Ripartire con il lavoro
Dal balcone di Piazza San Pietro, all’Angelus di domenica scorsa, Benedetto XVI si è trovato sulla stessa lunghezza d’onda dei lavoratori saliti sui tetti per gridare a tutti il loro diritto dovere di lavorare. Le colombe di pace lanciate dai ragazzi dell’ACR romana accanto al Papa, sembravano avvertire nell’aria questo problema, faticando a spiccare il volo nel cielo della capitale.
Ha fatto breccia nel cuore delle famiglie italiane ed anche nelle redazioni dei giornali il vibrante appello del Santo Padre al “senso di responsabilità di tutti: imprenditori, lavoratori e governanti”, per fronteggiare la drammatica crisi occupazionale. Centrando l’obiettivo, la sua voce autorevole e partecipe ha corso più velocemente delle estenuanti conversazioni ai tavoli istituzionali e sindacali, spesso arenati su burocratiche e inconcludenti dichiarazioni.
L’enciclica Caritas in Veritate continua ad essere autorevolmente proposta dal Papa anche come spinta all’azione, nella prospettiva locale e globale di un “lavoro decente” (CV 63), da riconoscere e promuovere in ogni continente, se si vuole realizzare un autentico sviluppo. Ma Benedetto XVI sollecitato pastoralmente da alcuni vescovi vicini alle famiglie in apprensione per la disoccupazione, può essere lasciato solo dai cristiani e dalle loro rispettive comunità presenti nel territorio? Sono sollecitate in modo particolare le Associazioni ed i Movimenti ecclesiali, già collegati in vari organismi ed ambiti, a stare accanto a questa moltitudine crescente di persone espulse dalla vita lavorativa, o che faticano in quanto giovani ad intraprendere un’esperienza professionale. In ogni realtà locale dove esistono presenze, gruppi e sedi delle molteplici aggregazioni, si potrebbe in nome del bene comune concreto e della carità evangelica che si fa prossimità, incontrare, ascoltare, sostenere e incoraggiare soluzioni possibili.
La stessa opinione pubblica sottratta una volta tanto dal gossip del momento, potrebbe percepire i veri risvolti della crisi in atto ed immaginare una via d’uscita solidale e responsabile, unendo “intelligenza piena d’amore e coscienza” (CV 30). La tutela e la rappresentanza dei lavoratori senza lavoro o dei giovani impossibilitati a trovarlo riguarda tutti, a partire dai soggetti storici come il sindacato o le molte associazioni sorte con la finalità di affrontare i problemi della formazione professionale, del gratuito patrocinio, della previdenza sociale ecc. Di queste, non vanno dimenticate le loro origini senza paracadute istituzionale e protezione politica, ma animate dalla grande dedizione di pionieri mossi dalla “logica feconda della gratuità” (CV 39).
In questi giorni, si è interrogato su tale situazione socialmente esplosiva, un gruppo di giovani e di adulti appartenenti al Movimento Lavoratori di AC, nell’ottica dell’ultima enciclica, a Sestri Levante presso il consorzio Tassano, sede di una rete di cooperative sociali con altre 900 persone occupate. Nel corso di questo appuntamento nazionale, sono state presentate trenta progetti di intervento sul territorio da parte dei giovani; dieci di essi sono stati premiati con il contributo di 3,000 € ciascuno, grazie alla disponibilità della presidenza nazionale dell’AC, dell’Ufficio nazionale CEI per i problemi sociali e del lavoro e di una banca di credito cooperativo.
Il raggio d’azione di queste esperienze progettuali con obiettivi mirati e concreti, abbraccia l’orientamento e l’inserimento lavorativo, il superamento dell’illegalità e del disagio sociale, utilizzando ad esempio i beni sequestrati ai mafiosi o sottraendo donne alla schiavitù della prostituzione, l’apprendimento di un mestiere offerto agli immigrati presso botteghe artigianali, la prevenzione e la sicurezza proposte in maniera simpatica nelle scuole e nelle imprese, ecc.
Nell’era dei sondaggi, magari indotti, si è detto a più voci che è urgente accorgersi delle statistiche reali sulla disoccupazione (in Italia supera l’8,5%) e sulla ridistribuzione dei redditi, obiettivo quest’ultimo sempre più irraggiungibile. I numeri sono l’espressione dei volti e dei cuori di un crescente numero di famiglie impoverite, e rivelano le lacrime delle mogli che sono accanto ai mariti saliti sui tetti per salvaguardare con la difesa del lavoro la vita stessa e la crescita serena dei propri figli.
Il grido di questa umanità sofferente, ma dignitosa, è stato avvertito recentemente dal Segretario generale della CEI, mons. Mariano Crociata, quale eco al “sogno ad occhi aperti” del presidente della CEI, cardinale Angelo Bagnasco, che auspica “una nuova generazione politica di italiani e cristiani” che sappiano dare anche ai problemi del lavoro risposte competenti, oneste e spiritualmente animate al servizio al Paese.