Questa casa non è un albergo
Perché nel cuore dell’estate 150 adulti, compresi gli assistenti, e 31 ragazzi delle famiglie partecipanti si riuniscono nella bella regione della Sicilia, a Linguaglossa, in provincia di Catania, diocesi di Acireale?
La risposta è scontata: il settore adulti nazionale ha riproposto l’esperienza intensa del campo adulti. Quest’anno il confronto è avvenuto su un tema tutt’altro che facile e scontato, la sfida educativa nei legami familiari, mettendo al centro della ricerca e delle riflessioni il grande compito dell’educazione e l’esperienza delle famiglie, delle nostre prima di tutto, ma anche di quelle che quotidianamente incrociamo nella vita, facendo emergere la traccia dell’esperienza di Dio nelle domande che più frequentemente ci poniamo.
Come sono le famiglie oggi? Che relazioni si vivono tra generazioni? Qual è il valore aggiunto dello sguardo evangelico con cui leggiamo e viviamo le esperienze familiari?
Con lo sguardo trasformato da una sapiente rivisitazione dell’icona biblica della famiglia di Nazareth, dei genitori Maria e Giuseppe che cercano il figlio Gesù (Lc, 2,33-35; 39-50), si guarda alla famiglia, a tutte le famiglie, come luogo dell’esercizio dell’amore, perché persino l’Amore “viene iniziato” ad amare nella ferialità, nella semplicità della vita di ogni giorno, in cui si apprende cosa significano un bacio, una carezza, il rimettersi in piedi dopo le cadute…. Da parte dei genitori, si sperimentano, oggi come ieri, l’angoscia affannosa e la consapevolezza che il compito, che scaturisce dalla propria responsabilità, consiste soprattutto in un coeducarsi, nella fatica che adulti e giovani generazioni sperimentano insieme nell’imparare ad amare.
Agli adulti si chiede non tanto di essere dei modelli (il perfezionismo etico messo in mostra potrebbe, anzi, indurre a penosi fallimenti dell’azione educativa…) quanto di corrispondere a quel desiderio di autenticità con entusiasmo, con gioia, con quella “leggerezza” che non contraddice la fatica del compito educativo, ma che consente ai ragazzi di toccare con mano che la nostra vita adulta è piena e perciò non proietta pesi o addirittura le proprie “ombre” sui “cuccioli”, sempre più fragili, anche quando ostentano sicurezza e sono costretti ad assumere ruoli che non competono loro, perché gli adulti confondono il loro agire con quello giovanile. Se i nostri ragazzi, come si afferma, danno valore all’autenticità dei sentimenti, il nostro impegno di adulti è di curare il passaggio da un’adesione puramente emotiva ad alcuni valori ad un’interiorizzazione degli stessi, perché la virtù si caratterizzi non come un fatto “da matusa”, ma come un orientamento di ciò che è desiderabile.
Cosa occorre recuperare per il tempo a venire nei legami familiari?
Sicuramente un’armonia di linguaggi che sostituisca quel “gap” tra genitori, nonni, zii…e figli, nipoti che spesso fanno fatica a parlarsi e a capirsi; è un passaggio da un “sistema analogico” di strutturazione delle conoscenze ad un “modo digitale” tipico dell’oggi, che occorre assumere mettendosi in discussione.
Poi, più che preoccuparsi del “cosa” fanno le giovani generazioni, noi adulti abbiamo bisogno di chiederci “perché” lo fanno…, nella consapevolezza che ogni epoca di veloce transizione, come la nostra, pensa di essere la più critica!
Si ha bisogno allora di sperimentare il valore aggiunto dello sguardo evangelico con cui leggiamo e viviamo le esperienze familiari attraverso un vissuto ecclesiale rigenerante col suo stile, che risvegli il desiderio delle persone di perseguire un “fine comune” da raggiungere insieme, piuttosto che di “fini uguali” che procedono parallelamente nella famiglia, nella comunità. S’impara così a vivere il giusto senso dell’autorità nel senso etimologico dell’“augere”, del crescere, di un potere a servizio della crescita, che ha una ricaduta sul vissuto sociale, nel promuovere relazioni e azioni orientate al bene comune.
Se è vero che quasi sempre il convivere è tenuto insieme dall’amore, è altrettanto vero che l’amore si educa, perché sia sempre più con la “A” maiuscola, gratuito, autorevole, disinteressato, generoso, disposto a giocarsi tutto fino in fondo per un fine comune… Questa è la famiglia, questi sono i legami familiari… Come “valore aggiunto”, la speranza cristiana mostra in modo particolare la sua verità proprio nei casi in cui l’esperienza della fragilità può minare questi legami (bambini e adulti disabili; cura di genitori anziani, rottura di rapporti coniugali…) non avendo bisogno di nasconderla, ma sapendo accoglierla con discrezione e tenerezza, restituendola, arricchita di senso, al cammino della vita.
12 agosto 2010