Verso la Settimana sociale

di Paolo Trionfini
L’Azione cattolica italiana, aderendo pienamente alle indicazioni del Comitato scientifico e organizzatore, ha promosso un itinerario di preparazione alla Settimana sociale non incentrato esclusivamente sull’ambito nazionale, ma rivolto soprattutto sulla dimensione locale, in modo da operare un discernimento ampio e condiviso che coinvolgesse e interessasse esplicitamente il territorio. La presidenza nazionale, infatti, in stretto legame con le delegazioni regionali, ha realizzato sedici incontri pubblici – uno per ogni regione ecclesiastica – che hanno finito per toccare le problematiche emergenti del Paese, spaziando – per citare solo alcuni degli appuntamenti di questo ricco catalogo – dall’educazione alla vita, dall’ambiente al rinnovamento della politica, dalla legalità alla convivenza civile, dall’economia al lavoro, dalla questione meridionale al federalismo solidale, dall’immigrazione alla dimensione internazionale. Questi momenti sono stati integrati con la fitta serie di iniziative messe in cantiere dalle associazioni diocesane e parrocchiali attraverso occasioni di studio, approfondimento e confronto, che hanno attivato un diffuso e capillare coinvolgimento. L’itinerario di preparazione è stato effettivamente vissuto come spazio pienamente ecclesiale e, quindi, più capace di interagire adeguatamente con la società.
Non va dimenticata, inoltre, l’iniziativa del Settore giovani in collaborazione con l’Istituto «Vittorio Bachelet» e la Fuci sulla formazione alla cittadinanza responsabile, che ha decisamente orientato la riflessione in prospettiva. Nel complesso, l’Azione cattolica, attraverso queste esperienze, ha contribuito ad accrescere la sensibilità dei credenti per la vita del Paese, seguendo un approccio peculiare che ha assunto di per se stesso un valore aggiunto nella valorizzazione del territorio. Per questa strada, che ha intercettato esigenze avvertite nei contesti vivi del Paese, si è contribuito all’arricchimento dell’«agenda di speranza» che vuole aprire al futuro dell’Italia.
Proprio il termine «agenda», evocato nel titolo della Settimana sociale, segnala primariamente un orizzonte di impegni da assumere, immunizzando dal rischio di un esercizio astratto. In quest’ottica, come è messo incisivamente in evidenza nel documento preparatorio, siamo chiamati a declinare il «bene comune», in un contesto in cui i punti di riferimento sono messi continuamente in discussione, nella forma del «bene comune possibile», attraverso un supplemento – come sottolinea anche Benedetto XVI nella Caritas in veritate – di «realismo». Si tratta, in definitiva, di assumere una responsabilità aggiuntiva che ci porti non «fuori» o «contro» i processi storici che si sono innescati, ma ci spinga a viverli disseminando segni di speranza, in grado di orientare la ricerca spesso affannosa degli uomini e delle donne di questo tempo.