Montagne dell’anima
“Alte sono le celebri montagne che ho scalato in questa valle e in altre parti del mondo e molto alte sono le segrete montagne che ho salito dentro di me”; con queste parole Luciano Bonino (guida alpina e istruttore del CAI) ha introdotto la sua “lezione” di spiritualità della montagna durante la serata organizzata al Palazzetto del ghiaccio a Champoluc (Ayas) in occasione del ventennale della beatificazione di Pier Giorgio Frassati. Lezione di spiritualità perché per ricordare e riflettere sulla figura di Pier Giorgio non potevamo che affidarci a chi, vivendo in montagna, ha saputo trovare in essa i valori del bello, del vero, i valori della vita fatta di anima e di relazioni. Relazioni con il Creato e il suo Creatore, relazioni con tutti coloro che sono in ricerca. Nelle sottolineature di Bonino non poteva mancare un riferimento a parole di Frassati, ma questa volta non è stato citato Pier Giorgio ma il padre Alfredo: “quando ci troviamo sui monti l’anima ritorna fulgida e splendente proprio come è uscita dalle mani di Dio; là ci rimane una sola passione quella del bene; un solo istinto quello della grandezza; una sola aspirazione quella dell’immortalità”. Citando poi grandi alpinisti Bonino ha inevitabilmente sospinto i presenti “verso l’alto”: “quando arrivi su una cima non hai conquistato una vetta ma te stesso!” (Hillary, conquistatore dell’Everest); “l’alpinismo deve essere una somma di azione+contemplazione, altrimenti quando arrivi in vetta non sei arrivato da nessuna parte”(G. Rebuffat).
Per tutti ci sono quindi altre montagne per la vita; sono le montagne della contemplazione, quelle in cui pregare (gli spazi quotidiani del silenzio); quelle dove rifugiarsi nei momenti difficili, del dolore; le montagne su cui chiedere aiuto, quelle delle relazioni e dell’amicizia; quelle su cui sperare. Parole e sentimenti che trovano sintesi e sintonia nella vita di Pier Giorgio Frassati. Abbiamo voluto ripercorre insieme il sentiero Frassati della val d’Aosta proprio per continuare insieme un cammino di santità; percorrere la vita con gioia e impegno, fidandoci di Dio, anche quando tutto ci sembra in salita, in dura salita.
Ma l’esempio di Pier Giorgio, la strada che lui ci ha indicato e alla quale ispiriamo il nostro cammino è segno di incoraggiamento e di speranza. Nella splendida corona della catena del M. Rosa ci siamo ritrovati in tanti per celebrare, ricordare ma soprattutto per procedere in fraternità verso l’alto. E ai circa 200 della val d’Ayas (grazie al gruppo di Piacenza che ha animato la celebrazione della domenica!) hanno fatto eco gli altrettanti di Sala Consilina in Campania, del Lazio sulla cima del Monte Viglio con una cinquantina di persone, delle Marche, della Calabria, dell’Emilia Romagna. I Sentieri Frassati si stanno rivelando una formidabile opportunità di amicizia, di condivisione (lo testimoniano ovunque le presenze di amici del Cai, della Giovane montagna, della Fuci, della Gioc, degli Scouts e tanti altri) ma anche di missione perché se, come disse Giovanni Paolo II parlando di Frassati “la santità è possibile per tutti e che solo la rivoluzione della carità può accendere nel cuore degli uomini la speranza di un futuro migliore”, per tutti il “sentiero” è luogo di incontro e di annuncio. “I sentieri Frassati sono una esperienza di incontro con Dio nel creato, attraverso la fatica del cammino e la bellezza della montagna per tendere a quella misura alta della vita cristiana di cui Frassati è modello” (A. Sica, ideatore e coordinatore dei Sentieri Frassati) e la misura alta della vita cristiana passa per le vette della verità, della carità, della missione.