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“Legare” la mobilità sociale


di Gianni Di Santo

Slegare la mobilità sociale: è uno dei 5 gruppi di studio che ha visto la partecipazione di un gran numero di delegati. Presieduto da Franco Miano, la relazione è affidata al prof. Mauro Magatti, preside della Facoltà di Sociologia dell’Università Cattolica di Milano, che mette subito in chiaro il suo pensiero: con una felice provocazione usa un’altra parola per il suo intervento, “legare la mobilità sociale”, perché questo è il tema del futuro. Scuola, università, formazione, ma anche famiglia, educazione, politica, giovani: gli interventi dei delegati durante la discussione sono ampi e, appunto, “mobili”, flessibili.

Magatti ha rivolto tre domande ai presenti al gruppo di studio: “come evitare le strozzature sociali e istituzionali per il superamento dello stand-by tra capacità personali e bene comune?”, “come arrivare a condizioni di giustizia sociale riferito ai giovani, donne, al territorio (sud) e immigrati?”, “come riorientare le energie spirituali di ciascun individuo?”. Domande alle quali i delegati hanno risposto con tante esperienze personali provenienti dalle diverse diocesi di appartenenza. C’è una gran voglia di democrazia e partecipazione – si vede -, e la provocazione di Magatti di legare, invece di slegare la mobilità, viene accolta con simpatia.
Tra i delegati tanti volti di Azione cattolica. Per Benedetto Coccia, presidente diocesano di Roma, la questione fondamentale sono le “famiglie”, solo da lì passa l’educazione ai figli. “Non c’è nessuna parrocchia o istituzione sociale che possa sopperire”, spiega Coccia, “all’educazione dei nostri ragazzi”. Per una loro maturità e ingresso nel mondo adulto, tocca ricominciare da lì, dalle famiglie, anche se, continua Coccia, “questo l’Ac l’ha sempre fatto nelle parrocchie, spesso inascoltata”. E per don Niccolò Tempesta, assistente nazionale del Msac, è venuto il momento che la scuola “educhi a essere uomo, che i nostri ragazzi imparino la convivenza civile e sociale anche dai banchi di scuola, affinché – chiude con una provocazione – l’agenda di speranza non sia un’agenda disperata”. Viviamo un tempo di forte crisi economica e sociale, conclude Magatti, e non ci sono le risorse per invertire un processo che ci porti a una vera giustizia sociale. Dobbiamo allora attrezzarci. Mobilità e flessibilità vanno legate, vanno unite per ridisegnare un processo educativo sicuramente mobile ma omogeneo. Per ristabilire i talenti di ciascuno di noi alla crescita del bene comune.

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