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Le Settimane sociali non finiscono qui


di Gianni Di Santo

No, le Settimane sociali non finiscono qui, a Reggio Calabria. Non si fermano a un’agenda di speranza che dovrà essere scritta e trasmessa a tutte le chiese, al paese. Il popolo delle Settimane sociali si incammina di nuovo verso casa per continuare a sperimentare nuova umanità e nuova speranza. Mons. Miglio, concludendo il convegno, ha detto: “Saremo incisivi come cattolici al servizio del bene comune se saremo pienamente cattolici senza riduzionismo o schizofrenie culturali o religiose rispettando tutte le differenze. E le differenze, guardando a Dio, diventano ricchezze, per poter servire tutto l’uomo, la vita, la famiglia, in un cammino unitario che prende sempre più coscienza di tutti gli aspetti del bene comune”.

Già, diversi nelle scelte di impegno a servizio della polis e uniti nell’annuncio della buona notizia. Qualcuno, come il prof. Ornaghi, si è augurato che prima o poi i cattolici si radunino in un unico contenitore politico per sperimentare valore e forza, altri, i delegati, dichiarano invece di scegliere impegno e solidarietà in tutti gli ambiti possibili senza costrizione. E se il prof. Gotti Tedeschi invoca “fate più figli”, qualcuno risponde cortesemente che è difficile attuare questo nobile proponimento se la sua famiglia non arriva alla fine del mese. Volti e cuori diversi, per fortuna. Che hanno il coraggio di alzarsi dalle comode poltrone del Teatro Cilea quando il prof. Savagnone infiamma la platea con il suo grido contro le mafie e invocando una Chiesa della profezia. L’accoglienza verso l’Altro, lo straniero, è in prima fila. Si chiede a gran voce una legge sulla cittadinanza dei figli degli immigrati nati in Italia. Doveri e diritti, per tutti.
La vera notizia della 46a Settimana sociale da portarsi a casa è proprio la non-notizia della mancanza della “solita” polemica politica, quella che i grandi giornali non hanno voluto o potuto scrivere perché non esistente, qui a Reggio Calabria. E bisogna abituarsi a ciò. Perché da questo magma incandescente che sale dalle viscere di tutti i Sud disperati e onesti, disorientati e solidali, un messaggio arriva chiaro e tondo: c’è gente che ha una forte passione per il bene comune, lo spiega anche il sociologo Luca Diotallevi nella sintesi finale dei lavori. “Non si tratta di una lobby – ha puntualizzato – ma di un gruppo di persone che ha una grande passione, e anche una discreta esperienza, del bene comune. Non possiamo chiedere coperture, siamo noi la prua della nave di una nuova generazione che si misura con l’onere di un pensiero nuovo e di un’azione nuova, che il Papa ci ha chiesto nella Caritas in veritate”. Un popolo che torna a casa e non ha un minuto da perdere perché la sua famiglia, la sua diocesi, il suo lavoro chiedono di lui. Un popolo forse frastornato e indeciso ma che fa i conti con i bilanci della vita e chiede solo di essere ascoltato, come è successo qui a Reggio Calabria. E di essere accompagnato nella perenne ricerca di Dio dalla Chiesa madre. Che dell’ascolto e del dialogo ne farà memoria e profezia.

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