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“Avrò cura di te. Promuovere l’uomo, proteggere l’ambiente” – Reggio Calabria, 13 marzo 2010


(Sintesi a cura di Umberto Ronga)

Il convegno regionale promosso dall’Azione cattolica della Calabria in preparazione alla 46ª Settimana sociale sul tema Ambiente, stili di vita, sfida educativa ha preso le mosse, in particolare, dalla riflessione contenuta nel documento della Conferenza episcopale italiana Per un Paese solidale. Chiesa Italiana e Mezzogiorno, prodotto a margine del convegno tenutosi il 12-13 febbraio 2009 a Napoli sul tema Chiesa del Sud, Chiese del Sud.

Si è trattato di una riflessione ampia ed articolata, che ha ospitato significativi interventi su diversi ambiti della vita sociale, economica, politica ed ecclesiale della realtà calabrese e, più diffusamente, della e delle realtà del Mezzogiorno d’Italia. Ne è emerso, da una parte, il profilo di un Sud contraddittorio, problematico, sviluppatosi in maniera lenta e non uniforme. È quanto richiamato negli interventi e nel dibattito con riferimento non soltanto al lento sviluppo industriale ed imprenditoriale del Mezzogiorno, spesso sacrificato dal ricatto della criminalità organizzata e da forme diverse di illegalità diffusa, ma anche con riferimento alle dinamiche, ancor più difficili, di contesti professionali in graduale via di estinzione, quale quelli dell’agricoltura, dell’artigianato e di tutte quelle attività professionali improntate al mondo della manodopera, oggi sacrificate dalla concorrenza dell’economia globalizzata. Tuttavia è emerso anche il profilo di un Mezzogiorno che spera e continua ad impegnarsi con il desiderio di consegnare alle generazioni più giovani un futuro diverso e un ambiente migliore. È quanto richiamato in particolare con riferimento all’auspicio di un rinnovato impegno in materia di politiche sociali ed economiche. L’impegno di ciascun attore, politico, istituzionale e della società civile, volto a favorire e rafforzare il legame tra un onesto intervento pubblico e un’intelligente iniziativa economica privata; l’impegno per una politica economica che sappia tener conto dei mutati scenari di riferimento, soprattutto del circostante contesto europeo, perché sappia comprenderne le numerose potenzialità e sappia riconoscerne gli attori, economici, politici, sociali, come utili interlocutori di un progresso nuovo. Si è parlato pertanto di un Sud nuovo, laboratorio di creatività, luogo in cui sperimentare un modo di pensare diverso, che parta dalla testimonianza personale di ciascuno. Stili di vita, abitudini differenti, consapevolezza dei propri limiti ma anche delle proprie opportunità: sono le cifre di un impegno corresponsabile, che guarda al Sud non solo come una terra difficile ma anche come un luogo di vita in cui spendersi per se stessi ma soprattutto per quanti verranno dopo. Di qui l’impegno per un Sud che chiede i propri giovani di superare abitudini e prassi distorte, per garantire un impegno unitario sia nella vita delle città che in quella della Chiesa. È l’impegno per un Sud che tenta di costruire il proprio riscatto innanzitutto morale, consapevole che da questo discenda quello sociale, economico, politico. A questo proposito non a caso è stato detto nel corso del dibattito «Il Mezzogiorno può trovare una sua nuova centralità in primo luogo per la ricchezza di risorse umane inutilizzate e per la possibilità concreta di specializzare produttivamente il territorio». Accanto alle tante contraddizioni, infatti, sono ancora numerosi gli slanci e gli entusiasmi di tanti, giovani e adulti, non rassegnati alla disperazione del presente ma ancora fiduciosi di poter costruire insieme un Sud omogeneo, più giusto, che sappia farsi garante di medesimi doveri e diritti. Uno dei passaggi più significativi chiama in causa il ruolo degli educatori, nella scuola, nella società e nella Chiesa. Su questo tema il richiamo è determinato: «ci sentiamo provocati dalla sfida educativa sul versante intraecclesiale della catechesi (…) nelle parrocchie e in ogni realtà associativa, va sempre ripensata e rinnovata (…) essa dev’essere dotata il più possibile di una efficacia performativa (…) non può, cioè, limitarsi a essere scuola di dottrina, ma deve diventare occasione d’incontro con la persona di Cristo e laboratorio in cui si fa esperienza del mistero ecclesiale, dove Dio trasforma le nostre relazioni e ci forma alla testimonianza evangelica di fronte e in mezzo al mondo». A partire da questo impegno, unito a quanto richiamato prima, si potranno gettare le basi per un Sud migliore, luogo di impegno e di vita migliore. «Solo così – si dice più avanti – sarà possibile riscoprire e valorizzare le risorse tipiche del Meridione: la bellezza dell’ambiente naturale, il territorio e l’agricoltura, insieme al patrimonio culturale, di cui una parte rilevante è espressione della tradizione cristiana, senza trascurare quel tratto umano che caratterizza il clima di accoglienza e solidarietà proprio di tutte le genti del Sud».

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