Assuefatti. A tutto?
Dialogando – di Anselmo Grotti
13 marzo 2011
Assuefatti. A tutto?
Entrando in una stanza illuminata con luce colorata percepiamo l’ambiente come colorato allo stesso modo. Tuttavia, dopo un po’ di tempo, ci abituiamo e non distinguiamo più il colore dominante. Adoperando per le prime volte un celebre dentifricio sentiamo molto nettamente un sapore salato che a molti non piace. Tuttavia, dopo un po’ di tempo, ne siamo assuefatti e non ci dà più fastidio. Se non puliamo regolarmente la casa e non arieggiamo gli ambienti, si forma un antipatico odore di stantio. Che è tale per chi ci viene a trovare da un altro ambiente. Noi che ci abitiamo tutti i giorni non ci facciamo caso.
La nostra casa da troppo tempo non cambia aria, non apre le finestre, non viene tenuta adeguatamente pulita. Ci andiamo assuefacendo praticamente a tutto. Verrà un tempo in cui sarà difficile comprendere come ciò sia stato possibile. In cui sarà difficile spiegare come non si sia corsi ad aprire le persiane e spalancare le porte.
Il Paese appare prigioniero di un incantesimo malvagio: chi governa ritiene di non dover rispondere a nessuno e chi è all’opposizione vive della rendita di posizione nella propria setta.
La magistratura deve fare il suo percorso, ma la politica intesa come bene comune non può affidarsi alla via giudiziaria. Nei paesi occidentali gli uomini politici rendono conto dei loro comportamenti ben prima delle sentenze, e anche in queste ultime settimane si sono dimessi per questioni molto meno rilevanti di quelle cui assistiamo in Italia.
Quante dosi di corrosione può reggere un sistema democratico prima di entrare in dissoluzione? La civile convivenza democratica non è un regalo gratuito caduto dal cielo, ma il frutto di un lungo, paziente e diffuso lavoro. L’Italia ha vissuto e vinto la terribile sfida del terrorismo nero e rosso alla Repubblica costituzionale. È preoccupante che l’attacco, la derisione, l’umiliazione alla Repubblica giungano oggi da rappresentanti di altissimo livello dello Stato.
Abbiamo sentito davvero di tutto in questi anni, è triste anche solo farne un elenco sommario. Ministri e segretari di importanti partiti esortare a mettere nel cesso il Tricolore. Capi di governo che giustificano l’evasione fiscale, attaccano la scuola pubblica, la Costituzione, la magistratura, il Presidente della Repubblica (ricordate: “si sa da che parte sta quello lì”). Preannunciano popoli interi pronti a insorgere e a prendere le armi. Parlamentari che dicono che “con la mafia si deve convivere”.
Accoglienze trionfali e indegni baciamano a violenti dittatori. Non c’era bisogno di arrivare a vedere i bombardamenti di Gheddafi il suo popolo per comprendere che le pur necessarie relazioni internazionali non implicavano affatto il miserevole atto di sottomissione del nostro Paese. Gheddafi aveva cacciato gli italiani nel 1969, sparato missili su Lampedusa, abbattuto un aereo di linea, insultato l’Italia in molte occasioni. Mig libici hanno svolto misteriose missioni nel nostro Paese, forse c’entrano con la strage di Ustica, sicuramente si sono schiantati nel nostro suolo.
Era surreale vedere due personaggi tronfi in piedi sulla jeep convinti di essere così tanto amati dalla gente (“tutto il mondo mi ama”, ha detto una settimana fa Gheddafi) e così immortali (non solo politicamente, a giudicare dallo spreco di tecnologie per capelli). L’Arma dei Carabinieri umiliata in uno spettacolo da circo per compiacere il dittatore ospite. E naturalmente il baciamano.
Una politica estera disastrosa. Il Presidente del Consiglio non gli ha telefonato per non disturbare (casomai Gheddafi, distratto dallo squillo del telefono, avesse perso la concentrazione per ordinare i bombardamenti sui civili).
Siamo assuefatti. Le immagini scorrono sugli schermi, eppure non è un film.
Il capo del governo è anche paladino dei valori. La scuola pubblica non inculca (…) i valori delle famiglie. Nessuno fa presente che i “valori” inculcati dalle reti mediaset non hanno molto rispettato quelli delle famiglie…
Siamo assuefatti perché siamo immersi in una marmellata mediatica? O siamo davvero fatti così?
Quando manca l’ossigeno si cerca aria, ma se si lascia passare troppo tempo la ricerca e l’azione lasciano il posto a un torpore progressivo, a un quieto lasciarsi andare.
Le finestre non saranno aperte da chi ha condiviso la responsabilità di questo lugubre incantesimo che attanaglia il Paese.
C’è invece tanta gente che fa onestamente il proprio lavoro, che non vive di rendita da una parte o dall’altra della barricata, attenta al bene comune. Questa gente non è assuefatta a tutto. 150 anni di storia nazionale e 65 di Repubblica si meritano qualcosa di meglio. Non scenari fastosi, narcisismi imbarazzanti, pietose simulazioni giovanilistiche di vecchi incapaci di accettare l’età, parole arroganti e tronfie.
Un po’ d’aria, di aria pulita.
13 marzo 2011 alle 17:27
sono in tutto e per tutto d’accordo. grazie
9 aprile 2011 alle 10:39
Il torpore è una “piovra” a lungo sottovalutata e che ormai ci attanaglia. La speranza, la volontà, la convinzione nei valori in cui si crede sono forse le basi fondamentali per poterlo affrontare.
L’informazione e la conoscenza sono il segreto per poter aprire gli occhi e capire.