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Il Barometro della solidarietà degli italiani

Sergio Marelli*

Disoccupazione, fame e pace nel mondo: ecco il podio delle prime tredici grandi urgenze mondiali che, secondo i cittadini Italiani, le istituzioni del nostro Paese dovrebbero affrontare prioritariamente. È questo il dato di contesto rilevato dalla quarta edizione del Barometro della Solidarietà internazionale degli Italiani, l’indagine demoscopica promossa da dieci anni dalla FOCSIV.

Come per le precedenti edizioni lo studio è stato condotto dalla DOXA per quanto attiene il rilevamento dei dati, poi elaborati con la collaborazione del “Centro Interdipartimentale di Ricerca e Servizi sui Diritti della Persona e dei Popoli” dell’Università di Padova.
Ancora oggi il Barometro si conferma uno strumento valido ed esaustivo sotto molti punti di vista, primo fra tutti per conoscere con buona precisione gli orientamenti, le tendenze e le variazioni nel tempo delle opinioni degli Italiani in materia di solidarietà internazionale.
L’idea di dare voce agli Italiani – ponendo una serie di domande per rilevare la loro sensibilità nei confronti della cooperazione internazionale e la propensione individuale alla solidarietà – scaturisce da un’esperienza francese maturata da CCFD/Terres Solidaires, organizzazione che partecipa alla CIDSE e ad altre 16 organizzazioni di sviluppo legate alle Conferenze Episcopali di Europa e Nord America di cui FOCSIV è il membro italiano.
Il Barometro Edizione 2010 viene pubblicato alla vigilia del decimo “compleanno” della Dichiarazione del Millennio, ovvero la storica promessa fatta da 189 capi di Stato e di Governo al Vertice delle Nazioni Unite del 2000. Una ricorrenza in cui, purtroppo, pochi saranno i motivi per festeggiare: due miliardi di persone vivono anche oggi con meno di due dollari al giorno, più di un miliardo soffrono la fame e un miliardo e mezzo non hanno ancora accesso all’acqua potabile. Tra dieci anni, mantenendo le attuali tendenze, le stime più ottimistiche prevedono ad esempio che il primo degli otto Obiettivi di Sviluppo del Millennio (MDGs) fissati con la Dichiarazione – quello per il quale si dovevano dimezzare fame e povertà estrema entro il 2015 – verrà raggiunto in Africa Sub-sahariana non prima del 2050.
Una grande responsabilità per questa situazione è da attribuirsi alla significativa flessione delle risorse destinate dai Governi dei Paesi ricchi all’Aiuto Pubblico allo Sviluppo (APS). Secondo le stime ufficiali l’ammontare complessivo dell’APS dell’Unione Europea a 27 nel 2010 sarà pari allo 0,46% del PIL, contrariamente all’impegno vincolante assunto nel 2005 dal Consiglio dei Ministri e dal Parlamento europei per il raggiungimento di una percentuale pari allo 0,56% per l’anno corrente, quale tappa intermedia per raggiungere lo 0,7% entro il 2015. Il disimpegno degli Stati membri – primo fra tutti l’Italia che ha fatto registrare la maggiore riduzione attestandosi sulla percentuale irrisoria dello 0,1% previsto con la Finanziaria 2010 – ha indotto una battuta di arresto agli Aiuti dopo un periodo di crescita che negli anni scorsi aveva lasciato ben sperare. I Paesi della UE così come gli altri maggiori donatori internazionali quali USA, Giappone e Canada, sembrano aver dimenticato la responsabilità che essi detengono nei confronti delle sorti delle popolazioni povere del pianeta, pregiudicando definitivamente la possibilità che gli MDGs, quindi i diritti fondamentali dei tre quarti dell’umanità, siano garantiti entro i prossimi cinque anni.
Alla luce di questi comportamenti delle istituzioni e dei Governi l’indagine FOCSIV assume ancora maggior rilievo. Essa, infatti, a distanza di dieci anni dalla sua prima edizione dimostra per la quarta volta consecutiva come i nostri concittadini siano a conoscenza di questi problemi sapendone anche individuare le cause, tra le quali gli Italiani evidenziano come prima lo sfruttamento da parte dei Paesi più ricchi nei confronti di quelli poveri. Uno sfruttamento forse non slegato dalla questione annosa del debito estero la cui cancellazione, secondo il parere dell’89% del campione intervistato, rimane una delle strade prioritarie per attenuare la disparità tra Nord e Sud del mondo. Sebbene l’Italia abbia cancellato 6,553 miliardi di euro, la questione del debito, che resta uno dei maggiori ostacoli alla ripresa economica e sociale di molti Paesi in via di sviluppo, non è risolta. Il ruolo antagonista della finanza internazionale e la diffusione di comportamenti irresponsabili nella ricerca sfrenata di sempre nuovi profitti, che hanno enormemente contribuito alla crisi del debito, hanno creato negli ultimi anni maggiore instabilità, minor prevedibilità e notevoli vulnerabilità per le già fragili economie dei Paesi del Sud del mondo.
Che tutto questo sia la causa principale della crisi economico finanziaria globale in corso è dato ormai unanimemente riconosciuto. Crisi senza precedenti che, pur non avendo risparmiato il nostro Paese facendo sensibilmente crescere il numero di famiglie in condizioni di disagio economico, sembra non aver incrinato significativamente la propensione degli Italiani a sostenere in prima persona le iniziative solidaristiche sia in campo nazionale che internazionale. Tale propensione, infatti, si riconferma con dati del tutto simili a quelli delle precedenti edizioni del Barometro realizzate in tempi di prosperità e crescita economica di tutt’altro segno. Anche negli ultimi 12 mesi una percentuale significativa della popolazione adulta pari al 44% ha effettuato una donazione, ha versato somme o donato oggetti a favore di una causa di solidarietà privilegiando tra i potenziali destinatari delle oblazioni le Associazioni di volontariato e le ONG che, per la prima volta in dieci anni, superano in fiducia riscossa anche le organizzazioni internazionali, da sempre al primo posto in tale graduatoria.
Rispetto all’uso che gli Italiani farebbero di tali risorse economiche, quasi un intervistato su due (il 45%) ritiene prioritario destinare gli aiuti al sostegno di progetti di sviluppo nei Paesi di origine degli immigrati. Una popolazione, quella degli stranieri presenti nel nostro Paese, che ben l’83% dei nostri concittadini considera eccessiva. Una percentuale simile (il 78% del campione) ritiene che gli aiuti destinati ai Paesi di provenienza siano il mezzo più efficace per ridurre il flusso delle migrazioni verso l’Italia. Difficile nascondere la nostra preoccupazione di fronte a simili opinioni che manifestano una conoscenza distorta del fenomeno. Innanzitutto ipotizzare una riduzione dei flussi mediante maggiori aiuti nei paesi di origine è smentito dalle tendenze statisticamente riscontrate, secondo le quali il miglioramento delle condizioni economiche comporta, almeno in una prima fase, un incremento delle emigrazioni. In secondo luogo, perché si tratta di una cultura spesso indotta da messaggi subliminali e fuorvianti che amplificano o strumentalizzano sentimenti e reazioni connaturate con la paura del diverso. Lo dimostra il dato, alquanto contradditorio, secondo il quale oltre la metà degli stessi intervistati (il 56%) ritiene gli immigrati necessari allo sviluppo economico del nostro paese, peraltro, facendo registrare un incremento rispetto allo stesso dato rilevato con le edizioni precedenti del Barometro.
La ricchezza e la precisione dei dati contenuti nell’indagine fanno del Barometro uno strumento utile per chi opera nella solidarietà e nella cooperazione internazionale, ma soprattutto una pubblicazione fondamentale per chi è chiamato a compiere, in nome e per conto dei cittadini, le scelte concrete delle politiche internazionali del nostro Paese. A loro il Barometro presenta lo spaccato di una popolazione preoccupata per le sorti dell’umanità, ma anche coraggiosa e pronta fare la sua parte chiedendo responsabilità alla politica e alle istituzioni. Anche oggi, nonostante le difficoltà imposte dalla crisi economica in corso. Una popolazione convinta, come noi, che per uscire dalla crisi non esistono scorciatoie: solo uno sviluppo sostenibile ed equamente distribuito tra i ricchi e i poveri di oggi potrà garantire domani la prosperità di tutti.

*Segretario Generale FOCSIV
15 settembre 2010

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