Famiglia. È tempo di cambiare musica
Do… Dalla relazione generale sulla situazione del Paese 2009, resa ufficiale dal Ministero del Tesoro, apprendiamo che l’Italia destina per la famiglia solo l’1,2% del PIL, contro una media del 2,1% di alcuni paesi e fino al 3,7% della Danimarca. Certamente sono dati che vanno messi in relazione con altre voci (scuola gratuita, pensioni e assegni di invalidità) e con disposizioni locali, ma nonostante le promesse per la famiglia (sbandierata “in tenuta” e come “caposaldo della società”) si fa ancora poco, o nulla. Da molto tempo si parla – tra le possibili forme di sostegno – di “quoziente familiare”, ma si finisce con il dire che non ci sono soldi sufficienti per sopportarne l’attuazione. Pare che oggi sia meglio e più importante interessarsi di altre faccende, distraendo l’opinione pubblica con slogan e atteggiamenti che poco sanno di politico e tengono ben lontana l’attenzione al bene comune.
Re… In un recente intervento il card. Angelo Bagnasco è ritornato sulla necessità e sull’urgenza di promuovere e sostenere la famiglia, “fondamento naturale della società”. “Trascurare la famiglia, ad esempio, nelle sue esigenze economiche, significa sgretolare la società stessa; mettere in atto politiche adeguate ai reali bisogni della famiglia e permette di avere figli, provvedere alla loro educazione, favorire alleanza tra generazioni, assicurare un corpo sociale più equilibrato”. Ma l’elemento forse più critico evidenziato dal Presidente della Cei è quello relativo alla denatalità: “Che l’Italia non goda di buona salute sul piano della natalità è sotto gli occhi di tutti. Quali siano gli effetti a tutti i livelli di questo inverno demografico sono noti a chi riflette e s’informa: sul piano economico, politico, sociale, psicologico, culturale, ecclesiale, a rischio c’è la stessa democrazia”. Chi riflette e si informa sa bene che il calo della natalità è dovuto solo in minima parte a fattori economici e d’altra parte sarebbe meschino ridurre tutto a semplice questione di sopravvivenza. È questione antropologica, culturale.
Mi… Il calo della natalità – sempre per chi riflette e si informa e non si lascia narcotizzare dai taluni media e dagli opportunismi politici spesso velati anche da sfumature religiose – richiama inoltre fastidiosi comportamenti, specie da parte di alcuni personaggi che annunciano ripensamenti e conversioni ad una religione diversa dal quel cristianesimo che crediamo di interpretare e testimoniare in Italia e in Europa. Il tasso di natalità europeo (1,38%) è molto inferiore a quello degli immigrati di provenienza extracomunitaria in maggioranza musulmana, e in pochi anni un quarto della popolazione europea potrebbe essere islamica. Frasi provocatorie (come quelle pronunciate di recente dal leader libico Gheddafi) definite folcloristiche (ma a noi piacerebbe che il folclore fosse rimandato a manifestazioni e tradizioni popolari e magari con scopi turistici promozionali!) non possono essere sottovalutate non tanto per il detto in sé ma quanto per le problematiche che nascondono. Se diminuisce, come sta succedendo da decenni, il numero dei figli tra coloro che sono e si definiscono cristiani/cattolici è nei fatti che si potrebbe verificare un aumento percentuale della popolazione islamica.
Se queste sono alcune note stonate della nostra società è il momento di cambiare musica da parte di “chi riflette e si informa” come dice il card. Bagnasco e, aggiungiamo noi, per chi crede fermamente in Dio Padre.
Sol… Recuperare quella radicalità evangelica che è unica base per una vita cristiana coerente e missionaria. Non ci interessa fare del proselitismo ma fare in modo che le persone possano incontrare Gesù Cristo e per questo sono necessari credenti e comunità credibili attraverso la vicinanza all’uomo e alle sue esigenze.
La… Le famiglie cristiane sono chiamate a riscoprire il loro essere soggetti di evangelizzazione e quindi, alla cura della loro spiritualità e della loro crescita nella fede, devono associare una attenzione alle questioni tipiche della famiglia. Affrontare la questione della natalità, ad esempio, è dare un segno di presenza diversa nella società fagocitata da bisogni superflui, erosa da egoismi e chiusure benestanti e disinteressate al circostante e al futuro, frantumata dalla fragilità di non sensi di vita che sono alla base di famiglie che nascono e si autodistruggono nel giro di pochi mesi. Passare dal considerare il costo dei figli al considerarli davvero un dono, un bene per tutti.
Si… Educare, pensare. La cosiddetta sfida educativa che ci attende non richiede un effetto moltiplicatore di insegnanti, di consulenti e formatori ma la creazione di luoghi, spazi e tempi che permettono di alimentare “relazioni educative”, di recuperare comportamenti condivisi non vagamente ispirati ma concretamente vissuti, di offrire opportunità di approfondimento e dialogo capaci di convivenza armoniosa pur nelle diversità. E in questo emerge ancora la famiglia che deve uscire dal proprio guscio, rifiutare il mito di un falso benessere, tessere con pazienza i fili dell’essere, del sapere e del fare orientandoli ad una società che pur alla ricerca delle soluzioni di un vivere comune possibile (e sostenibile) non riduca la vita a sopravvivenza e a mercato (spesso purtroppo anche religioso).