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Archivio della Categoria 'Aria che tira'

Scene di lotta generazionale nel ghetto dei ricchi

venerdì 7 agosto 2009

«No children please ». Almeno non al cocktail bar di Porto Cervo. E, per favore, non in piena stagione. In vacanza sulle coste sarde, con la moglie Laura Gabrielli, e i figli di quattro e cinque anni (più il pupo di undici mesi, in albergo con la tata) il conduttore del Sabato e Domenica estate di Raiuno, Massimiliano Ossini, aveva voglia di un aperitivo prima di cena. Erano le diciannove di mercoledì sera, i locali erano ancora semivuoti e, dice Ossini: «Mio figlio, il più grande, vleva un’aranciata».

Abbronzata, serena e assetata la famiglia in vacanza si dirige al «Coast Music Bar», nel cuore di Porto Cervo «sotto la famosa piazzetta, tra i ginepri davanti al mare». Quand’ecco che il cameriere li ferma sulla porta, facendosi scudo umano davanti ai tavolini. Quindi con garbata determinazione fa: «Ci spiace ma non potete entrare».

Racconta il conduttore di Raiuno: «Io e mia moglie ci siamo scambiati uno sguardo confuso e io, un po’ irritato, ho chiesto il perché. A quel punto lui aggiunge una frase che suona come la spiegazione definitiva ‘La politica del locale non ammette bambini’ ». Così. […]

Fatalità, il conduttore di Raiuno ha il pallino dei diritti del consumatore («Ma come anche a Linea Verde abbiamo denunciato la vicenda del locale che aveva cacciato una madre che allattava…» si chiede sgomento Ossini) e così ha domandato perfino alle forze dell’ordine se il trattamento ricevuto fosse diffuso e censurato: «Ho ricevuto conferma che un esercizio aperto al pubblico non può selezionare i clienti da far entrare e poi, parliamoci chiaro, un bicchiere di acqua minerale viene cinque euro. Preso al banco il giorno prima. Mi pare eccessivo».

(da corriere.it, 7/8/2009)

Scene che rievocano tempi foschi, stigmatizzati dal film di Roberto Benigni “La vita è bella”, quando di fronte a un cartello “Vietato l’ingresso agli ebrei e ai cani” appeso alla porte di un negozio si svolge questo dialogo tra padre e figlio…

- Perché i cani e gli ebrei non possono entrare babbo?

- Eh, loro gli ebrei e i cani non ce li vogliono. Eh, ognuno fa quello che gli pare Giosuè, eh. Là c’è un negozio, là, c’è un ferramenta no, loro per esempio non fanno entrare gli spagnoli e i cavalli eh, eh… e coso là, c’è un farmacista no: ieri ero con un mio amico, un cinese che c’ha un canguro, dico “Si può entrare?”, dice “No, qui i cinesi e i canguri non ce li vogliamo”. Eh, gli sono antipatici oh, che ti devo dire oh?!

- Ma noi in libreria facciamo entrare tutti.

- No, da domani ce lo scriviamo anche noi, guarda! Chi ti è antipatico a te?

- I ragni. E a te?

- A me… i visigoti! E da domani ce lo scriviamo: “Vietato l’ingresso ai ragni e ai visigoti”. Oh! E m’hanno rotto le scatole ’sti visigoti, basta eh!!

Giulia di Pisa

mercoledì 3 giugno 2009

Dunque, una nota marca di bibite ha realizzato uno spot (che va in onda in tv e in radio) in cui una ragazzina autoproclamatosi “Giulia di Pisa” spaccia ottimismo e voglia di superare la crisi, restandosene a casa a mangiare dei piatti anti-globalizzazione, ma bevendo la bibita stra-globalizzata di cui sopra.

Beh, non ci crederete, ma qualcuno non l’ha presa bene…

Coca Cola chiarisce il messaggio dello spot (“non è assolutamente contro il turismo, ma privilegia i valori fondamentali come la famiglia”) e il Comune di Caorle sotterra l’ascia di guerra. Per la multinazionale la faccenda è chiusa e lo spot non verrà ritirato. Un paio d’ore d’incontro tra il sindaco Marco Sarto e il direttore degli affari generali della Coca Cola Hbc Sandro Magnoni sono bastate per mettere una pietra sulle polemiche. “La vicenda è chiusa – dice Sarto – anche se le posizioni rimangono dello stesso tono di prima. Ma almeno ci siamo chiariti negli intenti. Chiediamo sempre che lo spot sia sospeso o cambiato con un messaggio che inviti ad andare in vacanza e bere Coca Cola”. “Lo spot – precisa Magnoni – è nato con un altro principio: quello di riscoprire i valori fondamentali e cioè stare insieme in famiglia, riscoprire le cose vere, soprattutto in momenti come questi di crisi. E lo spot prende suggerimento dal fatto che una delle cose che rendono più felici gli italiani è stare in famiglia. Non siamo – spiega – contro un modello di vacanza e non c’era e non c’è nessuna intenzione di offendere alcuna categoria commerciale”. “Ho ribadito – rileva Sarto – il giudizio negativo dello spot, e non della Coca Cola, perché non aiutava il turismo e l’offerta turistica”.

(ANSA 28/5/2009)

“Ognuno ha diritto di dire che la bevanda che produce è più buona delle altre. Quello che trovo insopportabile è che si mistifichi. Si attribuiscano a un prodotto valori che sono contrari a quelli che ha in realtà. Un’operazione sleale specie se rivolta, com’è, alle giovani generazioni”. Lo ha detto il sindaco di Pisa Marco Filippeschi commentando lo spot anti-crisi della Coca Cola che vede protagonista una bimba di nome Giulia di Pisa. “La risposta più giusta alla presunta Giulia – spiega il sindaco – la sta dando la nostra città proprio in questi giorni con un’iniziativa che non ha eguali in Italia: abbiamo fatto 35 orti nelle scuole cittadine coinvolgendo quasi 7.000 bambini che coltivano pazientemente i loro orti imparando quel che la terra insegna: la pazienza, la fatica, la stagionalità dei prodotti’. Giulia è una piccola imbrogliona. Le cose genuine sono quelle che vengono dalla natura e vicine a noi”. “E poi Giulia non è pisana, si sente – ha concluso scherzando Filippeschi -. Nel dire il nome del prodotto si sarebbe mangiata almeno due ‘c’. Anzi tre, compresa quella della ‘annuccia”.

(ANSA 30/5/2009).

L’invito da parte nostra e alla pacificazione generale, magari attraverso un brindisi con una bevanda super partes…

Arriva “Ubuntu Cola”, la bibita analcolica gassata certificata Fairtrade Foundation e prodotta esclusivamente con zucchero del commercio equo e solidale. Il prodotto, presentato a Terra Futura, proviene dal Malawi e dalla Zambia ed è commercializzato in Regno Unito, Irlanda, Norvegia e Svezia, disponibile anche in alcuni negozi online. In Italia è distribuita dalla cooperativa Vagamondi di Modena.

(Comunicato Stampa della manifestazione Terra Futura, 30/5/2009)

Eppure soffia (a Copenaghen)

mercoledì 27 maggio 2009

Mentre noi ci danniamo ancora appresso ai fossili (nel senso di carburanti)…

“Non so valutare la fattibilità di questo progetto ma certamente riuscire a trovare dei sistemi che riducono i prezzi è utile a tutti, produttori e consumatori”. Così Piero Gnudi, presidente di Enel, ha risposto alle domande dei cronisti che gli chiedevano una valutazione del progetto presentato al G8 Energia dall’amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni, per calmierare il prezzo del petrolio.

(ANSA, 26/5/2009)

in Europa c’è chi cerca di cambiare marcia al futuro.

Grazie alla progettazione e alla realizzazione di nuovi punti di ricarica efficienti le nuove macchine elettriche stanno per diventare oggi una realtà concreta in Danimarca, soprattutto dopo l’annuncio dell’avvio in partnership fra la danese DONG Energy e la ormai famosa Better Place, di un ciclo di finanziamento di € 103 milioni per realizzare la nuova rete di punti di ricarica per auto elettriche nel paese nord europeo. Le due società originariamente avevano già firmato un accordo per lavorare insieme nello scorso marzo. Ma con questo nuovo finanziamento in atto, derivato anche dal migliore controllo statale e dalle obbligazioni convertibili, i due partner prevedono di creare un centro di dimostrazione in Danimarca entro quest’anno. Proprio in tempo per mostrare la nuova tecnologia sostenibili in occasione del congresso delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico riunito a Copenaghen nel mese di dicembre. (…)

Better Place intanto annuncia i suoi nuovi clienti come il governo di Israele, le Hawaii, il Portogallo e San Francisco; la Danimarca così per ora sembra essere il primo cliente a garantire il finanziamento per realizzare le infrastrutture. Una volta che la rete è stata creata, DONG Energy spiega che facilmente l’eccesso di capacità di energia eolica può essere utilizzata da Better Place per ricaricare le automobili elettriche. Consideriamo infatti che la Danimarca produce il 20% del suo fabbisogno di elettricità grazie alle turbine eoliche ed una considerevole porzione di energia elettrica viene esportata in quanto non può essere immagazzinata economicamente. “Il nostro obiettivo di Better Place in materia di investimenti in Danimarca punta oltre a contribuire e a ridurre le emissioni di CO2, aumentando così il consumo di energia elettrica sostenibile”, afferma Anders Eldrup, CEO di DONG Energy.

(dal sito www.genitronsviluppo.com, 26/5/2009)

Diritto d’esilio

martedì 12 maggio 2009

Chissà quanti erano, tra quei clandestini ributtati in Libia, ad avere diritto allo status di rifugiati. Uomini, donne e bambini in fuga da regimi assassini che forse sono già stati ammassati in un container e stanno ora viaggiando attraverso il deserto per esser scaricati in mezzo al Sahara. Bobo Maroni, fiero della scelta, ha detto che se vogliono chiedere asilo possono farlo lì.

«Anche in Libia c’è un Cir, un centro italiano per i rifugiati, aperto a tutti», ha detto il ministro dell’Interno. Sapete quante persone ci lavorano? Una. E solo da lunedì. E senza mezzi. E senza il riconoscimento di Tripoli. Che del resto non ha mai riconosciuto manco la Convenzione di Ginevra sui rifugiati. È chiarissima quella carta ginevrina del 1951. Ha diritto all’asilo chi scappa per il «giustificato timore d’essere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche». Altrettanto netto è l’articolo 10 della Costituzione: «Lo straniero al quale sia impedito nel suo Paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge».

Vogliamo prendere una storia a caso, dall’inferno dei campi libici? Ecco quella di una donna eritrea, cristiana, nel documentario «Come un uomo sulla terra» di Andrea Segre: «Ero in prigione con un’amica eritrea incinta, la rabbia le aveva deformato il viso. Il marito cercava di difenderla perché il poliziotto le premeva la pancia col bastone dicendole: ‘Hai in pancia un ebreo, andate in Italia e poi in Israele per combattere gli arabi’». Un’altra donna: «Preferivamo morire piuttosto che doverci togliere la croce al collo. Piangevamo, se questa era la volontà di Dio l’accettavamo, ma la croce non la volevamo togliere. Cristiani siamo e cristiani rimarremo. E loro ci sbattevano contro il muro. Mentre gli uomini venivano picchiati noi urlavamo. Gli uomini venivano frustati sotto la pianta dei piedi fino a perdere i sensi». [...]

Quanti erano, su quella barca respinta, quelli che avrebbero avuto diritto ad essere accolti? Risponde Christopher Hein, Direttore del Cir, il Consiglio italiano per i rifugiati: «Generalmente tra i disperati che arrivano a Lampedusa quelli che chiedono diritto d’asilo sono il 70% ma di questi solo la metà ottiene lo status di rifugiato. Gli egiziani o i maghrebini, per esempio, difficilmente lo chiedono. Del resto difficilmente lo otterrebbero. Gli stessi cinesi non lo chiedono mai. Ora, poiché tra i passeggeri di quella nave riportati in Libia non c’erano maghrebini, egiziani o cinesi, è presumibile che almeno il 70% avrebbe chiesto asilo. E di questi, con ogni probabilità, la metà ne aveva diritto. Il che significa che l’Italia ha respinto almeno un centinaio di persone alle quali la nostra Costituzione garanti­va il soccorso». Non possono farlo adesso? «La vedo dura. In tutta la Libia, dico tutta (non sappiamo neppure quanti siano i centri libici di detenzione, pare 25) abbiamo una persona. Che si è insediata da quattro giorni. Senza avere ancora il riconoscimento delle autorità. Veda un po’ lei…».

(Gian Antonio Stella, da www.corriere.it, 9/5/09)

Mussolini ha scritto anche poesie…

martedì 5 maggio 2009

…i poeti che strane creature
ogni volta che parlano è una truffa

(De André – De Gregori, Le storie di ieri)

‘I repubblichini? Erano al 100% partigiani di destra’. E le leggi razziali in Italia? ‘Blande’ così come le volle e le auspicò lo stesso Mussolini, che ‘perse la guerra perché troppo buono’. Del resto il fascismo divenne un ‘orrendo regime’ ma non ‘per colpa di Mussolini’, che cadde nelle braccia di Hitler, accogliendo anche le leggi razziali, ma ‘per colpa delle sanzioni’. La rilettura storica è del senatore Pdl, Marcello Dell’Utri, che in una intervista a Kalus Davi spiega: ‘Non ho paura di diventare impopolare con queste rivelazioni, perseguo solo la ricerca della verità’ ed aggiunge: ‘Io non ho alcuna intenzione di fare apologia né del fascismo né di Mussolini. Ho scoperto nei diari di Mussolini la figura di un grande uomo. Ha commesso errori ed è già stato condannato dalla storia. Ma da questi scritti viene fuori una figura diversa da quella che ci è stata propinata dagli storici dei vincitori, non era un buffone, non era un ignorante e tantomeno un sanguinario. Era un uomo buono. Mussolini era solo una brava persona che ha fatto degli errori’. Così i repubblichini ‘non è che fossero delle persone da cancellare dalla storia, perché hanno avuto la loro parte e credevano in alcuni valori. I repubblichini sbagliavano sicuramente, perché la Repubblica di Salò non è certo stata una gran bella cosa, però sono esseri umani che hanno lottato al pari degli altri per una loro idealità’. ‘Mussolini ha perso la guerra perché era troppo buono. Non era affatto un dittatore spietato e sanguinario come poteva essere Stalin’ e ‘non è colpa di Mussolini se il fascismo diventò un orrendo regime. Ci sono testimonianze autografe del duce in cui critica i suoi uomini che hanno falsato il fascismo, costruendosene uno a proprio modo, basato sul ricatto e sulla violenza. Il suo fascismo era di natura socialista’. E poi ‘sono state le sanzioni a costringere Mussolini a trovare un accordo con la Germania di Hitler’. ‘Se non ci fossero state le sanzioni, probabilmente non si sarebbe mai alleato con Hitler che non stimava per niente, anzi temeva’. Così ‘nei suoi diari Mussolini scrive che le leggi razziali devono essere blande. Tra gli ebrei, il duce, spiega di avere i suoi più cari amici e si chiede perché seguire Hitler con le sue idee sulle razze ariane, razze pure che non esistono’.

(ASCA 4/5/2009)

La bocciatura è più che autorevole. Viene da uno dei massimi storici internazionali del fascismo: il professor Emilio Gentile. Docente di Storia contemporanea all’Università La Sapienza di Roma [...]. Per lui, le agende dal 1935 al 1939 proposte all’attenzione pubblica dal senatore Marcello Dell’Utri, sono un bluff. Nel senso che non sarebbero state scritte dal Duce: “Permangono”, scrive in una relazione esclusiva consegnata a L’espresso il 30 gennaio 2005, “fondati motivi per dubitare che l’autore delle cinque agende sia stato Benito Mussolini”. Parole che pesano come piombo, perché Gentile ha studiato quei diari per circa due mesi [...]. A partire dal novembre 2004, quando sono stati offerti al nostro giornale da Maurizio Bianchi, figlio del partigiano Lorenzo della cinquantaduesima brigata Garibaldi, il quale li avrebbe ricevuti il 27 aprile 1945 a Dongo, dopo l’arresto di Mussolini. L’espresso ha commissionato una perizia calligrafica e fisico chimica dagli esiti non confortanti [...]. Poi si è rivolto al professor Gentile. E per rendere possibile il suo lavoro, gli ha consegnato le fotocopie di tutti e cinque i diari. Risultato, la scoperta di strafalcioni tanto clamorosi e diffusi, da dover essere catalogati in quattro categorie: “Nomi errati ed errori grammaticali, discordanze cronologiche, incongruenze e inesattezze”. Con l’aggiunta, se non bastasse, di interi brani molto, ma molto simili alle cronache pubblicate sui quotidiani dell’epoca. “Una prima lettura”, premette nella perizia Gentile, “mi ha dato un’impressione generale di unità e coerenza, sia per lo stile che per il contenuto dei cinque diari, tali da far pensare che siano stati scritti dalla stessa persona, anche se il tono, il contenuto e la lunghezza delle annotazioni variano a seconda degli anni. (…) Non sono tuttavia emersi”, in quel primo approccio, “motivi sufficienti per formulare subito un giudizio sull’autenticità o meno”. Per andare oltre, dunque, Gentile dichiara di avere svolto uno studio “non per campioni o periodi particolari”, ma seguendo meticolosamente “giorno per giorno le annotazioni”. Dapprima, spiega, ha messo a confronto “le note dei diari con il maggior numero possibile di fonti edite (documenti, diari, memorie) e di opere storiografiche sulla vita di Mussolini e sulle vicende del periodo cui si riferiscono i diari”. In un secondo tempo, ha confrontato “quotidianamente, per tutto il periodo compreso fra il 1935 e il 1939, gli avvenimenti pubblici, gli eventi di cronaca, e anche, dove possibile, le condizioni meteorologiche con analoghe notizie della stampa coeva”. Un’impresa portata a termine con la “lettura incrociata di vari giornali e riviste come ‘Il Popolo d’Italia’ e il ‘Corriere della Sera’, il ‘Messaggero’ e la ‘Tribuna’, ‘La Stampa’, e ‘Gerarchia’, fino a ‘La rivista illustrata del Popolo d’Italia’ e gli ‘Annali del fascismo’. Verificando, nei punti ancora ambigui, con la documentazione dell’Archivio centrale dello Stato. [...]

È allibito, il professore, che non vi sia “mai un resoconto dettagliato o citazioni testuali dei numerosi colloqui che Mussolini ebbe con il re, né vi sono altre notizie che permettano di avere una più ampia conoscenza delle relazioni fra la monarchia e il regime fascista, a parte alcune considerazioni sul problema della ‘diarchia’, cioè sui rapporti fra il re e il Duce, che tuttavia nulla aggiungono a quanto già noto da altre fonti, a cominciare da scritti e dichiarazioni dello stesso Mussolini”. Altrettanto singolare, nota Gentile, “è il carattere prevalentemente descrittivo e impressionistico delle annotazioni sullo svolgimento di eventi di grande rilievo della politica di Mussolini, come gli incontri di Stresa e di Monaco, e i viaggi del Duce in Germania e di Hitler in Italia”. E comunque, si legge nella perizia, anche in questi casi non ci sono elementi nuovi, bensì resoconti “spesso di minimo interesse e di scarso significato”.

(L’espresso 15/2/2007)

Caccia allo sciacallo

venerdì 17 aprile 2009

Troppa sabbia nel cemento armato (si fa per dire). Stupore generale: chi l’avrebbe mai detto? In Abruzzo, poi, regione dotata di una classe politica così irreprensibile da aver avuto l’intera giunta arrestata nel ‘93 (tutti assolti grazie all’abolizione del reato, tranne il presidente Salini, condannato per falso e dunque promosso deputato da FI e poi passato all’Udeur) e un altro governatore, Del Turco, arrestato l’anno scorso.
Ora i pm paventano infiltrazioni della camorra nella ricostruzione e il neogovernatore Chiodi s’indigna. Camorra in Abruzzo, ma quando mai? Bastava leggere un libro semiclandestino scritto da un ragazzo casalese, uscito tre anni fa. A pagina 236, nel capitolo «Cemento armato», il giovane scrittore scandisce il ritornello post-pasoliniano «Io lo so e ho le prove», poi butta lì: «Tutto nasce dal cemento, non esiste impero economico nel mezzogiorno che non veda il passaggio nelle costruzioni: appalti, cave, cemento, inerti, mattoni, impalcature, operai… So come è stata costruita mezza Italia. E più di mezza. Conosco le mani, le dita, i progetti. La sabbia che ha tirato su palazzi e grattacieli. Quartieri, parchi e ville. A Castelvolturno nessuno dimentica le file dei camion che depredavano il Volturno della sua sabbia… attraversavano le terre costeggiate da contadini che mai avevano visto questi mammut di ferro e gomma… Ora quella sabbia è nelle pareti dei condomini abruzzesi…». Quel giovane scrittore si chiama Roberto Saviano. E il suo romanzo «Gomorra». Lo celebrano tutti. Purché, beninteso, nessuno lo legga.

(da www.voglioscendere.ilcannocchiale.it)

Cogli l’ultima arancia (prima che ci tolgano anche quella!)

mercoledì 1 aprile 2009

Il Senato dà il via libera alle ‘aranciate senza arance’ e si scatena la polemica. Partiti e organizzazioni agricole sono scesi in campo contro la norma, contenuta nella Legge Comunitaria votata la scorsa settimana a Palazzo Madama e passata alla Camera, che legalizza queste ‘bevande dai nomi di fantasia’. Sembrano aranciata o limonata perché ne hanno il colore e l’aroma, ma al loro interno non hanno nemmeno una goccia di agrumi. Queste bibite sono previste dalla legge europea e ogni anno si rischia di ritrovarsele in Italia con il passaggio in Parlamento del disegno di legge delega comunitaria. Finora, però, i deputati avevano sempre detto no alla norma ‘anti-vitamina C’, che prevede la cancellazione della percentuale minima del 12% di succo di agrumi per le bibite analcoliche colorate. La notizia del via libera del Senato ha scatenato numerose reazioni in ambito politico e tra le organizzazioni agricole. L’eliminazione della soglia del 12%, come sottolinea Coldiretti, farebbe sparire dalle tavole e dai frigoriferi 120 milioni di chili di arance all’anno. L’organizzazione agricola ha lanciato l’allarme per “una deriva che ha già portato al via libera comunitario al vino ‘senza uva’, oltre che al formaggio prodotto a partire da caseina e caseinati”. Ha parlato di “inganno nei confronti dei consumatori” la Cia-Confederazione italiana agricoltori, che lamenta anche i possibili danni ai produttori agricoli. Protesta anche dalla Federazione Italiana Pubblici Esercizi (Fipe), che ha invitato la Coldiretti e le associazioni Adoc e Federconsumatori a dar vita ad una campagna congiunta contro questa norma. Richiesta subito accolta dalla Coldiretti: “bisogna evitare danni incalcolabili a tutto il Made in Italy”, ha sottolineato il presidente dell’organizzazione Sergio Marini.

(ANSA 30/3/2009)

Il parlamentare, mestiere a rischio (del ridicolo)

giovedì 26 marzo 2009

Sicuramente uno dei più grandi successi editoriali degli ultimi anni è stato “La casta”, dei giornalisti Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo. I quali scrivono…

Nelle bellissime agende da tavolo e agendine da tasca del Senato, appositamente disegnate per il 2009 dalla fashion house Nazareno Gabrielli, tra i 365 giorni elegantemente annotati ne manca uno. Il giorno con il promemoria: «Tagli ai costi della politica». A partire, appunto, dal costo delle agendine: 260.000 euro. Mezzo miliardo di lire. Per dei taccuini personalizzati. Più di quanto costerebbero di stipendio lordo annuo dodici poliziotti da assumere e mandare nelle aree a rischio. Il doppio, il triplo o addirittura il quadruplo di quanto riesce a stanziare mediamente per ogni ricerca sulla leucemia infantile la Città della Speranza di Padova, la struttura che opera grazie a offerte private senza il becco di un quattrino pubblico e ospita la banca dati italiana dei bambini malati di tumore. [...]

L’andazzo degli ultimi venti anni è stato tale che, per forza d’inerzia, i costi hanno continuato a salire. Al punto che i tre questori Romano Comincioli (Pdl), Benedetto Adragna (Pd) e Paolo Franco (Lega Nord), nell’estate 2008, hanno ammesso una resa senza condizioni scrivendo amaramente nel bilancio: «Non è stato possibile conseguire l’obiettivo di inversione dell’andamento della spesa in proposito fissato dal documento sulle linee guida». Risultato: le spese correnti di Palazzo Madama, nel 2008, sono salite di quasi 13 milioni rispetto al 2007 per sfondare il tetto di 570 milioni e mezzo di euro. Un’enormità: un milione e 772.000 euro a senatore. Con un aumento del 2,20%. Nettamente al di sopra dell’inflazione programmata dell’ 1,7%. Colpa di certe spese non facilmente comprensibili per un cittadino comune: 19.080 euro in sei mesi per noleggiare piante ornamentali, 8.200 euro per «calze e collant di servizio» (in soli tre mesi), 56.000 per «camicie di servizio » (sei mesi), 16.200 euro per «fornitura vestiario di servizio per motociclisti ». Ma soprattutto dei nuovi vitalizi ai 57 membri non rieletti e dei 7.251.000 euro scuciti per pagare gli «assegni di solidarietà» ai senatori rimasti senza seggio. Come Clemente Mastella. Il cui «assegno di reinserimento nella vita sociale» (manco fosse un carcerato dimesso dalle patrie galere) scandalizzò anche Famiglia Cristiana che gli chiese di rinunciare a quei 307.328 euro e di darli in beneficenza. Sì, ciao: «La somma spetta per legge a tutti gli ex parlamentari». Fine. Grazie alle vecchie regole, il «reinserimento nella vita sociale» di Armando Cossutta è costato 345.600 euro, quello di Alfredo Biondi 278.516, quello di Francesco D’Onofrio 240.100. Un pedaggio pagato, ovviamente, anche dalla Camera. Dove Angelo Sanza, per fare un esempio, ha trovato motivo di consolazione per l’addio a Montecitorio in un accredito bancario di 337.068 euro. Più una pensione mensile di 9.947 euro per dieci legislature. Pari a mezzo secolo di attività parlamentare. Teorici, si capisce: grazie alle continue elezioni anticipate, in realtà, di anni «onorevoli » ne aveva fatti quattordici di meno. Un dono ricevuto anche da larga parte dei neo-pensionati che erano entrati in Parlamento prima della riforma del 1997 e come abbiamo visto si erano tirati dietro il privilegio di versare con modica spesa i contributi pensionistici anche degli anni saltati per l’interruzione della legislatura. Come il verde Alfonso Pecoraro Scanio, andato a riposo a 49 anni appena compiuti con gli 8.836 euro al mese che spettano a chi ha fatto 5 legislature pur essendo stato eletto solo nel 1992: 16 anni invece di 25. Oppure il democratico Rino Piscitello: 7.958 euro per quattro legislature nonostante non sia rimasto alla Camera 20 anni ma solo 14. Esattamente come il forzista Antonio Martusciello. Che però, con i suoi 46 anni, non solo ha messo a segno il record dei baby pensionati di questa tornata ma ha trovato subito una «paghetta» supplementare come presidente del consiglio di amministrazione della Mistral Air: la compagnia aerea delle Poste italiane. [...]

Ed ecco che nel 2007 tutti gli organi istituzionali insieme avrebbero pesato sulle pubbliche casse per un miliardo e 945 milioni. Da aumentare nel 2008 fino a un miliardo e 998 milioni. A quel punto, ricorderete, nell’ottobre 2007 scoppiò un pandemonio: ma come, dopo tante promesse di tagli, il costo saliva di altri 53 milioni di euro, pari circa al bilancio annuale della monarchia britannica? Immediata retromarcia. Prima un ritocco al ribasso. Poi un altro. Fino a scendere a un miliardo e 955 milioni. «Solo» dieci milioncini in più rispetto al 2007. Col Quirinale che comunicava gongolante di aver tagliato, partendo dai corazzieri (lo specchietto comunemente usato per far luccicare gli occhi delle anime semplici), il 3 per mille. Certo, era pochino rispetto ai tagli del 61 per cento decisi dalla regina Elisabetta, però era già una (piccola) svolta… Bene: non è andata così. Nell’assestamento di bilancio per il 2008 i numeri hanno continuato a salire e salire fino ad arrivare il 13 agosto a 2 miliardi e 55 milioni di euro. Cento milioni secchi più di quanto era stato annunciato in un tripudio di bandiere che sventolavano per festeggiare i «tagli». Risultato finale: l’aumento che avrebbe dovuto essere virtuosamente contenuto nello 0,5% si è rivelato di almeno il 5,6: undici volte più alto.

(da «La Casta», nuova edizione aggiornata)

Uno pensa, dopo reiterate levate di scudi, a questo punto i nostri rappresentanti si daranno una regolata… Manco per niente!

‘Noi parlamentari ci teniamo molto alla prevenzione, per questo faccio un appello al presidente della Camera Fini, affinché faccia installare una pedaliera sotto le poltrone dei parlamentari, in modo che durante le ore di seduta in aula possiamo fare anche attività fisica’. Lo ha detto Domenico Di Virgilio, vicepresidente del gruppo Pdl alla Camera, intervenendo alla manifestazione in corso a Piazza Montecitorio sulla prevenzione dei fattori di rischio cardiovascolare ‘Cuori e motori’, organizzato dalla Societa’ italiana di cardiologia’.

(ANSA, 25/3/2009)

‘Fare movimento è importante, ma in questo momento la Camera non intende dotarsi di pedaliere sotto i banchi dei parlamentari’. Lo ha affermato il presidente della Camera, Gianfranco Fini, rispondendo alla proposta avanzata da Domenico Di Virgilio, [...] ‘La Camera non credo possa dar corso alla proposta – ha detto Fini – non perché non la condivida, ma perché vi sarebbero dei costi e soprattutto perché ci sono altri momenti della giornata in cui, se vuole, un deputato può fare movimento’. Quanto alla proposta avanzata dal ministro delle Riforme Bossi, di realizzare una palestra all’interno di Montecitorio, il presidente della Camera si è detto più favorevole: ‘Di questo si era già parlato tempo fa ma penso ci vorrebbe, più che una palestra, un luogo dove fare un po’ di movimento’.

(ANSA, 25/3/2009)

Meno boia per tutti

mercoledì 25 marzo 2009

Qualcosa per cui pregare (e operare) in quel che resta della Quaresima…

C’è sempre meno lavoro per i boia della maggior parte del mondo, ma ancora troppo, concentrato in una piccola parte di esso. Se due terzi dei Paesi del pianeta hanno abolito la pena di morte e solo 25 di 59 di quelli che ancora la mantengono hanno eseguito condanne capitali nel 2008, è vero che il 93% di tutte le esecuzioni è avvenuto in cinque paesi: Cina, Iran, Arabia Saudita, Pakistan ed Usa. È una fotografia piu’ luminosa del passato quella scattata da Amnesty International nel rapporto sulla stato della pena di morte del 2008 che mette in luce una tendenza generale positiva, oscurata comunque dal fatto che ogni giorno sono state giustiziate una media di sette persone, per un totale di 2390 messe a morte in 25 paesi. Per contrasto al continente asiatico – che concentra il record di esecuzioni con la Cina che da sola ha messo a morte più persone che il resto del mondo nel suo complesso (1718 su 2390) – spicca l’Europa dove è rimasta solo la Bielorussia a ricorrere ancora alla pena di morte. ‘La buona notizia è che le esecuzioni hanno luogo in un piccolo numero di paesi. Questo dimostra che stiamo facendo passi avanti verso un mondo libero dalla pena di morte. La brutta notizia, invece, è che centinaia di persone continuano a essere condannate a morte nei paesi che ancora non hanno formalmente abolito la pena capitale’, ha dichiarato Irene Khan, segretaria generale di Amnesty International in occasione della diffusione del Rapporto. Dopo l’Asia, dove 11 paesi continuano a ricorrere alla pena di morte (Afghanistan, Bangladesh, Cina, Corea del Nord, Giappone, Indonesia, Malaysia, Mongolia, Pakistan, Singapore e Vietnam) il secondo maggior numero di esecuzioni, 508, è stato registrato in Africa del Nord e Medio Oriente. In Iran sono state messe a morte almeno 346 persone, tra cui otto minorenni al momento del reato, con metodi che comprendono l’impiccagione e la lapidazione. In Arabia Saudita, le esecuzioni sono state almeno 102, solitamente tramite decapitazione pubblica seguita, in alcuni casi, dalla crocifissione. Nel continente americano solo gli Stati Uniti d’America hanno continuato a ricorrere con regolarità alla pena di morte, con 37 esecuzioni portate a termine lo scorso anno, la maggior parte delle quali in Texas. Il rilascio di quattro uomini dai bracci della morte ha fatto salire a oltre 120 il numero dei condannati alla pena capitale tornati in libertà dal 1975 perché riconosciuti innocenti. L’unico altro stato in cui sono state eseguite condanne a morte è stato Saint Christopher e Nevis, il primo dell’area caraibica ad aver ripreso le esecuzioni dal 2003. Nell’Africa sub-sahariana, secondo dati ufficiali, sono state eseguite solo due esecuzioni, ma le condanne a morte sono state almeno 362. Quest’area ha registrato un passo indietro, con la reintroduzione della pena di morte in Liberia per i reati di rapina, terrorismo e dirottamento. ‘La pena capitale non è solo un atto ma un processo, consentito dalla legge, di terrore fisico e psicologico che culmina con un omicidio commesso dallo stato. A tutto questo deve essere posta fine’, ha sottolineato Khan.

(ANSA 23/3/2009)

Bongiorno & Buonacamicia

venerdì 20 marzo 2009

Tra il vero e il verosimile. Nei rapporti interpersonali sembra che siano saltati i codici della lealtà, dell’onestà e anche dell’amore. Senza che nessuno si allarmi, ma stiamo vivendo una nuova Odissea dove una Maga Circe che nel volto ricorda Sky si aggira ammaliando, conquistando, possedendo. L’ultimo ‘rapito’ è Mike Bongiorno il quale, malgrado una longeva frequentazione dei canali Mediaset, pubblicizza Fiorello e sembra impiparsene degli antichi rapporti. [...]

‘Fiato alle trombe Turchetti!’ gridava Mike al Rischiatutto. E adesso? Fiato al flauto traverso, Murdoch! Forse non è vero. Forse solo verosimile. Come molte altre cose. Ma ne parleremo.

(Maurizio Costanzo su TV Sorrisi e Canzoni, n.12 2009)

Maurizio Costanzo (tessera P2 1819) ce l’ha con Mike Bongiorno perché ha tradito Mediaset facendo uno spot su Sky per il prossimo show di Fiorello. Così lo attacca su “Sorrisi e Canzoni”, rotocalco che si occupa di tv, dunque anche dei programmi di Costanzo e famiglia, edito dalla Mondadori di Berlusconi (tessera P2 1816). [...]

Naturalmente ciascuno può pensare quel che crede del presunto tradimento di Mike, peraltro da tempo emarginato dal Biscione. Quel che diverte è il pulpito del fervorino: Costanzo. Che lavora contemporaneamente per Canale5 (“Costanzo Show”) e per la Rai (rubrica in radio a mezzanotte), che nel 2001 fu consulente de La7 appena passata a Tronchetti Provera, e che due anni fa si fece un giro pure a Sky con un programma dal titolo “Stella” dal sottotitolo autobiografico “Siete pronti a cambiare?”. Intanto è riuscito a fare consulenze per Telecom (7 milioni di euro, un’inezia), per le Ferrovie dello Stato, per il ministro Gentiloni e per innumerevoli enti locali di destra e sinistra, a curare l’immagine di politici di destra e sinistra (compresa Irene Pivetti), a dirigere una dozzina di teatri, a curare rubriche su Messaggero, Panorama, Libero, Riformista e Sorrisi e canzoni, a insegnare in varie università. Ora manca solo che, a insegnare la fedeltà a Mike, intervenga Liz Taylor.

(Marco Travaglio su l’Unità, 18/3/2009)

E alla fine ci ha pensato Mister “Allegria!” a mettere la parola fine (per il momento…) alla querelle

Mike Bongiorno è ‘libero’ di svolgere la sua attività televisiva su qualsiasi rete, perché Mediaset non gli ha rinnovato il contratto: lo spiega in una nota lo stesso conduttore, che nei giorni scorsi è apparso in uno spot accanto a Fiorello per promuoverne il nuovo show su Sky. ‘Da molte parti – spiega il conduttore – leggo che ‘Mike Bongiorno ha tradito Silvio Berlusconi’, ma la verità è un’altra. Mediaset prima della fine dell’anno scorso, senza preavviso, non mi ha rinnovato il contratto che mi legava al gruppo fin dalla sua fondazione’. ‘Di conseguenza – conclude Bongiorno – ora non avendo legami sono libero di svolgere il mio lavoro con chiunque’.

(ANSA 20/3/2009)

Il Fatto del Giorno | L'editoriale | L'intervista | Dialogando | L'aria che tira | Sul Sentiero d'Isaia
    Dialoghi, la rivista: Dialoghi n. 4 - 2009
  • anno IX, n. 4, dicembre 2009

    Vocazione: ritorno al futuro?

    Dono, chiamata, esercizio di libertà, atto di responsabilità: la vocazione è un appello che collega trascendenza e storia.

    Libri: Vittorio Bachelet - Testimone della speranza
  • L. Diliberto, G. Panozzo (a cura di)

    Vittorio Bachelet - Testimone della speranza (Ave, 2010)

    Un libro e un DVD per ricordare Vittorio Bachelet a trent'anni dal suo "martirio laico". Un testo ricco di fotografie e un documentario con testimonianze inedite.