Una sfida possibile
La storia civile, culturale ed economica dell’Emilia Romagna si caratterizza, senza dubbio, per la forte e significativa presenza in essa di culture tra loro differenti e spesso contrapposte, accomunate però da un profondo senso del valore della solidarietà. Un patrimonio ancora vivo, capace di impregnare a fondo, anche oggi, il sentire comune di chi vive in quel territorio. E tuttavia, anche la buona eredità che quella storia ha lasciato è posta oggi a confronto con problemi nuovi, in condizioni sociali, politiche e culturali diverse rispetto a quelle del passato.
Le sfide che la società civile emilianoromagnola deve affrontare per far sì che la sua consolidata tradizione solidale possa giocare un ruolo significativo nel nostro tempo e si possa trasmettere alle generazioni future sono grandi, complesse, difficili da dominare. Per questo l’Azione Cattolica ha voluto dedicare un convegno al tema «Territorio solidale – Costruire la speranza tra sicurezza e marginalità»: per cercare di offrire alla comunità civile ed ecclesiale un’occasione di confronto sulla realtà sociale della regione, alla ricerca dei percorsi possibili attraverso cui generare una nuova cultura solidale, capace di includere le marginalità, riequilibrare le ingiustizie, far incontrare le differenze.
L’imponente salone dell’Arengo, nel Palazzo comunale di Rimini, era gremito. I molti partecipanti al convegno, tra i quali il Sindaco, il Presidente della Provincia e il Presidente della Giunta Regionale, hanno così potuto prendere parte a una significativa riflessione sviluppata in tre parti.
La professoressa Vera Negri Zamagni ha affrontato il nodo problematico del rapporto tra solidarietà e sicurezza, un tema tanto più delicato in un momento in cui il termine sicurezza ha assunto un ruolo decisivo nel dibattito pubblico. La sua relazione ha insistito sul fatto che le situazioni di degrado sociale e territoriale – presenti, sia pure in forme diverse, nelle aree metropolitane di tutti i paesi, sia in via di sviluppo sia “avanzati” – possono essere affrontate su due piani differenti: perseguendo strategie utili alla «riduzione del danno» oppure cercando di affrontare le radici culturali, economiche e sociali delle problematiche.
Nella prima delle due prospettive, si tratta di ricorrere ad un corretto impiego delle forze dell’ordine, all’azione dei servizi sociali, a forme di controllo sociale messe in atto attraverso la collaborazione tra cittadini e amministrazioni locali. Azioni necessarie, ma che non vanno alla radice dei problemi. Per affrontare il problema nei suoi aspetti decisivi, infatti, sarebbe necessario agire su quattro aree fondamentali, promuovendo una nuova progettualità capace di guardare al di là della routine in cui spesso ci si attarda, rompendo gli schemi consolidati, proprio come è sempre avvenuto in tutti i momenti di svolta. Tali aree, ha spiegato Vera Negri Zamagni, sono quelle della famiglia, che deve tornare ad essere luogo di trasmissione di valori liberamente e responsabilmente scelti dai genitori; quella della scuola e dell’università, chiamate non soltanto a veicolare dei saperi, ma a formare persone responsabili, libere e critiche; quella del lavoro, che non può non essere concepito come dimensione da costruire attorno alla dignità del lavoratore; quella del superamento dell’individualismo, tanto a livello privato come a livello pubblico.
La visione d’insieme offerta dallo sguardo di chi è abituata a leggere le implicazioni sociali, economiche e culturali della realtà è stata poi arricchita dalla intensa testimonianza portata da Paolo Ramonda, successore di don Oreste Benzi come Responsabile generale dell’Associazione «Comunità Papa Giovanni XXIII» (in collaborazione con la quale era stato organizzato il convegno). Prendendo le mosse dall’insegnamento di don Benzi e dalla quotidiana esperienza dell’associazione, impegnata su una varietà di fronti a servire e rendere protagoniste le molteplici forme di marginalità presenti anche nel nostro territorio, Ramonda ha aiutato tutti i presenti a dare un volto concreto alla riflessione sul significato di solidarietà nel nostro tempo. L’intervento conclusivo di Franco Miano ha consentito, infine, di individuare diverse prospettive di impegno, attraverso le quali anche l’Azione Cattolica può concorrere (e già concorre) alla costruzione di una cultura solidale sempre più diffusa.