Il bene comune di scena a Reggio Calabria

Il parere di Franco Miano e la prolusione del card. Bagnasco
dI Gianni Di Santo
1300 delegati provenienti da 184 diocesi italiane, 177 i rappresentanti di associazioni e movimenti laicali, 300 giovani e tanta gente accorsa al Teatro comunale Cilea di Reggio Calabria per assistere all’inaugurazione della 46a Settimana Sociale dei cattolici italiani. Ci si aspetta molto da questa assise: soprattutto “Un’agenda di speranza per il futuro del Paese” che dia segni concreti di attenzione al bene comune e all’intero sistema-Italia. Franco Miano, presidente nazionale dell’Azione cattolica, spiega: “Lo sforzo e l’impegno per un confronto sereno può aiutare a declinare la categoria di bene comune nella concretezza, a partire dalle specifiche problematiche che verranno affrontate in questi giorni. E penso, dunque, ai temi dell’educazione, dell’inclusione sociale e della solidarietà, del lavoro, della mobilità sociale, della politica e delle riforme di cui il Paese ha bisogno”. Il presidente di Ac sottolinea inoltre “due atteggiamenti, da coltivare ulteriormente, affinché i cattolici possano portare il loro specifico contributo al futuro dell’Italia. Anzitutto la volontà e la capacità di formarci, come credenti e come cittadini, per una presenza costruttiva nella quotidianità, accanto alle persone, alle famiglie, dentro l’articolazione della società civile, nella scuola, nella cultura… Ritengo sia pure essenziale rinnovare l’impegno morale e civile dei credenti, tanto necessario alla definizione di un’Agenda di speranza per il Paese che si trasformi in progetti e in passi avanti visibili”.
È attraverso le parole del presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, che i “desiderata” dei cattolici italiani prendono forma nel primo giorno di lavori. “Mi limito a ricordare quelli che il Santo Padre ha voluto chiamare ‘valori non negoziabili’ – spiega il cardinale nella sua prolusione in quanto stanno nel dna della natura umana e sono il ceppo vivo e vitale di ogni altro germoglio valoriale. Insieme alla vita, da accogliere dal concepimento fino al tramonto naturale, Benedetto XVI indica la famiglia come cellula fondamentale e ineguagliabile della società, formata da un uomo e una donna e fondata sul matrimonio, e pone anche la libertà religiosa e educativa. Non è un elenco casuale, ma fondativo della persona e di ogni altro diritto e valore: senza un reale e non nominalistico rispetto e promozione di questi principi primi che costituiscono l’etica della vita è illusorio pensare ad un’etica sociale che vuole promuovere l’uomo ma in realtà lo abbandona nei momenti della maggiore fragilità. Ogni altro valore, necessario per il bene della persona e della società – come il lavoro, la casa, la salute, l’inclusione sociale, la sicurezza, le diverse provvidenze, la pace e l’ambiente… germoglia e prende linfa da questi. Staccati dalla accoglienza radicale della vita, questi valori si inaridiscono e possono essere distorti da logiche e prospettive di parte. Questi valori non sono divisivi – continua il card. Bagnasco ma unitivi ed è precisamente questo il terreno dell’unità politica dei cattolici. È questa la loro peculiarità e l’apporto specifico di cui sono debitori per essere sale e lievito, ma anche luce e città posta sul monte, là dove sono. Su questa linea, infatti, si gioca il confine dell’umano. Su molte cose e questioni ci sono mediazioni e buoni compromessi, ma ci sono valori che non sono soggetti a mediazioni perché non sono parcellizzabili, non sono quantificabili, pena essere negati”.
I lavori della Settimana sociale continueranno oggi venerdì 15 ottobre con le relazioni della mattina su “Lo stato dell’Italia: il presente che c’è, il futuro che possiamo ancora costruire” e con i lavori delle 5 commissioni nel pomeriggio. L’Azione cattolica dà il suo contributo: il presidente di Ac presiede la commissione “Slegare la mobilità sociale” mentre il segretario nazionale del Mlac, Cristiano Nervegna, è il segretario della commissione “Intraprendere nel lavoro e nell’impresa”.