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Spaesamento e nuova speranza


di Gianni Di Santo

Spaesati. Ma veri, decisi, mobili, flessibili, solidali e creativi in perenne ricerca di Dio tra le onde tempestose di un mare (e una società) in tempesta. Se c’è un’immagine che dalla 46a Settimana sociale ci portiamo dietro sono i volti e le “mani” di tanti giovani e adulti che vivono l’attuale grande crisi comunicativa e politica del nostro paese con distacco e anche indifferenza. C’è un paese che va avanti attraverso teleschermi e centri commerciali, e ce n’è un altro, per fortuna, quello che si respira qui a Reggio Calabria, che è impegnato nell’associazionismo, nelle parrocchie, nella politica attiva, alla ricerca incessante di bene comune.

Il vero valore aggiunto della Settimana Sociale di Reggio Calabria sono proprio questi delegati, un popolo sommerso e nascosto che già “è” bene comune, che già “fa” bene comune.
Sono tanti, numerosi. Tantissimi dell’Azione cattolica italiana. Volti mani e talenti che forse qualche volta facciamo fatica a riconoscere nelle nostre periferie d’acciaio e di cemento, ma che sono l’asse portante della vera rivoluzione etica e cristiana che viene dal basso. Volti e mani che ascoltano le numerose relazioni, di taglio accademico, con attenzione e partecipazione ma che poi tentano di rimetterle in gioco con le loro vite, il loro quotidiano vivere. Quante esperienze ascoltate qui in questa città del Sud, di volontariato, di gratuità nascoste, di impegno per la politica attiva, di accoglienza, di lavoro creativo.
Spaesati ma con dignità. Come è spaesato questo paese che cerca di riannodare i suoi fili solo nelle aule del Parlamento. Spaesati perché già dentro una conflittualità superata dall’ordinarietà di vita, spaesati perché in cerca di un ethos quotidiano lontano mille miglia dall’ethos televisivo del “grande fratello”, spaesati perché già in grado di superare barriere e ideologie, destra e sinistra, in un’Italia del domani che già, per fortuna, è qui, oggi.
La Chiesa italiana è formata da questo popolo in transito, in movimento. Fedele e in cerca di Dio. Che crea giustizia tra le pareti domestiche e tra le strade polverose del mondo. E che non aspetta le promesse fumose del “quoziente familiare” perché già ha fatto i conti con il proprio bilancio familiare, con il lavoro che non c’è, con le crisi e le solitudini di relazioni umane andate in frantumi.
“Ripartiamo da Reggio”, è lo slogan che appare nel parco allestito per la festa popolare nella città. Ma è davvero l’unica possibilità che questi volti assetati di buona speranza danno al prefisso iterativo “ri”, perché i “ri”, tipici dell’ecclesialese per eccellenza, sono oggi superati da nuova vita e nuova politica.
La Chiesa italiana e il paese non potranno non ascoltare queste voci che provengono dai “Sud” delle nostre città. Una nuova umanità bussa alle porte delle nostre case: forse non ce ne siamo accorti, ma il futuro che ci aspetta è qui davanti a noi.

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