Da L’Aquila a Toronto
Un anno dopo il vertice che si tenne a L’Aquila gli otto “grandi della Terra” si sono riuniti alcune settimane fa a Toronto, in Canada. Il risultato? Lo stesso di un anno fa: un nulla di fatto, anche per il G20 – il vertice allargato alle economie emergenti – che ormai, come consuetudine, segue poche ore dopo la chiusura dei lavori del G8.
Unica novità è stata l’iniziativa per la salute materno infantile, uno stanziamento aggiuntivo annunciato dal primo ministro canadese. “Tuttavia un segnale insufficiente per affrontare in maniera significativa il problema, e nonostante questo nemmeno appoggiato dagli altri leader”, ha sottolineato il Segretario generale della Focsiv Sergio Marelli.
Tra gli appelli inascoltati dai vertici canadesi oltre a quello sui cambiamenti climatici anche la campagna di sensibilizzazione Zerozerocinque sull’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie sostenuta da un ampio cartello di associazioni tra cui la Focsiv e l’Azione Cattolica che – con un prelievo minimo dello 0,05% sul valore di ogni transazione – sarebbe in grado di produrre un gettito importante da utilizzare per le misure di contrasto alla crisi economica, di sostegno all’occupazione, per le politiche sociali, ambientali e di cooperazione allo sviluppo. Un segnale piccolo, ma importante, caduto nel vuoto.
Un motivo per non credere più in un cambiamento di rotta e non impegnarsi? Naturalmente no. Anzi proprio per ricordare gli impegni presi un anno fa a L’Aquila dai leader di Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Russia, Regno Unito e Stati Uniti, e fare un bilancio di quello che ad oggi è stato raggiunto l’8 luglio scorso la FOCSIV insieme all’organismo socio AIFO – e in collaborazione con CSV Abruzzo, Cooperativa XXIV Luglio, Istituto suore zelatrici, Caritas diocesana de L’Aquila e Coro Celestino V – ha organizzato un’azione simbolica di mobilitazione dal titolo “Uniti nella solidarietà per l’Aquila e per il mondo”.
Un’occasione per portare, un anno dopo il terremoto e il vertice internazionale, un messaggio alla popolazione: non c’è guerra tra i poveri. La verità è che chi non mantiene gli impegni con quanti soffrono lontano poi non li mantiene nemmeno con chi soffre in casa propria.
Un appuntamento importante per la comunità aquilana soprattutto dopo gli scontri durante la manifestazione dello scorso 7 luglio a Roma che ha visto 45 pullman arrivare nella capitale non per chiedere privilegi ma equità e diritti, e che a fine giornata ha contato due feriti tra i terremotati. Diritto alla salute, all’istruzione, alla casa e al lavoro, in altre parole rispetto della dignità della persona umana, che la Federazione di organismi cristiani di servizio internazionale volontario chiede per tutte le persone: per i terremotati de L’Aquila e per ogni popolazione del mondo. E invece diritti negati, sia nei Paesi del Nord che del Sud perché – come dimostrato i documenti finali del G8 e del G20 di Toronto – i leader mondiali continuano a rimandare le azioni necessarie per affrontare a livello globale gli effetti negativi delle crisi alimentare, climatica, economica e finanziaria. Altro che raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del Millennio.
Come ha commentato Sergio Marelli, Segretario generale della Focsiv, “a più di un anno di distanza dal terremoto tra impegni non mantenuti e agevolazioni che sono venute meno o che rischiano di essere tali questo Governo ancora una volta rende manifesta l’inaffidabilità sugli impegni assunti. Le promesse agli aquilani hanno fatto la stessa fine di quelle annunciate un anno fa dal G8 ai Paesi poveri: sono cadute nel nulla. Tra tutte, due in particolare: nessuna concretizzazione del tanto sbandierato piano di riallineamento annunciato da Tremonti per riportare l’Italia in linea con gli stanziamenti degli altri Paesi donatori; e la promessa dei G8 tra i quali il Governo Berlusconi di stanziare 22 miliardi di dollari per la lotta contro la fame nel mondo, con la cosiddetta L’Aquila Food Security Initiative”.
Un triste paradosso se si pensa che la presidenza italiana volle spostare il G8 da La Maddalena nella cittadina abruzzese proprio per dare un segnale di vicinanza e di attenzione alla popolazione dopo il terribile sisma.