Partita persa!
di Gigi Borgiani
Dell’eliminazione dell’italcalcio dai mondiali d’Africa si continua a parlare e se ne parlerà ancora per qualche giorno. Ma di un’altra molto più importante partita persa, quella del G20 a Toronto, forse già da domani non se ne parlerà più. Un’altra sconfitta che si aggiunge alle precedenti, a partire da quella del G8 aquilano dello scorso anno. Ancora una volta ci troviamo di fronte a tante parole senza futuro concreto. Pare che anche il neo primo ministro inglese David Cameron abbia espresso così la sua delusione: “Si parla molto e si fa poco o nulla, dovremmo riuscire a passare ai fatti…”. Già, i fatti. Noi, delusi e arrabbiati, prendiamo nota e continuiamo a sperare. Si dice, in fondo, che la speranza è l’ultima a morire, ma quanti morti (di fame, di ingiustizia, per mancanza di lavoro o per lenta asfissia) sul cammino della speranza!
Sconfitto ancora una volta anche il Sig. Tobin; quella che sembrava una delle vie nuove in questi giorni, ovvero l’applicazione di una piccola tassa sulle transazioni finanziarie è stata sbarrata. Eppure da questa tassa si potrebbe ricavare un bel gruzzoletto di miliardi di dollari (si calcola da 150 a circa 400) all’anno che ben utilizzati risolverebbero non poche questioni legate alla povertà globale. Ancora una volta compromessi generici, promessa di misure senza un minimo progetto di soluzioni. A cinque anni dalla scadenza degli Obiettivi di sviluppo del millennio pare evidente che tale scadenza non interessa, e ogni paese, almeno quelli che se lo possono permettere – paesi emergenti compresi -, continua a fare i propri interessi. Un anno fa ero presente quando, in incontri nell’imminenza del G8, i nostri governanti ci hanno promesso nuove regole, maggior attenzione, più decisione, più investimenti per la salute del mondo. Niente di nuovo sotto il sole! Ad un anno dalla pubblicazione della Caritas in veritate nulla è cambiato. Prevalgono e dominano mentalità mercantile ed egoistica indifferenza. Quella che era apparsa come una luce nuova capace di illuminare il cammino e lo sviluppo di “un’unica famiglia umana” pare sia rimasta un lampo. Alle innumerevoli presentazioni, tavole rotonde, conferenze e pubblicazioni che avevano salutato e osannato l’enciclica come svolta decisa a fronte dell’ormai perdurante crisi economico-finanziaria e della crisi dei valori pare sia seguito il vuoto dei fatti. Parole grosse risuonate un po’ ovunque: gratuita, giustizia, fraternità, economia del dono, bene comune non hanno scalfito il cuore di chi governa e dovrebbe aver cura di tutti.
Passare dalle parole ai fatti è dunque un imperativo che riguarda tutti, per primi noi che ispiriamo il nostro essere ed agire ai principi della verità e della carità. Forse anche nelle nostre associazioni, gruppi, parrocchie, diocesi si continua a parlare e si fatica a tradurre in fatti l’urgenza di una evangelizzazione che da sempre si accompagna con la promozione umana. Occorre una reazione forte che passa da nuove sinergie tra chi condivide stessi ideali e stessi impegni. Nuove sinergie anche di comunicazione e informazione che prevedano delle ricadute, dei riscontri. Non basta comunicare ed informare, è evidente la necessità che chi condivide non si limiti ad un consenso passivo ma si faccia eco, protagonista di fatti nuovi. Occorre tener presente di una educazione alla mondialità da inserire in modo sistematico nei cammini formativi. Occorre davvero perseguire quegli stili di vita che non si limitino alla raccolta differenziata o a piccoli gesti ma che sappiano essere segni controcorrente capaci di diventare elementi di barriera culturale di fronte al mercantile e al consumo. Abbiamo all’orizzonte anche la prospettiva delle Settimane dei cattolici italiani, siano anche queste occasioni per affrontare, a partire dal guardare in casa nostra, i problemi di tutta l’umanità, per orientarsi a scelte complete/globali e non settoriali/locali. Ce lo chiede la stessa universalità della Chiesa. In AC nell’ultima assemblea ci eravamo proclamati ed impegnati ad essere “cittadini degni del Vangelo”, ricordiamoci di essere cittadini del mondo.