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Storie giovanissime

di Paola De Lena

Questa è la storia di Fabio che a scuola ha l’insegnante di sostegno e che al campo giovanissimi diocesano è stato di sostegno a tutti quanti. Timido ed introverso nei primi giorni si è poi fatto coraggio e si è buttato a capofitto nel coretto per l’animazione delle celebrazioni e nei balli di gruppo della festa dell’ultima sera. È stato bello osservare, presenti senza essere invadenti, questa piccola metamorfosi che speriamo abbia portato a casa con sé. È stata la conferma del fatto che un camposcuola, se vissuto con lo spirito giusto, può essere un’esperienza formativa eccezionale.

Questa è anche la storia di Marta che ha sempre il cellulare in mano, pronta a rispondere ai messaggini di amiche e fidanzato alla velocità della luce e nei momenti più impensabili. Soprannominata affettuosamente “Bastian contrario” per la sua capacità di fare, dire e pensare tutto l’opposto di ciò che le veniva proposto, è stata alla fine capace di amicizie vere e sincere. In lei il cambiamento non è stato evidente come in Fabio, ma confidiamo nei semi piantati che il Signore farà sbocciare a tempo debito.

Insieme a Fabio e Marta c’è anche Alessia, ormai veterana dei campiscuola, ma quest’anno tra gli ultimi ad iscriversi perché, afferma, “non sentivo la chiamata e non mi andava di venire tanto per fare o per tradizione, anche se avevo un gran bisogno di staccare un po’ e rimettere i puntini sulle i”. Una profondità che non ti aspetteresti da questi giovanissimi che, stando ai sondaggi e alle analisi sociologiche, sarebbero pigri, annoiati e privi di qualsiasi interesse.

Ma questa è anche la storia di un gruppo di educatori e animatori che lavorano in équipe da diversi anni e che, accompagnati dall’assistente, hanno imparato che se al centro del proprio servizio non si mette l’amore per Gesù e per i ragazzi che gli vengono affidati si fa presto a diventare un’agenzia di organizzazione di eventi. Certo non è facile mettere d’accordo tutti, trovare soluzioni agli imprevisti dell’ultima ora, fare i conti con pregi e difetti e di ciascuno, ma anni di esperienze insieme gli hanno insegnato ad accettarsi per quello che sono. Deve essere per questo che sono nate anche delle belle amicizie fondate prima di tutto sulla condivisione di un’esperienza di fede che poi dà senso a tutto il resto.

Durante la Messa di fine campo qualche giovanissimo piange, qualcuno si stritola le dita e le unghie per trattenere quella lacrima impertinente che vuole proprio venire giù, qualche altro finge indifferenza, ma si sa che sta covando qualcosa di importante dentro di sé. Io osservo e prego perché l’incontro con il Signore avuto in questo campo non sia solo un episodio, ma sia un tassello importante di una fede che si vive nel concreto della vita quotidiana. E nel frattempo mi chiedo se saremo capaci noi, gli assistenti e gli educatori parrocchiali di fare una proposta bella di incontro con Gesù, ogni giorno, nella semplicità e allo stesso tempo nella ricchezza della vita delle nostre parrocchie e della nostra associazione.

Affido tutto al Signore certa che Lui arriverà dove noi non riusciamo.

27 luglio 2010

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