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Evasione fiscale e mafie

Dialogando – di Anselmo Grotti

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Evasione fiscale e mafie

21 agosto 2010

L’evasione fiscale è una vera e propria economia sommersa, che non solo costituisce un vero e proprio furto, ma altera la percezione della realtà economica e sociale di un Paese. Secondo le stime Istat siamo a circa 250 miliardi di euro, vale a dire il 17% della ricchezza nazionale italiana. Ogni altra considerazione svanisce di fonte a questi dati: le varie “manovre” governative, i “risparmi” dei ticket, il guadagno legittimamente raggiunto attraverso produttività ed efficienza. Si veda, appena pubblicato da Il Mulino (9,80 €) L’evasione fiscale di Alessandro Santoro.

Pochi giorni fa la Dia ha scoperto che nella piccola città di provincia da cui scrivo erano arrivate a due banche 300 miliardi di dollari (denaro sporco) per l’acquisto di due tonnellate d’oro.

Il volume d’affari delle ecomafie è stimato in 20,5 miliardi di euro. Sono scomparsi nel nulla in un anno 31 milioni di tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi. Potrebbe costituire una montagna larga tre ettari e alta 3.100 metri.

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Immobilità diffusa

8 agosto 2010

L’Australia ha creato una struttura orientata al settore della conoscenza, con un settore specificatamente rivolto a produrre e vendere istruzione terziaria nel mercato internazionale, con una quota dell’export totale pari al 6% dell’intero export, e all’1,1% del Pil. Sempre in Australia il 42% degli immigrati ha un titolo di istruzione terziaria (2008). Per ogni “cervello” che parte ne arrivano in Australia 12  (5 in Canada; 20 negli Usa).

Il capitale umano rappresenta una risorsa che abbiamo sin troppo trascurato nel nostro Paese. Ne fa le spese la scuola, che presenta ritardi e diseguaglianze molto forti. Ma che presenta anche punte di eccellenza: si veda Piero Cipollone e Paolo Sestito, Il capitale umano, Il Mulino 2010.

Siamo un Paese nel quale la mobilità sociale è molto bassa. La situazione familiare (titolo di studio, occupazione e ricchezza dei genitori) predetermina in molti casi il destino dei figli: dal rendimento scolastico alla probabilità di abbandonare gli studi e all’ingresso nel mondo del lavoro. Dovrebbe essere compito della scuola e in generale della Repubblica (come dice la Costituzione) “rimuovere gli ostacoli” al miglioramento culturale e sociale, dando davvero spazio a una autentica concezione di libertà (non predeterminata dalle condizioni di partenza). Daniele Checchi (Immobilità diffusa. Perché la mobilità intergenerazionale è così bassa in Italia, Il Mulino 2010) mette bene in evidenza come esistano due priorità fondamentali: combattere la povertà nell’infanzia, che genera esclusione, e incoraggiare i giovani nel periodo della formazione. O è meglio avere generazioni passive, poco acculturate, manipolabili?

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Lucignoli, pinocchi e omini di burro

25 luglio 2010

Emergenza educativa, disoccupazione giovanile, crisi economica e calo della nostra competitività. Ci sarebbero altre voci connesse, ma già queste possono bastare.

È vero che in giro ci sono molti Lucignoli, e che per ogni Lucignolo già transitato al paese dei balocchi c’è almeno un Pinocchio intenzionato ad andarci. Le statistiche sul numero di giovani che non studiano, non lavorano né cercano un impiego stanno a dimostrarlo.

Ma dovremmo anche parlare dell’Omino di Burro. Che in tutto questo ci guadagna, eccome. Mandando in pezzi alcune generazioni, e il Paese.

L’Italia è stato il primo Paese a costruire sistemi di collegamento telefonico via satellite (Telespazio, Piana del Fucino). Il terzo Paese a inviare satelliti nello spazio (il San Marco, dopo Usa e Urss). Il primo Paese a produrre un calcolatore con interfaccia a segnali luminosi (Elea 9000, della Olivetti, design di Sottsass, 1959). Siamo stati all’avanguardia nella chimica, la fisica, l’ingegneria…

Negli ultimi trenta anni abbiamo perso una posizione dopo l’altra. Ci sono state “industrie” che hanno avuto successo, prodotto soldi e potere. Ma non benessere per il Paese. I soldi si sono fatti comprando telefilm americani e format vari, gestendo l’etere e l’immaginario delle persone, ubriacando di pubblicità la televisione. Si sono generate caste che vivono di favori reciproci per poter essere nel “giro”. E si è sviluppata la necessità di un “parco” di persone che non devono né studiare né lavorare per poter mantenersi nello stato di trance televisiva e consumare.

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Scelte di vita

18 luglio 2010

Daniela Tobagi, figli di Walter, il giornalista del “Corriere della Sera” ucciso il 28 maggio 1980 dai terroristi di sinistra “Brigata XXVIII marzo” ricorda  (Come mi batte forte il tuo cuore, Einaudi 2010) i toni astiosi usati in quel periodo da una  allora giornalista di estrema sinistra. L’allora giornalista scriveva su “Il Manifesto” e accusava duramente Tobagi, per la sua precedente esperienza al quotidiano “Avvenire”, di essere come il Cardinal Richelieu un abile tessitore di alleanze tra Craxi e Montanelli.

Daniela Tobagi fa notare che questa persona era giornalista politicamente molto schierata su di un fronte estremo come “Il Manifesto”, mentre poi la si ritroverà in “Forza Italia”.

Ora, ciascuno è naturalmente libero di cambiare idea durante il suo percorso di vita. Ma ciascuno è anche libero di riflettere sulle modalità di questi cambiamenti, specialmente quando non sono limitati a pochi casi.

Il caso ricordato da Daniela Tobagi è tutt’altro che isolato, ma molto esemplare. Ecco una breve sintesi: negli anni Settanta quella che scriveva contro Tobagi era di sinistra estrema, di quelli che ritenevano  traditore il Pci di Berlinguer. successivamente entra nelle istituzioni facendosi eleggere con la lista Antiprobizionisti sulla droga. Nel 1992 è eletta alla Camera con Rifondazione Comunista. Nel 1993 è candidata sindaco di Milano con una lista civica appoggiata dai Radicali. Non raggiunge neppure il 3% e una improvvisa conversione sulla via di Damasco la porta nel 1994 a farsi eleggere con Forza Italia. Un percorso fatto da molti altri.

Tutto legittimo, per carità. Qualche dubbio rimane per non pochi personaggi: sia sulla solidità delle adesioni a gruppi estremisti che hanno anche flirtato con l’uso della violenza, sia sull’approdo a sponde bene accoglienti verso transfughi da variegate esperienze politiche, pronti a un candido lavaggio delle vesti e a divenire implacabili custodi del padrone di turno.

A confronto dà molto maggiore senso di serenità il fatto che Benedetta Tobagi abbia potuto fare, come molti altri studenti delle superiori, incontri con persone affidabili:

“un buon insegnante può cambiarti la vita, e io ho incontrato un professore di filosofia che mi aiutato a dare forma ai miei pensieri che mi si agitavano dentro in maniera confusa fin dalla prima adolescenza. Ero affamata di padre e fu una vera fortuna trovare un maestro così… La complessità del mondo può essere spaventosa, ma l’esercizio del pensiero permette di tessere sottilissime reti d’oro da gettare sulla realtà per poterla abitare”.

Tutto legittimo appunto, ma certamente  non tutto eguale. Scelte di vita.

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La famiglia. Come?

11 luglio 2010

La scrittrice Flannery O’Connor ha detto che chiunque abbia vissuto in una famiglia dopo il settimo anno di età ha certamente qualcosa di cui scrivere.

“Casa è dove qualcuno si accorge della tua assenza” (Vladimir Brik, protagonista de Il progetto Lazarus, di Aleksander Hemon.

Occorre valorizzare la convivialità e il dialogo tra generazioni. Tutti hanno da imparare da tutti. È bello offrire esempi e consigli, avere esperienze da scambiarsi, aprirsi, confidarsi, accogliersi nelle case. Troppi giovani vivono nel più piatto presente. Mancano di radici e progetti. Non conoscono neppure le storie dei loro nonni, dei bisnonni. Non ne conoscono neanche il nome. La conoscenza del passato è fondamentale per un’esistenza equilibrata” (don Mario Picchi, da una lettera a FC scritta pochi giorni prima della morte) FC 24 2010

Secondo Alessandro Manzoni, ne I Promessi Sposi, Renzo e Lucia sono due giovani ventenni. Lui ha un lavoro stabile ed entrambi sono pronti a convolare a nozze ed anche –sia pur senza averlo desiderato – in grado di affrontare complesse prove che la vita sta per mettere loro di fronte.

Nella versione musicale messa in scena allo Stadio Meazza di Milano e a settembre su Rai Uno Lucia è interpretata da Noemi Smorra, 27 anni, e da Graziano Galatone, 37 anni.

Sarà un segno dei tempi. È dunque vero che oggi si rimane “precari” molto più a lungo.

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La Costituzione è un impaccio?

4 luglio 2010

In un pianeta del nostro sistema solare vive un Presidente del Consiglio che ritiene di non avere a disposizione sufficienti poteri per governare, per colpa di una Costituzione che prevede (molto stranamente in effetti) che una disposizione di legge, una volta nata nella mente del Capo, debba poi attraversare una noiosa serie di passi parlamentari.

Alcuni storici sostengono, non sappiamo quanto a ragione, che in quello stesso Pianeta siano vissuti statisti che lo hanno governato con la stessa Costituzione, nonostante le maggioranze parlamentari molto più ridotte, il clima internazionale di scontro per la guerra fredda, un partito comunista molto forte, nostalgici della monarchia, terroristi di destra e di sinistra. Questi statisti, sostengono alcuni storici, avrebbero fatto riemergere quel Paese da una dittatura sciagurata, da una guerra mondiale disastrosa, da conflitti sociali molto forti, avviando la ricostruzione, un miracolo economico, l’avanguardia nella tecnologia, la scuola di massa.

La democrazia è nata come necessità da parte del potere di occuparsi di cosa pensano i cittadini Per qualcuno va interpretata come la necessità da parte del potere di occuparsi di cosa far pensare ai cittadini.

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I telegiornali e la realtà

27 giugno 2010

Troppi TG nel nostro Paese si stanno occupando solo di meteo e di spiagge.

Ha scritto Maria Luisa Busi:

“L’informazione del TG1 è diventata di parte… ignora il Paese, le donne della vita reale, privilegiando la propaganda alla verifica… Le donne devono aspettare mesi per avere una mammografia, se non possono pagarsela… fanno fatica ogni giorno ad andare avanti perchè negli asili nidi non c’è posto per i figlio;… i quarantenni precari a 800 euro al mese non possono comperare neanche un divano, figuriamo mettere al mondo un figlio… centinaia do aziende chiudono, ci sono imprenditori che si tolgono la vita perché falliti. Dov’e questa Italia che abbiamo il dovere di raccontare? Quest’Italia esiste, ma il TG1 delle 20 l’ha eliminata”.

Contemporaneamente si è dimessa dal TG1. Ma il problema riguarda molti altri TG. Ci meritiamo tutti qualcosa di meglio.

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Il diritto all’informazione e alla privacy

20 giugno 2010

La FIEG (Federazione Italiana Editori Giornali) ha scritto:

“La FIEG esprime la ferma protestab per l’approvazione del ddl intercettazioni da parte del Senato. Il testo licenziato dal Senato non realizza l’obiettivo dichiarato di tutelare la privacy, ma ha semplicemente un effetto intimidatorio nei confronti della stampa… Non è possibile né pensabile, se solo si conosce l’organizzazione di un giornale, che l’editore intervenga sui contenuti degli articoli o sulle fonti delle notizie. Poco o nulla contiene il ddl in funzione di prevenire la propalazione delle notizie riservate con strumenti oggettivi e validi per tutti. Gli editori denunciano all’opinione pubblica la gravità che tale intervento assume”.

Da una intervista di Baggio a Radio Vaticana: “Chi accetta un ruolo importante nella società, deve ‘rassegnarsi’, per il bene della democrazia e della funzione di controllo, a vedere la propria privacy ridotta” e “deve dare esempio di virtù civili e di trasparenza”

I TG non possono diventare contenitori di gossip, notizie sul meteo, sport, incidenti stradali, opinioni della ‘ggente, cronaca nera e cronaca rosa. Una democrazia sana ha bisogno di una informazione libera, coraggiosa, indipendente e plurale. Il rispetto della legge e della privacy è sacrosanto, ma la privacy è cosa diversa dall’omertà e dalla censura. Che senso ha votare se non si è informati? E, a proposito di privacy, chi si occupa della privacy violata dal marketing telefonico, dalle indagini di mercato, dai sistemi di controllo della navigazione in internet? E, sempre a proposito di privacy, che si preoccupa della nostra privacy violata dalla marea di pettegolezzi su vip e vippini? Noi non vogliamo sapere nulla della loro privacy. Non vengano (loro e le tv) a disturbare la nostra.

Leggi i precedenti articoli della rubrica: Dialogando

2 Commenti a “Evasione fiscale e mafie”

  1. Elio Cotronei scrive:

    Di questi argomenti sembra sia tabù parlare nei nostri incontri di adulti di AC.
    E’ triste pensare come ci ha ridotti….Abbiamo paura di…schieraci! Ma poi parlare, discutere, prendere atto di una situazione, significa soltanto schierarsi?
    Ai nostri assistenti, questi argomenti interessano poco; almeno a me sembra così. Ci vogliono ancora e sempre uomini e donne da sacrestia?
    Grazie per queste opportunità di riflessione!

  2. a.grotti scrive:

    Ringrazio Elio per l’interesse dimostrato. Soprattutto perchè ha colto nel segno: scopo di queste riflessioni condivise non è schierarci politicamente a sostegno di qualcuno o contro qualcun altro. Cerchiamo di riflettere sul bene comune, anche quando occorre dire alcune parole di chiarezza. Non si può rimanere in silenzio sui temi della giustizia, della formazione, della difesa della vita, della pace e della comunicazione. E’ uno spazio di dialogo semplice e senza filtri ideologici.
    Anselmo Grotti

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