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A scuola di bene comune

di Stefano Veluti

Partecipazione alla vita della classe, impegno nello studio e negli organi collegiali, Costituzione, politica e riforma della scuola. Di questo si è parlato nella quarta edizione della SFS, la Scuola di Formazione per studenti che il MSAC promuove ogni tre anni, per dare l’occasione agli studenti della scuola italiana di confrontarsi sullo “stato di salute” di questa nostra cara istituzione. Numerose sono state le presenze, milleseicento tra studenti e docenti, che si sono ritrovati a Rimini dal 16 al 18 aprile scorso, per parlare di bene comune. “La scuola che lascia il segno” era il titolo dell’incontro, a significare sia la voglia degli studenti di lasciare l’impronta, il segno, di non essere passivi all’interno delle proprie classi, ma di impegnarsi attivamente a scuola e nella città, sia il compito della scuola italiana, che è quello di educare gli studenti a lasciare il segno, ad esser cittadini responsabili della vita del Paese.

Giovanni Maria Flick, già vicepresidente della Corte costituzionale e ministro della Giustizia, nel suo intervento dedicato alla politica e al bene comune, ha affermato: “Qui tra voi si respira l’aria della nostra Repubblica, delle istituzioni riunite sotto valori comuni al servizio per il bene comune. Dobbiamo, dovete voi studenti e giovani riappropriarvi delle istituzioni, farle vostre, conoscerle, comprenderle, parteciparle. Ognuno può fare il bene del Paese dalla posizione che ricopre già adesso nella società: nella famiglia, nel lavoro, nella scuola, nell’associazione. Per fare politica, partecipazione, non è necessario entrare nei palazzi del potere. Siamo tutti chiamati ad essere civil servant, che si fanno carico del bene comune”. Una chiamata all’impegno personale per il bene delle istituzioni e del Paese, un appello ad abbandonare le facili critiche al mondo della politica e delle istituzioni, e a farsi carico in prima persona dei problemi che sussistono, a sentirsi coinvolti attivamente.

“E noi non dobbiamo elemosinare niente a nessuno, non dobbiamo aspettare che altri ci concedano quelle istituzioni, quella politica, quegli spazi di partecipazione che noi attendiamo”, dice Saretta Marotta, la segretaria nazionale del MSAC durante il discorso conclusivo della SFS, e continua citando una canzone: “Think, allora, pensa, e invita a pensare. C’è bisogno di gente che pensa, gente che mette in movimento il cervello, che non si rassegna ad assorbire tutto ciò che ci propinano, ma setaccia, seleziona, pensa con la propria testa”.

Testimone eccezionale del servizio allo Stato e alle istituzioni è stato Vittorio Bachelet, ricordato nella prima serata dell’incontro. Un esempio di uomo che nella quotidianità ha sempre coltivato alti ideali, che si è sempre curato, con evangelica dedizione, del bene di tutti.

“Per essere santi oggi bisogna guardare il cielo. Solo guardando il cielo si può vivere coi piedi ben piantati per terra. Il più grande insegnamento di Bachelet è la vicinanza, l’amore per gli altri nell’ascolto. Il mondo sarà di chi saprà costruire e custodire la speranza più grande”. È l’affermazione di Franco Miano, presidente nazionale dell’Azione Cattolica, intervenuto a ricordare Bachelet.

Altro tema trattato durante l’incontro è quello della riforma della scuola. Il dibattito è stato tra Max Bruschi, consigliere politico del ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, e Giovanni Bachelet, membro della Commissione Cultura della Camera. “Non vogliamo sentirci studenti qualsiasi, prodotti da laboratorio delle varie ‘prove’ di riforma, delle variegate sperimentazioni, che un anno ci sono e l’altro dopo no, non vogliamo sentirci dire che dobbiamo convivere coi calcinacci dei lavori in corso e che come noi dovranno farlo quelli che verranno dopo di noi”, dice sempre Saretta nel discorso conclusivo. Il confronto tra i due componenti ha evidenziato molti aspetti positivi e molti aspetti problematici della riforma in atto o attuata della scuola italiana, riforma che pur contenendo buoni spunti (ad esempio a materia Cittadinanza e Costituzione), contiene anche molti buchi neri, a partire dalla mancanza di investimento economico sulla scuola.

Ma la SFS non finisce con l’incontro in sé. Questo è stato un evento, qualcosa che passa, l’inizio di un impegno. E l’impegno è, per tutti gli studenti msacchini e non che hanno partecipato alla SFS, quello di informarsi riguardo ciò che ci circonda e ci deve interessare, di impegnarsi nella scuola e nella nostra città a costruire insieme il bene di tutti, di appassionarsi alla vita e a tutto ciò che facciamo, di contagiare chi ci sta intorno, di essere responsabili della responsabilità degli altri. Di lasciare il segno, insomma.

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