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Dodici domande per il Paese

di Filippo Canà

C’è un Paese che sta in piedi, fatto di bravissimi imprenditori, un mondo della solidarietà attivissimo, famiglie che stanno costruendo nuovi percorsi di welfare. Quest’Italia ha però bisogno di essere aiutata a ripartire, ha bisogno di risposte ai grandi nodi economici, sociali e istituzionali che la schiacciano sul presente. Presentato ieri, il Documento preparatorio della prossima Settimana Sociale, che avrà a tema “un’agenda di speranza per il futuro del Paese”, è un tentativo di «condensazione» di possibili punti da cui ripartire, sintetizzati dal Comitato scientifico e organizzatore in cinque parole chiave che possono costituire i cardini dell’agenda e corrispondono ad altrettante “risorse principali” già presenti nel Paese: “intraprendere”, “educare”, “includere le nuove presenze”, “slegare la mobilità sociale”, “completare la transizione istituzionale”. Fanno seguito 12 domande, che sono anche dodici obiettivi, a cui è chiesto di dare risposte concrete, perché pongono questioni concrete, e sulle quali siamo tutti chiamati a confrontarci per provare a dare sostanza alla costruzione del bene comune.

Di seguito vi proponiamo una sintesi del Documento

Introduzione

Quando a metà del 2008 il Comitato Scientifico e Organizzatore iniziò a lavorare per la preparazione della 46a Settimana Sociale, si rese conto della grande eredità che aveva ricevuto dalla Settimana Sociale del centenario (Pistoia-Pisa, 2007), che aveva richiamato la forza e la piena attualità della nozione di bene comune maturata nella esperienza storica dei cattolici e nel Magistero della Chiesa.

Bene comune globale e questione nazionale

L’Italia si trova oggi ad affrontare le prove della globalizzazione da “media potenza declinante”. Questa tendenza non ha nulla di fatale, ma non può essere negata. Affrontata per tempo, avrebbe potuto essere contrastata con efficacia e costi minori. Senza indulgere all’enfasi, possiamo però riconoscere che l’Italia è una grande risorsa, un insieme di tante e varie risorse, o per lo meno chiederci con lealtà se e quanto questo sia ancora vero.

Orientarsi al bene comune

Nell’intraprendere quest’opera di declinazione, abbiamo trovato di grande aiuto alcuni aspetti della nozione di bene comune – bene di tutti e di ciascuno (cfr CV 7) –. La nozione di bene comune non è compatibile con una teoria della società “al singolare”. La famiglia, le associazioni a scopi economici, politici, religiosi o ricreativi, e così via, hanno un’originalità che non può essere eliminata senza danno per il bene comune1. Le loro logiche devono essere distinte, ma non possono essere isolate, potendo dar luogo a positive reciproche limitazioni e a positive “ibridazioni” in una società che non conosca solo scambio tra equivalenti (cfr CV 38). Dunque, come già affermava la Dignitatis humanae, il bene comune è un insieme di condizioni, la produzione delle quali «spetta tanto ai cittadini, quanto ai gruppi sociali, ai poteri civili, alla Chiesa e agli altri gruppi religiosi: a ciascuno nel modo ad esso proprio, tenuto conto del loro specifico dovere verso il bene comune» (n. 6).

Declinare il bene comune: un’operazione di discernimento

Ci è sembrato che la prossima Settimana Sociale possa contribuire alla declinazione dell’idea di bene comune individuando una breve lista di problemi. Consideriamo “problema” la compresenza di una determinata situazione e di alternative realistiche, di motivi ragionevoli e di spazi praticabili per soluzioni diverse.

Un’agenda per “riprendere a crescere”

L l’Italia ha bisogno di riprendere a crescere. Il Card. Angelo Bagnasco nel novembre 2009 aveva sintetizzato questa valutazione connettendola esplicitamente alla responsabilità di ciascuno per il bene comune: «Il Paese deve tornare a crescere, perché questa è la condizione fondamentale per una giustizia sociale che migliori le condizioni del nostro Meridione, dei giovani senza garanzie, delle famiglie monoreddito. (…) Ciascuno è chiamato in causa in quest’opera d’amore verso l’Italia: è una responsabilità grave che ricade su tutti, in primo luogo sui molti soggetti che hanno doveri politico-amministrativi, economico-finanziari, sociali, culturali, informativi»2.

Intraprendere

(i) Come ridurre precarietà e privilegi nel mercato del lavoro, aumentandone partecipazione, flessibilità (in entrata e in uscita), eterogeneità?

(ii) Quali politiche fiscali (e sociali) per riconoscere e sostenere la famiglia con figli (anche) come generatrice di valori economicamente rilevanti?

(iii) Come ridistribuire “orizzontalmente”la pressione fiscale, anzitutto spostandola dal lavoro e dagli investimenti alle rendite?

(iv) Come sostenere la crescita delle imprese?

Educare

(v) Come dare più strumenti a scuola e famiglia per premiare l’esercizio della funzione docente e incentivarne l’assunzione di responsabilità?

(vi) Come sostenere l’esercizio dell’autorità genitoriale in famiglia?

(vii) Come sostenere l’azione educativa dell’associazionismo e delle comunità elettive?

Includere le nuove presenze

(viii) Tenendo conto delle esperienze di altri Paesi, come riconoscere la cittadinanza ai figli di stranieri nati in Italia?

Slegare la mobilità sociale

(ix) Come finanziare diversamente il sistema universitario, aumentando l’autonomia degli atenei e senza precludere l’accesso ad alcuno capace e meritevole?

(x) Come ridurre le barriere per l’accesso alle professioni e al loro esercizio e come incrementare la libera concorrenza nelle stesse?

Completare la transizione istituzionale

(xi) Quale forma di governo (con contrappesi adeguati e una legge elettorale coerente) per completare la transizione secondo criteri di sussidiarietà, di responsabilità imputabile e di efficacia?

(xii) Come dare coerenza al federalismo?

Eucaristia e città

Partecipando all’Eucaristia siamo abilitati e invitati a vivere tutta la nostra vita secondo il progetto di vita personale e sociale di Gesù, siamo esortati «per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale» (Rm 12, 1). Con radicale realismo, l’Eucaristia dice che la carità è l’orientamento di coloro che si sono lasciati attrarre da Cristo. Ciò significa anche comprendere e servire il bene comune in qualsiasi condizione, tempo e frangente, esercitando quel discernimento ecclesiale attraverso cui la carità si arricchisce di conoscenza (cfr Fil 1, 9). Qui possiamo solo richiamare la fondamentale affermazione di Benedetto XVI: «la “mistica” del Sacramento ha un carattere sociale» (DCE 14).

1 Cfr ad es. CA 34.

2 Prolusione alla 60ª Assemblea Generale dei Vescovi, Assisi, 9-12 novembre 2009, n. 9.

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