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Un’Autorità politica mondiale per l’economia

di Tarcisio Bertone

Sia la Centesimus annus sia la Caritas in veritate affermano che il libero mercato realizza efficacemente un tipo di solidarietà che né lo Stato né la società civile sono in grado di attuare. Il mercato è un potente strumento non solo per utilizzare al meglio le risorse, ma anche per risolvere tanti problemi concreti.

Ma, se è vero che, sul piano nazionale, il libero mercato, pur essendo necessario, mostra chiaramente di essere insufficiente e imperfetto per lo sviluppo integrale e sostenibile, ciò è ancor più vero sul piano mondiale per quanto riguarda i bisogni basilari e i beni collettivi, quali la fraternità, la pace e la salvaguardia del creato. Anche su questo piano il libero mercato, dunque, dev’essere integrato dagli Stati e dalle società civili. È necessario che i tre soggetti, mercati, società civili e Stati siano coordinati ai fini di un’orientazione efficace dello sviluppo economico globale verso il progresso sociale e qualitativo della famiglia umana.

L’assenza di regole e specialmente di controlli, di trasparenza e di legalità, che la crisi finanziaria ha posto in luce, è nata non solo dall’incuria e talvolta da complicità politiche, ma anche dall’asimmetria tra la crescita di un’economia globale e la mancanza di istituzioni di vigilanza, di regolamentazione. L’autorità deve, pertanto, poter esercitare la sua funzione di controllo, di regolamentazione, di orientamento, di decisione, di promulgazione delle leggi. Oggi, è proprio questo il nodo cruciale sul piano nazionale oltre che regionale e mondiale, poiché il mondo si è mostrato interdipendente e anche impotente rispetto al controllo di fenomeni transnazionali che danneggiano profondamente popolazioni ed economie intere. E, recentemente, proprio Benedetto XVI ha sottolineato che, a fronte di rinnovati episodi di speculazione irresponsabili nei confronti dei Paesi più deboli, la politica europea non ha reagito con adeguate decisioni di governo della finanza.

Cosa fare in concreto? Innanzitutto va tenuto presente che l’economia integrata dei giorni nostri impegna i Governi ad una più forte collaborazione reciproca (cfr. Civ, 41). In secondo luogo, occorre procedere con urgenza alla riforma dell’architettura economica e finanziaria internazionale, trovando forme innovative di protezione e di partecipazione anche delle Nazioni più povere alle decisioni comuni (cfr. Civ, 67).

Risulta, pertanto, centrale la questione se basti una governance, a cui molti si appellano e che vede gli Stati trattare su un piano di parità, o se non sia anche necessario il riconoscimento di un government, autorità super partes, che possa far rispettare quanto viene deciso e sanzionare coloro che non ottemperano alle disposizioni prese.

Proprio per questo la Caritas in veritate sollecita ad andare decisamente, seppur per gradi, verso la costituzione di un’Autorità politica mondiale, commisurata all’esistenza del bene comune globale, regolata dal diritto, articolata secondo il principio della sussidiarietà (cfr. Civ, 67), ossia su più livelli e su piani diversi, per non dar vita a un pericoloso potere universale di tipo monocratico (cfr. Civ, 57).

A fronte della complessa crisi odierna – crisi delle intelligenze e crisi delle coscienze –, concernente molteplici settori, Benedetto XVI auspica l’apertura alla Sapienza che viene dall’alto, la creazione di un nuovo pensiero, grazie a sintesi culturali armoniose, aperte alla Trascendenza. Ma per il Pontefice è altrettanto indispensabile la pratica delle virtù. Infatti, egli annota: «Lo sviluppo è impossibile senza uomini retti, senza operatori economici e uomini politici che vivano fortemente nelle loro coscienze l’appello al bene comune» (Civ, 71).

Ciò comporta che le persone siano educate non sulla base di un’etica di terza persona, che in definitiva non lega le coscienze al bene, perché definito da un punto di vista a loro esterno, quello dello spettatore imparziale, ma di un’etica di prima persona, ossia un’etica che lega le coscienze a beni riconosciuti come tali. L’etica di prima persona è propria di un soggetto agente che regola i desideri e le passioni alla luce di un tèlos normativo, ossia un insieme ordinato di beni che sono accessibili alla persona in quanto essere intrinsecamente capace di vero, di bene e di Dio e, quindi, impegnato con gli altri nella comune ricerca di essi. Nelle figure moderne di etica, si parte, talvolta, da un fondamentale scetticismo nei confronti del bene umano. Si hanno a disposizione valori che sono «oggettivi» solo dal punto di vista sociologico. Lo scetticismo sul bene sottrae le ragioni alla giustizia, alla collaborazione, alla benevolenza, al rispetto dei soggetti umani, alla loro dignità.

Dalla relazione tenuta a Roma, alla Libera Università Maria Santissima Assunta, dal cardinale Segretario di Stato in occasione del settimo Simposio internazionale dei docenti universitari (Roma 26 giugno 2010).

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