Nessuno dimentichi
di Laura Organte*
L’acqua si è ormai ritirata da Casalserugo. Ammassati lungo le strade, divani impregnati di fango, mobili sconquassati, elettrodomestici ormai inservibili, sacchi della spazzatura pieni di tutte quelle cose che hanno fatto parte della vita di tante persone, raccontano meglio dei numeri e delle parole il bilancio di un disastro. C’è chi ha perso tutto nella notte tra l’1 e il 2 novembre in cui il canale Roncajette, rotti gli argini, ha riversato le sue acque fino al centro della città. Accanto ai drammi della popolazione ci sono anche altre storie da raccontare.
Sono storie di solidarietà e di fratellanza. «Ci siamo mobilitati subito con un gruppo di persone – racconta il cappellano, don Xavier Morillo. In poco tempo ci siamo trovati a ospitare per i pasti i vigili del fuoco e la protezione civile, e preparare da mangiare per gli sfollati ospitati nella palestra di Maserà. Ma le esigenze sono diverse di giorno in giorno, e così ogni mattina affrontiamo tutti insieme una situazione nuova».
La canonica, nei giorni del post alluvione, è un via vai di gente che porta scatoloni di generi alimentari e prodotti per la pulizia, persone che arrivano offrendo la loro disponibilità, gruppi di ragazzi che, armati di stivali di gomma, secchi e detersivi, partono alla volta di chi ha bisogno, diretti dall’instancabile responsabile, Paola Canesso, che nonostante non abbia un attimo di tregua non perde mai il suo sorriso e la sua energia. «Stiamo già pensando al dopo – racconta Paola – ci piacerebbe organizzare degli incontri informativi con tecnici ed esperti per insegnare alla gente come risanare le case e recuperare orti e terreni ».
Tra i volontari ci sono anche tanti giovani che passano di casa in casa offrendo il proprio aiuto, tra loro anche quelli dell’Azione cattolica vicariale, che hanno scelto di rimandare l’apertura delle loro attività per dare il proprio contributo. «Tra questi ragazzi e le famiglie si creano momenti di comunione che lasceranno il segno – commenta Walter Francescon dell’Azione cattolica parrocchiale. Io stesso ho avuto la possibilità di ospitare una famiglia nella mia casa e credo che questi eventi rappresentino una grande occasione di crescita per le comunità».
Strette attorno alla parrocchia di Casalserugo, le quindici parrocchie del vicariato di Maserà hanno subito messo in moto la rete di solidarietà che da un anno a questa parte si è andata costituendo attraverso la Caritas vicariale: «Le provviste alimentari raccolte il 25 settembre durante la giornata della colletta alimentare si sono rivelate provvidenziali nell’immediato – racconta il responsabile Claudio Borsetto – Con un semplice appello siamo riusciti a reperire talmente tanti volontari che abbiamo dovuto mettere molti in attesa. Qualcuno ha persino trovato un’idrovora per il comune di Bovolenta che ne aveva urgente bisogno». A preoccupare è però soprattutto il dopo: «Adesso si pensa alle urgenze, ma abbiamo di fronte un periodo lungo e difficile – avverte il vicario don Carlo Daniele – bisogna distribuire con oculatezza energie e risorse». Gli fa eco il diacono Ferdinando Menegazzo: «Il grosso del nostro lavoro avverrà nelle prossime settimane quando dovremo stare accanto agli sfollati che, rientrati nelle proprie case, dovranno compilare i moduli per il risarcimento, ricomprare mobili e oggetti di uso quotidiano e far fronte a tante difficoltà. Penso soprattutto agli anziani».
Gli sfollati sono stati 400, un decimo del totale, ospitati presso il centro sportivo di Maserà e il centro anziani di Albignasego. «Si è creata una rete di solidarietà territoriale che ha coinvolto tutti – racconta il sindaco Elisa Venturini – dalle parrocchie ai comuni limitrofi, dalle associazioni ai singoli cittadini. Una mobilitazione così ampia aiuta a guardare al futuro con fiducia». Intanto iniziano le prime stime dei danni. «Per quanto riguarda edifici pubblici e infrastrutture per ora siamo intorno ai 18 milioni di euro – continua il sindaco – siamo fiduciosi che lo Stato ci riconosca quanto ci spetta, i nostri concittadini non sono diversi dai terremotati dell’Aquila».
L’acqua si è ormai ritirata da Casalserugo. Ammassati lungo le strade, divani impregnati di fango, mobili sconquassati, elettrodomestici ormai inservibili, sacchi della spazzatura pieni di tutte quelle cose che hanno fatto parte della vita di tante persone, raccontano meglio dei numeri e delle parole il bilancio di un disastro. C’è chi ha perso tutto nella notte tra l’1 e il 2 novembre in cui il canale Roncajette, rotti gli argini, ha riversato le sue acque fino al centro della città. Accanto ai drammi della popolazione ci sono anche altre storie da raccontare.
Sono storie di solidarietà e di fratellanza. «Ci siamo mobilitati subito con un gruppo di persone – racconta il cappellano, don Xavier Morillo. In poco tempo ci siamo trovati a ospitare per i pasti i vigili del fuoco e la protezione civile, e preparare da mangiare per gli sfollati ospitati nella palestra di Maserà. Ma le esigenze sono diverse di giorno in giorno, e così ogni mattina affrontiamo tutti insieme una situazione nuova».
La canonica, nei giorni del post alluvione, è un via vai di gente che porta scatoloni di generi alimentari e prodotti per la pulizia, persone che arrivano offrendo la loro disponibilità, gruppi di ragazzi che, armati di stivali di gomma, secchi e detersivi, partono alla volta di chi ha bisogno, diretti dall’instancabile responsabile, Paola Canesso, che nonostante non abbia un attimo di tregua non perde mai il suo sorriso e la sua energia. «Stiamo già pensando al dopo – racconta Paola – ci piacerebbe organizzare degli incontri informativi con tecnici ed esperti per insegnare alla gente come risanare le case e recuperare orti e terreni ».
Tra i volontari ci sono anche tanti giovani che passano di casa in casa offrendo il proprio aiuto, tra loro anche quelli dell’Azione cattolica vicariale, che hanno scelto di rimandare l’apertura delle loro attività per dare il proprio contributo. «Tra questi ragazzi e le famiglie si creano momenti di comunione che lasceranno il segno – commenta Walter Francescon dell’Azione cattolica parrocchiale. Io stesso ho avuto la possibilità di ospitare una famiglia nella mia casa e credo che questi eventi rappresentino una grande occasione di crescita per le comunità».
Strette attorno alla parrocchia di Casalserugo, le quindici parrocchie del vicariato di Maserà hanno subito messo in moto la rete di solidarietà che da un anno a questa parte si è andata costituendo attraverso la Caritas vicariale: «Le provviste alimentari raccolte il 25 settembre durante la giornata della colletta alimentare si sono rivelate provvidenziali nell’immediato – racconta il responsabile Claudio Borsetto – Con un semplice appello siamo riusciti a reperire talmente tanti volontari che abbiamo dovuto mettere molti in attesa. Qualcuno ha persino trovato un’idrovora per il comune di Bovolenta che ne aveva urgente bisogno». A preoccupare è però soprattutto il dopo: «Adesso si pensa alle urgenze, ma abbiamo di fronte un periodo lungo e difficile – avverte il vicario don Carlo Daniele – bisogna distribuire con oculatezza energie e risorse». Gli fa eco il diacono Ferdinando Menegazzo: «Il grosso del nostro lavoro avverrà nelle prossime settimane quando dovremo stare accanto agli sfollati che, rientrati nelle proprie case, dovranno compilare i moduli per il risarcimento, ricomprare mobili e oggetti di uso quotidiano e far fronte a tante difficoltà. Penso soprattutto agli anziani».
Gli sfollati sono stati 400, un decimo del totale, ospitati presso il centro sportivo di Maserà e il centro anziani di Albignasego. «Si è creata una rete di solidarietà territoriale che ha coinvolto tutti – racconta il sindaco Elisa Venturini – dalle parrocchie ai comuni limitrofi, dalle associazioni ai singoli cittadini. Una mobilitazione così ampia aiuta a guardare al futuro con fiducia». Intanto iniziano le prime stime dei danni. «Per quanto riguarda edifici pubblici e infrastrutture per ora siamo intorno ai 18 milioni di euro – continua il sindaco – siamo fiduciosi che lo Stato ci riconosca quanto ci spetta, i nostri concittadini non sono diversi dai terremotati dell’Aquila».
*Laura Organte è giornalista del settimanale diocesano di Padova “La Difesa del popolo” (www.difesapopolo.it)