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Alzare lo sguardo per rialzare l’umanità

di Gigi Borgiani

“Se, in positivo, tale percezione ve­de accresciuti, infatti, il riconoscimento e la promozione della dignità e della libertà di ciascuno, all’opposto è ferita da un indi­vidualismo che ci isola, ci divide ed esaspe­ra i conflitti. In un tempo di esaltazione dell’autonomia e della libertà individuale, impera sottova­lutato un pensiero unico, diffuso dalla cultura della comunicazione nel suo intreccio con le esigenze del mercato e del consumo. A uscirne umiliata non è sol­tanto la corporeità, ma anche l’interiorità della persona. Questa deriva è riconoscibi­le nello spreco di vita, di tempo, di risorse e di possibilità, che si verifica quando ci si chiude nel circolo vizioso della smania di e­vasione, di piacere, di divertimento a tutti i costi, noncuranti dei drammi che si consu­mano dietro l’angolo, se non addirittura che si arrecano. Analogamente avviene quan­do, nella gestione della cosa pubblica, la lot­ta a difesa di interessi personali o di grup­po si trasforma in uno scontro di veti in­crociati, che paralizzano la ricerca del bene comune; o quando, nell’esercizio di una re­sponsabilità o nell’espletamento di un com­pito all’interno di un’organizzazione socia­le, il sottrarsi al proprio dovere vanifica pre­stazioni e servizi attesi e sperati. Sono, que­sti, solo alcuni casi tipici di un andazzo che rimpicciolisce il nostro cielo, rendendo ir­respirabile la convivenza”.

A queste parole del Segretario della CEI, fanno eco quelle pronunciate dall’arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi, durante l’omelia del Pontificale dell’Assunta in Duomo: “Il rischio che tutti corriamo – ha detto – è di guardare in basso, solo in basso, imprigionati e rovinati come siamo dal nostro io” . “Un io – ha proseguito – che ripiegandosi su se stesso tende ad assolutizzarsi, a configurarsi come un ‘idolo da adorare e per il quale si è disposti a sacrificare tutto. Ma un io così inquina il rapporto essenziale che ciascuno di noi ha con gli altri: siamo fatti per l’incontro e la relazione. Quando però prevale l’affermazione del proprio io, la sensibilità verso l’altro diviene indifferenza, l’impegno verso l’altro non è più percepito e vissuto come responsabilità”. Occorre quindi guardare agli altri senza rinchiudersi nell’individualismo, nell’egoismo, nell’io diffuso nella politica come nella famiglia, nel sindacato, nell’impresa, nella società. “Questo atteggiamento – ha continuato l’arcivescovo – è altrettanto grave e dagli effetti altrettanto devastanti quando è realizzato da coloro dai quali invece ci si attenderebbe un contributo decisivo alla costruzione del bene comune”.
Quali risposte a questa situazione? Se da un lato Mons Crociata dice che:

“ Bisogne­rebbe innanzitutto intendere l’indole spiri­tuale del malessere che ci affligge: siamo poveri di idealità, di pensiero, di orizzonti, di speranza. Non bastano tecniche e pro­grammi, peraltro necessari; ci vogliono per­sone rinnovate, come ci ricorda Benedetto XVI: «Lo sviluppo è impossibile senza uo­mini retti, senza operatori economici e uo­mini politici che vivano fortemente nelle lo­ro coscienze l’appello del bene comune». ed invita ad imitare “
Maria, associata in modo unico e singolare alla vittoria del suo Figlio sul ma­le e sulla morte, è la prima cellula di una nuova umanità”, dall’altro il Card. Tettamanzi ha concluso l’omelia dicendo che ricostruire il rapporto con Dio “è la strada maestra da seguire per ricostruire il legame autentico con gli altri”. E quindi, “paradossalmente, solo lo sguardo in alto rende possibile lo sguardo verso gli altri e verso il basso, verso la terra e i suoi problemi”. E ancora questa affermazione trova un perfetta risonanza nella parole conclusive dell’editoriale di Mons Crociata : “Solo un simile sguardo ci fa crescere, pro­piziando una mobilitazione interiore della persona e il superamento di ogni forma di isolamento, così da riconoscersi nella rete di solidarietà umana in cui siamo costitui­ti per nascita e destino”

Sono spunti che in questi gironi estivi possono aiutare le riflessione e , speriamo, suscitare rinnovato impegno nelle nostre associazioni che hanno molto da offrire perché la mentalità diffuso possa assumere dimensioni positive volte alla costruzione del bene comune.

17 agosto 2010

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