L’alluvione dei Santi a Vicenza
Sono stati giorni certamente difficili a Vicenza e nelle zone limitrofe alla città colpite dall’alluvione nel giorno di tutti i Santi, il 1° novembre. Ci si ricordava dell’ultima alluvione del novembre del 1966, quarantaquattro anni fa. A differenza del passato si è ripetuto un evento che ci ha fatto temere il peggio. Tutto ad un tratto, nella nostra “mitica” terra del Nord-Est, capace di grandi risultati economici, di aumento di benessere a livelli senza precedenti nel nostro pianeta, improvvisamente abbiamo scoperto la fragilità e l’impotenza di fronte all’acqua che cresce.
A distanza di poco più di una settimana ci si accorge che i giorni di difficoltà e paura sono passati con rapidità. E tutto sta tornando gradualmente alla normalità facendo i conti di cosa si è perso. E così, dopo il primo momento di paura e scoraggiamento, sono iniziate le prime domande. Perché è successo tutto questo? Perché tutto questo è accaduto qui?
L’alluvione che ha colpito Vicenza e l’hinterland, ma anche il padovano e il veronese in misura altrettanto importante (la direttrice autostradale est – ovest è rimasta chiusa per tre giorni), è stata il frutto di un concorso di eventi straordinari: tanta pioggia; il brusco rialzo delle temperature che ha fatto sciogliere la neve caduta nella fascia pedemontana (altipiano di Asiago e la Valdastico) appena una settimana prima. I tranquilli torrenti di montagna si sono trasformati in una “valanga” di acqua che si è riversata nella pianura, già ricca di risorgive e soprattutto alle sorgenti del nostro fiume vicentino, il Bacchiglione.
Alla eccezionalità dell’evento atmosferico si è aggiunta la nostra responsabilità di uomini. Siamo sempre alle solite: cementificazione del territorio, mancanza di cura dell’ambiente, investimenti progettati non realizzati, fondi destinati ad altre spese anziché alla prevenzione. Così succedono le alluvioni!
Adesso contiamo i morti, i tanti danni alle strutture, alle attività e alle abitazioni colpite.
Però nel disastro e negli errori ci sono dei fatti positivi. La città divisa qualche anno fa dalla base militare Usa, ha dato segni di unità. Un piccolo miracolo nelle difficoltà. La solidarietà tra la gente comune e fra i tanti giovani che si sono presentati in giro per la città ad aiutare a rimettere ordine e ad aiutare chi ha avuto danni. La vicinanza tra persone e famiglie colpite nei condomini, nelle strade, nei luoghi pubblici. Un lavoro encomiabile della protezione civile, dei vigili del fuoco, dei servizi pubblici, delle forze di polizia, dell’esercito. Anche questo è un segno dell’alluvione.
Anche l’Azione Cattolica è stata colpita nel luogo principale di ritrovo delle commissioni diocesane e a casa dei nostri assistenti di AC: il Pensionato studenti “Madonna di Monte Berico”.
Ma anche qui abbiamo scoperto la grazia dell’aiuto di tante persone che spontaneamente hanno dato una mano a ripulire e sistemare. Ma anche la grazia di chi ha pensato di mettere una sveglia alle 3,30 di notte per verificare come stava andando la piena; di chi di corsa ha messo al riparo le auto, il furgone e i 40 scatoloni con le 1000 copie della Storia dell’AC vicentina appena stampate; di chi tra gli assistenti, giovani, volontari ed estranei, si sono dati da fare per dare un aiuto. Anche questo è il segno dell’alluvione!
Oggi vogliamo solo ricordare chi non c’è più (tra gli altri lo zio di Roberta membro del Comitato Affari Economici dell’AC), ringraziare chi ci ha pensato (tante persone ci hanno ricordato da tutta Italia) e chi ci ha aiutato materialmente.
In città ci sono circa 20 persone che sono in difficoltà e sono assistite dal Comune. Gli aiuti possono essere destinati a recuperare le strutture, nella seconda fase. In particolare la Caritas diocesana che ha avuto le strutture importanti completamente allagate; la Diocesi che cercherà di gestire le emergenze delle famiglie colpite e dei danni alle chiese allagate e alle opere parrocchiali.
Gli aiuti sono importanti ma forse possiamo pretendere più da noi stessi uno stile nuovo, relazioni vere tra di noi, con le Istituzioni, con la natura. Relazioni un po’ più rispettose del valore della solidarietà.
*Presidente diocesano AC – Vicenza