È tempo di rischiare!
Più ci guardiamo intorno più sembra che tutto sia cambiato. Le categorie con le quali si affrontavano i problemi del lavoro (che ci sono sempre stati), ad esempio, potevano essere insufficienti, ma certamente riconoscibili. Insomma poche verità, ma ben definite. In questo momento, invece, la crisi globale sembra aver rimescolato tutto. Cosa non daremmo per uno straccio di sicurezza? I vari guru della materia, di tutte le materie, snocciolano dati ma, a quanto sembra, mai pensieri compiuti. Opinioni gridate, magari, per nasconderne la debolezza.
Mons. Mario Operti nel fondare il Progetto Policoro ricordava come «non esistono formule magiche per creare lavoro. Occorre investire nell’intelligenza e nel cuore delle persone…».
Teoria “strana” questa al tempo di Mirafiori e Pomigliano, di Termini Imerese e dell’Isola dei cassaintegrati, dei tantissimi giovani che non studiano e non lavorano; tanto, appunto, per non correre rischi!
L’idea che, dietro quel “posto di lavoro”, ci sia un uomo con la sua intelligenza ed il suo cuore, sembra ormai definitivamente offuscata. La risorsa più importante è stata trasformata, da politiche miopi, in un elemento apparentemente ininfluente all’interno delle dinamiche di sviluppo; rappresentata spesso come un peso da gestire. Proprio in questo momento in cui persino un certo liberismo di maniera, “corretto” dalla crisi, sembra aver recepito come i contorni delle attuali difficoltà siano in realtà più ampi, gli errori del passato si manifestano in tutta la loro forza.
Ecco perché se le politiche e le scelte industriali avallassero, ancora, il processo di sfiducia nel lavoro e nella capacità di rinnovarsi propria dell’uomo, per altro dopo decenni di disinvestimenti in ricerca, in politiche formative e sistemi di welfare attivi, la strada di produrre macchine in Serbia certificherebbe la resa del Paese di fronte all’innovazione dei processi industriali.
Allora sul lavoro è venuto il tempo di rischiare di più! È un imperativo per la Chiesa stare, a tutti i livelli, con questo mondo del lavoro: semplicemente perché è urgente (molto urgente) tornare al Vangelo dell’Uomo. Quel Vangelo che “allarga” la dignità, che libera (e forse è questa la paura maggiore) e dunque mal convive con il clima di sfiducia sistemico proprio nelle persone (lavoratori ed imprenditori). La sfiducia, tratto distintivo dell’attuale contesto sociale, non costruisce futuro.
Abbiamo bisogno, per invertire la tendenza, di politiche (e preghiere) che trasformino gli attuali rischi “percepiti” in opportunità di creare nuovo valore. Dopo aver chiarito a tutti che il vero “Valore” siamo noi.
Non servirebbe altro. Ma va fatto! E presto anche…
29 luglio 2010