Libertà religiosa, via per la pace
di Gigi Borgiani
Questo è il tema scelto da Benedetto XVI per la celebrazione della 44ª Giornata mondiale per la pace del 2011. La Giornata, come si sa, si celebra dal 1968 il primo giorno di ogni anno, quasi come invito ad orientare l’impegno per il futuro, a porre le basi e far tesoro del bene e a perseverare nella lotta a quelle condizioni che ancora rendono difficile il cammino dell’umanità. La scelta del tema della libertà religiosa che il Santo Padre illustrerà nel messaggio che sarà reso noto ai primi di dicembre è un chiaro riferimento alle diverse forme di limitazione o negazione della libertà religiosa, di discriminazione e marginalizzazione basate sulla religione, fino alla persecuzione e alla violenza contro le minoranze che si registrano ancora oggi nel mondo.
La libertà religiosa è radicata nella stessa dignità dell’uomo, rientra in quei diritti fondamentali propri di ogni uomo, di tutti gli uomini che aspirano alla verità quale sommo bene che dà senso alla vita. Il tema della libertà religiosa è quindi quanto mai legato alla ricerca della verità e alla verità dell’uomo. Già nel messaggio che Benedetto XVI lanciò per la Giornata mondiale della pace del 2006, primo anno del suo pontificato, aveva affrontato il nesso profondo tra verità e pace. In “Nella verità, la pace” il Papa scrisse: «L’umanità non riuscirà a costruire un mondo veramente più umano per tutti gli uomini su tutta la terra, se gli uomini non si volgeranno con animo rinnovato alla verità della pace. Ma quali significati intende richiamare l’espressione “verità della pace”? Per rispondere in modo adeguato a tale interrogativo, occorre tener ben presente che la pace va compresa come “il frutto dell’ordine impresso nella società umana dal suo divino Fondatore”, un ordine “che deve essere attuato dagli uomini assetati di una giustizia sempre più perfetta”. Quale risultato di un ordine disegnato e voluto dall’amore di Dio, la pace possiede una sua intrinseca e invincibile verità e corrisponde “ad un anelito e ad una speranza che vivono in noi indistruttibili”.
Delineata in questo modo, la pace si configura come dono celeste e grazia divina, che richiede, a tutti i livelli, l’esercizio della responsabilità più grande, quella di conformare nella verità, nella giustizia, nella libertà e nell’amore la storia umana all’ordine divino. Quando viene a mancare l’adesione all’ordine trascendente delle cose, come pure il rispetto di quella “grammatica” del dialogo che è la legge morale universale, scritta nel cuore dell’uomo, quando viene ostacolato e impedito lo sviluppo integrale della persona e la tutela dei suoi diritti fondamentali, quando tanti popoli sono costretti a subire ingiustizie e disuguaglianze intollerabili, come si può sperare nella realizzazione del bene della pace? Vengono infatti meno quegli elementi essenziali che danno forma alla verità di tale bene».
Se quindi oggi nel mondo persistono condizioni che si oppongono alla libertà dell’uomo, alla sua libertà considerata anche come libertà religiosa che amplia gli orizzonti dell’umanità e della stessa libertà dell’uomo la pace non può sussistere. L’anelito alla costruzione di un’unica famiglia umana che Benedetto XVI indica e auspica nella Caritas in veritate trova motivo nella vocazione dell’uomo a cercare e conoscere l’immutabile verità secondo l’ordine disegnato e voluto dall’amore di Dio.
Questa vocazione/diritto di ogni uomo non solo deve essere riconosciuta ma garantita, perché è presupposto per lo sviluppo umano integrale (Caritas in veritate, 29) e condizione per la realizzazione del bene comune e per l’affermazione della pace nel mondo.
La scelta del tema della libertà religiosa non deve essere intesa come monito a quelle regioni dove ancora persistono limitazioni, discriminazioni e persecuzioni, ma come ulteriore sprone per tutti coloro (noi per primi) che pur godendo di ogni libertà quella religiosa compresa non si adoperano abbastanza per l’affermazione dei diritti fondamentali dell’uomo in ogni parte del mondo, non sii oppongono alla mentalità dominante diffusa che rischia sempre più di offuscare la nostra libertà interiore fino a renderla passiva di fronte alle situazioni di negazione (dell’esistenza della verità, di Dio,d ella dignità dell’uomo) e a renderla indifferente di fronte alle ingiustizie, alle differenze e alle menzogne del nostro tempo.
«Dinanzi ai rischi che l’umanità vive in questa nostra epoca, è compito di tutti i cattolici intensificare, in ogni parte del mondo, l’annuncio e la testimonianza del “Vangelo della pace”, proclamando che il riconoscimento della piena verità di Dio è condizione previa e indispensabile per il consolidamento della verità della pace. Dio è Amore che salva, Padre amorevole che desidera vedere i suoi figli riconoscersi tra loro come fratelli, responsabilmente protesi a mettere i differenti talenti a servizio del bene comune della famiglia umana. Dio è inesauribile sorgente della speranza che dà senso alla vita personale e collettiva. Dio, solo Dio, rende efficace ogni opera di bene e di pace. La storia ha ampiamente dimostrato che fare guerra a Dio per estirparlo dal cuore degli uomini porta l’umanità, impaurita e impoverita, verso scelte che non hanno futuro. Ciò deve spronare i credenti in Cristo a farsi testimoni convincenti del Dio che è inseparabilmente verità e amore, mettendosi al servizio della pace, in un’ampia collaborazione ecumenica e con le altre religioni, come pure con tutti gli uomini di buona volontà» (“Nella verità, la pace”, 2006).