Prendere un respiro
Dialogando – di Anselmo Grotti
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Prendere un respiro
1° settembre 2010
Prendere un respiro. Fermarsi un momento. Mantenere alle parole il loro significato, alla sintassi le sue regole, allo strepitio mediatico un contatto con la realtà. Non è facile. Succedono strane cose, non riusciamo a tenere il filo.
Si soffia sul fuoco della paura, si denuncia il pericolo, anzi la certezza, del terrorismo islamico. Si rifiutano ai musulmani luoghi per riunirsi, celebrare il culto. Si dichiara tradimento ogni tentativo di dialogo, di confronto, di apertura. Si portano a passeggio maiali su terreni da rendere così immuni dal “pericolo moschea”.
Mentre si demonizza l’islam sinceramente religioso, consapevole che la vera religione non può non aprire all’amore dell’altro, mentre si deride l’islam moderato, si accetta invece che un “predicatore” assai poco credibile sia accolto nel nostro Paese con tutti gli onori. Anzi, non con tutti gli onori, ma con manifestazioni da circo.
Non si avverte l’assurdità di un “predicatore” che parla a folle di ragazze pagate per essere lì? Scelte da agenzie professionali in base all’avvenenza, al vestito, alla disponibilità al silenzio? Sembra che non sia avvertito l’oltraggio alla fede, a quella religiosa, a quella islamica o di altra natura, al buon senso, al rispetto della persona e al rispetto della dignità femminile. È questa la prospettiva di lavoro che offriamo ai ragazzi, alle ragazze, di un Paese che dovrebbe essere all’avanguardia nella società della conoscenza? Sgambettare davanti a una telecamera, ascoltare compiacenti un ricco signore straniero con più di un peso sulla coscienza e con capelli molto tinti, applaudire e magari “convertirsi”.
Che triste spettacolo che l’amata e gloriosa Arma dei Carabinieri sia stata coinvolta in una manifestazione così imbarazzante per il prestigio del Corpo e del nostro stesso Paese.
Ci sono riprese cinematografiche del periodo di Salò in cui si vedono reparti militari di motociclisti che sono costretti ad esibirsi davanti al Duce in coreografie da circo: due motociclisti affiancati e un terzo in piedi appoggiato a entrambi, un motociclista e due militari ai lati in grande equilibrio…
Uno spettacolo triste, uno spettacolo crepuscolare, uno spettacolo che avremmo voluto per sempre consegnato agli archivi dell’Istituto Luce.
Prendiamo un respiro. Ne abbiamo bisogno.
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Evasione fiscale e mafie
21 agosto 2010
L’evasione fiscale è una vera e propria economia sommersa, che non solo costituisce un vero e proprio furto, ma altera la percezione della realtà economica e sociale di un Paese. Secondo le stime Istat siamo a circa 250 miliardi di euro, vale a dire il 17% della ricchezza nazionale italiana. Ogni altra considerazione svanisce di fonte a questi dati: le varie “manovre” governative, i “risparmi” dei ticket, il guadagno legittimamente raggiunto attraverso produttività ed efficienza. Si veda, appena pubblicato da Il Mulino (9,80 €) L’evasione fiscale di Alessandro Santoro.
Pochi giorni fa la Dia ha scoperto che nella piccola città di provincia da cui scrivo erano arrivate a due banche 300 miliardi di dollari (denaro sporco) per l’acquisto di due tonnellate d’oro.
Il volume d’affari delle ecomafie è stimato in 20,5 miliardi di euro. Sono scomparsi nel nulla in un anno 31 milioni di tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi. Potrebbe costituire una montagna larga tre ettari e alta 3.100 metri.
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Immobilità diffusa
8 agosto 2010
L’Australia ha creato una struttura orientata al settore della conoscenza, con un settore specificatamente rivolto aprodurre e vendere istruzione terziaria nel mercato internazionale, con una quota dell’export totale pari al 6% dell’intero export, e all’1,1% del Pil. Sempre in Australia il 42% degli immigrati ha un titolo di istruzione terziaria(2008). Per ogni “cervello” che parte ne arrivano in Australia 12 (5 in Canada; 20 negli Usa).
Il capitale umano rappresenta una risorsa che abbiamo sin troppo trascurato nel nostro Paese. Ne fa le spese la scuola, che presenta ritardi e diseguaglianze molto forti. Ma che presenta anche punte di eccellenza: si veda Piero Cipollone e Paolo Sestito, Il capitale umano, Il Mulino 2010.
Siamo un Paese nel quale la mobilità sociale è molto bassa. La situazione familiare (titolo di studio, occupazione e ricchezza dei genitori) predetermina in molti casi il destino dei figli: dal rendimento scolastico alla probabilità di abbandonare gli studi e all’ingresso nel mondo del lavoro. Dovrebbe essere compito della scuola e in generale della Repubblica (come dice la Costituzione) “rimuovere gli ostacoli” al miglioramento culturale e sociale, dando davvero spazio a una autentica concezione di libertà (non predeterminata dalle condizioni di partenza). Daniele Checchi (Immobilità diffusa. Perché la mobilità intergenerazionale è così bassa in Italia, Il Mulino 2010) mette bene in evidenza come esistano due priorità fondamentali: combattere la povertà nell’infanzia, che genera esclusione, e incoraggiare i giovani nel periodo della formazione. O è meglio avere generazioni passive, poco acculturate, manipolabili?
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Lucignoli, pinocchi e omini di burro
25 luglio 2010
Emergenza educativa, disoccupazione giovanile, crisi economica e calo della nostra competitività. Ci sarebbero altre voci connesse, ma già queste possono bastare.
È vero che in giro ci sono molti Lucignoli, e che per ogni Lucignolo già transitato al paese dei balocchi c’è almeno un Pinocchio intenzionato ad andarci. Le statistiche sul numero di giovani che non studiano, non lavorano né cercano un impiego stanno a dimostrarlo.
Ma dovremmo anche parlare dell’Omino di Burro. Che in tutto questo ci guadagna, eccome. Mandando in pezzi alcune generazioni, e il Paese.
L’Italia è stato il primo Paese a costruire sistemi di collegamento telefonico via satellite (Telespazio, Piana del Fucino). Il terzo Paese a inviare satelliti nello spazio (il San Marco, dopo Usa e Urss). Il primo Paese a produrre un calcolatore con interfaccia a segnali luminosi (Elea 9000, della Olivetti, design di Sottsass, 1959). Siamo stati all’avanguardia nella chimica, la fisica, l’ingegneria…
Negli ultimi trenta anni abbiamo perso una posizione dopo l’altra. Ci sono state “industrie” che hanno avuto successo, prodotto soldi e potere. Ma non benessere per il Paese. I soldi si sono fatti comprando telefilm americani e format vari, gestendo l’etere e l’immaginario delle persone, ubriacando di pubblicità la televisione. Si sono generate caste che vivono di favori reciproci per poter essere nel “giro”. E si è sviluppata la necessità di un “parco” di persone che non devono né studiare né lavorare per poter mantenersi nello stato di trance televisiva e consumare.
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Scelte di vita
18 luglio 2010
Daniela Tobagi, figli di Walter, il giornalista del “Corriere della Sera” ucciso il 28 maggio 1980 dai terroristi di sinistra “Brigata XXVIII marzo” ricorda (Come mi batte forte il tuo cuore, Einaudi 2010) i toni astiosi usati in quel periodo da una allora giornalista di estrema sinistra. L’allora giornalista scriveva su “Il Manifesto” e accusava duramente Tobagi, per la sua precedente esperienza al quotidiano “Avvenire”, di essere come il Cardinal Richelieu un abile tessitore di alleanze tra Craxi e Montanelli.
Daniela Tobagi fa notare che questa persona era giornalista politicamente molto schierata su di un fronte estremo come “Il Manifesto”, mentre poi la si ritroverà in “Forza Italia”.
Ora, ciascuno è naturalmente libero di cambiare idea durante il suo percorso di vita. Ma ciascuno è anche libero di riflettere sulle modalità di questi cambiamenti, specialmente quando non sono limitati a pochi casi.
Il caso ricordato da Daniela Tobagi è tutt’altro che isolato, ma molto esemplare. Ecco una breve sintesi: negli anni Settanta quella che scriveva contro Tobagi era di sinistra estrema, di quelli che ritenevano traditore il Pci di Berlinguer. successivamente entra nelle istituzioni facendosi eleggere con la lista Antiprobizionisti sulla droga. Nel 1992 è eletta alla Camera con Rifondazione Comunista. Nel 1993 è candidata sindaco di Milano con una lista civica appoggiata dai Radicali. Non raggiunge neppure il 3% e una improvvisa conversione sulla via di Damasco la porta nel 1994 a farsi eleggere con Forza Italia. Un percorso fatto da molti altri.
Tutto legittimo, per carità. Qualche dubbio rimane per non pochi personaggi: sia sulla solidità delle adesioni a gruppi estremisti che hanno anche flirtato con l’uso della violenza, sia sull’approdo a sponde bene accoglienti verso transfughi da variegate esperienze politiche, pronti a un candido lavaggio delle vesti e a divenire implacabili custodi del padrone di turno.
A confronto dà molto maggiore senso di serenità il fatto che Benedetta Tobagi abbia potuto fare, come molti altri studenti delle superiori, incontri con persone affidabili:
“un buon insegnante può cambiarti la vita, e io ho incontrato un professore di filosofia che mi aiutato a dare forma ai miei pensieri che mi si agitavano dentro in maniera confusa fin dalla prima adolescenza. Ero affamata di padre e fu una vera fortuna trovare un maestro così… La complessità del mondo può essere spaventosa, ma l’esercizio del pensiero permette di tessere sottilissime reti d’oro da gettare sulla realtà per poterla abitare”.
Tutto legittimo appunto, ma certamente non tutto eguale. Scelte di vita.
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La famiglia. Come?
11 luglio 2010
La scrittrice Flannery O’Connor ha detto che chiunque abbia vissuto in una famiglia dopo il settimo anno di età ha certamente qualcosa di cui scrivere.
“Casa è dove qualcuno si accorge della tua assenza” (Vladimir Brik, protagonista de Il progetto Lazarus, di Aleksander Hemon.
Occorre valorizzare la convivialità e il dialogo tra generazioni. Tutti hanno da imparare da tutti. È bello offrire esempi e consigli, avere esperienze da scambiarsi, aprirsi, confidarsi, accogliersi nelle case. Troppi giovani vivono nel più piatto presente. Mancano di radici e progetti. Non conoscono neppure le storie dei loro nonni, dei bisnonni. Non ne conoscono neanche il nome. La conoscenza del passato è fondamentale per un’esistenza equilibrata” (don Mario Picchi, da una lettera a FC scritta pochi giorni prima della morte) FC 24 2010
Secondo Alessandro Manzoni, ne I Promessi Sposi, Renzo e Lucia sono due giovani ventenni. Lui ha un lavoro stabile ed entrambi sono pronti a convolare a nozze ed anche –sia pur senza averlo desiderato – in grado di affrontare complesse prove che la vita sta per mettere loro di fronte.
Nella versione musicale messa in scena allo Stadio Meazza di Milano e a settembre su Rai Uno Lucia è interpretata da Noemi Smorra, 27 anni, e da Graziano Galatone, 37 anni.
Sarà un segno dei tempi. È dunque vero che oggi si rimane “precari” molto più a lungo.
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La Costituzione è un impaccio?
4 luglio 2010
In un pianeta del nostro sistema solare vive un Presidente del Consiglio che ritiene di non avere a disposizione sufficienti poteri per governare, per colpa di una Costituzione che prevede (molto stranamente in effetti) che una disposizione di legge, una volta nata nella mente del Capo, debba poi attraversare una noiosa serie di passi parlamentari.
Alcuni storici sostengono, non sappiamo quanto a ragione, che in quello stesso Pianeta siano vissuti statisti che lo hanno governato con la stessa Costituzione, nonostante le maggioranze parlamentari molto più ridotte, il clima internazionale di scontro per la guerra fredda, un partito comunista molto forte, nostalgici della monarchia, terroristi di destra e di sinistra. Questi statisti, sostengono alcuni storici, avrebbero fatto riemergere quel Paese da una dittatura sciagurata, da una guerra mondiale disastrosa, da conflitti sociali molto forti, avviando la ricostruzione, un miracolo economico, l’avanguardia nella tecnologia, la scuola di massa.
La democrazia è nata come necessità da parte del potere di occuparsi di cosa pensano i cittadini Per qualcuno va interpretata come la necessità da parte del potere di occuparsi di cosa far pensare ai cittadini..