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I doveri e i diritti. Per una rinnovata coscienza civile

di Angela Russo

Questi due cardini della giustizia umana vanno sempre a braccetto: ogni volta che citiamo l’uno, non possiamo omettere l’altro. Eppure, non è esattamente questo l’ordine con cui siamo abituati ad invocarli. Normalmente, nei nostri modi di dire, vengono sempre prima i diritti sacrosanti di ognuno, e poi dopo, magari, i doveri da ottemperare. Ma non è così che dovrebbe essere, per un cittadino che voglia definirsi tale, né tanto meno per un cittadino cristiano! Prima ci sono gli altri, che io devo rispettare attraverso l’osservanza dei doveri, e dopo ci sono io con tutto ciò che nobilita la mia dignità in quanto persona. Prima c’è un’attenzione al mondo che mi circonda, alla società, ai fratelli, al prossimo, e dopo c’è il naturale ritorno di un bene comune diffuso, anche per me. Ma soprattutto, prima bisogna che ognuno si impegni e si spende tenacemente per la giustizia, osservandola in prima persona, e poi si possono avanzare pretese in merito. Dunque, prima vengono i doveri, e poi i diritti!!! Questo il senso profondo del Convegno Regionale organizzato dall’Azione Cattolica della Campania, che già nel suo titolo voleva essere una provocazione a rileggere in chiave profetica uno dei nodi che da sempre il Sud fa fatica a sciogliere.

Letti in quest’ottica, dunque, risulta evidente come i doveri non siano qualcosa di vincolante, ma bensì di liberante, perché ci aiutano a realizzare pienamente il nostro essere “sociale”, soci cioè degli altri, nel ricercare un bene che possa essere di tutti. In quest’ottica i doveri non sono qualcosa che ci imprigiona nel passato delle “regole dettate da sempre e che nessuno può cambiare”, ma un’opportunità che ci proietta nel futuro.

È questa una sfida nuova da cogliere, soprattutto per il Mezzogiorno, in cui il tema della legalità è spesso impastato con dubbie connivenze. L’attenzione al Bene Comune deve passare necessariamente attraverso i doveri che ognuno di noi è chiamato ad assolvere con passione e convinzione, e attraverso i diritti, tutti i diritti, che ognuno merita di poter godere, in qualunque parte d’Italia, senza che il paese in cui si vive rappresenti un termine discriminate per le opportunità offerte.

Come Azione Cattolica il nostro contributo può davvero aiutare ad aprire prospettive nuove. Il Bene Comune non è un’ideologia, ma uno stile di vita concreto, che unisce, crea sinergie, supera le divisioni. Anche nelle attenzioni che fanno parte dei nostri cammini associativi, vogliamo dare una forte testimonianza di unione e organicità, a partire dalle attenzioni che vogliamo sviluppare, non camminando a compartimenti stagni, ma legando saldamente insieme tutti quei tasselli dell’unico puzzle che abbraccia le varie dimensioni del nostro vissuto. Nascono così sette abbinamenti, sette coppie di parole che il presidente nazionale Franco Miano ha voluto suggerirci come sintesi di questo impegno nel Bene Comune. La Parola e la Storia: perché solo alla luce della Parola i sentieri della storia trovano un senso, ed è nella storia che la Parola s’incarna quotidianamente; Vita e Pace: due valori inscindibili, che sempre devono camminare insieme: non se ne può scegliere uno e sminuire l’altro; Famiglia e Scuola: due ambienti di vita importantissimi per quell’aspetto formativo che è il cuore della nostra associazione; Persona e Gruppi: perché il gruppo è luogo di condivisione, un modo di stare insieme che ancora oggi è una scommessa vincente, perché nei nostri gruppi non c’è omologazione di massa, ma protagonismo autentico di ognuno, perché al primo posto c’è sempre la persona; Integralità formativa e Buone prassi: la nostra deve essere una formazione che non lesina su niente, che sa affrontare tutte le sfide in modo coerente, e che poi sa incarnarsi in gesti concreti, in prassi buone da condividere e diffondere; Competenza e Generosità della dedizione: perché sono tante le capacità e le competenze personali che i singoli soci possono mettere a frutto dell’intera AC e della società tutta, attraverso una generosità che non si fermi davanti agli ostacoli, ma che sappia essere gratuita e costante; Ethos diffuso e Testimonianza personale: un po’ la sintesi di questo convegno pubblico, come di tutti gli altri, organizzati nelle varie regioni d’Italia, ovvero la condivisione profonda di quei valori ed ideali intramontabili, su cui spendere la propria vita, attraverso una testimonianza personale ed autentica. Perché una vita a servizio di Dio e dei fratelli è bella; perché spendersi affinché il mondo posso essere ogni giorno un luogo migliore per tutti rende ogni uomo più uomo.

Come ci ha ricordato poi il Cardinale Sepe, Presidente della Conferenza Episcopale Campana, questo è un cammino in cui non siamo soli, né come cristiani, né come associazione. Tutto il convegno, infatti, è stato vissuto nella prospettiva del documento della Conferenza Episcopale Italiana appena pubblicato “Per un Paese solidale. Chiesa Italiana e Mezzogiorno” in cui è evidente l’impegno di tutta la Chiesa italiana, e soprattutto quella del Mezzogiorno, affinché questo territorio possa prendere consapevolezza che un futuro diverso è possibile, che il coraggio e la speranza di osare sono due mandati fondamentali a cui ogni cristiano di buona volontà è chiamato a rispondere. Alla fine del documento si legge: “Associamo nella nostra preghiera quanti faticano a servizio del santo Vangelo e dei poveri […], abbracciando pure l’Azione Cattolica. In tutti lo Spirito Santo sia effuso come gioia e speranza, perché nessuno si abbatta a causa delle difficoltà e delle incomprensioni e proceda con la forza del Signore per ricostruire le vecchie rovine“. Un cammino, dunque, faticoso, ma non solitario, perché intrapreso tutti insieme, Chiesa e laici, sotto la guida della Madonna, “che sempre ci accompagna”, come siamo soliti dire al sud, in modo molto spontaneo.

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