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Settimana Sociale. A passo spedito

di Riccardo Lobello

La possibilità di tornare a crescere nel nostro Paese, dipende dalla capacità di «mettere o rimettere in gioco altre energie sociali, capaci di modificare gli equilibri in cui ci troviamo e generare più opportunità per tutti e per ciascuno». È uno dei molti passaggi salienti della “Lettera di aggiornamento” sul “cammino di discernimento” in preparazione alla 46ª Settimana Sociale, che si terrà a Reggio Calabria dal 14 al 17 ottobre 2010, presentata venerdì nel corso di una conferenza stampa con i vertici del Comitato scientifico e organizzatore, tenutasi nella sede storica dell’AC, in via della Conciliazione.

Nel suo intervento di saluto agli intervenuti, il presidente Franco Miano ha ricordato come l’Azione Cattolica, aderendo pienamente alle indicazioni del Comitato sta realizzando nel Paese un itinerario di preparazione particolarmente attento al livello locale, «in modo da operare un discernimento ampio e condiviso che coinvolga e interessi esplicitamente il territorio». In questa direzione si muovo, ad esempio, i 16 Convegni regionali (uno per ciascuna regione ecclesiale) che l’AC sta tenendo su questioni nodali che coinvolgono le comunità locali «stimolando a leggere e interpretare la realtà, a cercare eventuali soluzioni, a recuperare la dimensione missionaria, a coniugare problematiche del rispetto della vita e della persona con quelle sociali, civili e politiche». Così pure l’impegno comunicativo dell’Azione Cattolica attraverso le numerose pubblicazioni dell’Editrice Ave, per mettere in rete le riflessioni in corso e le “letture” del territorio, e i numeri delle riviste Segno e Dialoghi che dedicano ampio spazio ai temi centrali delle Settimane Sociali e al racconto del cammino preparatorio.

Nell’esporre i contenuti della Lettera, mons. Arrigo Miglio, presidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali, ha ricordato come dalla diffusione del “biglietto d’invito” a partecipare al cammino preparatorio fino ad oggi «presentazioni, seminari di approfondimento, audizioni di singole personalità o di gruppi si sono succeduti con un’intensità che è andata al di là delle attese» e «i prossimi mesi si presentano ancor più densi di impegni». Il Comitato giudica «prematuro tracciare oggi un bilancio e una sintesi»; tuttavia «è utile mettere in comune alcune delle prospettive che spesso compaiono nei lavori preparatori», laddove «la ricerca dei problemi cruciali si è trasformata anche in ricerca di soggetti sociali vitali, capaci di cooperare alla rigenerazione della pòlis».

Il primo di questi soggetti vitali è la famiglia, «protagonista diretta e indiretta di vigilanza e di rinnovamento umano e sociale», che «genera relazioni forti e vere» e fortifica «il tessuto della nostra società e della stessa comunità ecclesiale». In secondo luogo il Comitato mette in luce la «capacità di lavoro e di impresa» presente nel Paese: «Da un lato», si osserva nella Lettera, «la cultura del “posto fisso” e dall’altro la cultura della rendita o del monopolio protetto, pur permanendo, sono sempre più spesso criticate. Le regole e le opportunità del mercato del lavoro, la necessità che le imprese crescano di numero, dimensioni e qualità si connette con le questioni di una maggiore giustizia fiscale, di una maggiore qualità e produttività della spesa pubblica (a partire dal settore della spesa per la salute), dell’efficienza del mercato del credito, dell’orientamento scolastico e della formazione professionale, del legame tra dinamiche economiche e territori».

«Del tutto trasversale», prosegue il documento, «emerge la coscienza dell’insostituibile ruolo sociale della famiglia». Ancora, al bene comune contribuiscono quegli adulti che, «nei molteplici luoghi dell’educazione non formale e informale, non vengono meno alla vocazione a crescere come persone e ad accompagnare nell’avventura educativa i giovani e i piccoli con i quali si trovano a interagire».

Tra le questioni che stanno emergendo nel corso del cammino di discernimento verso le giornate di Reggio Calabria vi è poi l’immigrazione, riconoscendo che «l’Italia è ormai tornata a essere un Paese etnicamente non omogeneo». Ciò si manifesta anche nella forma di seri problemi, ma «è chiaro che questo processo arricchisce sotto svariati profili il Paese, dotandolo di risorse che non produce e di cui ha bisogno per crescere». Dare opportunità e responsabilità a queste risorse, ha sottolineato Luca Diotallevi vice presidente del Comitato, «è un dovere per la comunità nazionale», anche se «tale risultato non può certo essere assicurato da un ingenuo multiculturalismo».

«Riserva di energie» sono pure «i giovani che studiano, che fanno ricerca, che lavorano», sebbene facciano «fatica a esprimere le proprie potenzialità nella nostra società e contribuire al bene comune», scontrandosi con una carenza nella «qualità media» e «quantità complessiva dell’istruzione, della formazione e delle opportunità di ricerca». Infine, la «spinta alla partecipazione politica», che spetta «alla responsabilità di tutti e non solo dei professionisti», come ricorda «la nozione di bene comune della Dottrina sociale della Chiesa che la Caritas in Veritate ha chiarito».

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    Dialoghi, la rivista: Dialoghi n. 2 - 2010
  • anno X, n. 2, giugno 2010

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