Federalismo, economia, politica: un mondo che cambia

di Gianni Di Santo
Federalismo e welfare sono stati i temi affrontati dal prof. Ornaghi, rettore dell’Università cattolica di Milano nella sua relazione di apertura alle Settimane sociali. “Un federalismo bene inteso e correttamente applicato costituisce la principale e forse ormai unica soluzione alle lacerazioni che, anziché comporsi, spesso si allargano e moltiplicano tra il Nord e il Sud dell’Italia”.
“Un federalismo ideologicamente inteso e realizzato è inevitabilmente destinato a spezzare l’unità sostanziale del nostro Paese”, ha ammonito il relatore, mentre un federalismo “ben inteso e correttamente applicato” è una “possibile composizione politico-istituzionale di una frattura che sempre più incombe sull’intero Paese. E che sempre più condizionerà non solo le prossime configurazioni dei partiti, ma anche le residue probabilità di non cadere definitivamente nella stagnazione dell’attuale politica”.
Per Ornaghi, un federalismo “autenticamente solidale potrebbe avere due importanti effetti positivi per il futuro”: in primo luogo, “richiamerebbe sia il Nord sia il Sud a far crescere e praticare quella virtù della ‘responsabilità’ – spesso evocata e raramente praticata – non solo nei confronti dell’intero Paese, ma anche rispetto a se stessi”. In secondo luogo, “per essere applicato con successo, un federalismo solidale comporterà di necessità la formazione e il radicamento di un ceto politico” con le “rappresentanze sociali”.
Cattolici uniti per contare di più nella politica. “I problemi del presente richiedono certamente giudizi franchi e valutazioni differenti o anche contrastanti”, ha ammesso Ornaghi, ma “sollecitano un nostro contributo fattivo e scevro da preconcetti, sul federalismo, sulla riforma elettorale, o sulla scuola e su tutte le quotidiane traduzioni di un welfare che per un tempo imprecisabile sarà costretto a fare i conti con risorse limitate”. “Pur stando dentro la politica di oggi, al futuro che intendiamo costruire – ha proseguito Ornaghi – dobbiamo guardare con una visione che è innanzitutto – e genuinamente – ‘cattolica’. Questa, mi sembra, è anche l’anima del Progetto culturale orientato in senso cristiano, promosso e attuato dalla Chiesa italiana”.
“Senza una tale visione genuinamente cattolica – ha concluso il relatore – ogni pur rinnovata forma della nostra presenza pubblica e politico-partitica diventerebbe una mera ‘parte’ fra la pluralità delle parti, destinata, più che a ‘contare’, a essere contata”. Proposte unitarie per contare di più in politica, secondo Ornaghi, ma anche segni concreti nel proprio vissuto quotidiano per orientare le scelte dei cattolici.
Per Ettore Gotti Tedeschi bisogna puntare sulla famiglia attraverso la revisione del quoziente familiare, delle politiche fiscali ma anche e soprattutto in direzione dell’incremento del tasso di natalità: “fare più figli” è l’imperativo che il presidente dell’Istituto Opere di Religione detta al pubblico presente al Teatro Cilea di Reggio Calabria.
Ma viviamo tutti in un mondo in rapido cambiamento e con una crisi economico-sociale fortissima. Per Vittorio Emanuele Parsi, docente di Relazioni Internazionali all’Università Cattolica, “oggi siamo di fronte a una perdurante unificazione del mondo quasi esclusivamente in termini economici e finanziari (nonostante la lunga crisi che stiamo attraversando e a prescindere dalle vivaci spinte protezionistiche), mentre stiamo progressivamente regredendo in termini di coesione del sistema politico internazionale, di convergenza verso forme di governo liberali e democratiche, di effettiva condivisione politica non solo delle soluzioni ma persino della percezione dei problemi, di crescente comunicabilità e empatia dei mali che affliggono questa o quella porzione di mondo, nonostante la rete di comunicazione in cui tutti siamo impigliati, magari nostro malgrado, e in parte a causa di questa rete globale di comunicazione, più attenta, o forse meglio in grado, di evidenziare e amplificare differenze e fratture che non le pur esistenti e rilevanti similitudini e convergenze”.
Crisi che mette in primo piano l’Europa e la sua crescita come comunità trans-nazionale. Il terreno di definizione e affermazione di quale possa essere l’identità comune europea, continua Parsi, “si direbbe allora essere la frontiera sulla quale, anche i cristiani, ma non solo i cristiani, saranno chiamati sempre più a cimentarsi: non per lottare contro le altre visioni, ma per concorrere insieme all’elaborazione del bene comune e dell’interesse generale della nuova “Res Publica Europea”, affinché essa possa continuare a essere fonte di ispirazione e irradiazione dei valori di libertà e democrazia, di Stato di diritto e rule of law, che tanto a lungo e profondamente ha contribuito a elaborare e diffondere: e affinché questi valori politici possano sopravvivere anche al tramonto della centralità europea, e divenire un patrimonio comune, condiviso e irrinunciabile per tutta l’umanità”.