ct numero uno del calcio italiano. «Chi impreca lo fa più per istinto e per rabbia che per mancanza di fede o per offendere Dio» sostiene Marcello Lippi in un’intervista al sito papanews.it. In fondo, racconta, è capitato anche a lui, che poi è pure di Viareggio, e «in Toscana la bestemmia è quasi utilizzata come un intercalare, ma è stato un attimo e non per astio verso Dio. Perciò io non trasformerei in un dramma le bestemmie di un giocatore o di un tecnico, c’è di peggio». Del resto, già anni fa, il ct campione del mondo dichiarò: «La bestemmia è cultura, un modo di parlare nostro toscano». Aveva appena imprecato dalla panchina dopo un gol preso dalla Slovenia.

Ma la sua giustificazione non piace a monsignor Gianfranco Ravasi che presiede il Pontificio Consiglio per la cultura e su papanews. it gli risponde: «Se perfino il ct della Nazionale di calcio non condanna questo fenomeno, ci sarà poco da fare. Le sue parole sono gravi e rappresentano il decadimento e l’imbarbarimento non solo del calcio ma di tutta la società moderna», perché «la bestemmia è sempre volgare e mai giustificabile, è un’offesa grave verso il Signore di cui non c’è più coscienza». In più, chi bestemmia davanti a milioni di telespettatori «lancia questo segnale diseducativo verso una platea vastissima, rischiando di creare gravi conseguenze».

Per questo, pochi giorni dopo essere diventata la presidente del Bologna, Francesca Menarini chiese ai suoi giocatori di «evitare le bestemmie in campo». Nessun divieto, spiega ora, «ho solo ricordato che è un atteggiamento deplorevole e diseducativo per chi segue il nostro sport», perché «la bestemmia è sempre una gravissima forma di offesa, al di là delle convinzioni religiose». L’allarme lo lanciò nel 2004 il presidente del Coni Gianni Petrucci che si lamentava: «Non è possibile continuare ad assistere in silenzio alle bestemmie. Se nessuno prende posizione, lo faccio io», anche perché «se un giocatore manda a quel paese l’allenatore, tutti sono pronti ad interpretare il labiale ed indignarsi». Tre anni prima, nel 2001 c’era stato pure un giro di vite che vide attuare la squalifica per bestemmia di tre allenatori in poche settimane, Silvio Baldini, Giovanni Vavassori e Walter Novellino. Ma la battaglia durò poco, tanto che nel 2006, Luca Toni manifestò in mondovisione il suo «disappunto» per un gol mancato in Italia-Romania. Oggi l’espulsione per bestemmia è ancora prevista, spiega l’ex arbitro Paolo Casarin che condivide le parole di Ravasi («non si può giustificare l’imprecazione verso Dio»), ma è più facile vedere il cartellino rosso se ad essere insultato è l’arbitro.

(dal sito corriere.it, 21/1/2009)

Ancora tuona il cannone…

martedì 6 gennaio 2009

Nel Medio Oriente riesplode violento il conflitto israelo-palestinese; e come tutte le guerre, miete vittime innocenti

Jawaher 4 anni, Dina 8, Samar 12, Ikram 14, Tahrir 17 anni. Cinque sorelle palestinesi della famiglia Balousha. Vivevano a Jabaliya, vicino a Gaza City. Un campo profughi della striscia di Gaza. Una bomba le ha uccise. Un F16 israeliano è volato sulle case di Jabaliya e sulla moschea Imad Aqel, le ha sfiorate nella notte, il suo respiro le ha distrutte.

(dal sito beppegrillo.it)

Ma anche su tali tragedie, c’è chi riesce a buttar giù il “sondaggino” (e senza punto interrogativo alla fine)…

La crisi in Medio Oriente

Israele ha scelto la linea dura e ha invaso la Striscia di Gaza “per stanare i terroristi di Hamas che si fanno scudo della popolazione civile”. Il mondo chiede una tregua, ma è profondamente diviso per quanto riguarda il giudizio sulle valutazioni e sulle soluzioni. Secondo voi, quali di queste affermazioni sono più condivisibili
(seguono assortite dichiarazioni di Livni, Bush, Frattini, Veltroni, ecc…)

(da repubblica.it)

Lo vedremo mai(s) il futuro?

giovedì 11 dicembre 2008

La Pioneer, del colosso chimico DuPont, annuncia di quadruplicare in Italia i laboratori per produrre nuovi ibridi di mais. L’Italia è il primo utilizzatore di mais in Europa, non per farci polenta, ma per ingrassare qualche milione di maiali e polli nella pianura padana, polli da portare al macello in 36 giorni, invece dei 140 se fossero allevati liberi, polli da vendere a prezzi sempre più bassi. Ma il mais, ora, ci dicono che serve anche per produrre biocarburanti. Ecco cosa pensa il (vice, ndr)presidente di Pioneer: “Crediamo molto nello sviluppo dei biocarburanti anche perché sono in tanti a credere che le persone in futuro preferiranno mangiare meno piuttosto che smettere di guidare le proprie automobili”.

(dal sito www.report.rai.it)

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