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L’Ac sulle strade dei cercatori di Dio

di Franco Miano

L’attenzione alla ricerca e riscoperta della fede «incontra naturalmente la dimensione umana della fede. Ciò significa che tale attenzione non può non riferirsi continuamente alle domande di senso e ai bisogni concreti di ogni persona. La fede li accoglie, li orienta e li porta a un compimento inaspettato. Alla luce di questa, l’impegno dell’Ac e dell’intera comunità ecclesiale è quello di avere sempre “occhi e orecchie aperti” sulla realtà del mondo. Vivendo la quotidianità con attenzione e partecipazione, desideriamo condividere la ricerca e la riscoperta della fede di tanti giovani e adulti con i quali viviamo». Con queste parole il Documento della XIII Assemblea impegna l’associazione ad assumere tra i suoi “obiettivi prioritari” quello di «suscitare percorsi di ricerca e di riscoperta della fede».

Proprio in fedeltà a tale impegno, il prossimo Convegno delle Presidenze diocesane, che si terrà a Roma dal 30 aprile al 2 maggio, si interrogherà sul tema Sulle strade dei cercatori di Dio. Azione cattolica, primo annuncio, riscoperta della fede. Tale scelta sta a indicare che l’Ac non intende costruire un itinerario autonomo, ma vuole collocarsi nel percorso che la Chiesa stessa sta compiendo (cfr. Lettera ai cercatori di Dio), per dare ad esso un contributo significativo. Va considerato, infatti, che l’Ac ha tra le sue finalità primarie l’evangelizzazione, che è al cuore del suo stesso essere. In questa prospettiva globale va guardata la cura per coloro che si pongono in ricerca. «La nostra associazione – afferma ancora il Documento assembleare – è chiamata a vedere la loro presenza come una risorsa e un’opportunità per vivere in modo più ricco il proprio servizio all’evangelizzazione».

Dunque il punto di partenza del nostro impegno non può che essere l’uomo e la sua sete di Dio, le sue “domande di senso” che bisogna saper accompagnare nel loro sviluppo e far ulteriormente crescere ed evolvere attraverso risposte segnate dal rispetto dei tempi, dalla pazienza, dalla gradualità, da uno stile di ascolto e condivisione e, insieme, da una capacità di proposta.

A partire di qui si colgono tre specifici esercizi di responsabilità.

In primo luogo l’Azione cattolica è chiamata a essere se stessa fino in fondo, cioè è chiamata a essere, nell’ordinarietà dei suoi cammini, esperienza che favorisce e sostiene la scoperta e la riscoperta della fede. Gli esempi non mancano. Pensiamo alla ricchezza delle nostre realtà locali e alla loro creatività: incontri per genitori di ragazzi dell’Acr, proposte per famiglie, coniugi giovani e fidanzati, attenzioni per ogni età e per ogni età la possibilità di un gruppo in cui crescere, attività dei movimenti…

In secondo luogo l’Ac deve comunque sentirsi interpellata, in prima persona o in collaborazione con altre realtà e con la comunità parrocchiale e diocesana, a sostenere esperienze e cammini particolari di riscoperta della fede e a creare proposte specificamente rivolte ai “ricomincianti”. Ciò si rivela ancora più importante oggi, in un tempo in cui i livelli di fede e di appartenenza alla vita della Chiesa sono sempre più diversi tra di loro. Anche in questo ambito, dunque, l’Ac potrà certamente porsi al servizio della comunità, per renderla ancor più comunità educante e accogliente.

In terzo luogo, è necessario immaginare che ogni aderente di Ac (e ogni responsabile), mentre cresce nella fede e si lascia accompagnare nel cammino, sviluppi un senso di relazionalità tale da farsi attenzione all’altro e capacità di saper accompagnare la sua ricerca, di saper dialogare con le sue domande, di saper interpretare i suoi silenzi.

(Editoriale pubblicato sul n. 4 – aprile 2010 del mensile Segno)

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