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Archivio della Categoria 'Aria che tira'

Lo vedremo mai(s) il futuro?

Giovedì 11 Dicembre 2008

La Pioneer, del colosso chimico DuPont, annuncia di quadruplicare in Italia i laboratori per produrre nuovi ibridi di mais. L’Italia è il primo utilizzatore di mais in Europa, non per farci polenta, ma per ingrassare qualche milione di maiali e polli nella pianura padana, polli da portare al macello in 36 giorni, invece dei 140 se fossero allevati liberi, polli da vendere a prezzi sempre più bassi. Ma il mais, ora, ci dicono che serve anche per produrre biocarburanti. Ecco cosa pensa il (vice, ndr)presidente di Pioneer: “Crediamo molto nello sviluppo dei biocarburanti anche perché sono in tanti a credere che le persone in futuro preferiranno mangiare meno piuttosto che smettere di guidare le proprie automobili”.

(dal sito www.report.rai.it)

Darla a bere agli assetati…

Martedì 25 Novembre 2008
Il sindaco di Parigi, Bertrand Delanoë, ha annunciato che la municipalità non ha intenzione di rinnovare i suoi contratti con Suez e Veolia, le due aziende private che gestiscono i servizi idrici della capitale. In altre parole, alla scadenza dei contratti oggi in vigore, il 31 dicembre 2009, l’acquedotto parigino tornerà a essere un servizio municipale. «Vogliamo offrire un servizio migliore a un prezzo migliore», ha dichiarato Delanoë.
Una decisione controcorrente? A ben guardare no. Anzi: la municipalità parigina si rivela in linea con una tendenza globale, fa notare l’agenzia Ips, che riprende dati raccolti da un osservatorio specializzato: il Water remunicipalisation tracker («Segnalatore della ri-municipalizzazione dell’acqua »), divisione dell’Osservatorio sull’Europa delle corporations (Ceo) e dell’Istituto transnazionale di Amsterdam, ha compilato una lunga lista di città grandi e piccole, dall’Africa all’America latina alla Francia stessa, che hanno deciso negli ultimi anni di tornare alla gestione pubblica dell’acqua e servizi correlati (acquedotti e fognature).

(dal sito acquabenecomune.org, 25/11/2008)

Quindi nel mondo si ritorna a municipalizzare le aziende idriche. E in Italia? Trattandosi di acqua, come potevamo non andare contro-corrente?

Erano agguerriti i sindaci e gli assessori riuniti a Roma il 21 novembre nella sala della Pace della Provincia per dar vita alla costituzione del Coordinamento nazionale degli enti locali per l’acqua pubblica.
Rappresentano centinaia di migliaia di cittadini che da Castellammare di Stabia ad Aprilia, città dove si è dato appuntamento il Secondo Forum italiano dei movimenti per l’acqua (22-23 novembre), dall’agrigentino all’area dell’astigiano, formano comitati civici e aprono vertenze sul territorio per contrastare il passo all’incedere della privatizzazione del servizio idrico. Così il conflitto sull’acqua in Italia comincia a mostrare proporzioni rilevanti ed implicazioni inedite.
L’oggetto della contestazione e della mobilitazione straordinaria è un articolo, il 23bis, inserito come modifica apportata in sede di conversione al decreto legge 25 giugno 2008 n. 112, e approvato dalla Camera il 5 agosto scorso (legge 133/2008).
La norma in questione se da un lato ribadisce il regime di proprietà pubblica delle reti, dall’altro conferma la possibilità di affidamento a soggetti privati della gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, nel cui quadro è fatto rientrare il servizio idrico, introducendo l’obbligo del ricorso in via ordinaria alla procedura di evidenza pubblica. D’altro canto, si prescrive che le concessioni rilasciate non mediante gara cessino entro il 31 dicembre del 2010. Viene infine ad essere sottoposta a condizioni restrittive, anche se fatta salva, la possibilità di affidamenti diretti a favore di società in house, cioè a capitale totalmente pubblico.
In sostanza, nel nuovo contesto normativo predisposto dal governo diventa più difficile contenere e limitare il processo di privatizzazione in corso che ha preso le mosse a partire dalla legge Galli del 1994. (…)

Tre Regioni, Piemonte, Liguria e Emilia Romagna hanno impugnato per incostituzionalità l’art. 23 bis. Nei prossimi mesi è atteso lo svolgimento del referendum promosso da ben 144 comuni della Lombardia per l’abrogazione di alcuni articoli della legge regionale 18/2006 grazie a cui si è stabilita la consegna ai privati dell’erogazione dell’acqua.
Nella zona di Latina, gli abitanti contro le superbollette imposte da Acqualatina, controllata per il 49% dalla multinazionale francese Veolia, moltiplicano i loro sforzi per evitare gli esosi aumenti e denunciare l’illegittimo distacco dei contatori. Nello stesso tempo, in Sicilia, i sindaci della provincia di Agrigento si coalizzano per rescindere il contratto con la Girgenti Acque Spa, responsabile di gravi disservizi, e fanno fronte comune con le associazioni di base onde impedire che la società privata imposta dal commissario ad acta della Regione s’impossessi dell’acquedotto.
Il baricentro di questa radicata protesta consiste nella proclamazione del principio che l’acqua è un bene comune nonché diritto inalienabile e inviolabile di ogni persona. (…)

Sotto l’egida del profitto, come dimostrano gli studi di Water remunicipalisation tracker, le tariffe vengono gonfiate, cresce inefficienza e obsolescenza dei servizi. A rimetterci è l’utenza, soprattutto la parte della popolazione con minor reddito.
Nel 2007 le famiglie italiane, secondo un dossier dell’Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva, hanno speso in media circa 230 euro in più, mentre l’Istat, nel rapporto sullo stato degli acquedotti 2008, segnala un regresso nella capacità di distribuzione della rete idrica confrontata con i livelli del 1999.

(dal sito lastampa.it, 25/11/2008)

Il calcio fa male

Mercoledì 19 Novembre 2008
La tv di stato cinese oscura il campionato di calcio locale. L’emittente pubblica China Central TV (CCTV) ha annunciato il momentaneo stop alla trasmissione delle partite del campionato cinese per la mancanza di etica professionale dei giocatori. La goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo è l’ennesima rissa che la scorsa settimana ha visto coinvolti giocatori e tecnici delle squadre di Pechino e Tianjin. Alla fine del match, fra l’altro, alcuni tifosi della capitale cinese hanno preso d’assalto il pullman del team di Tianjin. (…)

La decisione di staccare la spina, spiegano i massimi dirigenti del canale sportivo della Tv Centrale Cinese, non è al momento definitiva. Le trasmissioni della Chinese Super League, pero’, riprenderanno solo quando i giocatori impareranno l’etica. (…)

Il calcio in Cina è uno sport molto popolare, ma il campionato locale deve fare i conti con i “soliti” problemi: intemperanze del pubblico, corruzione, partite truccate.

(Adnkronos, 18/11/2008)

Ma in soccorso agli amici orientali, ecco venire in soccorso l’esemplare pallone italico…

“Calciopoli” in Puglia: il campionato regionale giovanile 2006/2007 sarebbe stato truccato alterando sistematicamente i referti. Lo riporta oggi il quotidiano “La Gazzetta del Mezzogiorno” che aggiunge che il procuratore federale Stefano Palazzi avrebbe chiesto il deferimento di quattro giudici sportivi per 57 casi irregolari.

Secondo quanto scrive il quotidiano, con una serie di trucchi e alterazioni dei referti sono stati pilotati a favore di alcune società dilettantistiche i tornei giovanili pugliesi Allievi e Giovanissimi. Il deferimento chiesto dal procuratore riguarda il giudice sportivo Francesco Guaglianone e i suoi sostituti Luigi Caruso, Nicola D’Ecclesis e Corrado Fontana. L’inchiesta della Federazione - condotta dall’avvocato Paolo Mormando - ha accertato 57 irregolarità nei referti delle partite di dodici società pugliesi.

(ANSA, 18/11/2008)

Cattiva maestra televisione / BIS

Venerdì 31 Ottobre 2008
È ricordato principalmente per essere stato «Maestro Venerabile» della loggia massonica segreta P2. Per cui il titolo della sua trasmissione non può che essere «Venerabile Italia». Sottotitolo: «La vera storia di Licio Gelli». Quindi Licio Gelli sbarca in tv. Avrà un programma tutto suo da lunedì, alle 22.20, su Odeon tv .

Sarà proprio il maestro della P2 la «voce narrante», assieme a Lucia Leonessi, di una «ricostruzione inedita della storia dell’ultimo secolo, «dalla Guerra di Spagna agli anni ‘80, dai salotti di Roma alle rive del lago di Como, dall’epoca fascista al crac del Banco Ambrosiano». Il programma, presentato venerdì ufficialmente a Firenze, vedrà anche la partecipazione di personaggi politici e storici come Giulio Andreotti, Marcello Veneziani e Marcello Dell’Utri. Nella prima puntuta perlerà di fascismo.

È ricordato principalmente per essere stato «Maestro Venerabile» della loggia massonica segreta P2. È stato camicia nera, ha aderito alla Repubblicà di Salò, qualcuno ipotizza che Gelli era molto vicino alla Cia. È stato accusato di aver un ruolo in «Gladio», amico stretto del leader argentino Peròn. Dopo la scoperta della P2, fuggi in Svizzera dove fu arrestato mentre cercava di ritirare decine di migliaia di dollari a Ginevra, ma riuscì ad evadere dalla prigione. Fuggì quindi in Sudamerica, prima di costituirsi nel 1987. Licio Gelli è stato condannato con sentenza definitiva per i seguenti reati: procacciamento di notizie contenenti segreti di Stato, calunnia nei confronti dei magistrati milanesi Colombo, Turone e Viola, tentativi di depistaggio delle indagini sulla strage alla stazione di Bologna e Bancarotta fraudolenta (per il fallimento del Banco Ambrosiano è stato condannato a 12 anni).

(da corriere.it, 31/10/2008)

Negli anni successivi fu istituita, per volontà del Presidente della Camera Nilde Iotti, una commissione parlamentare d’inchiesta, guidata dal deputato democristiano Tina Anselmi, ex partigiana “bianca” e prima donna a diventare ministro della storia della Repubblica Italiana. La commissione affrontò un lungo lavoro di analisi per far luce sulla Loggia, considerata un punto di riferimento in Italia per ambienti dei servizi segreti americani intenzionati a tenere sotto controllo la vita politica italiana fino al punto, se necessario, di promuovere riforme costituzionali apposite o di organizzare un colpo di stato. Diede luogo ad una relazione di maggioranza ed una di minoranza. La prima, molto più articolata, mette in luce molti aspetti, quindi ad esempio:

  • giudicò la lista attendibile ma presumibilmente incompleta;
  • giudicò la Loggia «responsabile in termini non giudiziari ma storico-politici, quale essenziale retroterra economico, organizzativo e morale» della Strage dell’Italicus;
  • giudicò la Loggia «un complotto permanente che si plasma in funzione dell’evoluzione della situazione politica ufficiale»;
  • sottolineò l’«uso privato della funzione pubblica da parte di alcuni apparati dello stato» legati alla Loggia;
  • sottolineò la divisione funzionale della Loggia e quindi che, benché tutti gli affiliati fossero consapevoli del fine surrettizio della Loggia, fosse necessario individuare il settore di appartenenza dei singoli affiliati per risalire alle responsabilità personali;
  • sottolineò che la presenza di alcuni imprenditori si poteva spiegare con i benefici economici che il legame con alti dirigenti di imprese pubbliche e banche poteva potenzialmente portare loro, per esempio sotto forma di credito concesso in misura superiore a quanto consentito dalle caratteristiche dell’impresa da finanziare (tra tali imprenditori viene citato Silvio Berlusconi);
  • sottolineò come ci fossero «poche ma inequivocabili prove documentali» che provavano l’esistenza della Loggia di Montecarlo (ora Massonic Executive Committee) e della più elitaria P1, considerandole entrambe creazioni di Licio Gelli.

Un’apposita legge, la numero 17 del 25 gennaio 1982, sciolse la P2 e rese illegale il funzionamento di associazioni segrete con analoghe finalità, del resto in attuazione del secondo comma dell’articolo 18 della Costituzione Italiana, che più genericamente proibisce le associazioni a scopi, anche indirettamente, politici mediante organizzazioni di carattere militare. Il giornalista e politico Massimo Teodori membro della succitata commissione, asserì: «la Loggia P2 non è stata un’organizzazione per delinquere esterna ai partiti ma interna alla classe dirigente. La posta in gioco per la P2 è stata il potere e il suo esercizio illegittimo e occulto con l’uso di ricatti, di rapine su larga scala, di attività eversive e di giganteschi imbrogli finanziari fino al ricorso alla eliminazione fisica». La P2 fu oggetto d’indagine anche della Commissione Stragi per un presunto coinvolgimento in alcune stragi, ma non portò a niente di rilevante. Tuttavia Licio Gelli venne condannato il 23 novembre 2005 in via definitiva per tentativi di depistaggio delle indagini sulla Strage di Bologna.

(da www.wikipedia.it)

Cattiva maestra televisione

Venerdì 31 Ottobre 2008
I canali televisivi italiani sono tanti, tantissimi: 640, secondo la Frt, cioè l’associazione delle imprese radio-televisive. Tanti quanti sono i canali che operano (ma con risorse ben maggiori) in tutti gli Stati Uniti. Pensate: nel mondo i canali «terrestri» via etere sono circa 2.500; dunque l’Italia, da sola, ospita più di un quinto delle tv mondiali.

(dal sito societacivile.it)

In Italia la televisione insiste sul ripetitivo, “quando non sul becero”. E un ritrovato interesse dei giovani per il teatro, per i concerti (anche di musica classica), per le mostre, per i musei, per la partecipazione a una qualche attività artistica non trova sponda nella tv, che “ignora” queste tendenze anziché assecondarle. Lo ha detto Corado Calabrò, presidente dell’Agcom, nella relazione tenuta oggi davanti alla commissione parlamentare per l’infanzia. “Al di là dei meccanismi di divieto (o dissuasione) a porre in essere determinati comportamenti nocivi per i minori, c’è - ha sostenuto - un problema di qualità dei contenuti che sono veicolati dalla televisione e dai nuovi media. La televisione italiana, la quale nel passato ha tanto contribuito alla crescita della società - penso alla televisione degli anni ‘60 che aveva mutuato dalla BBC il motto “educare divertendo” - oggi purtroppo presenta livelli di banalità e volgarità (come i tanti reality che affollano i palinsesti delle tv in prima serata) che la collocano al di sotto di altre televisioni europee”. Calabrò ha citato l’esempio della BBC, “che fornisce a tutto il mondo (Italia compresa) interessanti documentari scientifici, storici, geografici, e più in generale realizza prodotti di valido contenuto culturale con destinazione di nicchia; e le nicchie a volte sono dei cenacoli. Anche la televisione francese ha fatto grandi passi in questa direzione”, aggiungendo che “è crescente il divario tra le nostre televisioni e le migliori europee per la ricchezza di informazioni sui vari Paesi del mondo e per l’approfondimento qualificato dei temi trattati che quelle forniscono”. Il presidente ha quindi sottolineato che “non è nella possibilità dell’Autorità cambiare il modo di fare televisione. Abbiamo cercato di risollevare la qualità delle trasmissioni televisive, tra l’altro favorendo l’istituzione, nel contratto di servizio, di una Commissione preposta a questo controllo”. Per Calabrò anche l’istituzione di Qualitel - “pur senza enfatizzarne la capacità taumaturgica” - è un “segnale che va nella giusta direzione. Ma fin quando le trasmissioni sono dominate dall’assillo di ricavi pubblicitari e questi sono connessi esclusivamente all’audience, i tentativi saranno inefficienti. I pubblicitari infatti sono convinti che quanto più si abbassa il livello di una trasmissione tanto più ampia è l’audience. Si innesca così una spirale perversa che diseduca il gusto dei telespettatori e degrada il livello delle trasmissioni”. Di recente l’Agcom ha effettuato una gara per assegnare il 40 per cento delle capacita’ trasmissive delle reti digitali terrestri a nuovi fornitori di contenuti, “auspichiamo che da loro venga un afflusso di freschezza creativa e di generazione di contenuti di maggiore valenza culturale”.

(AGI 30/10/2008)

Libertà vò cercando ch’è sì cara…

Mercoledì 29 Ottobre 2008
Il governo del Niger è stato condannato per schiavitù. Con un verdetto di portata storica la Corte di giustizia dell’Ecowas, l’organismo che riunisce i Paesi dell’Africa occidentale, ha portato alla luce un fenomeno tollerato non solo in Niger, ma anche in Mali e in Mauritania. Pietra dello scandalo è la vicenda di Hadidjatou Mani Koraou, venduta per poco più di 300 euro quando aveva 12 anni a un uomo che per dieci anni l’ha violentata e costretta a lavorare in casa e nei campi. Per il governo di Niamey la condanna a risarcire la giovane donna - oggi Mani ha 24 anni - è fonte di grave imbarazzo: i giudici accusano il governo di non averle dato alcuna tutela legale e di non aver applicato a suo favore le leggi contro lo schiavismo e per questo dovrà pagarle un risarcimento pari a 15mila euro. La sentenza è destinata ad avere conseguenze al di là dei confini nazionali. “Sono davvero felice”, ha commentato in lingua haussa Mani, che per farsi giustizia, ha potuto contare sull’appoggio di alcune organizzazioni umanitarie britanniche che si battono contro la riduzione in schiavitù. “Sono stata picchiata tante di quelle volte che finivo per scappare e tornare dalla mia famiglia, ma dopo un paio di giorni mi riportavano dal padrone” ha raccontato, “quando ho scoperto che la schiavitù era stata abolita ho deciso che non sarei più stata una vittima”. Nel 2005 il padrone di Mani le aveva restituito la libertà con un ‘certificato’ con il quale la ragazza sperava di potersi sposare. Ma quando ha presentato i documenti per il matrimonio ha scoperto che risultava già sposata con il padrone. Un tribunale locale si è pronunciato in suo favore e ha dichiarato la nullità dell’unione. Solo così Mani si è potuta finalmente sposare. L’incubo però non era finito: poco dopo la sentenza è stata ribaltata in appello e lei è stata condannata a sei mesi di prigione per bigamia. È stato allora che ha deciso di fare ricorso alla Corte di giustizia del’Ecowas.

(AGI, 28/10/2008)

Lavorare al verde porta ricchezza

Venerdì 24 Ottobre 2008
Meglio di così probabilmente ci fu solo il New Deal, quando nei primi anni ‘30 le politiche adottate dal presidente statunitense Franklin Delano Roosevelt e dall’economista britannico John M. Keynes riuscirono a riassorbire tra i due e i tre milioni di lavoratori rimasti disoccupati dopo la Grande Crisi di Wall Street. Secondo uno studio realizzato dall’Università di Berkeley, le politiche di efficienza energetica intraprese dalla California all’indomani dello shock petrolifero del 1977 nel giro di un trentennio hanno creato circa un milione e mezzo di nuovi posti di lavoro a fronte dei 25mila persi.
A firmare la ricerca, che getta una luce diversa sulle beghe in corso tra Italia e Unione Europea circa la sostenibilità degli obiettivi del pacchetto 20-20-20, è David Roland-Holst, un economista del Center for Energy, Resources and Economic Sustainability del prestigioso ateneo californiano. La chiave del successo, secondo il docente di Berkeley, è stata la massa di denaro risparmiata dai consumatori grazie ai tagli nelle bollette domestiche e tornata a circolare sul mercato, mettendo in moto un processo virtuoso nell’occupazione.
In California una politica attenta che ha imposto standard di efficienza per edifici ed elettrodomestici tra i più alti del mondo, il livello dei consumi elettrici pro capite nell’ultimo trentennio è rimasto stabile, mentre nel resto degli Stati Uniti aumentava del 50%. Si calcola invece che se il consumo unitario avesse seguito la crescita media nazionale, la California avrebbe avuto bisogno di 24 nuove centrali di media potenza (500 MW).
“Avendo la possibilità di spendere meno in energia - si legge nella ricerca - i consumatori hanno destinato questi soldi alla domanda di beni diversi. Ma spostare un dollaro di spesa dall’elettricità ai generi alimentari significa sostenere rivenditori, grossisti, l’industria della trasformazione e il settore agricolo lungo una filiera molto più lunga e a maggiore intensità di manodopera”.
Il professor Roland-Holst fornisce quindi le cifre del movimento descritto. A fronte di “perdite” per 1,6 miliardi di dollari nel settore energetico, nel corso del trentennio preso in esame l’economia californiana ha visto crescere il volume d’affari complessivo di 44,6 miliardi di dollari, divisi prevalentemente nel comparto del commercio (11,2 miliardi) nel settore finanziario e assicurativo (7,3 miliardi), nel settore dei servizi (17,8 miliardi) e in quella della produzione di lampadine a basso consumo (1,2 miliardi).
Una crescita secondo lo studio da attribuire soprattutto all’effetto traino rappresentato dalle misure di efficienza e risparmio energetico. Un boom che l’economista di Berkeley è convinto possa ripetersi ora che il governatore della California Arnold Schwarzenegger ha lanciato un nuovo piano statale di riduzione della spesa energetica e delle emissioni di gas serra che sarà definito presto nei dettagli.

(repubblica.it, 23 ottobre 2008)

Niente di cui brindare…

Sabato 18 Ottobre 2008

In Italia è “emergenza” alcol per i giovanissimi: fa infatti uso di bevande alcoliche e superalcoliche il 19,5% dei ragazzi under-18. E c’è un altro dato molto allarmante: l’Italia è il Paese in Europa dove più bassa è l’età di accesso all’alcol, dato che il primo contatto avviene nella fascia di età 14-17 anni. A puntare i riflettori sul fenomeno, parlando di una vera e propria “emergenza alcol per i giovani e giovanissimi”‘ nel nostro Paese, è il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella, che oggi ha presentato la I Conferenza nazionale sull’alcol che si svolgerà a Roma il 20 e 21 ottobre.

Tra i giovani sotto i 18 anni, ha affermato Roccella, si registra “un boom di consumo di bevande alcoliche”. I giovanissimi, ha precisato il sottosegretario, consumano soprattutto birra, ma anche superalcolici e drink “mascherati”, ovvero “apparentemente innocui, e venduti anche nei supermercati, ma che in realta’ hanno un alto contenuto alcolico”. A preoccupare, ha inoltre spiegato Roccella, è anche il fatto che “è cambiata la modalità di consumo di alcol nel nostro Paese: se negli anni scorsi, infatti, si consumava soprattutto vino ed ai pasti, ora si registra invece un calo nel consumo di vino ed un aumento dell’uso di superalcolici fuori pasto”. Quello che i giovanissimi cercano, ha aggiunto Roccella, è innanzitutto lo “sballo e l’ubriacatura, abitudine che si riscontra maggiormente nei maschi”. Sono questi, ha commentato, “comportamenti relativamente nuovi per il nostro Paese e rappresentano importanti fattori di rischio”. Data l’alta percentuale (la maggiore in Europa, appunto) di baby-bevitori under-18, è fondamentale, ha detto Roccella, pensare a nuove strategie di azione soprattutto sul fronte della prevenzione, “rafforzando ad esempio i controlli sui luoghi del bere e di ritrovo dei ragazzi, anche se - ha aggiunto - le sole politiche repressive non sono sicuramente sufficienti e bisognerà anche agire, ad esempio, sul fronte della regolamentazione della pubblicità”. Il punto, ha avvertito Roccella, “è che siamo di fronte ad un’emergenza educativa: i ragazzi sono, cioé, sempre di più fuori dal controllo dei genitori e della scuola, mentre aumentano i contatti via Internet”. A ciò si aggiunge anche una sorta di “vuoto normativo”. La legge italiana, infatti, prevede il divieto di somministrazione di alcolici ai minori di 16 anni, ma non è previsto alcun divieto di vendita agli under-18.

Emergenza alcol per i giovani non  solo in Italia, ma a livello europeo: nella Ue, infatti, il 25%  della mortalità giovanile tra i maschi è proprio dovuta  all’alcol. Lo ha affermato il sottosegretario alla Salute  Eugenia Roccella, presentando oggi la I Conferenza nazionale  sull’alcol che si svolgerà a Roma lunedì e martedì prossimo. I dati a livello europeo, ha sottolineato Roccella, “sono  preoccupanti, se si pensa che un omicidio su 4 ed un suicidio su 6 sono alcol-correlati”.

Complessivamente, ha aggiunto, “sono 195.000 le morti ogni  anno in Europa causate dall’alcol, e proprio l’alcol si colloca  al terzo posto tra i 26 maggiori fattori di rischio individuati  dall’Ue”. Bisogna inoltre considerare, ha concluso il sottosegretario, che “sempre a livello europeo, oltre il 46% della mortalità tra i 15 ed i 24 anni è causata da incidenti stradali che, il  più delle volte, sono appunto imputabili all’assunzione di  alcol”.

(ANSA, 17/10/2008)

Tutti in campo (di concentramento?)…

Mercoledì 15 Ottobre 2008
Sembrava una bella notizia, un’iniziativa di forte impatto culturale e sociale che vedeva tra i protagonisti anche un big dello sport italiano…

Marcello Lippi scende in campo, anzi sale sul palcoscenico, contro il fascismo ed il razzismo in genere: il ct azzurro è stato infatti contattato oggi dal regista ebreo Moni Ovadia ed ha accettato di interpretare dei passi sulla Shoah per un dvd da distribuire nelle scuole. A fare da testimonial con Lippi ci saranno anche il cantante Jovanotti e gli attori Antonio Albanese e Nicoletta Braschi, moglie di Roberto Benigni.

(ANSA 13/10/2008)

Poi l’inspiegabile retromarcia…

Ho detto ieri a Moni Ovadia che avrei partecipato a un dvd didattico per le scuole contro il razzismo in genere, non contro il nazismo: lui invece ha riferito che avrei dovuto interpretare letture di Primo Levi sulla Shoah o qualcosa di simile. In quarant’anni di carriera non ho mai preso posizione politicamente e non intendo farlo ora, il video io lo intendo in chiave antirazzista e basta”. Il ct azzurro Marcello Lippi ha tenuto a precisare oggi la sua adesione di ieri al progetto didattico del regista ebreo, e puntuale arriva la replica circostanziata di Ovadia. “Mi aveva detto di sì ed io ero stato chiaro, ma se non lo vuole più fare, liberissimo”.

(ANSA 14/10/2008)

Quindi, per il nostro ct, testimoniare alle giovani generazioni cosa è stato un regime dittatoriale e assassino che ha scatenato una Guerra Mondiale, ucciso milioni di persone in giro per il mondo e in particolare 5 milioni di ebrei, oltre a zingari, omosessuali, dissidenti e anche numerosi cristiani, ecco per il signor Lippi questo sarebbe prendere una posizione politica, tipo indicare il candidato sindaco per cui votare a Forte dei Marmi.

Perché stupirsi poi, se il premier del suo Paese alla domanda se si sentisse antifascista ha risposto laconicamente “Io penso a lavorare…”.

Fortuna che nel mondo ci sono altri esempi da seguire…

A Varsseveld, nel sud est del paese, i genitori [di Guus Hiddink, l'olandese attuale CT della Russia, ndr] avevano salvato molti ebrei dai rastrellamenti, come quelli di Krol ad Amsterdam. Ed era lui sulla panchina del Valencia quando in curva spuntò una grande bandiera con la svastica. La polizia se n’era accorta ma non voleva addentrarsi nella zona più calda. Hiddink andò agli altoparlanti e non disse né amigos né por favor. Disse: «O viene ritirata quella bandiera o io ritiro la squadra». E la bandiera sparì.

(da Repubblica, 20/6/2008)

Libri? No, grazie…

Giovedì 9 Ottobre 2008

L’Italia pare un paese “vecchio”, con un PIL in crisi, che ha rinunciato ad investire in cultura, un paese che sembra rassegnato al declino. È la fotografia “a tinte scure” presentata da Antonio De Lillo di IARD agli Stati generali dell’editoria, le Assise del mondo del libro organizzate dall’Associazione Italiana Editori (AIE).

Oggi il nostro Paese si mostra indietro rispetto a molteplici indicatori: è il paese più “vecchio”, è l’unico paese che ha ridotto gli investimenti in istruzione, ha una delle più basse quote di laureati, ha una spesa familiare per attività culturali tra le più basse, ha un popolo che legge meno libri che altrove.

Libri come “ascensori sociali”? Sì - Leggere più libri migliora i risultati scolastici (ogni 10 libri letti in più in 6 mesi crescono di 1/2 voto i voti a scuola nelle materie umanistiche): è quanto dimostrato da Iard con un modello di regressione lineare multipla. Chi legge più libri ottiene quindi risultati migliori a scuola. Non solo: una maggiore dimestichezza con il consumo culturale, favorito da un background familiare elevato, si accompagna a maggiore partecipazione sociale e impegno politico, ossia a una maggiore vivacità sociale.

(Com. stampa AIE, 1 ottobre 2008)

Ma niente paura, c’è chi sa valorizzare adeguatamente la passione per lo studio… e lo stadio!

Sei bravo a scuola? Allora ti regalo l’abbonamento per andare allo stadio. La Provincia di Campobasso ha deciso così di premiare gli alunni più bravi e, nello stesso tempo, di aiutare le due squadre di serie D della zona, il Nuovo Campobasso e il Trivento. Per la squadra del capoluogo la spessa e’ stata di 7 mila euro (120 tagliandi), per il Trivento qualche decina di abbonamenti. Le tessere saranno distribuite agli studenti delle scuole della Provincia piu’ meritevoli. “Un modo - ha affermato il presidente della Provincia, Nicola D’Ascanio (PD) - per manifestare, da un lato, la vicinanza nei confronti della compagine del capoluogo di regione, e dall’altro per favorire gli interventi nel sociale”.

(ANSA, 9/10/08)

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    Dialoghi, la rivista: cover Dialoghi
  • anno VIII, n. 3, settembre 2008

    Un mondo da condividere

    Il mondo: una “risorsa” da custodire e da “usare” come bene comune.