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2015: un confine alla povertà

di Paola De Lena

«Una promessa è una promessa». Un’espressione comune, che si sente spesso risuonare nelle nostre conversazioni per dire che da lì non si scappa e che, di fronte alla parola data, non ci si può tirare indietro. Ed è anche quello che Ban Ki Moon, segretario generale delle Nazioni unite, ha detto ai 189 capi di Stato e di governo che nel 2000 si sono impegnati a liberare ogni essere umano dalla «condizione abietta e disumana della povertà estrema» e a «rendere il diritto allo sviluppo una realtà per ogni individuo», definendo gli otto Obiettivi di sviluppo del millennio (Osm) e assumendosi la responsabilità del loro conseguimento entro il 2015. In vista del summit Onu sugli Obiettivi del millennio che si terrà a New York dal 20 al 22 settembre, Ban Ki Moon ha pubblicato un report dal titolo Mantenere la promessa: una rassegna lungimirante per promuovere un piano d’azione condiviso per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo del millennio, in cui fa il punto sui passi compiuti fin ora e individua delle strade concrete per il raggiungimento degli obiettivi nei prossimi cinque anni.

Gli Osm sono un impegno concreto che gli Stati membri dell’Onu hanno assunto per dimezzare la povertà, raggiungere l’istruzione elementare universale, garantire la parità tra i sessi, diminuire la mortalità infantile, migliorare la salute materna, combattere l’hiv/aids, assicurare la sostenibilità ambientale e promuovere una partnership globale per lo sviluppo. Essi rappresentano, se guardati nel complesso, le condizioni necessarie per uno sviluppo umano integrale che punti a rimettere al centro l’uomo prima ancora che l’economia. Certo, com’è anche giusto che sia, puntano in alto e l’obiettivo del raggiungimento entro il 2015 può apparire difficile o forse utopico ma, come evidenziato anche nel report del segretario generale delle Nazioni unite, bisogna compiere tutti gli sforzi necessari in tal senso perchè «questa promessa – si legge nella relazione – non è basata sulla carità, ma sulla solidarietà, sulla giustizia e sulla consapevolezza che siamo sempre di più dipendenti gli uni dagli altri per il nostro benessere e la nostra sicurezza».

In questi dieci anni sicuramente sono stati compiuti notevoli passi in avanti. Passando in rassegna gli otto obiettivi Ban Ki Moon evidenzia come un certo numero di paesi ha avuto un consistente “successo” nel combattere la povertà estrema, nel migliorare l’accesso all’istruzione e nella tutela della salute dei bambini. «Il fatto che questo sia accaduto – afferma il segretario generale dell’Onu – in alcuni dei paesi più poveri dimostra che gli Obiettivi di sviluppo del millennio sono raggiungibili se accompagnati da politiche giuste, da investimenti economici adeguati e dal supporto internazionale».

I numeri ci aiutano a inquadrare la situazione: secondo la Banca mondiale la soglia di povertà si attesta oggi su 1,25 dollari al giorno. Nel 1990 erano 1 miliardo e 800 milioni gli abitanti del pianeta che vivevano in questa condizione, mentre oggi sono 1 miliardo e 400 milioni. Ancora tanti, troppi, ma un lieve progresso c’è stato. Anche se, evidenzia ancora Ban Ki Moon, «il merito di questo miglioramento va riconosciuto soprattutto alla Cina e, per il resto, la situazione non sembra molto incoraggiante». Intere zone dell’Africa sub sahariana e del Sud est asiatico continuano infatti a registrare tassi elevatissimi di persone che soffrono la fame e vivono la povertà e l’esclusione sociale.

Sul versante dell’accesso all’istruzione primaria si è compiuto, invece, un progresso notevole, anche per quanto riguarda le bambine. Lo stesso progresso non si è però registrato, o quantomeno è stato più lento, per la scuola secondaria. Come nella scuola, così anche nella politica e nel lavoro è ancora evidente un’acuta differenza di genere: nel 2009 solo il 18% dei seggi in Parlamento è occupato da donne e, mentre cresce l’accesso delle donne al mondo del lavoro, rimane loro preclusa la possibilità di occupare posti dirigenziali.

Uno sguardo particolare viene poi dedicato nella relazione alla violenza sulle donne, spina nel fianco della nostra società, che non accenna a diminuire nonostante siano state potenziate le iniziative di sensibilizzazione. A questi risultati si aggiunge un miglioramento nella lotta all’hiv/aids con una diminuzione del 30% dai 3 milioni e mezzo del 1996 ai 2,7 milioni del 2008, anche se, allo stesso tempo, si evidenzia una difficoltà da parte delle donne in gravidanza ad accedere alla terapia antiretrovirale se risultate positive al test hiv.

Nel rilanciare le questioni che dovranno interrogare i capi di Stato e di governo durante il summit di settembre, Ban Ki Moon sottolinea la necessità di focalizzare l’attenzione sui bisogni dei più poveri e sull’aumento delle disuguaglianze in campo economico e sociale, includendo anche le disparità geografiche, di genere, di età e di razza con particolare riferimento ai bambini che abitano gli slums, ai diversamente abili, alle popolazioni indigene, ai rifugiati politici e ai richiedenti asilo che per il 44% sono ragazzi al di sotto dei diciotto anni, ai profughi ambientali costretti ad abbandonare il proprio paese a causa di catastrofi spesso causate dai cambiamenti climatici in atto.

Allo stesso tempo il segretario generale dell’Onu, alla luce dei progressi e delle difficoltà dei primi dieci anni, individua alcuni elementi chiave per il raggiungimento degli Osm: il ruolo fondamentale della sovranità nazionale che porta il singolo Stato a potenziare le proprie capacità diventando esso stesso, con il sostegno della comunità internazionale, protagonista del proprio sviluppo; una crescita sostenibile che punti non solo al progresso finanziario, ma anche al miglioramento dell’agricoltura, dell’industria e del settore dei servizi; un sistema di tutele sociali capace di sostenere i più poveri attraverso interventi mirati; un approccio olistico che mostri come un investimento sinergico in agricoltura, salute, formazione e infrastrutture possa portare a un considerevole progresso in un tempo ragionevole.

«Come accelerare il processo del raggiungimento degli Obiettivi del millennio nei prossimi cinque anni così che le promesse del 2000 si trasformino in un progresso reale per i più poveri, in particolar modo in questo tempo di crisi economica?», si chiede Ban Ki Moon in vista del summit di New York. Alcune risposte concrete vengono individuate già nella relazione partendo dall’assegnare ai paesi in via di sviluppo, alla società civile, agli investitori privati e ai paesi sviluppati del Nord dei compiti rispondenti alle loro caratteristiche e possibilità partendo dal presupposto comune che «il mondo possiede le conoscenze e le risorse necessarie per raggiungere gli otto obiettivi e garantire un futuro migliore per tutti».

Perché una promessa è una promessa.

(Questo articolo è pubblicato sulla rivista Segno, numero di Luglio/Agosto 2010)

30 luglio 2010

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