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Uno sguardo che compromette…

di Vito Piccinonna

Papa Benedetto, nel messaggio per la XXV Giornata Mondiale della Gioventù che si tiene in tutte le diocesi la Domenica delle Palme, invita a ripartire dallo sguardo di Gesù per incrociarlo.

Parole tenere e forti quelle del nostro amato Papa, che invita a rivivere l’esperienza del giovane ricco; non può mancare nelle giovani generazioni il coraggio delle domande, specie se queste sono rivolte al “Maestro buono”, all’unico cui valga la pena chiedere “cosa fare per avere in eredità la vita eterna”.

Una domanda determinante, decisiva per il futuro di un giovane… Ma quanti sono disposti ad ascoltare davvero ciò che si ha nel profondo del cuore? Eppure “Cristo interrompe il suo cammino per rispondere alla domanda del suo interlocutore”; la vita dei giovani, ancora oggi, sta a cuore al buon Dio che non passa oltre, non banalizza le nostre ricerche, ci fa appartenere al suo sogno più che ai sondaggi e alle inchieste, apre sentieri inediti anche laddove le domande potrebbero essere sopìte nel cuore. Il giovane non incontra una ricetta, una morale, ma uno sguardo d’amore che precede non solo la chiamata ma anche ogni possibile risposta. Solo l’amore educa, tira fuori e conduce fin dentro se stessi perché “è nel cuore che abita la Verità” (S. Agostino).

Da questo amore dipende tutto ed è solo “in questo amore che si trova la sorgente di tutta la vita cristiana e la ragione fondamentale dell’evangelizzazione”.

Lo sguardo di Gesù spoglia l’uomo vecchio delle sue sicurezze e lo invita a compromettersi; questo amore è così grande che non verrà mai meno, nemmeno davanti a chi gli volterà le spalle (speriamo sia solo il caso di quel giovane!) Mi sorprende sempre pensare che dopo la risposta negativa del giovane ricco Gesù, da buon Maestro, non abbassa la richiesta – la felicità autentica non è mai a buon mercato!- né si riprende indietro la carica di amore effusa su di lui. A ragione l’Apostolo dirà che “se noi manchiamo di fede Egli rimane fedele perché non può rinnegare se stesso” (2 Tm 2,11.13).

Il Papa con lucidità non dimentica “le situazioni di instabilità, di turbamento, o di sofferenza” presenti nella vita dei giovani, ma esorta a guardare oltre queste domande, che vanno tuttavia ascoltate perché esprimono le più grandi aspirazioni; sì, ci invita ad osare l’oltre scorgendo la possibilità di un progetto di vita che colmi le attese di vita e di felicità. Assumere un progetto è possibile, a patto che si scopra che l’amore rende la vita avventura possibile e degna di essere vissuta fino in fondo, perché non si vive per caso né infinite volte, né è lecito delegare la nostra vita ad altro o ad altri. L’amore rende più bella la vita e le da la forma di un progetto. La stessa età dei giovani è un talento grande, spendibile non solo per sé ma anche per la Chiesa e per la società.

Il Papa non ha timore di puntare alto: l’essere “orientati verso la vita eterna” significa lasciarsi affascinare da “una proposta esaltante di felicità senza fine”. Invita ad abbondare i piccoli e mediocri orizzonti, limitati e passeggeri, per portarci ad amare con rinnovata coscienza il mondo intero. Il riferimento a Pier Giorgio Frassati, e il ricordo della compagnia dei santi dona un coraggioso invito a farci conquistare dallo sguardo del Maestro buono che rende la nostra vita buona, cioè santa. Papa Benedetto sembra affidarci la vita di coloro che, al contrario del giovane ricco, hanno detto di “Sì” all’Amore, si sono compromessi, non si sono tirati indietro, fino a spendersi per gli altri. Il “Verso l’alto” del nostro caro Pier Giorgio non si traduce con l’invito a fuggire il presente e il mondo, gli altri e la loro storia, ma abilita ad un impegno sempre più appassionato verso tutti, verso i poveri soprattutto, “coltivando i grandi desideri di fraternità, di giustizia e di pace” perché “il futuro è nelle mani di chi sa cercare e trovare ragioni forti di vita e di speranza”. L’ascolto del Signore, che nella Parola, nei fatti della vita e nelle esistenze dei fratelli non smette di interpellarci, ci provochi a vivere sempre la vita come dono, fosse anche consacrando tutta l’esistenza per il Regno ma anche nelle responsabilità familiari e professionali della vita.

Da questo sguardo possiamo ripartire se si vuol “vivere e non vivacchiare”. E il frutto più maturo del vivere sarà la gioia.

Grazie, Santità!

Pagina del Settore Giovani sul Messaggio del Santo Padre

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