Alzare lo sguardo per rialzare l’umanità
“Se, in positivo, tale percezione vede accresciuti, infatti, il riconoscimento e la promozione della dignità e della libertà di ciascuno, all’opposto è ferita da un individualismo che ci isola, ci divide ed esaspera i conflitti. In un tempo di esaltazione dell’autonomia e della libertà individuale, impera sottovalutato un pensiero unico, diffuso dalla cultura della comunicazione nel suo intreccio con le esigenze del mercato e del consumo. A uscirne umiliata non è soltanto la corporeità, ma anche l’interiorità della persona. Questa deriva è riconoscibile nello spreco di vita, di tempo, di risorse e di possibilità, che si verifica quando ci si chiude nel circolo vizioso della smania di evasione, di piacere, di divertimento a tutti i costi, noncuranti dei drammi che si consumano dietro l’angolo, se non addirittura che si arrecano. Analogamente avviene quando, nella gestione della cosa pubblica, la lotta a difesa di interessi personali o di gruppo si trasforma in uno scontro di veti incrociati, che paralizzano la ricerca del bene comune; o quando, nell’esercizio di una responsabilità o nell’espletamento di un compito all’interno di un’organizzazione sociale, il sottrarsi al proprio dovere vanifica prestazioni e servizi attesi e sperati. Sono, questi, solo alcuni casi tipici di un andazzo che rimpicciolisce il nostro cielo, rendendo irrespirabile la convivenza”.
A queste parole del Segretario della CEI, fanno eco quelle pronunciate dall’arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi, durante l’omelia del Pontificale dell’Assunta in Duomo: “Il rischio che tutti corriamo – ha detto – è di guardare in basso, solo in basso, imprigionati e rovinati come siamo dal nostro io” . “Un io – ha proseguito – che ripiegandosi su se stesso tende ad assolutizzarsi, a configurarsi come un ‘idolo da adorare e per il quale si è disposti a sacrificare tutto. Ma un io così inquina il rapporto essenziale che ciascuno di noi ha con gli altri: siamo fatti per l’incontro e la relazione. Quando però prevale l’affermazione del proprio io, la sensibilità verso l’altro diviene indifferenza, l’impegno verso l’altro non è più percepito e vissuto come responsabilità”. Occorre quindi guardare agli altri senza rinchiudersi nell’individualismo, nell’egoismo, nell’io diffuso nella politica come nella famiglia, nel sindacato, nell’impresa, nella società. “Questo atteggiamento – ha continuato l’arcivescovo – è altrettanto grave e dagli effetti altrettanto devastanti quando è realizzato da coloro dai quali invece ci si attenderebbe un contributo decisivo alla costruzione del bene comune”.
Quali risposte a questa situazione? Se da un lato Mons Crociata dice che:
“ Bisognerebbe innanzitutto intendere l’indole spirituale del malessere che ci affligge: siamo poveri di idealità, di pensiero, di orizzonti, di speranza. Non bastano tecniche e programmi, peraltro necessari; ci vogliono persone rinnovate, come ci ricorda Benedetto XVI: «Lo sviluppo è impossibile senza uomini retti, senza operatori economici e uomini politici che vivano fortemente nelle loro coscienze l’appello del bene comune». ed invita ad imitare “
Maria, associata in modo unico e singolare alla vittoria del suo Figlio sul male e sulla morte, è la prima cellula di una nuova umanità”, dall’altro il Card. Tettamanzi ha concluso l’omelia dicendo che ricostruire il rapporto con Dio “è la strada maestra da seguire per ricostruire il legame autentico con gli altri”. E quindi, “paradossalmente, solo lo sguardo in alto rende possibile lo sguardo verso gli altri e verso il basso, verso la terra e i suoi problemi”. E ancora questa affermazione trova un perfetta risonanza nella parole conclusive dell’editoriale di Mons Crociata : “Solo un simile sguardo ci fa crescere, propiziando una mobilitazione interiore della persona e il superamento di ogni forma di isolamento, così da riconoscersi nella rete di solidarietà umana in cui siamo costituiti per nascita e destino”
Sono spunti che in questi gironi estivi possono aiutare le riflessione e , speriamo, suscitare rinnovato impegno nelle nostre associazioni che hanno molto da offrire perché la mentalità diffuso possa assumere dimensioni positive volte alla costruzione del bene comune.
17 agosto 2010