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Quaresima. Tempo per l’Altro

di Alma Sofia

È tempo di Quaresima, il Mercoledì delle Ceneri celebra l’apertura del tempo liturgico, che culmina nel Triduo Pasquale. É un tempo in cui la Chiesa ci invita ad una revisione della nostra vita alla luce degli insegnamenti evangelici, un tempo penitenziale in cui il cristiano con la meditazione si avvicina al mistero di Cristo, simbolo della giustizia di Dio che si attua mediante la sua fede. Una giustizia che viene dalla grazia, che ci spinge a riconoscere l’altro, e noi nell’altro; che ci porta a misurare la nostra povertà, le nostre fragilità e il nostro bisogno di un mondo più giusto, in cui tutti hanno diritto a ricevere ciò che è necessario ad un’esistenza veramente dignitosa.

È questo stesso “spirito quaresimale” che muove la campagna “Zero poverty”, lanciata lo scorso gennaio dalla Caritas-Europa e che ha già raccolto il sostegno del Parlamento europeo. Si chiedono impegni concreti soprattutto contro la povertà infantile, e iniziative atte a garantire un reddito minimo di sussistenza, cure mediche e lavoro dignitoso per tutti. Un’iniziativa che si inserisce, a dieci anni dal Patto di Lisbona, nel contesto dell’anno contro la povertà e l’esclusione sociale che culminerà con il vertice Onu del prossimo settembre.

Da 23 anni in Italia un Ostello intitolato a Don Luigi di Liegro è diventato il luogo dove ogni giorno si dà concretezza alle parole di Gesù: “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato” (Mt 25,35-36); lo ha ricordato lo stesso Benedetto XVI in occasione della sua visita, lo scorso 14 febbraio.

L’Ostello della Caritas è per la Chiesa di Roma un’occasione concreta di testimonianza della carità, ma anche un’altra possibilità di far entrare la luce di Dio nella vita della comunità civile, poiché “senza verità, la carità scivola nel sentimentalismo” (CiV, n. 3). Un richiamo, dunque, non solo per ciascuno di noi, ma anche per le istituzioni che hanno il compito della lotta alla povertà come capitolo dell’agenda politica.

Oggi la povertà estrema, ovvero disporre di meno di un dollaro al giorno per vivere, afflige oltre un miliardo di persone. Tra questi gli abitanti di Haiti, colpiti da un terremoto devastante. In verità però gli haitiani già prima del terremoto vivevano in baracche senza acqua potabile ed elettricità, e avevano già da prima un alto tasso di mortalità infantile e una bassa aspettativa di vita. Ci è voluto un terremoto perché si scatenasse la corsa agli aiuti. Viene da pensare, viene il sospetto, che parte di questa solidarietà sia anche espressione di quelle paure di cui parla Bauman quando descrive il mondo contemporaneo e i mille volti della “paura liquida” che genera incertezze, e quindi timore che la stessa cosa possa toccare anche a noi. È mai possibile che bisogna arrivare alla catastrofe prima di accorgersi che esiste l’Altro oltre all’Io e al Noi?

La globalizzazione ci ha avvicinati, mettendo in relazione ogni parte del mondo, i vantaggi di questa vicinanza non sono però sempre ripartiti equamente. Sconfiggere la povertà non è semplicemente un gesto di carità, è un atto di giustizia.

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