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La sfida del bene

di Gigi Borgiani

“Epifania tutte le feste si porta via…”. Speriamo che non si porti via anche i “semi buoni” che ha portato il Natale. L’anno pare inizi in maniera allarmante e non solo per gli allerta meteo. Continua a dilagare la violenza. Oggi leggiamo di quella calabrese, con il ripresentarsi dell’intolleranza verso gli immigrati e del Natale copto insanguinato in Egitto. Ieri la violenza è tornata a far visita intorno al mondo del calcio.

Venti di guerra e altri fatti tristi e preoccupanti riempiono le pagine dei giornali in contrasto con gli ultimi bagliori delle luci di Natale. Luci per lo più abbaglianti che vorrebbero cacciare crisi e violenze, ma non si può pensare di cambiare lo stato delle cose con una semplice riverniciata. I desideri di bene rischiano di restare intrappolati nell’emotività e nell’istinto, nella tendenza a voltarsi dall’altra parte o ad accontentarsi di qualcosa di immediato e superficiale che possa mascherare la realtà, o in qualche isolato gesto consolatorio tanto per mettere a posto la coscienza.

Il Natale e l’Epifania sono eventi che ripropongono la necessità di bene e la sua manifestazione, la sua estensione al di là delle barriere che l’uomo, fattosi centro di tutto, si costruisce attorno isolandosi e credendo in questo mondo di preservare il proprio futuro. Di fronte al disagio generale occorre, quindi, ricorrere a quella buona volontà di uomini ai quali è stato dato l’annuncio e metter mano alle proprie forze interiori per fare il bene.

E allora tu, studente che hai ripreso la scuola e gli studi dopo le meritate vacanze, non perdere occasione per smontare la rabbia, il disappunto che circola tra i tuoi compagni e sostituiscilo con l’invito alla riflessione e al confronto, per non essere spettatori nervosi o ansiosi, ma attori di un presente e di un futuro da costruire nella solidarietà e nella pace.

Tu che hai ripreso il lavoro in ufficio, in banca, in ospedale non rincarare la dose di lamentele di giudizi affrettati, di allarmismo inquietante e sostituiscilo con l’invito a non lasciarsi sopraffare dai fatti, ma a orientarli verso la comprensione e verso il bene comune.

Tu che al di qua o al di là del banco di un negozio partecipi al quotidiano scambio di beni essenziali, scambia anche parole di ottimismo, di sollecitazione alla bontà e alla speranza. Queste, come la giustizia, la tolleranza, la reciprocità, la solidarietà non sono merci in saldo! Sono le strutture portanti di una società smarrita che deve ritrovare se stessa attraverso il recupero dell’uomo annichilito, frammentato e frastornato da allarmismi e paure che lo respingono dalla vita, che lo circondano di fatue sicurezze, che lo riducono ad utente di falsi consumi o di valori e bisogni inutili anche se apparentemente afrodisiaci.

Non mettere in saldo il messaggio del Natale, che costituisce per noi, e non solo per noi, il migliore messaggio che possiamo dare al mondo a partire dalle persone che ci circondano, che cercano qualcosa che non sia illusione ma che dia senso e sapore alla vita. Che dia la forza e la sapienza necessarie per rigettare non solo la violenza ma tutto ciò che è contro l’uomo.

Che questo clima un po’ pazzo, che fa scivolare per le strade e straripare qualche fiume e che ci annoia e invita a restare al calduccio, nelle nostre sicurezze, in attesa che torni il sereno, sia la molla per farci capire che nella vita di ogni giorno, con la nostra gente, tocca a noi rasserenare le relazioni, gettare continuamente semi di bene e segni di speranza.

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