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GMG. I giovani, centro del mondo e della Chiesa

di Domenico Sigalini

Quando iniziarono nessuno si immaginava che sarebbero diventate le mitiche GMG, WYD, JMJ, (Giornate mondiali della gioventù). Sono nate sotto la spinta della grande passione di Giovanni Paolo II per i giovani che ha sfidato anche i più stretti collaboratori allora non del tutto entusiasti sull’idea di fare un grande incontro mondiale. Sul solco tracciato da papa Paolo VI che fin dalla sua prima Pasqua a San Pietro aveva pensato la celebrazione delle Palme come una festa giovanile, Giovanni Paolo II la volle mondiale, volle chiamare a raccolta tutti i giovani per dire la loro fede in Cristo, per incontrarlo tra amici, per fare chiesa attorno al Vangelo.

Come sempre le cose nascono nel silenzio e diventano grandi di fronte al mondo. Le GMG sono state da allora un appuntamento annuale nelle diocesi e biennale o triennale in un incontro mondiale. Si sono allora susseguite: Roma (1985), Buenos Aires (1987), Santiago (1989), Chestochowa (1991), Denver (1993), Manila (1995), Parigi (1997), Roma (2000), Toronto (2002), Colonia (2005), Sidney (2008) e la prossima a Madrid (2011). Ricordo che soprattutto dopo la GMG di Denver avvenuta nell’estate, come al solito, si preannunciava quella di Manila che veniva anticipata al gennaio del secondo anno, quindi a distanza di soli 16 mesi, i collaboratori chiesero al papa di dilazionare di qualche anno in più. Lui con molta immediatezza rispose: Finché ci sono io la celebriamo ogni due anni. Cedette solo per l’anno 2000 per far coincidere la data, infatti, l’ultima che celebrò fu due anni dopo a Toronto. Ne vedeva insomma la grande necessità per dare al mondo giovanile un riferimento nel cambiamento vorticoso dei tempi.

In un mondo che trattava i giovani come gente da scarto, perché venivano a disturbare i posti già ben occupati dagli adulti sia nel lavoro che nelle responsabilità del vivere, Giovanni Paolo II ha avuto il coraggio di metterli al centro. All’inizio non volle che l’anno della gioventù stabilito dall’ONU non fosse solo un fatto accademico e mobilitò la prima giornata con la bellissima lettera Dilecti amici, che divenne la magna charta delle GMG successive. Checché si dica, papa Giovanni Paolo è riuscito a mettere al centro dell’attenzione e della cura di tutta la chiesa e di buona parte del mondo i giovani in un tempo, quello di ferragosto, dedicato al massimo delle vacanze, mettendo accanto ai giovani, magari sotto un sole cocente, cardinali, vescovi, ministri, parlamentari, presidenti di Stati, giornalisti, televisioni, massmedia e soprattutto loro i giovani che oggi sono padri di famiglia, che si sono costruiti con queste giornate il loro catechismo, il loro bagaglio di esperienze che ha nutrito e nutre la loro fede, il loro impegno e i loro progetti.

Si è molto discusso e ancora oggi lo si fa parlando di kermesse, di raduni oceanici inutili, di truppe d’assalto di Wojtyla. Poveri discorsi. Le GMG hanno creato una generazione in un tempo in cui i giovani non sono più ritenuti nessuna generazione, ma solo polli da spennare e da buttare quando non servono più.

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