“Oltre la crisi. Etica, economia del gratuito, nuovi stili di vita” – Rovigo, 06 febbraio 2010

(sintesi a cura di Umberto Ronga)
Il convegno regionale promosso dall’Azione cattolica del Triveneto in preparazione alla 46ª Settimana sociale sul tema Oltre la crisi è stato un’occasione preziosa di riflessione e confronto intorno alla delicata questione antropologica. Indagata da diversi angoli di osservazione, innanzitutto filosofici e teologici, la questione è stata condotta a partire dall’analisi dei documenti del Magistero e della Dottrina sociale della Chiesa italiana.
Al centro della riflessione, articolata e complessa, è stato in primo luogo collocato il ruolo del cristiano, il significato che assume oggi la sua presenza in una società in continuo cambiamento, la sua capacità di proporre una testimonianza alternativa all’aridità di relazione che nasce nel contesto di una realtà globale segnata dal dominio della dimensione economica. Pertanto al centro della questione antropologica si colloca la relazione che insiste tra l’esistenza umana, spesso messa a dura prova dalle fatiche della vita, e la proposta straordinaria del Vangelo. Una relazione esigente, che invoca una domanda di solidarietà nella società, di sobrietà nei costumi, di impegno concreto. Una testimonianza che rivendica senso di responsabilità nel servizio che ciascuno offre alla propria causa, una responsabilità che come unico orizzonte conosce la speranza. «La speranza, però, non è per noi un’illusione o un valore solo declamato – così nelle parole del presidente Miano – ma si fonda sulla responsabilità, ovvero sulla capacità di ciascuno di rispondere alle provocazioni che vengono dal tempo presente». Di qui la riflessione declina il significato della speranza nella dinamiche di una vita quotidiana spesso distorta e contraddittoria, ma che proprio per questo merita di essere vissuta con lo sguardo verso un orizzonte più grande, più vero della realtà contingente. Ed è proprio quell’attesa di un domani migliore che traduce in impegno la disperazione della crisi contingente, che alimenta il desiderio del cambiamento oltre ogni emergenza, che matura l’uomo rendendolo parte di uno sforzo collettivo che guarda oltre il proprio presente, «oltre il tempo della crisi», per cogliere la pienezza della vita. Si tratta, così come nelle parole dei relatori, di un impegno che domanda all’uomo il fine per il quale valga davvero la pena di spendere la propria vita. Di qui la necessità che l’esistenza umana non sia sbandata nel traffico dei rumori quotidiani, ma sia ben saldamente guidata da riferimenti essenziali, a partire dal Vangelo, dal Magistero, dalle competenze acquisite nell’impegno associativo e professionale di ciascuno, per aprirsi all’ascolto dell’altro privo di alcun pregiudizio. Ed è proprio in un contesto di tale elaborazione, spirituale e culturale, che muovono gli interrogativi più significativi in merito ruolo del cristiano nella società.
Questi aprono la prospettiva ad una ricerca più ampia e complessa, che va oltre il rapporto intimo di una fede che guida la persona nel suo rapporto con Dio, per allargare la propria prospettiva di indagine al mondo di relazione che l’uomo vive con l’altro uomo. In questo modo ciascun individuo costruisce la propria personalità nel mondo, in relazione con gli altri, come cristiano nella Chiesa, come cittadino nel mondo, come amministratore nella politica, come professionista nel servizio quotidiano verso le proprie responsabilità. Si tratta di nodi importanti, per così dire vitali, fondanti la ragion d’essere dell’uomo non soltanto nella società ma ancor di più nella propria vita. Ambiti di riflessione indagati a fondo nel corso del convegno e scrutati attraverso la lente del Magistero, in particolare attraverso il richiamo puntuale all’enciclica di Papa Benedetto XVI, Caritas in veritate, invocata anche con riferimento alle preoccupazioni in essa contenute per la salute dell’ambiente, nel quale l’uomo esprime la sua responsabilità di custode del Creato. Come nelle parole del papa «(…) il tema dello sviluppo dei popoli è legato intimamente a quello dello sviluppo di ogni singolo uomo (…)», e quindi in un contesto nel quale l’uomo diviene tale se e nella misura in cui vive in relazione con l’altro. «La persona umana, continua il Papa, per sua natura è dinamicamente protesa al proprio sviluppo (…)», che, come è stato detto con forza, si alimenta della relazione con l’altro, poiché ha maturato la sensibilità della comunione come strada per la santità, nella consapevolezza che «non ci si possa salvare da soli». Ma soltanto insieme. L’uno annunciando salvezza all’altro, l’uno vivendo per l’altro in uno spirito di solidarietà che annuncia vita e salvezza.