A casa della Casta…
mercoledì 18 marzo 2009Bisogna essere invitati, mettere le pattine e possibilmente non fare fotografie…
Le case dei parlamentari, anche se si tratta di quelle usate per la villeggiatura e non delle abitazioni romane, in mancanza dell’autorizzazione della Camera di appartenenza, non possono essere perquisite dalle forze dell’ordine alla ricerca di indizi che provino l’avvenuto abuso edilizio. Lo sottolinea la Cassazione con la sentenza 11170 che ha annullato tutti gli atti ispettivi e la sentenza di condanna emessa a carico del vicepresidente del Senato Domenico Nania (Pdl) per aver ristrutturato, senza le prescritte autorizzazioni, la villa di famiglia, in provincia di Messina. Nell’abitazione di Nania – a seguito di una denuncia anonima – erano entrati i carabinieri il 19 dicembre 2003 per compiere un ‘accertamento a sorpresa’. In seguito, nella villa, entrarono anche, per due volte, i tecnici del comune di Barcellona Pozzo di Gotto. Gli accertamenti si conclusero con la redazione di verbali, rilievi tecnici e fotografici mentre non fu effettuato alcun sequestro in quanto i lavori erano risultati ultimati. Senza successo Nania aveva sostenuto davanti ai giudici di merito che ‘essendo egli senatore della Repubblica, gli accertamenti compiuti all’interno della sua abitazione, così come le testimonianze dei verbalizzanti che hanno riferito sugli esiti degli accertamenti stessi, erano inutilizzabili’. La Cassazione gli ha, invece, dato ragione rilevando che ‘nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare senza autorizzazione della Camera di appartenenza’ anche nel caso in cui dall’abitazione perquisita non sia stato prelevato nulla e si sia trattato, da parte dei pubblici ufficiali, di una ‘semplice visione dei manufatti’. È stata così annullata la sentenza emessa dalla Corte di Appello di Messina il 10 aprile 2007.
(ANSA 13/3/2009)









