Calcio e soldi: forza azzurri!
Parlare dei premi spettanti alla squadra vincitrice dei Campionati mondiali, apertisi ufficialmente l’11 giugno, “porta un po’ sfiga” (in gergo “sfortuna”). L’inconsueta dichiarazione viene da Fabio Cannavaro, una delle bandiere della nazionale italiana di calcio impegnata in Sudafrica. Assieme al collega Gianluigi Buffon, a poche ore dalla pedata di inizio dei Campionati, Cannavaro aveva affermato: “La fondazione per le celebrazioni dell’Unità ha problemi di budget, e allora noi che siamo un simbolo che unisce il paese intero abbiamo deciso che, se andiamo a premio, ciascuno di noi contribuirà con una parte della somma, piccola o grande che sia, per dare risalto al valore dell’Italia unita”. Un intervento inteso a replicare a quanti – dal mondo politico soprattutto – avevano chiesto anche ai calciatori un “sacrificio” in una fase di grave crisi economica, ovvero una riduzione degli inarrivabili stipendi concessi dai club a portieri, terzini e centravanti. Da qui l’idea dei campioni del football: “Se vinciamo, diamo i soldi per le celebrazioni dell’Unità”, che cadranno nel 2011. Il ministro per la Semplificazione legislativa, Roberto Calderoli, che per primo e più di altri s’era scagliato contro i guadagni da favola dei calciatori, si è sentito chiamato in causa da Cannavaro e Buffon e ha quindi precisato: “Mi auguro che, per poterli devolvere, i premi li prendano e quindi mi auguro che vincano. Non si può vendere la pelle dell’orso prima di averlo catturato”.
Dunque, da una parte “generosi” sportivi che mettono a disposizione somme, intere o parziali, ancora da aggiudicarsi. Cifre che peraltro rappresenterebbero una minimissima parte degli introiti milionari che il mondo del pallone dispensa ai beniamini dei tifosi. Dall’altra, un politico che, pur di ammiccare al rigore dei conti pubblici e al benessere dei cittadini colpiti duramente dalla pesante recessione (negata fino all’altro ieri), fa finta di tirare le orecchie ai Paperoni del calcio. Come se questo bastasse, o almeno incidesse minimamente, sullo stato di salute dell’economia del Belpaese. In realtà la richiesta di sacrifici ai calciatori assomiglia molto all’altra boutade relativa al taglio agli stipendi dei politici; pochi spiccioli in meno, a fronte di stipendi abbondanti, rimborsi consistenti e vantaggi innumerevoli (qualora si rimanga nel lecito), che fanno pensare più a uscite estemporanee che a una efficace strategia economica e finanziaria per rimettere in corsa il paese.
Resta dunque il buon proposito dei calciatori (l’idea di destinare gli “eventuali” premi alle celebrazioni per l’Unità d’Italia è, di per sé, originale e positiva), da tradurre ora in realtà: dunque, “forza azzurri”!